MALAUSSÈNE DI DANIEL PENNAC RITORNA PER AMORE O PER DENARO?

MALAUSSÈNE DI DANIEL PENNAC RITORNA PER AMORE O PER DENARO?

Dal 3 gennaio è in vendita in Francia il nuovo libro di Daniel Pennac, incentrato sulla originale figura del “capro espiatorio” Benjamin Malaussène. Si intitola “Il m’ont menti” (Mi hanno mentito) e lo pubblica l’editore Gallimard con una tiratura superiore al milione di copie. Si tratta della prima parte (di due) di una storia più ampia battezzata “Le cas Malaussène” (Il caso Malaussène) che, come lascia intuire il titolo, vede il protagonista sotto accusa. La vicenda inizia con la “prosivendola” Isabelle Zabo detta Regina, tirannica titolare della Taglione, casa editrice per cui il Nostro lavora, che affida a Malaussène il compito di proteggere il più importante autore della scuderia (praticamente, l’unico) minacciato di morte. Inviato nel Vercors, sulle Alpi francesi, Benjamin rientrerà a Parigi accusato di reati di cui è totalmente all’oscuro. La storia si svolge, come il “sequel” dei Tre moschettieri, 20 anni dopo quelle narrate nei precedenti volumi e vede la “tribù Malaussène”, immersa nelle nuove tecnologie, all’opera per scagionare dalle accuse il protagonista.

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L’autore francese di origini còrse (il suo vero cognome è Pennacchioni), nato a Casablanca il 1° dicembre del 1944, non utilizzava più da circa diciotto anni il personaggio che gli ha procurato fama e denaro. I romanzi della fortunata serie pubblicati tra il 1991 e il 1999 sono sei: i primi quattro che l’autore, riferendosi al quartiere parigino dove abita la famiglia del protagonista, chiama “il quartetto di Belleville” sono “Il paradiso degli orchi”, “La fata carabina”, “La prosivendola” e “Signor Malaussène”; seguono “Ultime notizie dalla famiglia” e “La passione secondo Thérèse”. La tetralogia “popolare”, quella che ha decretato il successo di Pennac, è fatta di romanzi se non proprio polizieschi, comunque a trama gialla, buoni più o meno per tutte le bocche. Dopo quelli, l’autore francese ha probabilmente pensato che poteva fare di meglio, scrivere dei romanzi-romanzi, passando dalla produzione di genere (nella quale stava comunque un po’ stretto) alla Letteratura-che-conta, sostenuto in questo dalla critica entusiasta. Dopo il 1999 ha dunque scritto un po’ di tutto: romanzi per ragazzi (già prima di Malaussène aveva pubblicato “Abbaiare stanca” e “L’occhio del lupo”), pièces teatrali, saggi e persino fumetti come “La débauche” (Gli esuberati) per i disegni di Jacques Tardi e (dimenticabili) sceneggiature per i fumetti di Lucky Luke, mentre i suoi lavori approdavano anche sul grande schermo. “Scrivere è come tuffarsi negli abissi della mia lingua come in un elemento naturale”, ha dichiarato alla rivista Monde des Livres. “Giocare con le parole, crearne, resta un piacere intimo, sensuale, molto difficilmente comunicabile. Questa sensazione che la mia lingua materna, con la sua musica, la sua grammatica, è per me elemento vitale…”.

Adesso, dopo quattro anni di silenzio, Pennac torna a pubblicare e lo fa ripescando Malaussène. Nostalgia del personaggio e della sua scombinata famiglia? Forse, ma certamente anche pressioni dell’editore. Nell’attuale crisi di vendite che investe tutta l’editoria, tornare a montare in sella ai “cavalli vincenti” più che una scelta è diventata per chi stampa una necessità. Abbiamo visto in un articolo pubblicato recentemente su Giornale POP quanto anche nel comparto dei fumetti si tenda a recuperare le serie più vendute, con 57 “ritorni” di personaggi del passato e il 20% dei libri pubblicati dedicato a ristampe. Non va diversamente in Italia dove assistiamo alla moltiplicazione delle testate del sempreverde Tex e al ritorno alla scrittura di autori come Tiziano Sclavi dopo un lungo esilio volontario. In questo contesto, crediamo non sia troppo campata in aria l’immagine dei responsabili di Gallimard che marcano stretto l’autore di Malaussène perché riprenda in mano il personaggio. E, probabilmente, lo stesso Pennac (i cui diritti d’autore, come quelli di ogni altro, supponiamo siano calati significativamente in questi ultimi anni) non deve aver fatto eccessiva resistenza.

Resta da vedere se con questo nuovo dittico Pennac riuscirà a restituire ai lettori la magia dei suoi primi romanzi malausséniani, o se tutto quello che c’era da dire nella serie è già stato detto a suo tempo e questa si rivelerà solo una fredda operazione commerciale. Per saperlo, in Italia dovremo attendere l’abituale traduzione per i tipi della Feltrinelli prevista in primavera.

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