MANDELA EFFECT, OVVERO I FALSI RICORDI

MANDELA EFFECT, OVVERO I FALSI RICORDI

Sapete cos’è il Mandela Effect? In breve: è la convinzione da parte di ampi gruppi di persone che alcune cose nella Storia non siano più come sono avvenute.

L’effetto è chiamato così perché tanti ricordano la morte (e i funerali) di Nelson Mandela durante gli anni ottanta. Sì, il leader sudafricano è mancato nel 2013, ma molti sono pronti a giurare di ricordare perfettamente la sua morte trenta anni prima.

MANDELA EFFECT, OVVERO I FALSI RICORDI

 

Come funziona il Mandela Effect

Tra gli esempi più noti c’è quello del vero nome della cantante Madonna.

All’anagrafe si chiama Madonna Louise Veronica Ciccone: molti però sostengono che per diverso tempo il suo nome sia stato Maria Louise Veronica Ciccone, con ricordi di articoli e servizi a riguardo.

Non so voi, ma io ho sempre saputo che Maria fosse solo uno dei nomi della figlia.
Di questo equivoco dovrebbero esserci delle tracce negli articoli degli anni ottanta, con scritto Maria Louise Veronica Ciccone. Perché se i ricordi puoi cambiarli, le tracce non le puoi cancellare.

MANDELA EFFECT, OVVERO I FALSI RICORDI
Di falsi storici, che contribuiscono a dilatare il Mandela Effect, è pieno il mondo: storielle che abbiamo imparato a scuola, citate in buona fede dagli insegnanti stessi. E che, una volta confutati, potrebbero generare un Mandela Effect.

 

Alcuni falsi storici famosi

  • La regina Maria Antonietta riguardo alla popolazione francese affamata non ha mai pronunciato la frase “Non hanno pane? Che mangino brioches!”. Fu creata ad arte dai rivoluzionari, prendendo spunto da uno scritto di Rousseau.
  • Gabriele D’Annunzio non si fece togliere due costole per praticare l’autofellatio (come mi hanno detto con tono ammiccante tutte le prof d’italiano dalle medie in poi – NdR). Del resto, non c’è riscontro anatomico nel togliere due costole e riuscire a ciucciarselo.
  • Lo Ius primae noctis non era una legge che consisteva nel far andare a letto la sposina con il feudatario durante la prima notte. (E quando partivano per le crociate i nobili non mettevano la cintura di castità alle mogli rimaste a casa – NdR).
  • Il naso della Sfinge non lo hanno rotto i napoleonici, come testimoniano immagini precedenti al loro passaggio. Del resto noi lo sappiamo: è stata colpa di Aladdin e Jasmine a bordo del tappeto volante. “Il mondo è miooo…”.
  • Quella di Guglielmo Tell è solo una leggenda. La mira perfetta, la mela sul capo del figlio… una storia non solo svizzera, ma che ha versioni anche danesi e olandesi.
  • Non erano soltanto 300 gli spartani intervenuti a fermare l’invasione persiana. Storiella utile nelle versioni di greco al liceo e per un fumetto di Frank Miller da cui hanno tratto un film.
  • Il cane sanbernardo non porta il fiaschetto di brandy appeso al collo. Un’immagine “fumettistica” che se messa davvero in pratica peggiorerebbe la situazione della persona soccorsa.
  • Il grande prestigiatore Houdini non è morto eseguendo un pericoloso numero di escapologia. Morì per peritonite, perché si fece dare un cazzotto in pancia da un boxeur per testare i propri addominali.

Ecco chi ha rotto il naso della Sfinge

 

 

Altri esempi

Le leggende urbane e gli auto-convincimenti sorgono in determinati ambienti circoscritti.
La Festa della Donna dell’8 marzo non è nata per ricordare delle operaie chiuse a chiave dal padrone in una fabbrica di New York mentre la fabbrica bruciava, ma andatelo a dire a chi ha sempre vissuto con questa convinzione nella testa.
Se accetterà la verità, si sentirà vittima del Mandela Effect.

In molti giurano che il cognome del disegnatore Charles M. Schulz, autore dei Peanuts, prima fosse Schultz. E che solo da qualche anno quella t nel cognome sia sparita.

Una strip di Schulz degli anni cinquanta

Molti sono pronti a vendere i genitori sul nome dei cartoni di Bugs Bunny, Silvestro, Titti & company: molti ricordano Looney Toons, mentre pochi sanno per certo (come riportato in ogni cortometraggio) che i personaggi si chiamino Looney Tunes.

La Warner ha chiamato così questi corti perché i precedenti si intitolavano Merrie Melodies: quindi tunes e melodies, toni e melodie. Si giocava con la musica, e la parola toons non avrebbe avuto senso.

 

Le mie esperienze personali

Da piccolo ho noleggiato la videocassetta di un film che amavo e conoscevo a memoria. Decisi di tornare a noleggiarla dopo un anno, rimanendoci male quando vidi che una scena mancava all’appello. Io ero convinto ci fosse, ma era sparita. Probabilmente mi ero distratto, perché oggi ho il dvd di quel film e la scena c’è.

A casa vedemmo Lady Oscar. Per anni in famiglia abbiamo sempre sostenuto che finisse in un modo, con un personaggio che raccontava i fatti avvenuti dopo la Presa della Bastiglia.
Rivedendo il cartoon qualche anno dopo, fummo sorpresi di scoprire che quel personaggio muore a due episodi dalla fine: non poteva, quindi, essere lui a comparire nel finale! Eppure io e i miei famigliari lo abbiamo pensato per anni!

Io amo i Litfiba. E nello stesso modo anche altri due miei amici, con cui da sempre parliamo della nostra passione. Beh, verso il 2000 tutti e tre, discutendo, eravamo convinti (pronti a metterci la mano sul fuoco) che un certo brano fosse incluso in un certo album.
Tre fan sfegatati che commettono lo stesso errore, condividendo una convinzione (chissà perché) sbagliata.
Quella canzone non esiste in nessun album, è un singolo e basta.

 

La spiegazione del Mandela Effect

Con gli esempi delle mie esperienze ho voluto fare capire che da soli o in gruppo siamo tutti soggetti a ricordi sbagliati. Autoconvincendoci di qualcosa che non esiste. E ciò può succedere sia in un ambiente dove tutti vivono a stretto contatto (la famiglia), alimentando il falso ricordo a vicenda, sia nei gruppi di persone distinte (i fan di un gruppo musicale, per esempio).

Magari succede perché un articolo su un giornale ad alta diffusione contiene una notizia sbagliata, così da dare informazioni errate alla gente, una parte della quale non correggerà mai l’errore.
Non c’è nulla di strano: è la nostra mente (individuale o collettiva) a giocarci brutti scherzi, modificando la percezione di ciò che ricordiamo.

E voi avete avuto esperienze, singole o collettive, di falsi ricordi?
Siete stati mai vittima del Mandela Effect?

 

 

1 commento

  1. I miei “falsi ricordi” riguardano soprattutto scene di film viste molto tempo prima…voglio dire, le ricordo in maniera diversa, con diverse inquadrature eccetera ; rivedendole, mi capita di restare deluso, preferendo la mia “versione” mentale.

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