MONDO CANE E GLI ALTRI MONDO MOVIE

MONDO CANE E GLI ALTRI MONDO MOVIE

Gli esecrati “mondo movie” sono film a metà tra la finzione filmica e il documentario datati anni sessanta e settanta a partire da Mondo cane, che si spingono fino agli anni ottanta nelle propaggini meno originali. Pellicole capaci di filmare con occhio gelido e crudo realismo la violenza sui corpi, la devastazione della carne e della mente umana. Reportage nei quali è difficile separare realtà e finzione, spesso bollati come snuff e accusati di filmare la morte.

La critica ha relegato i mondo movies nella sfera del trash (cinema spazzatura), ma la critica non ha mai apprezzato il cinema di genere. Una bocciatura senza appello è comunque riduttiva, visto che i mondo movies esercitarono un enorme fascino sul pubblico, oltre a influenzare gran parte del cinema di genere italiano.

 

Mondo movie e snuff movie

Ci sono stati anche film insospettabili che si sono presi l’accusa di snuff, come Soldato blu (1970) di Ralph Nelson. Nelle sequenze finali dove i soldati americani attaccano un villaggio cheyenne vengono rappresentati particolari così crudi e realistici da sembrare veri. Assistiamo a scene con donne seviziate e mutilate, bambini decapitati e mattanza di giovani guerrieri. Si tratta di uno spietato ritratto della realtà, una ricostruzione precisa e documentata di un eccidio indiano realmente accaduto.

Snuff (1976) di Michael Findlay (coproduzione Usa-Argentina) è una pellicola che racconta le gesta di una famiglia che ricorda il gruppo satanista di Charles Manson. Nel finale una ragazza è condotta con l’inganno in un set cinematografico dove viene torturata, mutilata e infine squartata.
La diffusione di Snuff venne bloccata per il realismo delle scene finali.
Dopo questa digressione sugli snuff, facciamo una rapida carrellata sul genere mondo movies, anticipazione del cinema cannibalico italiano.

 

Prima di Mondo cane, il documentario “sexy”

Alessandro Blasetti è il precursore di una moda documentaristica dal taglio erotico che cerca di mostrare in maniera scientifica e distaccata il rapporto sessuale in tutte le sue implicazioni. Il suo Europa di notte (1959) rappresenta un passo in avanti rispetto al documentario anni cinquanta che evitava con cura ogni aspetto salace.

In questo film troviamo la musica di Domenico Modugno e un’intervista al transessuale Coccinelle, ma il viaggio alla scoperta dei piaceri notturni delle capitali europee è anche un modo per mostrare numeri di strip-tease.

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La pellicola era comunque castigata, ma per i tempi fu un vero scandalo e di conseguenza un grande incasso al botteghino. Non per niente i commenti e il soggetto sono di Gualtiero Jacopetti, il quale pochi anni dopo svilupperà il tema.

Molti registi italiani si misero a inseguire il successo di Europa di notte girando documentari con riferimenti al sesso. Il meccanismo era sempre lo stesso: si partiva da scene vere, se ne aggiungevano altre dichiaratamente false e si costruiva una pellicola con valenza erotica.

Il mondo di notte (1960) è un documentario erotico di Luigi Vanzi, e ancora una volta troviamo Gualtiero Jacopetti alla stesura del soggetto.
Il film riscosse successo, al punto che il produttore Gianni Proia fece uscire Il mondo di notte 2 e poi anche Il mondo di notte 3, distribuiti anche negli Stati Uniti con il titolo di Ecco. La versione americana mostrava anche una presunta castrazione con i denti e i particolari di una messa nera.

Alessandro Blasetti cercò di bissare il successo del suo primo lavoro con Io amo, tu ami… (1961), un documentario-fiction interpretato da Giuliano Gemma ricco di riferimenti sessuali, ma non ebbe particolare fortuna.

Roberto Bianchi Montero, dopo aver girato il film La Pica nel Pacifico (1959), si avvicinò al documentario sexy con Notti calde d’oriente (1962) e realizzò una vera e propria serie di lavori a imitazione di Blasetti e Jacopetti, ambientati nelle atmosfere delle “calde notti” del mondo. Non riscossero molto successo.

 

L’arrivo di Mondo cane

Mondo cane (1962) di Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi e Paolo Cavara è il primo vero e proprio mondo movie, un documentario a tinte forti dove il regista propone sequenze di vario tipo. Una strana riunione di sosia di Rodolfo Valentino, gli effetti orripilanti delle radiazioni nucleari su uomini e animali, la cucina orientale che serve in tavola piatti a base di cane e serpente.

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La pellicola ebbe un notevole successo, tanto che nel 1963 uscì Mondo cane 2, realizzato dalla produzione con gli scarti del primo film. Jacopetti non ha mai riconosciuto la paternità della pellicola che pure gli viene attribuita in collaborazione con Franco Prosperi, anche perché non ha curato il montaggio.

Italia proibita (1963) vede alla regia il giornalista Enzo Biagi, che collabora con Brando e Sergio Giordani per firmare il suo unico film.
Luigi Scattini e Mino Loy girano Sexy magico (1963). I temi sono sempre gli stessi: un po’ di sesso, qualche riferimento alle usanze regionali, abitudini e vizi erotici degli italiani.

Il direttore della fotografia Osvaldo Civirani gira in dodici giorni Sexy proibito (1963), seguito da Tentazioni proibite (1964), ambientato ad Amburgo, Berlino, Londra e Parigi.
Luigi Scattini si firma Silvano Secelli per realizzare L’amore primitivo (1964), un lavoro originale, a metà strada tra film a soggetto e documentario. Dove Jayne Mansfield è una bella antropologa spiata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, mentre visiona un reportage sui costumi sessuali dei popoli primitivi.

Scattini gira anche Svezia, inferno e paradiso (1967), forse il film maggiormente responsabile di aver mitizzato la libertà di costumi scandinava. La Svezia era il sogno dei maschi italiani, sembrava una lontana mecca di libertà dove poter vedere un corpo di donna nuda e magari conoscere una femmina disinibita.
Scattini gira anche Angeli bianchi… angeli neri (1969) sulle magie di maghi, ipnotizzatori e ciarlatani.

Il pelo nel mondo (1964) è un film interessante sulla prostituzione nella società contemporanea, curato da Antonio Margheriti e Marco Vicario. Peccato per il titolo triviale che serviva ad attirare pubblico al botteghino.
Nude calde e pure (1964) di Virgilio Sabel e Lamberth Santhe è una coproduzione italofrancese che racconta i liberi costumi sessuali della Polinesia e li paragona a quelli d’Europa.

Silvio Bergonzelli gira due pseudo mondo movie come Silvia e l’amore (1968) e Le dieci meraviglie dell’amore (1968).
Nel primo la protagonista racconta le proprie esperienze sessuali di coppia a un medico, ma il tutto è abbondantemente recitato e non c’è niente di documentaristico.
Nel secondo sei studenti vogliono presentare una tesi sull’evoluzione dei costumi sessuali degli italiani. Falso rigore scientifico a imitazione del successo internazionale di Helga (1967), di Erich F. Bender.

In Italia, per evitare la censura, un film non poteva trattare il sesso senza che contenesse una pseudo valenza scientifica. Il diario proibito di Fanny (1968) di Sergio Pastore è un altro finto mondo movie che pare un manuale di educazione sessuale per principianti.

Scusi, lei conosce il sesso (1968) di Vittorio De Sisti è un altro viaggio a soggetto nel mondo del sesso, composto da una serie di interviste e immagini che vorrebbero raccontare l’evoluzione sessuale.
Nel labirinto del sesso (1968) di Alfredo Brescia spiega comportamenti e abitudini sessuali degli italiani, ma non è un documentario perché ci sono attori che recitano.

L’unico mondo movie girato da una donna è Riti segreti (1972) di Gabriella Cangini. Parla di sterilizzazione maschile, culti masturbatori e fallici, afrodisiaci e bizzarre patologie.

Rivelazioni di uno psichiatra sul mondo perverso del sesso (1972) di Renato Polselli è un altro film erotico con pretese pseudoscientifiche da mondo movie, che si ricorda per essere stato uno dei primi film italiani addizionati con inserti porno.

Mille peccati… nessuna virtù (1969) di Sergio Martino è un vero e proprio mondo movie sui costumi sessuali, che si sforza di raccontare l’importanza del sesso nella società contemporanea.
Martino sembra dire: “Fate l’amore invece di usare la droga”, componendo un interessante affresco sui pericoli della tossicodipendenza.

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Sergio Martino gira anche America così nuda così violenta (1970) e I segreti delle città più nude del mondo (1971), veri e propri mondo movies ricchi di sequenze erotiche, strip-tease, scene prelevate da locali notturni europei e usanze sessuali.
Mondo erotico (1972) di Filippo Maria Ratti, firmato Peter Rush, analizza il fenomeno del nudo e dei costumi sessuali in continua evoluzione nella società occidentale.

Gianni Proia
è un altro autore-produttore che va citato per Realtà romanzesca (1969) e Mondo di notte oggi (1975), scritto e letto da Oreste Lionello, caratterizzato da una serie di doppi sensi molto grevi. Si tratta del solito viaggio di notte alla scoperta dei costumi sessuali occidentali, delle trasgressioni e degli spettacoli erotici.

 

Il sesso prende il sopravvento

Si giunge a un punto di non ritorno perché il sesso è sempre più presente al cinema. Vittorio De Sisti si concede persino il lusso di ironizzare sull’erotismo nella chiesa cattolica con Sesso in confessionale (1974).
Citiamo anche Mondo porno oggi (1976) di Giorgio Mariuzzo, che cavalca una moda, ma non ha niente di porno.

L’Italia in pigiama (1976) di Guido Guerrasio non è un mondo movie, racconta le abitudini sessuali degli italiani.
Molto interessante Tomboy – I misteri del sesso (1977) di Claudio Racca, un documentario divulgativo sul sesso che si avvale di interventi qualificati.
Sesso perverso – mondo violento (1980) è l’immancabile tardo e volgare contributo di Bruno Mattei al genere, un collage di falsi provini che trattano i neri come esseri inferiori e le donne come lesbiche.
Nudeodeon (1978) di Franco Martinelli parafrasa il titolo di una fortunata trasmissione televisiva (Odeon) che per prima mostrò un nudo femminile frontale, ma realizza anche un documentato studio sui costumi sessuali degli italiani.

A un certo punto il vero e proprio mondo movie erotico modifica i suoi contenuti e non esiste più come momento conoscitivo, perché il cinema erotico e quello a luci rosse sono ormai alla portata di tutti.
Il documentario erotico lascia il posto a scene fintamente reali ricostruite in studio, che sembrano dei porno casalinghi.

Citiamo Noi e l’amore (1985) di Antonio D’Agostino, un florilegio senza precedenti di esagerazioni sessuali, e il più convincente Love duro e violento (1985) di Claudio Racca, che prosegue il discorso iniziato con Tomboy, ma con immagini più crude. Abbiamo l’esibizione di varie frattaglie, ma anche un’operazione chirurgica per il cambio di sesso, la macellazione dei maiali e un inserto apparentemente snuff dove una ragazza sembra scuoiata dal vero.

Da dimenticare I vizi segreti degli italiani (quando credono di non essere visti) (1987), girato dal produttore-regista Camillo Teti, interpretato da Moana Pozzi e Ramba che intervistano passanti sul tema del sesso.

Mondo cane di Jacopetti rivive un momento di gloria sul finire degli anni ottanta grazie a un’idea del produttore romano Gabriele Grisanti. Prima esce Mondo cane oggi (1985), firmato Max Steel, pseudonimo dell’ottimo regista di polizieschi Stelvio Massi, e subito dopo Mondo cane 2000 – l’incredibile (1988), firmato dallo stesso Grisanti.

Il primo lavoro conserva motivi di interesse, pure se i tempi sono cambiati e il mondo movie non è un genere che può ancora scandalizzare. Il secondo film, montato da Cesare Bianchini, presenta un volgarissimo commento di Luigi Mangini. Stelvio Massi si rifiuta di firmare la regia.

 

Il sottogenere Africa movie

Abbiamo lasciato da parte gli Africa movie, sottogenere importante della categoria mondo movie.

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Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi realizzano il fondamentale Africa addio (1966), un documentario ricco di mattanze di animali.
Vediamo elefanti trucidati per privarli delle zanne d’avorio, gambizzazioni di bestiame come ritorsione verso gli allevatori, rapimenti di piccoli animali per venderli agli zoo, eccidi di tranquilli ippopotami per portare la carne al mercato.

 

Ci sono anche scene realistiche di fucilazioni di prigionieri e particolari efferati della guerra civile in Kenya. La macchina da presa si sofferma spietata sui corpi mutilati e scaraventati ai bordi delle strade.
Un film sconvolgente capace di far nascere un vero e proprio sottogenere: l’Africa movie.

 

Africa sexy (1963) di Roberto Bianchi Montero viene distribuito alcuni anni prima di Africa addio, a causa di molti problemi in sede di censura che ritardarono l’uscita del documentario di Jacopetti (pronto dal 1963).
Montero è interessato soprattutto alla descrizione delle abitudini sessuali degli indigeni e non si cura di ampliare il suo orizzonte visivo.

Tra gli altri mondo movies africani di un certo interesse è Le schiave esistono ancora (1964) di Maleno e Roberto Malenotti (padre e figlio). Pare che abbia collaborato pure Folco Quilici, non accreditato per non aver portato a compimento il film. Molte scene sono eccessive, ma la pellicola resta interessante per la descrizione del commercio di esseri umani.

I fratelli Angelo e Alfredo Castiglione sono antropologi, esploratori e giornalisti, si dedicano al genere realizzando alcune pellicole interessanti. Africa segreta (1969) è il loro primo lavoro girato insieme a Carlo Guerrasio, vera e propria antropologia divulgativa, anche se il principale interesse dei registi pare essere attinente alla sfera dei comportamenti sessuali.

Africa ama (1971), prodotto da Alberto Grimaldi e narrato da Riccardo Cucciolla, vuole essere uno studio antropologico su usi e costumi delle popolazioni africane. Vediamo la circoncisione, l’infibulazione e molti riti che hanno come base la sessualità.

Magia nuda (1974) è un altro film dei Castiglione, che vede il commento esterno scritto da Alberto Moravia e recitato da Riccardo Cucciolla. I riti magici delle popolazioni africane presentano molti riferimenti sessuali, ma non c’è la volontà di esibire gratuitamente.

Il lavoro più importante dei fratelli Castiglione è Addio ultimo uomo (1978), prodotto da De Laurentiis, impostato come documentario etnografico per raccogliere le testimonianze dalla voce degli ultimi stregoni.
La pellicola non raggiunge l’originalità di Africa addio, ma con una fotografia nitida e un buon commento musicale fa conoscere riti tribali che hanno come tema la morte, il sesso e il ruolo della donna.

 

I fratelli Castiglione descrivono con dovizia di particolari i riti funebri, i sacrifici animali, l’oroscopo dei sassi per conoscere il futuro dell’anima e il pasto accanto alla salma che sarà portata a compiere un ultimo giro per il villaggio.
In Africa quando muore un membro del villaggio si perde una parte della piccola società e tutti partecipano al lutto, come momento collettivo di condivisione.

La tesi dei registi è che l’ultimo uomo non è mai solo, vive una vita naturale, in perfetta armonia con la natura, ma il difetto del film è che spesso punta al sensazionalismo fine a se stesso e presenta momenti ripetitivi. La scena del taglio del pene di un soldato catturato è il momento più raccapricciante della pellicola, molti critici affermano che non è una ripresa dal vero, anche se i fratelli Castiglione giurano sul realismo.

Nel 1975 esce Ultime grida dalla savana di Antonio Climati e Mario Morra, con il commento esterno scritto da Alberto Moravia. Si tratta di un lavoro a soggetto, ma due scene terribili si ricordano dopo anni dalla visione per la precisione con cui vennero realizzate.

La prima è quella della caccia ai nativi da parte dei bianchi con le violenze dopo la cattura (castrazioni, decapitazioni e scotennamenti si sprecano).
La seconda è la tragica fine di Pit Doenitz, un turista che durante la gita al parco naturale di Wallase si fa venire la brillante idea di uscire per la savana a fotografare i leoni. L’uomo viene sbranato mentre la macchina da presa filma i particolari dell’orribile pasto.

Il regista la presentò come una ripresa eseguita da uno dei turisti a bordo della jeep. “Ho solo aggiunto qualche effetto splatter”, disse Climati.
Il film-documentario è un catalogo di scene più o meno raccapriccianti che tendono a creare un effetto disturbante nello spettatore.

Ultimo mondo cannibale (1976) di Ruggero Deodato è un film avventuroso-cannibalico di pura fiction, ma condividiamo l’opinione di Antonio Tentori che lo definisce filiazione diretta dei mondo movies da cui riprende la descrizione dell’orrore in diretta, ma anche pellicola capace di fissare definitivamente le coordinate del filone cannibalico.

Veri e propri mondo movies sono Le facce della morte (1981) di Conan Le Cilaire (pseudonimo collettivo che comprende di sicuro Mario Morra). Una rassegna di orrori vari: esecuzioni di condannati a morte, dissezioni di cadaveri in obitorio, macelli comunali, disastri.
Le facce della morte 2 (1982), sempre di Le Cilaire, cavalca il successo del precedente ed è ancora più allucinante nel mostrare i possibili modi di morire corredati da un altrettanto fastidioso commento fuori campo.

Cannibali domani (1983) di Giuseppe Scotese è forse il film documentario meno violento e professionale, nel quale si prova a fare un lavoro di denuncia e di commossa partecipazione. Dolce e selvaggio (1983) di Mario Morra e Antonio Climati (gli stessi autori di Ultime grida dalla Savana) è un film datato che descrive la violenza tra animali e la caccia tra uomo e animale.

Dimensione violenza (1984) di Mario Morra è un documentario internazionale che mette in mostra esecuzioni sulla sedia elettrica, taglio delle mani a ladri arabi e cuccioli di foca abbattuti.
Nudo e crudele (1984) di Adalberto Albertini (Albert Thomas) ricerca orrori di ogni genere e ci mostra gli uomini proboscide, gli ultimi cannibali, gli alligatori antropofagi e una transessuale operata.
Mondo senza veli (1985) di Adalberto Albertini (Albert Thomas) è solo un contenitore di cose macabre e bizzarre per gli amanti delle curiosità da baraccone.

 

Gordiano Lupi, autore dell’articolo, ha scritto “Tutto Avati”, La cineteca di Caino

 

 

 

1 commento

  1. Bell’articolo, anche se contiene alcune inesattezze ed omissioni. Per esempio, Conan Le Cilaire (regista di “Le facce della morte) non è uno pseudonimo collettivo, ma indivisuale, ossia del regista americano John Alan Schwartz, che interpreta anche una piccola parte nel documentario e che ha chiaramente affermato che la scena dell’esecuzione sulla sedia elettrica è totalmente ricostruita.
    Quanto alle due scene più orribili di “Ultime grida dalla savana”, ho trovato vario materiale sul web che prova che furono entrambe totalmente ricostruite (quindi, è tutta fiction) e che sugli effetti speciali ci mise lo zampino, non accreditato, un Maestro del genere totalmente insospettabile ma che proprio con quei film muoveva i primi passi che lo avrebbero portato a vincere l’Oscar per “E.T”….si, sto parlando proprio di Carlo Rambaldi! Gli effetti “splatter” delle varie castrazioni e sbranamento dei leoni sono tutta farina del suo sacco!

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