LA NEW WAVE ITALIANA DEGLI ANNI OTTANTA

New Wave

La stagione del punk inglese fu una fiammata di breve durata, che però illuminò a giorno l’intero 1977. Splendidamente incarnata nella storia del suo gruppo più significativo, i Sex Pistols, che si sciolsero dopo aver pubblicato un solo album.

New Wawe
Fu una specie di ciclone che con furia iconoclasta distrusse il modo di fare rock. La sua carica si esaurì quando, terminata la fase distruttiva, divenne indispensabile costruire qualcosa di nuovo.
Il suo posto fu preso da una musica nuova che pur mantenendo l’atteggiamento nichilista del punk ne tramutò la rabbia in rassegnazione: la new wave.
F
Questa trasformazione di contenuti si riflesse anche nel clamoroso cambiamento di strumentazione: le gelide tastiere elettroniche della new wave sostituirono completamente le roboanti chitarre elettriche del punk. Ne nacque un sound cupo, freddo e meccanico, perfettamente adatto ad esprimere l’angoscia, la solitudine e l’alienazione che caratterizzano la vita dell’uomo nei moderni agglomerati urbani post industriali.

LA NEW WAVE BOLOGNESE

La new wave italiana nacque a Bologna, sulle ceneri della breve ma gloriosa esperienza punk legata alla storica Harpo’s music, etichetta fondata nel 1977 da Cialdo Capelli e Oderso Rubini. L’attività della Harpo’s Music culminò con l’organizzazione del concerto Bologna Rock nel 1979, che radunò più di seimila persone nel palasport di Bologna.
T
Subito dopo quella esperienza Oderso Rubini fondò una nuova etichetta: la Italian Records, che avrebbe pubblicato tutti i maggiori esponenti della scena new wave bolognese. 

Gaznevada

Inventori del punk italiano con la loro “Mamma dammi la benza”, i Gaznevada si trasformano dopo poco nella band new wave per eccellenza recependo e rielaborando in maniera personale le suggestioni che provenivano da oltremanica.
S
Per molti riuscirono a incarnare il suono di una generazione, quella rassegnata e senza speranza che usciva dagli anni settanta per affacciarsi sugli ottanta.

Rifulge ancora oggi ad anni di distanza il loro seminale album del 1980, “Sick soundtrack”, pervaso da un’atmosfera paranoica e malata che ricorda da vicino la desolazione urbana raccontata dai Velvet Underground. 

Confusional quartet

I Confusional Quartet sono forse il gruppo più importante della new wave italiana.
H
Rimangono nella storia soprattutto per il loro primo album omonimo del 1980, una vera e propria pietra miliare del rock italiano.

Quella del quartetto è una musica veramente nuova, crogiolo di suoni quanto mai eterogenei, stacchi televisivi, canzonette da varietà, jingle di videogiochi, mescolati assieme ad arte a confezionare un prodotto alieno, alienato e sorprendente. 

The Stupid Set

Nati da un’idea di Gianpietro Huber, all’interno di quella fucina di talenti che era la Traumfabrik, la famosa casa occupata di via Clavature, gli Stupid Set si proposero fin dall’inizio come una band sperimentale.
S
Affascinati dal lavoro dei californiani Residents, decisero di esplorare gli aspetti più inconsueti e stravaganti delle nuove tecnologie audio.

Nel 1980 pubblicarono per la Italian Records uno straordinario EP dove trasformarono la “Hello I love You” dei Doors in una canzone giocattolo, realizzando una delle più belle cover di tutti i tempi.

Hi-Fi Bros

Gruppo costituitosi attorno alle figure dei fratelli Fabio e Marco Fabioni, che collaborarono con Arto Lindsay dei Dna nella realizzazione del loro primo EP  “I fratelli Hi-Fi”.
G
Il disco presenta quattro episodi di elettronica scarna e sperimentale che lasciarono il segno

Gli Hi-Fi Bros misero in mostra un certo coraggio nel coverizzare l’iconica e sinatriana “Strangers in the night”, ma il risultato fu un tale successo che il brano venne trasmesso per radio anche in Inghilterra dal famoso DJ John Peel. 

LA NEW WAVE TOSCANA

La new wave in Toscana si coagulò attorno ad alcuni luoghi storici come la Rokkoteca Brighton e il Banana Moon. La Rokkoteca nacque presso la Casa del popolo di Settignano, fondata da Nicola Vannini (primo cantante dei Diaframma), che ospitò tra gli altri i primi live dei Litfiba.
H
Il Banana Moon, in Borgo degli Albizi, era un locale vicino alle tematiche giovanili già a partire dalla fine degli anni settanta, ma visse il suo periodo più intenso nei primi ottanta, quando ospitò i concerti di tutti i maggiori protagonisti della new wave italiana. Tanto da essere ancora oggi ricordato come il luogo da dove partì la rivoluzione sonora degli anni ottanta. 

Litfiba

Sono sicuramente il gruppo di maggior successo tra quelli usciti dalla new wave italiana. Nel luglio del 1982 i Litfiba vincono la seconda edizione dell’Italian Festival Rock di Bologna e poco dopo pubblicano il loro primo EP: “Guerra”.
A
Sono già presenti, anche se ancora in nuce, le caratteristiche che li porteranno alla fama: la forte vena poetica, il manto della morte e il sentimento di tragicità, l’avvertimento di una bellezza tanto latente quanto assoluta, la voglia di spingersi al massimo, il fascino del sesso, le sedute spiritiche, le uscite notturne nei cimiteri di campagna, la droga e su tutto il terrore della mediocrità.

Diaframma

Iniziarono come cover band dei Joy Division, fino a che il chitarrista Federico Fiumani non scrisse “Pioggia”, il loro primo singolo, nero, oscuro e malato inno all’inconsistenza giovanile di quegli anni.
D
I testi in italiano, poetici e decadenti come non mai, accoppiati a sonorità molto vicine alla gothic music dei primi anni ottanta, contribuirono a fare dei Diaframma una band di culto con un notevole stuolo di sostenitori. 

Neon

I Neon furono artefici di un synth-rock dalla forte componente melodica, che doveva molto all’estetica new romantic portata avanti da gruppi come Ultravox e Human League.
Neon
Nati come duo alla fine degli anni settanta, i Neon si trasformarono gradualmente in un quartetto, accentuando dapprima la componente dance-pop, e successivamente quella più rock.

Il buon livello delle produzioni in studio, unito all’intensa attività live, contribuì a rendere i Neon una delle poche icone alternative nell’Italia “da bere” tutta apparenza e lustrini degli anni ottanta.

LA NEW WAVE MILANESE

A differenza di altre parti di Italia, dove la new wave si espresse soprattutto attraverso gruppi, a Milano questo tipo di musica fu realizzato principalmente da cantautori. Come racconta Garbo: “Il fatto è che la musica di quegli anni, quella musica, era una questione esistenziale. C’era un aspetto decadente ma totalmente spontaneo che oggi è cancellato dal nostro stile di vita”.
Gf
“Io, e tanti altri come me”, continua Garbo, “ascoltavo la radio nella mia cameretta, scoprivo mondi sconosciuti e sognavo. Alla fine la mia carriera è nata per caso, ma non so se sarei stato capace di fare altro. Avrei fatto musica anche per hobby. Avevo bisogna di comunicare, e quell’atteggiamento romantico di allora oggi forse non c’è più”.

Garbo

Se fosse nato in Inghilterra sarebbe forse diventato famoso come David Bowie, un precursore della new wave capace di comporre una musica davvero innovativa.
G
Uscito nel 1981, il suo “A Berlino… va bene” è andato oltre il discreto successo di vendite che ebbe ai tempi diventando nel tempo un tormentone generazionale.

Garbo in quegli anni sembrava un marziano sceso dal cielo per insegnare agli umani la poesia nascosta dei sintetizzatori. 

Faust’o

Troppo impegnati e riflessivi i suoi testi, troppo spiazzanti e innovative le sue sonorità, troppo scomodo il personaggio e le sue idee. Per questo la musica di Faust’o è sempre rimasta un privilegio per pochi.
R
Un privilegio fatto di suoni minimali e ritmi contorti che sembrano non raccontare nulla ma che ti penetrano sotto la pelle. Un avanguardismo musicale sempre sopra le righe non adatto a tutti i palati.

Memorabile la sua apparizione nel 1980 al Sanremo e davvero misero il rifiuto snobistico che si creò nei suoi confronti. 

Alberto Camerini 

Fu il cambio di etichetta (dalla Cramps alla Cbs) che segnò il passaggio di Alberto Camerini da una musica dal sapore etnico-movimentista alla elettronica.
Y
Questo diede il via a una fortunata parentesi che gli regalò successi commerciali, dischi di platino, prime pagine di giornali specializzati, inviti a trasmissioni televisive e anche partecipazioni a vari festival.

Trasformatosi in un futuristico arlecchino cibernetico. Alberto Camerini non è però solo allegria, giochi e risate: nella sua musica è presente una linea d’ombra che si manifesta soprattutto nelle sue canzoni più ispirate donando spessore e profondità alla sua proposta.

1 commento

  1. l’odore delle rose è una reazione chimica.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*