MORTAL KOMBAT LEGENDS: SCORPION’S REVENGE – AMA LO SCORPIONE

MORTAL KOMBAT LEGENDS: SCORPION’S REVENGE – AMA LO SCORPIONE

Il film a cartoni animati Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge (2020) è, prima di tutto, la risposta a una domanda che nessuno ha fatto.

Alla base di ogni picchiaduro c’è una scusa per giustificare le mazzate tra un tot di personaggi. A partire dal lontano 1992 del primo Mortal Kombat fino ai giorni nostri con ‘sto Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge, la serie ha dato ai giocatori un minimo di trama da seguire all’interno di una storia più ampia.
Ok, ma qual è ‘sta storia?

 

Mortal Kombat Legends: Pappardella’s Revenge

MORTAL KOMBAT LEGENDS

Nell’universo di Mortal Kombat esistono svariati mondi definiti reami. A capo di tutto ci sono gli Dèi Anziani, che si occupano della gestione di baracca e burattini. Siccome su ogni reame c’è un portale che collega gli uni agli altri, per evitare invasioni sanguinose gli Dèi Anziani se ne sono usciti con ‘sta bella idea: un torneo chiamato, appunto, Mortal Kombat.

Quindi un regno che vuole conquistarne un altro, invece di dichiarare guerra, deve sfidarlo al Mortal Kombat. Chi vince dieci tornei di fila si piglia tutto. Lo stregone Shang Tsung, grazie al principe degli Shokan Goro, entrambi emissari di Shao Kan (il malvagio imperatore dell’Outworld), ne ha già vinti nove. Un’altra vittoria e l’Earthrealm, la Terra, sarà di Shao Kan.

Questa è, per sommi capi, la backstory. La storia invece, a partire dal primo gioco, segue Liu Kang, Sonya Blade e Johnny Cage. I soliti protagonisti raccomandati scelti da Raiden, uno degli Dèi Anziani e protettore dell’Earthrealm, per difendere l’umanità dalle armate di Shao Kan nell’ultimo torneo a disposizione della Terra. Tutto molto suggestivo, sicuramente.

Però metti che dal 1992, in quasi trent’anni, sono usciti almeno una quindicina di videogame. Da cui è stato tirato fuori l’impossibile. A partire dai film Mortal Kombat e Mortal Kombat – Distruzione totale. Una serie animata e una serie televisiva, rispettivamente Mortal Kombat: Defenders of the Realm del 1996 e Mortal Kombat: Conquest del 1998. Tutti e due leggermente una fetenzia.

E ancora, Mortal Kombat: Rebirth. Un corto con protagonista Michael Jai White, da cui poi è stata tratta la webserie Mortal Kombat: Legacy. Più tutta una valanga di paccottiglia a marchio registrato.
Ora il punto è questo: tutta ‘sta roba, in un modo o nell’altro, continua a ripetere sempre la stessa storia. Ancora, ancora e ancora.

Così era, e così è pure con Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge (2020). Sul serio qualcuno (a parte i produttori, ovviamente) ne sentiva la necessità? Qualcuno ha chiesto di farsi ripetere, per l’ennesima volta, la stessa storia? Non credo.

MORTAL KOMBAT LEGENDS

Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge inizia con Hanzo Hasashi, capo del clan ninja Shirai Ryu, che impartisce al figlio Satoshi alcune lezioni di vita usando uno scorpione come esempio. Sulla via del ritorno, scopre che il villaggio è stato attaccato dai ninja del clan Lin Kuei, i quali hanno ucciso tutti gli abitanti. Compresa sua moglie.

Hanzo lascia il figlio ed entra in modalità berserk, massacrando qualunque cosa gli si muova davanti. L’errore è stato quello di lasciare il figlio da solo: Sub-Zero, capo dei Lin Kuei, ne approfitta e lo prende in ostaggio. Riuscito così a sottomettere Hanzo, alla fine ammazza sia lui sia il figlio.

Sotto forma di spirito, Hanzo si risveglia nel Netherrealm, cioè l’inferno. Avrebbe dovuto passare lì il resto dell’eternità a farsi torturare, ma non è cosa. Assetato di vendetta si libera e fa una strage di demoni e mostrilli. Fino ad arrivare al palazzo di Shinnok, il dio locale.

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Il trono è momentaneamente occupato dal discepolo e braccio destro di Shinnok, lo stregone Quan-Chi. In sostanza, Shinnok era impazzito e perciò, imprigionato. Quan-Chi vuole liberarlo, ma ha bisogno di ‘sta chiave in possesso di Shang Tsung, perciò convince Hanzo a partecipare al Mortal Kombat per rubarla.

In cambio, Quan-Chi riporterà in vita sia lui sia la sua famiglia. Ovviamente accetta, ma, considerando il fatto che tecnicamente Hanzo è morto, fin quando non tornerà in vita e otterrà la ricompensa il suo nome sarà Scorpion.
Fondamentalmente, questo è l’antefatto di Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge.

Senza girarci troppo attorno, il rovescio della medaglia di Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge è proprio questo: tolta ‘sta prima decina di minuti, la storia si ricollega e riprende la stessa pappardella vecchia di trent’anni. Solo leggermente accentrata sul punto di vista di Scorpion.

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Ok, vero che stiamo ancora a sentire la stessa storia, ma nel raccontarla, il film, come dire, lo fa nel modo giusto. Non è solo una questione di fan service un tanto al kg. Tipo, per dire, che nel film Scorpion è doppiato da Patrick Seitz, il suo doppiatore originale nei videogames. No, è proprio evidente che Ethan Spaulding, il regista, sia un fan. Pure uno di quelli incarogniti malissimo, probabilmente.

Mortal Kombat Legends è qualcosa che nessuno aveva chiesto, ma allo stesso tempo quello che qualunque fan di Mortal Kombat ha sempre desiderato: una rappresentazione fedele e dettagliata della storia di cui sono appassionati. Pure ficcandoci qua e là alcuni spunti originali, tanto per distinguersi un po’ dal resto. Questo è probabilmente uno degli adattamenti migliori di sempre.

Parliamoci chiaro: la Midway Games è fallita nel 2009. Nel frattempo tutti si prendevano a sputi e pernacchie in tribunale, alla fine so’ arrivati quelli di Warner Bros a comprarsi tutto. Ma questo succedeva nel 2010. Da allora, a parte gli ultimi tre videogame della serie, il franchise è rimasto congelato. Di un nuovo, ipotetico, film si parla da quando James Wan firmò come produttore nel 2015, figuriamoci.

Perciò è normale che a uno, quando venne annunciato ‘sto film d’animazione, gli viene subito da pensare eccallà la porcata che ci mancava. Tipo Mortal Kombat: Defenders of the Realm, serie animata all’acqua di rose destinata alla prima infanzia. Invece, con Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge quelli del reparto animazione della Warner non avrebbero potuto fare meglio.

Certo, non è roba ultra-gore alla giapponese tipo Genocyber o Violence Jack, ma comunque si gioca all-in andandoci vicinissimo. Sangue a litri, crani spappolati, arti mozzati, corpi che esplodono e tutta questa bella roba dell’universo di Mortal Kombat c’è tutta. Senza mezzi termini. Per di più, per sottolineare i momenti topici durante i combattimenti, hanno persino realizzato le X-Ray Moves.

A beneficio di chi non lo sapesse, le X-Ray Moves sono l’equivalente delle Super presenti in qualsiasi picchiaduro. La differenza è che in Mortal Kombat, l’esecuzione di queste mosse porta a un breve filmato in cui la camera zooma sul bersaglio, mostrando le ossa che si fracassano e gli organi che si spappolano tipo radiografia. In sostanza, qui “Finish Him!” non è una promessa, ma una solida realtà.

Alla fine della fiera, Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge è in gran parte un film d’origine, sia per Scorpion che per la saga di Mortal Kombat in generale. Magari ottanta minuti so’ un po’ pochi per ficcarci dentro tutto come si deve. Infatti, a un certo punto il film accelera in modo forse eccessivo, glissando su alcune parti che avrebbero richiesto maggior approfondimento.

Anche la scelta dello stile non mi è proprio chiarissima. Le animazioni sono fluide e piacevoli, sicuro. Però forse sarebbe stato meglio utilizzare lo stile 2.5-D adottato negli ultimi giochi, per rendere più solido l’aspetto brutale della serie. Ma in fin dei conti, va bene così.

Mortal Kombat Legends: Scorpion’s Revenge è un film fatto da fan per i fan e di meglio non si poteva chiedere. Se tanto mi dà tanto, fossi in quelli della Warner i soldoni li darei a quelli del reparto animazione, anziché buttarli in ridicoli live action per stare appresso alla Disney/Marvel.

Ebbene, detto questo credo sia tutto.

Stay Tuned, ma soprattutto Stay Retro.

 

 

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