NATIVI E TROGLODITI DIGITALI

NATIVI E TROGLODITI DIGITALI

Chi sono i nativi e i trogloditi?

Un ragazzino cammina con lo sguardo fisso sullo schermo del cellulare, sta cercando Pokemon. Una signora sta leggendo una rivista online dal suo tablet. Io sto scrivendo dal mio caro vecchio computer. Non ci conosciamo, ma siamo tutti connessi a e da una rete invisibile.

La differenza è che il ragazzino è nato quando la Microsoft stava rilasciando Windows XP (2001), la signora quando i computer andavano ancora con valvole temonioniche (si parla degli anni cinquanta) e io quando da bimbo smanettavo con MS-DOS.

I ragazzi e i bambini hanno oggi una competenza informatica semplicemente incredibile. Si parla dei nativi digitali, ossia di quelle generazioni venute dopo la diffusione dei personal computer e di internet.
Poi ci sono i “trogloditi digitali”, termine assolutamente senza alcuna intenzione offensiva, ovvero quelle persone nate prima del boom informatico degli anni novanta.

Per un certo periodo queste due “etnie” avevano convissuto senza incontrarsi, separate digitalmente, vivendo magari nella stessa casa ma frequentando siti diversi. Ora però il terreno di incontro è quello dei social network.

All’osservatore più disincantato si presenta una incredibile varietà di fenomeni, accentuati dalla distanza fisica data dallo schermo. Dalle tematiche più triviali ai discorsi più raffinati, dal sesso alla politica, tutto viene sviscerato in un incontro di visioni diverse. Non è solo una questione culturale. I “nativi” e i “trogloditi” parlano un linguaggio diverso, farcito di termini anglofoni e nerd i primi (spesso anche mal compresi), troppo ingenuo o virtualmente inadatto i secondi.

Il web, con la sua vastità e le sue enormi potenzialità, si dimostra ancora una rete in grado di unire e catturare gli utenti, nativi o trogloditi che siano, per navigare in questo mare digitale.

Compito dei nativi dovrebbe essere quello di accompagnare i trogloditi in questa nuova dimensione. Compito dei trogloditi aver l’umiltà di accettare gli insegnamenti dalle generazioni più giovani. Potrebbe essere un interessante rovesciamento di una consuetudine sociale antichissima.

E non è detto che sia un male.

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