LUDWIG, UNA FIRMA PER DUE SERIAL KILLER

LUDWIG, UNA FIRMA PER DUE SERIAL KILLER

14 marzo 1984, nella discoteca “Melamara” di Castiglione delle Stiviere (Mantova) quattrocento giovani stanno festeggiando il Carnevale. Nessuno fa caso a una coppia di ragazzi mascherati da Pierrot che, in mezzo a loro, trascinano due grosse borse. Arrivati in un angolo appartato, dalle borse estraggono due taniche di benzina. Versano il liquido sulla moquette e le danno fuoco, ma le cose non vanno come avevano previsto. La moquette è ignifuga, stenta a bruciare. Mentre i due cercano un modo più efficace per incendiare il locale, vengono circondati dai buttafuori della discoteca. Nasce una colluttazione nella quale i Pierrot hanno subito la peggio. Fortuna per loro, prima di essere linciati arrivano gli agenti di polizia. Ai quali i due, per spiegare la loro azione, danno questa risposta: «Volevamo vedere come avrebbero ballato con le fiamme».

I ragazzi arrestati sono Marco Furlan, nato a Padova nel 1960, e Wolfgang Abel, nato a Dusseldorf nel 1959, entrambi residenti a Verona. Hanno un aspetto angelico e il comportamento mite, sono i rampolli di due famiglie dell’alta borghesia. Marco è figlio del primario del centro ustionati dell’ospedale di Verona, il padre di Wolfgang è un ricco avvocato che dirige la filiale italiana di una compagnia assicuratrice tedesca.
Sono inseparabili dai tempi del liceo e amano incontrarsi nella piazza Vittorio Veneto di Verona, punto di ritrovo dei giovani neofascisti. I due non fanno parte di alcuna organizzazione politica, ma hanno in comune idee estreme, come quella di far piazza pulita di vagabondi, omosessuali e drogati. Odiano i sacerdoti che non hanno una condotta di vita esemplare, in quanto indegni di servire Dio. Non sopportano nemmeno le discoteche e i cinema a luci rosse, perché frequentati da gente “equivoca”. Non volendo stare a guardare impotenti mentre la “decadenza” corrode la società, i due hanno deciso di passare all’azione.
Nelle pagine della cronaca nera irrompono l’arrogante slogan che i due giovani prendono in prestito dai nazisti, “Gott mit uns” (Dio è con noi), e il misterioso nome di “Ludwig”, forse ispirato a Otto Ludwig, semisconosciuto drammaturgo ottocentesco autore di una tragedia il cui protagonista era una sorta di “sacerdote perfetto” che uccideva i “servi dei falsi dei”. Dieci eventi efferati sono stati attributi ai due assassini, anche se il loro numero preciso non è mai stato determinato con certezza.

Ludwig

Marco Furlan e Wolfgang Abel

 

I delitti attribuiti a Ludwig

1) Verona, agosto 1977. Il vagabondo Guerrino Spinello viene bruciato vivo all’interno della Fiat 126 che gli fa da abitazione.

2) Padova, dicembre 1978. Due mani sferrano 30 coltellate a Luciano Stefanato, un cameriere omosessuale, ritrovato poi con le lame ancora conficcate nella schiena.

3) Venezia, dicembre 1979. Con un’altra trentina di coltellate viene ucciso Claudio Costa, un tossicodipendente di 22 anni.

4) Vicenza, dicembre 1980. Alice Maria Buretta, ex prostituta, cade sotto i colpi di un’ascia e di un martello. Per la prima volta, una lettera firmata “Ludwig” inviata al quotidiano Il Gazzettino di Venezia rivendica questi delitti.

5) Verona, maggio 1981. Brucia una vecchia torretta che fa da rifugio ad alcuni giovani sbandati. L’incendio viene rivendicato con un volantino scritto nel quale “Ludwig” afferma, tra l’altro, che “la nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”. Per provare che sono stati loro, a un quotidiano spediscono il dischetto metallico di una delle tre torce usate.

6) Vicenza, luglio 1982. Due frati settantenni, Gabriele Pigato e Giuseppe Lovato, vengono uccisi a martellate.


7) Trento, febbraio 1983. Il sacerdote Armando Bison muore trafitto da un punteruolo da scalpellino, sopra il quale è stato saldato un crocifisso. Era membro dei serviti, un ordine religioso poco noto fondato nel 1926, che si occupa del recupero degli ecclesiastici che hanno perso la fede. Finora Ludwig aveva colpito una sola volta l’anno, ma da questo momento i delitti si moltiplicano: come spesso accade ai serial killer, a un certo punto l’impulso di uccidere diventa irrefrenabile.


8) Milano, maggio 1983. Nell’incendio doloso del cinema a luci rosse “Eros” muoiono 6 persone.

9) Amsterdam (Olanda), dicembre 1983. Stavolta le fiamme vengono appiccate a un sexy club, la “Casa Rossa”, provocando 13 morti. Di questo delitto, il più grave, non si troveranno mai prove decisive per poterlo attribuire con assoluta certezza ai due giovani.

10) Monaco di Baviera (Germania), gennaio 1984. In un altro incendio, una cameriera di origine italiana, Corinna Tatarotti, muore nella discoteca “Liverpool”. Il volantino firmato Ludwig, scritto a mano come gli altri, dice: “Al Liverpool adesso non si scopa più”.

 

La cattura, il processo e la scarcerazione

La carriera della coppia di assassini termina in maniera ignominiosa due mesi dopo vicino a Mantova, nel fallito incendio della discoteca “Melamara”. Fino ad allora le autorità non hanno alcuna idea su chi si celi dietro la firma Ludwig: adesso arriva la svolta.
Gli inquirenti non credono a Marco Furlan, secondo il quale lui e il suo amico volevano fare solo uno scherzo, perché i quattrocento ragazzi che stavano festeggiando il Carnevale hanno davvero rischiato la vita. Neppure credono ad Abel Wolfgang, quando dice che intendeva vendicarsi perché una sua amica che frequentava la discoteca aveva iniziato a drogarsi. Anche se non hanno ancora prove vere e proprie, gli inquirenti sono convinti di avere finalmente acciuffato i membri della famigerata banda Ludwig. Tra i veronesi, desta grande sorpresa il fatto che i due concittadini accusati di tanti omicidi appartengano a famiglie in vista. Sono due ragazzi modello, dalla vita esemplare: Marco Furlan sta per laurearsi in Fisica mentre Wolfgang Abel, laureato in Matematica con il massimo dei voti, lavora con il padre nella stessa compagnia assicurativa. Pur essendo ricchi, i due amici girano in bicicletta, detestano i locali alla moda e spendono solo per viaggiare. Amano le passeggiate in montagna, dove discutono dei loro filosofi preferiti: Kant, Spinoza e Kierkegaard. Sono una coppia di “raffinati intellettuali”, nessuno riesce a vederli come assassini.

Ludwig

In carcere, mentre all’inizio Marco Furlan rifiuta di incontrare gli psichiatri, Wolfgang Abel viene sottoposto a una perizia completa. Si appura che da bambino non ha ricevuto l’affetto della famiglia, motivo per cui avrebbe maturato una ridotta capacità di intendere e di volere. Un vizio parziale di mente viene riconosciuto anche a Furlan, quando finalmente accetta di farsi esaminare. Pure nel suo caso sarebbero mancati da parte dei familiari la tenerezza, il calore umano e l’appoggio necessari per strutturare la personalità. Con il risultato che in lui si sono fissati insicurezze e conflitti irrisolti. Queste perizie richieste dal giudice vengono contestate dagli avvocati delle vittime, perché potrebbero permettere ai due di sfuggire alla condanna. Il pubblico ministero, d’accordo con questi ultimi, afferma che uccidevano solo per scacciare la noia dei fine settimana.

Gli imputati si dichiarano innocenti al processo che si tiene a Verona tra il 1986 e il 1987. Il procedimento è indiziario, salvo per un’unica prova che arriva dalla Germania. Durante la perquisizione dell’appartamento di Monaco di Wolfgang Abel, la polizia tedesca aveva trovato un blocco di fogli con tracce quasi invisibili prodotte da una biro che scriveva su un foglio posto sopra di essi. La perizia grafoscopica, condotta da uno strumento in grado di visualizzare una traccia di scrittura anche 20 fogli sotto l’originale, dimostra che quelle impronte corrispondono al volantino scritto a mano con la rivendicazione dell’incendio della discoteca “Liverpool”. A causa della scarsità di prove per altri delitti, Furlan e Abel vengono riconosciuti colpevoli di 10 omicidi (tra cui quelli dei frati, del prete, degli spettatori del cinema e della cameriera) sui 15 di cui erano accusati. Per il pubblico ministero sono responsabili anche della morte dei 13 olandesi, ma per l’incendio di Amsterdam non c’erano abbastanza elementi per una condanna. In totale, secondo il Pm, i due avrebbero ucciso 28 persone.


Furlan e Abel vengono condannati a 30 anni di carcere ciascuno, evitano l’ergastolo solo perché viene loro riconosciuta la semi infermità mentale. Particolare inquietante: durante il processo alcuni elementi farebbero pensare che il nome Ludwig nascondesse, in realtà, una banda più numerosa perché per l’esecuzione di alcuni delitti sarebbero stati necessari dei complici.

Nel 1988, in attesa del processo d’appello, scaduti i termini per decorrenza dei tempi di carcerazione, i due serial killer vengono scarcerati e mandati in soggiorno obbligato in paesini di provincia, con l’obbligo di firmare tre volte al giorno il registro alla caserma dei carabinieri. Abel e Furlan ne approfittano per tagliare la corda. Il primo viene catturato dai carabinieri dopo pochi chilometri, il secondo lo scovano solo nel 1995, nell’isola greca di Creta. Pur di non tornare in prigione prova a impiccarsi, ma non ci riesce. Nel frattempo, in appello la sua condanna e quella di Abel erano state ridotte a 27 anni.

Entrambi finiscono di scontare la pena anticipatamente: Wolfgang Abel nel 2007 e Marco Furlan nel 2009. Secondo alcuni, attualmente si troverebbero all’estero.

 

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