PAPA PIO XIII, LA TRADIZIONE È GIOVANE E HA LA FACCIA DI JUDE LAW

PAPA PIO XIII, LA TRADIZIONE È GIOVANE E HA LA FACCIA DI JUDE LAW

La premessa d’obbligo è che stiamo commentando una serie TV e non un’enciclica pontificia.
In “The young Pope” di Paolo Sorrentino, Jude Law, Diane Keaton e Silvio Orlando in stato di grazia (chissà se divina?) danno corpo rispettivamente a Lenny Belardo (l’immaginario papa Pio XIII), suor Mary e il cardinale Voiello, mentre Sorrentino, avendo a disposizione i tempi lunghi della televisione, evoca tre personaggi ambigui e benedetti. Tutti figli dell’irrequietezza del tempo.
Le prime due puntate sono andate in onda venerdì 21 ottobre su Sky.

Lenny Belardo è stato lasciato in orfanotrofio dai genitori, due hippies scappati a Venezia, ed è cresciuto in un istituto religioso cattolico, sotto l’occhio materno e vigile di suor Mary, e poiché il conclave è misterioso, è divenuto papa a soli 47 anni. I commentatori senza nessuno sforzo di ragionamento si sono già lasciati andare alle etichette e perciò hanno definito come fondamentalista e oscurantista il papa messo in scena dalla fantasia del regista premio Oscar.

Proviamo a smarcarci dai media mainstream per un attimo e leggiamo insieme il primo discorso del nuovo papa affacciato al balcone di piazza San Pietro.
“Cosa ci siamo dimenticati? Cosa ci siamo dimenticati? Ci siamo dimenticati di Dio!
Voi, voi vi siete dimenticati di Dio! Voglio essere molto chiaro con voi, bisogna essere più vicini a Dio che agli uomini! Io sono più vicino a Dio, di quanto sia vicino a voi. Io non vi sarò mai vicino, questo lo dovete sapere, perché tutti noi siamo soli davanti a Dio. Io non ho nulla da dire a quelli che hanno anche il minimo dubbio riguardo a Dio, posso soltanto ricordare loro il mio disprezzo e la loro miseria. Io non devo provare l’esistenza di Dio. Spetta invece a voi, provare a me che non esiste. Siete in grado di dimostrami che Dio non esiste? Se non siete in grado di dimostrarmelo, allora significa che Dio esiste! Dio esiste! E non si occupa di noi finchè noi non ci occuperemo di Lui, esclusivamente di Lui. Avete capito cosa ho detto? Esclusivamente, ventiquattro al giorno, il cuore e la mente occupati solo da Dio, non c’è posto per niente altro, non c’è posto per il libero arbitrio, non c’è posto per la libertà, non c’è posto per l’emancipazione. Emancipatevi da Dio, ho sentito dire, liberatevi da Dio, ho sentito, ma il dolore dell’emancipazione è insopportabile, così lancinante da far morire, senza Dio si diventa morti. Morti, randagi e abbandonati a vagare per le strade”.

Il papa è interrotto da una voce proveniente da piazza San Pietro che urla:
“Ti vogliamo guardare in faccia”.
“Voi volete guardare me in faccia? Dovete passare da Dio prima! Io non vi aiuterò, non vi indicherò nessuna strada, cercatela voi. Trovatela! E quando avrete trovato Dio, forse vedrete anche me!”. Qualcuno da piazza San Pietro infastidisce il Papa con un puntatore laser.
“Basta. Come osate puntare una luce contro il vostro papa? Quello che state facendo è qualcosa di più di una mancanza di rispetto. Non so se lo meritate. Io non so a questo punto, non so se siete degni di me”.

È un discorso così profondamente cattolico da far venire i brividi perché nella realtà per ascoltare parole così incisive e pietrificanti bisogna tornare a Ratisbona, quando Benedetto XVI citò l’imperatore Manuele II Paleologo e scatenò reazioni potenti.
Il nuovo papa se ne fotte dei fedeli che cantano in pullman, di bambini che scrivono il suo nome sul finestrino appannato e di cardinali progressisti col vizietto. Forse non crede in Dio, è vero, e difatti lo spettatore è partecipe del tormento del santo padre che fuma come un dandy elegante, mangia pochissimo e la mattina beve Coca Cola Cherry Zero.
Siamo trascinati nella coscienza di questo vicario di Cristo dalle scene oniriche, la serie è aperta da un sogno del papa nel quale fa un discorso che più che diffondere il cristianesimo lo abolisce (è un sogno o un incubo? Questo è il dilemma). In questa sequenza onirica, la masturbazione è difesa, il sesso è slegato dalla procreazione, l’omosessualità perdonata e la folla che ascolta è spiazzata, tanto che cala un silenzio raggelante alle parole del papa. Ma siamo nel mondo della coscienza, nella realtà il papa si dimostrerà uno spietato difensore della fede.

Alla responsabile del marketing vaticano che ha studiato ad Harvard e smania per mettere l’effigie di sua Santità su piatti in vendita a 5 o 45 euro non rimarrà che capitolare davanti al solido diniego di Pio XIII che dirà di non valere nulla e che l’unica immagine che conta è quella di Gesù Cristo.
La bellezza del ragionamento del papa è nel fatto di utilizzare esempi nuovi e moderni, Mina, Salinger, i Daft Punk, Bansky, per esprimere una verità eterna. La tradizione è giovane, sembra sussurrare Sorrentino, e il cardinale Voiello ricorda che Dio e l’uomo sono simili, poiché non cambiano mai. Sorrentino demolisce con due battute il concilio Vaticano II e il papa chiederà anche di riavere il Triregno, perché i suoi predecessori hanno sbagliato ad anteporre la sobrietà alla tradizione.

Non si sforza nemmeno di essere amichevole questo Pio XIII che preferisce i rapporti formali a quelli amichevoli: questi ultimi sono scolpiti dai riti e nella pietra, gli altri sono soggetti a diventare equivoci prima o poi.
Risulta insopportabile perché è incomprensibile questo Pio XIII ed è incomprensibile perché, come spiega lui stesso durante il primo discorso in cui sarà solo un’ombra per i fedeli riuniti in piazza, tutti quanti ci siamo dimenticati di Dio.
Lui per primo?

Filosofo. Giornalista. Fannullone. Ha scritto per Libero, LiveSicilia, BlogSicilia, I Love Sicilia, I Vespri, The Front Page, Gli Stati Generali, Iene Sicule, Giornale Pop, La Spia Press e diretto i quotidiani online Tweet Press e L’Urlo. Ha pubblicato due saggi per la rivista Samgha e un libro, Archeologia del concetto di politico in Carl Schmitt (Mimesis, 2017). L’uscita del suo prossimo libro, La Rinuncia, Nota teologico politica (Algra Editore), è previsto per giugno 2017.

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