MAMMA HO PERSO L’AEREO, UN NATALE 30 ANNI DOPO

MAMMA HO PERSO L'AEREO, UN NATALE 30 ANNI DOPO

Mamma ho perso l’aereo, il film del 1990 dal titolo originale Home Alone (“A casa da solo”), credo sia il colpo nostalgico più fatale che si possa infliggere sotto le Feste. Vero è che ogni anno le grosse major di Hollywood, Disney in primis con la sua inconfondibile ferocia, si danno battaglia per sfruttare il Natale, sparando film a tema come se piovesse. Quello che più basso colpisce rimane, appunto…

Mamma ho perso l’aereo (ma non le emozioni).

 

MAMMA HO PERSO L'AEREO, UN NATALE 30 ANNI DOPO

 

Perché c’è stato un tempo in cui non esisteva praticamente un ca… niente. La tecnologia, intesa come parte integrante della vita quotidiana, era assimilabile alla fantascienza. Se eri proprio uno che stava al passo avevi il walkman. Magari un Atari sotto il vecchio spara-radiazioni a tubo catodico. Se poi avevi il videoregistratore e pure la videocamera (a spalla, peso netto: 35 kg) eri il massimo, proprio.

Lo smartphone con tutte le sue funzioni belline, il tablet, il navigatore, internet sopratutto, erano pura fantasia. Va quindi da sé che alcune cose erano giusto un tantino più complicate. Tipo organizzare qualcosa. In questo scenario si colloca la famiglia McCallister.

Una famiglia che appartiene a tempi più semplici, quando la gente non credeva nella televisione e i figli si facevano per sport. I McCallister pare puntassero alla medaglia d’oro, visto che hanno una barca di figli pro-capite. In vista delle vacanze di Natale, questo esempio di proletariato selvaggio si riunisce a casa di Peter e Kate.

 

Obiettivo: invadere la Fr… una maxi-vacanza familiare a Parigi. Il problema di quando metti sotto lo stesso tetto una marea di parenti è che la pernacchia e la parola maleducata stanno sempre in agguato.
Il piccolo Kevin McCallister (Macaulay Culkin) in questo senso è lo spasso di fratelli e cugini più grandi. Segue litigio da pubblicità della Mulino Bianco e via, Kevin viene mandato in soffitta a dormire da solo.

A questo punto succedono due cose.
A) Kevin, imbruttito dalla situazione, covando rancore dalla soffitta desidera che la famiglia-pollaio scompaia.
B) Tenendo ben presente la premessa fatta poco più su (dove si diceva che non c’era una mazza a quei tempi) succede che, guarda caso, il cattivo tempo fa saltare la corrente durante la notte resettando le sveglie.

Morale della favola, nessuno si sveglia per tempo. Quindi devono lanciarsi in una corsa matta e disperatissima all’aeroporto per non perdere l’aereo. Metti un po’ questo e un po’ quello, alla fine della fiera si dimenticano Kevin.

MAMMA HO PERSO L'AEREO, UN NATALE 30 ANNI DOPO

 

Oh, Mamma ho perso l’aereo. Girando per casa appena sveglio, Kevin crede che, boh… la famiglia si sia nascosta per fargli uno scherzo o una cosa del genere. In effetti ci mette un po’ a capire che in realtà sia l’unico rimasto in casa. Realizza dunque che il suo “desiderio”, in un certo qual modo, si è avverato.

Proviamo a tornare con la testa a quando avevamo otto anni. Fatto? Bene. Molto in brevis, avere otto anni significa essere sotto stretta sorveglianza genitoriale. Ventiquattrore su ventiquattro, che manco Guantánamo. Divieti di ogni sorta. Totale mancanza di diritti di qualsivoglia sorta.

Avere otto anni vuol dire che la tua opinione frega meno di mezzo cane morto. Pertanto è facile capire la reazione di Kevin, quando realizza di avere l’inebriante potere della libertà. Purtroppo, come La Forza, anche l’indipendenza ha il suo lato oscuro: se da un lato puoi fare quel che ti pare, dall’altro sei esposto a vari pericoli. Immaginari e non.

 

Per Kevin i pericoli sono rappresentati in primo luogo dal vecchio Marley, l’inquietantissimo vicino di casa che si aggira per il quartiere, di cui si dice che una trentina d’anni prima abbia fatto fuori tutta la famiglia. In secondo luogo da Harry e Marv, una coppia di topi d’appartamento che da un po’ di tempo tiene d’occhio la zona.

Sostanzialmente, il clou delle vicende di Mamma ho perso l’aereo si raggiunge quando superata, come dire, l’iniziale titubanza di Harry e Marv a causa delle messinscene di Kevin, i due si rendono conto che il bambino è da solo in casa. Perciò si sarebbero potuti dare alle ruberie.

Sì, Kevin è da solo, ma i due non avevano calcolato che dalla sua avesse un budget di svariate migliaia di dollaroni e un’intera squadra di professionisti degli effetti speciali, in grado di aiutarlo a mettere in piedi tutta una serie di trappole e trappolette. Alcune potenzialmente letali.

MAMMA HO PERSO L'AEREO, UN NATALE 30 ANNI DOPO

 

Ora, Mamma ho perso l’aereo è qualcosa di tanto popolare che pure se si fosse vissuti in una caverna su Marte si saprebbe come va a finire.
Per mezz’ora, Joe Pesci e Daniel Stern si fanno prendere a pesci in faccia e riempire di mazzate da un bambino. Nel frattempo, la madre di Kevin, accortasi di avere scordato il figlio a casa, sta facendo uno sbattone per tornare indietro. Inoltre, il vecchio inquietantissimo che pareva un maniaco si scopre essere una bravissima persona e salva Kevin. Alla fine bacioni e abbraccissimi, e questo è quanto.

Effettivamente, Mamma ho perso l’aereo è il classico film scritto da John Hughes: pieno di difetti, costantemente in bilico tra l’appena plausibile e l’incredibilmente scemo.
C’è un abisso tra Kevin e la sua famiglia. Un bambino che nonostante l’età si dimostra sorprendentemente “maturo”, sveglio, intraprendente e, volendo, geniale.

 

Il resto della famiglia, invece, sono un concentrato di stupidità e asineria.
Ci sarebbero circa un centinaio di modi diversi in cui avrebbero potuto svolgersi gli eventi. Tanto per cominciare, sì, è plausibile che una famiglia numerosa, disorganizzata e in preda all’ansia, possa fare tanta cagnara da perdersi un figlio per strada. Ma non fare così tanta strada prima di accorgersene.

Per dire, arrivati all’imbarco (anche all’epoca) il personale controlla ogni biglietto prima di far salire i passeggeri a bordo. A quel punto, anche se non ti sei messo a fare la conta delle teste nel tragitto casa-aeroporto, ti sarebbe stato detto che c’era un biglietto in più.

 

Marley, il vecchio inquietante: questo tipo sta sempre ad aggirarsi per il quartiere, a spargere sale per sciogliere la neve. Per tutto il tempo che Harry e Marv si sono aggirati in zona non si è accorto di niente?

A proposito di Harry e Marv: i due, su carta, sono ladri d’appartamento abbastanza esperti. Hanno già messo a segno decine di colpi. Harry è tanto lungimirante nella preparazione dei colpi che si traveste da poliziotto per studiare i bersagli. E poi? Sia lui che il complice cascano in ogni trappola elaborata da un bambino con giocattoli e roba varia racimolata in casa. Il bambino è un genio, oppure loro hanno appena subito una lobotomia.

Al di là di tutto, una volta venuto a sapere del piano di Harry e Marv di svaligiargli la casa, con tanto di data e ora precisa, anziché mettersi a fare tutto questo gran casino, Kevin non avrebbe potuto chiamare semplicemente la polizia?

MAMMA HO PERSO L'AEREO, UN NATALE 30 ANNI DOPO

 

Mamma ho perso l’aereo era, è e rimarrà sempre un gran film. Per quanti limiti possa avere la commedia slapstick, John Hughes alla sceneggiatura e Chris Columbus alla regia sono riusciti a fare una cosa in cui pochi riescono: essere originali. O almeno quel tanto che basta.

Di film per bambini ce ne sono a pacchi. Però il 90% di questi film rappresentano una visione di adulti rivolta al giovane pubblico attraverso vezzeggiativi. L’equivalente di quelli che parlano ai figli facendo le vocine: “Guarda, il miao-miao, il bau-bau, il ciuff-ciuff…”.

Mentre Kevin è realmente il protagonista del film, non un bambino visto da un adulto che non lo crede in grado di ragionare. Mamma ho perso l’aereo ebbe, come I Goonies, tanto successo proprio per questo motivo.

Non era solo divertente, parlava come un bambino. Per questo riesce a integrare perfettamente comicità demenziale, umorismo, emozioni (vedi anzitutto la sottotrama di Marley) e sì, perché no, a distanza di trent’anni, emotività. Il che, lo rende (dopo Die Hard, ovviamente) il miglior film di Natale di sempre.

 

Ebbene, detto questo credo che sia tutto.

Stay Tuned, ma soprattutto Stay Retro.

 

 

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