HO TROVATO UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA CON DUE PAROLE…

HO TROVATO UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA CON DUE PAROLE...

All’annuale festa celebrativa del Brunello di Montalcino, l’anno scorso è intervenuto il cantante Sting, il quale ha disegnato, insieme alla moglie Trudie Styler, una chitarra stilizzata su una formella ricordo. Sting ha anche intrattenuto i presenti riproponendo alcuni suoi celebri pezzi. Quale migliore testimonial per un evento del genere?
Il cantante da diversi anni vive in Toscana, confermando la predilezione che gli inglesi hanno sempre manifestato verso questa regione, dai tempi di Camera con vista di E.M. Foster, libro dal quale è stato tratto l’omonimo e ottimo film di James Ivory, con Helena Bonham Carter. Il cui titolo è stato impietosamente ripreso dal giornalista Mario Spezi: mentre si occupava dei delitti del Mostro di Firenze nella campagna toscana, rilevava come tutto lo scenario risentiva di questa immagine costruita sulla città e i suoi dintorni a opera degli anglosassoni. Camera con vista, diceva, sì… ma la vista è diversa.
Sting, non contento di avere stabilito la propria residenza abituale in Toscana, con la collaborazione di imprenditori locali produce dell’ottimo vino, e non si può ignorare la curiosa assonanza degli elementi, quando pensiamo al fatto che, assieme al suo storico gruppo, The Police, è autore della celeberrima canzone Message in a bottle, dal mitico album Regatta de blanc del 1979. Non che un messaggio debba, obbligatoriamente, essere contenuto in una bottiglia, ma, trattandosi di contesto enologico, l’evidenza e il risultato sono una coincidenza curiosa.

 

HO TROVATO UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA CON DUE PAROLE...

 

Pensandoci, che tipo di bottiglia si usa per mandare un messaggio di quel tipo? Se si desidera che vada a buon fine, ci sono una serie di aspetti da considerare. Intanto, la bottiglia deve essere di vetro (una bottiglia di plastica a spasso per l’oceano sarebbe pura e semplice spazzatura e, con tutta probabilità, finirebbe in qualche documentario sui problemi del nostro pianeta) ed è preferibile che abbia una forma non esageratamente banale, in modo da attirare l’attenzione di eventuali scopritori-destinatari. Quella di alcuni vini sembra corrispondere, in buona misura, a certe caratteristiche. Naturalmente siamo costretti a basarci su informazioni provenienti da libri e film, perché nella realtà quotidiana non capita mai di imbattersi in una bottiglia contenente un messaggio, o meglio… quasi mai.

Nell’epoca di Internet risulta più facile affidare un messaggio al web che a una bottiglia, non potendo tralasciare nemmeno l’aspetto puramente pratico della questione: la bottiglia con messaggio necessita di essere lanciata al largo, se si vuole evitare di ritrovarla noi stessi due minuti dopo. Esiste qualcuno, e lo posso affermare con certezza, che conoscendo tutti gli aspetti della questione, ha fatto in modo di realizzare l’impresa nel miglior modo possibile, facendo sì che il proprio prezioso messaggio venisse ritrovato. Non doveva essere il naufrago del fumetto B.C. di Johnny Hart, il quale, come da regolare pubblicazione in Italia sul mensile Linus, insisteva nello scrivere messaggi su alcuni mattoni che poi gettava in mare. Come li incidesse sulle pietre e come queste ultime galleggiassero non è dato sapere. Il fatto, poi, che il naufrago di B.C. ricevesse regolarmente delle risposte alle sue curiose missive ne accentuava l’aspetto surreale, soprattutto quando lo sconosciuto interlocutore provvedeva a gratificarlo con frasi al limite dell’aforisma: “Sono uscito a comprare le sigarette – Genio”.

 

Kevin Costner e Robin Wright Penn

 

Immagino che molti ricordino il libro di Nicholas Sparks, Le parole che non ti ho detto, oppure l’omonimo film di Luis Mandoki interpretato da Kevin Costner, Robin Wright Penn e Paul Newman. L’elemento portante del film è il messaggio nella bottiglia (il titolo in inglese è, appunto, “Message in a Bottle”), in quel caso una struggente lettera d’amore affidata all’oceano dall’inconsolabile vedovo Garreth Blake e ritrovato, sulla spiaggia, dalla bella giornalista Theresa Osborne, la quale, colpita dalle toccanti parole della lettera, riesce a rintracciarne l’autore del quale si innamorerà ricambiata. Si tratta di un film commovente e intenso, anche se difficile da prendere sul serio poiché trovare una bottiglia in mare con accluso messaggio appare un’impresa impossibile. Eppure impossibile non è, dato che è successo alla sottoscritta.

Una mattina di primavera di diversi anni fa, mentre stavo passeggiando sulla riva del mare, la mia attenzione è stata attirata da qualcosa di insolito. Sulla spiaggia, specialmente nel periodo prima di quello estivo, non è raro imbattersi in rifiuti di ogni genere scaricati dal mare sulla battigia durante le mareggiate invernali. Tra questi ci sono le bottiglie gettate da qualche incivile, spesso di plastica, ma possono capitare anche di vetro, per quanto rappresentino spesso l’epilogo di qualche scorribanda notturna conclusa in riva al mare: è il motivo per cui le bottiglie di vetro hanno spesso un aspetto nuovo. Quella che ha colpito me, invece, aveva una curiosa caratteristica riguardo il vetro: era come smerigliato, rovinato e opaco, come se la bottiglia fosse stata in acqua a lungo e, nonostante si trovasse semisepolta dalla sabbia, lasciava intravvedere all’interno qualcosa di chiaro. Osservandola mi sono accorta che quel qualcosa era un foglio. Presa in mano per riguardarla in controluce ho appurato che si trattava effettivamente di un messaggio arrotolato, ma non si distinguevano eventuali scritte che dovevano essere sulla parte interna. Dopo avere stappato il tappo a vite, che non presentava serie difficoltà, ho cominciato a cercare di estrarre il messaggio. Libri e film preferiscono ignorare questo aspetto pratico e poco funzionale alla trama, ma posso assicurare che si tratta di problema non indifferente. Dopo averla capovolta, scossa, percossa e aver cercato, invano, con un bastoncino, di recuperare il foglio, ho portato la bottiglia a casa per ragionarci con calma. Dato che le mie elucubrazioni non portavano ad alcun risultato, ho deciso di ricorrere alle vecchie maniere brutali spaccando la bottiglia sul muretto del cortile. Non essendo riuscita a tagliarmi l’operazione ha avuto successo, anche se ci ho impiegato mezz’ora per raccogliere i frammenti. Ora mi accingevo, novella Theresa, a visionare il meraviglioso messaggio di questo anacronistico e romantico sconosciuto che aveva deciso di affidare le sue emozioni al mare in attesa che un cuore sensibile (il mio!) le potesse raccogliere. Vi lascio immaginare lo stupore, secondo soltanto alla delusione, quando mi sono accorta che il testo constava di sole due parole, vigliaccamente vergate da mano anonima: “Fuck you”, insieme a una faccina sorridente.

 

 

Con buona pace del filosofo greco Teofrasto (il quale pare sia stato il primo a inviare un messaggio in bottiglia, nel 310 a.C., per dimostrare che il Mar Mediterraneo era un bacino dell’Oceano Atlantico) e del naufrago protagonista della canzone dei Police: l’ultimo romantico che spedisce il suo messaggio di aiuto, ma poi vede centinaia di altre bottiglie come la sua e capisce di non essere solo e isolato dal mondo, ma in compagnia di tanti altri che, come lui, per salvarsi vagano alla continua ricerca dell’amore.

I’ll send an S.O.S. to the world, I hope that someone gets my message in a bottle…

 

 

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