LO SCONOSCIUTO DI MAGNUS

LO SCONOSCIUTO DI MAGNUS

Il disegnatore Roberto Raviola (1939 – 1996), meglio conosciuto con il nome d’arte di Magnus, è responsabile del successo della Editoriale Corno con lo sceneggiatore Luciano Secchi (Max Bunker). Insieme crearono personaggi originali e di successo come Kriminal e Satanik.

Nel 1975, Magnus lascia Secchi perché non gli riconosce i diritti sulle ristampe di Alan Ford, l’ultimo personaggio che hanno creato. Stranamente i grandi editori del momento, da Bonelli alla Universo, non si contendono con il coltello il più importante disegnatore italiano vivente, che finisce così per collaborare con la Edifumetto, la casa editrice di Renzo Barbieri specializzata nei tascabili erotici. La creazione più riuscita di Magnus per la Edifumetto è Lo Sconosciuto.

Nel 1974, prima dello Sconosciuto, Magnus realizza tre episodi autoconclusivi sempre per i tascabili erotici.

Il primo è “Dieci cavalieri e un mago”.

A cui seguono “Mezzanotte di morte” e “Quella sera al collegio femminile”.

Nel 1975 esce il primo numero de Lo Sconosciuto. Magnus scrive la sceneggiatura con la collaborazione del cantautore Francesco Guccini. La serie si conclude con il sesto numero a causa dell’incostanza di Magnus anche se, sembra, vendeva abbastanza bene.

Chi è lo Sconosciuto? Un uomo di mezza età nato negli Stati Uniti, almeno così si deduce da alcuni indizi. In passato ha combattuto nella legione straniera francese in Vietnam e in Algeria.

La vita precedente tormenta lo Sconosciuto. Ha il rimorso per le vite che ha spezzato durante le operazioni militari, alle quali si fanno allusioni molto brutali. Adesso vive di espedienti, gli capita perfino di non avere soldi per mangiare e accetta qualsiasi tipo di lavoro che gli venga offerto.

Coinvolto, suo malgrado, da guerriglieri e terroristi (particolarmente numerosi negli anni settanta) non sembra parteggiare per nessuno. Il suo unico impulso è cercare di arraffare un po’ di soldi sporchi e darsi alla fuga, sia pure senza commettere delitti, ma la sfortuna lo perseguita e alla fine di ogni episodio lo troviamo più disperato che mai. Ecco, El Desperado sarebbe un nome più appropriato per lui.

N. 1 – Poche ore all’alba

Il primo episodio inizia con un flashback onirico che perseguita lo Sconosciuto.

L’introduzione di un personaggio, non occorre Umberto Eco a spiegarcelo, serve per darci informazioni essenziali su di lui.

 

Sì, lo Sconosciuto è un uomo perseguitato dal proprio passato.

Il primo episodio è una spy story mediorientale con brutti ceffi che si rincorrono e si ammazzano per il traffico di armi e di diamanti. Una nota interessante la porta Eliza, che già dalla faccia si capisce essere una serpe. Ma si fa subito perdonare mettendo generosamente le tette all’aria, in una tavola realizzata con un segno deciso che manco Roy Lichtenstein potrebbe eguagliare. Si noti il naso: Magnus è così bravo a disegnare che ci offre donne bellissime pur con qualche imperfezione fisica.

 

 

 

 

Non equivocate, lo Sconosciuto non è gay. Il fatto è che dai tempi di Tarzan e di Flash Gordon l’eroe tutto di un pezzo non lo dà mai alla cattiva di turno che vorrebbe possederlo a ogni costo (e poi fotografarne il pisello con il telefonino per farlo vedere alle colleghe d’ufficio al ritorno delle vacanze, imbrogliando sulle misure peggio dei pescatori della domenica).

L’intrigo continua tra i tipacci levantini che si ammazzano tra loro. Ora do una spiega agli aspiranti sceneggiatori di fumetti: se volete trattare un traffico di qualcosa, fate una storia alla Tintin con i delinquenti che caricano la roba su un aereo. In un fumetto si deve vedere tutto, non è come un romanzo dove occorre immaginare. No, non dovete pagare niente, la lezione era gratis e poi sono milionario di mio.

 

 

 

Meglio questo finale topolinesco, con l’eroe che (quasi) schiva i colpi sparati alla distanza di un metro, che tutte le chiacchiere e distintivo precedenti sul traffico di questo o di quello.

In ogni caso, l’eroe tormentato non vince mai: si limita a sopravvivere stentatamente. 

N. 2 – Largo delle Tre Api

Non leggeremo mai fumetti ambientati in Italia perché i nostri autori, al contrario di quelli del resto del mondo, trasportano rigorosamente le loro storie all’estero.

Questo episodio, però, fa eccezione.

In questo largo (piazza) si intrecciano diverse storie criminali, decisamente troppe, nelle quali lo Sconosciuto verrà quasi travolto.

 

Lo Sconosciuto, uscendo dalla pensione del largo delle Tre Api incontra casualmente un compagno furbone della guerra d’Algeria: quanti bei ricordi!

Sul largo si affaccia anche il palazzo di un cornutone della nobiltà nera romana ed ex gerarca fascista.

La moglie è un puttanone che la dà a tutti, a partire dall’autista del principe. Forse l’unico uomo che ama davvero.

 

Le tavole successive sono ultraporno: le prime del genere in Italia. Siccome la magistratura per la prima volta non si muove, forse inibita dalle mirabili tavole di Magnus, anche gli altri tascabili iniziano a disegnare cazzi & fighe a tutto spiano.

L’amico ex mercenario ha trovato un lavoro d’autista allo Sconosciuto: deve scorrazzare per Roma un ecclesiastico dell’America latina (ospite di un convento che dà sul largo). Il vescovo è stato richiamato a Roma, dove il Vaticano gli rimprovera di essere ostile al regime autoritario del proprio Paese.

No, non si tratta del futuro papa Francesco con la barba: quello, all’epoca, non faceva poi tanto casino sotto la dittatura di Videla in Argentina. 

N. 3 – Morte a Roma

Il principe vuole punire la moglie bagascia, per questo ha invitato un paio di aitanti giovanotti.

 

 

 

Altra scena porno che risparmio ai vostri occhietti sensibili. Con alto spirito di sacrificio, me la riguardo bene io.

Qualcuno spara a sua eminenza, ma lo Sconosciuto scorge in tempo il riflesso del fucile salvandogli la vita, se non il braccio.

 

Grande finale a schifìo. Lo Sconosciuto ammazza un po’ di killer e raccatta del grano in una valigetta, mentre l’autista da par suo svaligia la cassaforte del principe e scappa con la moglie del medesimo.

Tutti gli altri che abbiamo visto, e anche quelli che non abbiamo visto, muoiono ammazzati in scene truculente.

Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana; quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini…

Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre con il sole (estate e inverno), quella Roma che è meglio di Milano…

Remo Remotti, “Mamma Roma addio”

N. 4 – I cinque gioiellieri

 

Al tempo della guerra un soldato tedesco uccide il suo capitano per fregare il carico di gioielli.

Oggi il capitano, miracolosamente sopravvissuto ai colpi, incontra quattro gioiellieri che, come lui, cercano il tesoro scomparso in un albergo dell’isolotto di Mont Saint-Michel, quello che con la bassa marea si unisce alla terraferma.

Lo Sconosciuto arriva sul posto, dopo essere sfuggito a stento ai ferrovieri che gli hanno sequestrato la valigetta piena di soldi ciulata a Roma.

Ditemi voi se questo disperato quarantenne può essere un eroe dei fumetti come si deve.

 

Invece il fortunello viene assunto come guardaspalle da Erode, il padrone dell’albergo dove scrocca un pasto.

Tanto per dare un’idea dell’ambientino, Theodoro il greco, quello che si accende la sigaretta, scopa la moglie di Erode.


Il vecchio partigiano racconta come mise le mani sul camion uccidendo il crucco.

 

 

Tesoro che fu lasciato in custodia alla fidata famiglia Lanclos.

Erode è molto teso perché i cinque gioiellieri stanno cercando quel tesoro nel suo albergo.

Sì, un tempo l’albergo era la casa dei Lanclos, dove Erode da giovane ebbe l’idea di presentarsi ascia in mano.

I Lanclos non parlarono, come non parlano adesso. Si limitano a presenziare nel buio, rammentando l’orrore commesso al loro assassino.

 

 

Si ripete la storia del numero scorso, la moglie zoccola sta per telare con l’uomo fidato del marito, Theodoro il greco.

Va be’, forse stavolta Magnus ha esagerato un poco con le imperfezioni della figona, chiamiamola comunque così per galanteria.

Intanto i gioiellieri trovano il passaggio segreto grazie a uno strumento di alta tecnologia.

 

 

Altro massacro generalizzato di tutti i personaggi dell’episodio, mentre i gioiellieri rimangono intrappolati nella stanza segreta con il tesoro: e ora mangiatevi quello.

Lo Sconosciuto, da parte sua, se la squaglia.

N. 5 – Il sequestrato della sierra

 

Oh, questa storia è troppo complicata, mi rifiuto di riassumerla.

Tra riti vudu e reminiscenze di guerra…

… alla fine lo Sconosciuto si ritrova in un campo della guerriglia con l’incarico di portare i soldi per un riscatto.

 

 

Quando una brutta guerrigliera si vede tradita dalla bella sorella finisce tutto nel sangue, anche con il contributo delle forze governative che assaltano il campo.

Lo Sconosciuto riesce a scappare, ma neppure stavolta ci guadagna una lira.

N. 6 – Vacanze a Zahlè

In genere, quando un nuovo tascabile non vende abbastanza termina le pubblicazioni con il numero 6. Il tempo per avere i dati definitivi dal distributore e smaltire le storie completate in giacenza. Magnus deve avere saputo della chiusura mentre stava concludendo l’episodio, dato il finale che ci offre.

La storia si svolge a Beirut, la capitale libanese considerata fino a pochi anni prima la Svizzera del Medio Oriente. Il Libano, all’epoca unico paese arabo a maggioranza cristiana, si trovò investito dai profughi palestinesi che vi importarono la loro guerra contro Israele.

Un po’ come nel film “Ombre rosse” di John Ford, vediamo i protagonisti in un pulmino assediato da arabi sunniti e cristiani maroniti che guerreggiano allegramente tra loro. Si noti la coppietta composta dal baffuto e dalla bella figa.

Lo Sconosciuto è il John Wayne della situazione.

Dopo altro sangue, quello che resta del gruppo arriva in albergo. Se in “Ombre rosse” era rimarchevole il carismatico John Carradine nei panni del gentiluomo sudista Hatfield, che è sempre stato il mio ideale d’uomo cui tendere, qui abbiamo la coppietta in luna di miele che ci dà dentro dall’inizio alla fine dell’episodio.

Uhm… ho cambiato idea, d’ora in poi il mio ideale d’uomo cui tendere sarà ‘sto tizio con i baffetti.

Dopo la solita ingarbugliata lotta di tutti contro tutti, per rappresaglia di un raid israeliano un palestinese decide di commettere un attentato nell’hotel.

 

 

 

Sarebbe potuto rimanere morto nel 1976, lo Sconosciuto?

Una agonia di prestigio

Invece no. Gli anni ottanta sono il decennio delle “riviste di prestigio”, che pubblicano nuove storie dello Sconosciuto. A quanto pare con il consenso di Renzo Barbieri, che in teoria deterrebbe il diritti del personaggio in quanto primo editore.

Lo Sconosciuto viene ricucito e rimesso in pista. A causa della mia proverbiale ignoranza, essendo molto raffinate le sei nuove storie pubblicate in formato grande, non le ho capite affatto.

Dopo avervi mostrato le prime sei dall’alto livello artistico, non me la sento di rifilarvi la presunzione ben cesellata delle restanti. Piuttosto mi sparo una pera, come si diceva una volta.

Contatto E-mail: info@giornale.pop

7 commenti

  1. Magnus mi guarda con espressione triste e con una vaga luce di curiosità negli occhi. Non si ricorda più di me, che nel lontano anno scolastico 1966/67 son sato saltuariamente suo compagno di classe al lice artistico di bologna, con il nome di battaglia di “Il Nano” ( deformazione di Nanni). “, Raviola seguimi e non mi chiedere nulla, poi ti spiegherò quele sarà il tuo ruolo nel tentativo di strappare Milady dalle gtinfie del losco commerciate levantino El Pignatah: intanto via da qua, prima che i legionari della fiamma ci rintraccino e ci facciano a pezzi!! Il trucco è vecchio come il mondo: si sale al volo su di un treno in partenza e appena si muove si scende dall’opposto binario, anche a costo di dover saltare sulle rotaie ( dopo aver controllato che non stia transitando proprio su quel binario un altro convoglio e questo per per evitare sfracelli). Io quindi seguo il consolidato sistema, il “canone” della vera spia o agente segreto, oppure semplicemente uomo che per motivi suoi si vuole o deve defilare! Che so, Sauro the Pennacchius erectus ( non siate maligni, voglio solo ribadire che Sauro è sì certamente “homo erectus” ma non necessariamente sapiens sapiens….) che fugge inseguito da un marito o amante geloso, così, tanto per dire, Mi faccio 4 piani a piedi e alla fine esco a riveder finalmente le stelle! Sono stanco e ho sete, dopotutto ho passato l’età per fare tali esercizi . Sto suggendo con voluttà qui al bistrot “Chien andalou” un triplo cafè au lait nel quale inzuppo contemporaneamente tre croissant alla marmellata di prugne nere, quando un grosso pappagallo tutto bianco arriva sbattendo le ali. Si accomoda sul mio avambraccio sinistro e guardandomi fissamente mi saluta: “ Ciao cocco bello, luce delle mie pupille, che l’alba radiosa sia con te” . Non faccio in tempo ad accorgermi che ha notato i croissants che già con movenze aggraziate e fulminee ne ha già inghiottito ben due, dei tre dolcetti!! Per di più inzuppati di caffè e latte, in modo tale che la tazza appare ora desolatamente vuota: Il terzo croissant , a costo di soffocare, l’ho inghiottito in un colpo solo, senza mastice e con il rischio di strozzarmi!.Il pennuto sorride compiaciuto della mia prontezza inghiottitrice e con un piccolo sospiro inizia a celiare:” mi manda quel cavolo di cane intelligente che insieme alla lupa bianca – che mi pare in calore- fanno coppia fissa! Chiedo venia di quello che ti dirò, ma ho dovuto giurare sulla fiamma tricolore che reciterò tutto quanto a puntino, in caso contrario mi converrà imbarcarmi sul primo cargo in partenza per il Brasile!!” Si ferma un attimo il pennuto, mi fa l’occhiolino e con un lieve sogghigno sul becco riprende”: neIl sistema di idee associato al nome “High Castle” vale la pena di essere fatta notare una cosa. Dick afferma che il particolare castello che aveva in mente quando ha scelsce il nome era Vysehrad, una fortezza vicina a Praga venerata dai Boemi a causa del ruolo che ebbe nella Guerra dei Trent ‘anni”. In lontananza si odono rumore di tacchi di stivalone ed abbaiare di cani, cavolo, sono quei rompipalle della guardia nazionale della fiamma, certamente mi stanno cercando per mandarmi al macello della Villette per fare di me tritato per hamburger!!. Raviola sbianca in volto ed estrae una scatoletta di tasca, la apre e ne prende una pillola color rancione vermiglione ( un tono cromatico tipico del Tintoretto) che subito tenta di inghiottire: fa fatica ad inghiottirla, forse per la forte emozione, e solo l’intervento di un antropoide – è un tizio che viaggia nel pempo, qui è in anticipo sui normali avvenimenti narrati – che lo percuote ritmicamente sulla schiena , risolve il problema, poi si carica senza sforzo apparente Raviola sul groppone e in un battibaleno giù verso il basso. Io seguo il pappagallo che volando raso terra si è infilato anche lui giù per le lignee scale en colimachon in pregiato stile art nouveau della cantina sottostante il bistrot!
    Si tratta di una vasta locale con soffitto a botte di quasi certa origine romana del tempo della tarda Repubblica, con migliaia di bottiglie adagiate negli appositi scaffali e una decina di grandi botti appoggiate alla parete di fondo.Il pappagallo sale sulla prima e con il becco batte aritmicamente il ritmo di “Grazie dei fior” producendosi contemporaneamente in una pregiovole imitazione della cantante Nilla Pizzi ( divoratrice di uomini, con preferenza per i toy boys sul tipo bel moretto qual era a quei tempi il nostro Sauro), Si spalanca una apertura nella botte e una mano scimmiesca attaccata a un nerboruto avambraccio vagamente umano ci afferra e ci tira dentro alla botte che automaticamente si chiude sigillandosi in modo perfetto!! “Bravo Tumbo” bisbiglia il pappagallo! L’uomo scimmia lo zittisce e con il’alfabeto degli antropoidi sordomiti ci comunica:” presto, voi due cretini e specialmente a te Bacicin Parodi, cervello di gallina, su, seguitemi senza fiatare, se volete salvar la vostra pelle!!”.
    Io corro a quattro gambe seguendo l’antropoide e dopo un tempo interminabile e infinite deviazioni si troviamo in cima della colonna della Bastiglia, dove seduto su un lussuoso tappeto afgano un tizio tutto avvolto in mantello, copricapo e sciarpa che gli copre parzialmente il muso nero come la pece ci attende fumando placidamente il narghilé. “Ciao, fessachiotti squittisce lo strano essere, preparatevi ad essere sadicamente torturati dai miei scherani, e così dicendo alza una sorta di dito artigliato e indica il cielo, dove tre aquile reali scozzesi stanno volteggiando sopra il nostro capo! Raviola apre gli occhi e guardatosi intorno strabuzza gli occhi e con un rauco sospiro si accascia svenuto!!
    “Un momento” grugnisce l’antropoide, prima vorrei sentire il seguito del messaggio del qui presente pappagallo Bacicin, perché ho l’ordine tassativo di Rimmel il toporagno del deserto, di riferire poi il tutto alla commissione “Affari per l’Africa”, presieduta dal grande Califfo marinaretto D’Alema”.
    Abbiate pazienza, io sono in balia della narrazione, poi mi farò valere e tenterò di far parlare Raviola rimembrando l’ultimo anno bolognese di liceo artistico, quando io andovo con raviola a casa sua solo per vedere sua cugina sedicenne dalle belle poppe!! Ah che tempi. Io a scuola ci andavo di Rado, ero sempre ai Giardini Margherita con la bella cuginetta Mariuccia che salendo su un alberto tortuoso, un vecchio cedro del Libano, si dimenava in modo tale mostrando quello che teneva fra le gambe, il famoso “pelo” che allora per me era cosa sconosciuta e che fu alla fine la causa della bocciatura a scuola: non me ne pento!!

  2. In effetti si trattava dell’anno scolastico 1956/57, quando avevo 18/19 anni e arrivai a Bologna dopo la fine degli studi a Modena all’Istituro D’Arte “Venturi”, conclusosi per me con scarsa gloria, fuorché in educazione fisica (10) e Italiano: per quanto riguardava il disegno, la materia più importante, mi piaceva solo copiare le storie a fumetti di Kinowa disegnato dalla triade EsseGesse e inventarmi storielline con tre cloni di Pippo, Pertica e Palla, personaggi amatissimi di Jacovitti. Facevo anche paginoni con panoramiche in prospettiva applicando la teoria delle ombre, dove ero veramente esperto.
    Però a Bologna, sia al liceo artistico poi all’Accademia, c’erano dei geni come Raviola ed io con i miei disegni e la mie storie scritte di tipo fantastico ero solo un povero fesso illuso: non potevo competere. Me ne accorsi e partii per il servizio di volontario di leva in Marina: volevo andare al mare e non in qualche nebbiosa caserma del Veneto con i “polentoni” già allora teste di cavolo!!
    E a Raviola”” a dire il vero non ci pensai più: Milady la vidi per la prima volta allìnizio degli anni 8o; “Lo Sconosciuto” su “Orient Express” , mi pare nel 1982, mi parve tortuoso a la storia involuta.
    Ho sempre avuto l’impressione che Magnus sia stato un genio quasi sprecato, con quella fissazione per la figura grottesco/umoristica, realizzata con segno pesante, con tutti quei neri, non so se espressione spontanea o indotta dai datori di lavoro o dal suo socio Secchi in arte Bunker. Si, le storie di Alan Ford erano godibili per l’accozzaglia di personaggi che le componevano, ma poi i disegnatori erano più di uno , con Pifferario (?) che imitava benissimo sia storie di quel genere ma anche disegnatori realistici come, ad esempio, Renato Polese dei giorni migliori.
    Non sono d’accordo con tutti coloro che hanno tirato pietre sul “Texone”, dove anche se si notano interventi di mani estranee ( ma Raviola era ammalato:::) credo che le doti e le potenzialità del Nostro si possano notare, ed anche apprezzare , a meno che ci sia chi odia il lavoro in punta di fioretto. Sauro mi pare ha sempre avuto da dire sugli sfondi tanto elaborati…. dove mai sta scritto che lo sfondo deve essere sintetico. Si sono disegnatori, Rosinsky tanto per farne uno, che negli fra gli ottanta ed inizio novanti, ha dato un esempio straordinari di integrazione fra figura e sfondo, con un tocco di pittoricità e di grottesco in certe figure umane, con quel bel tratteggio un poco “sporco”, lontano dalla meccanicità esecutiva di tanti disegnatori inchiostratori di super eroi ma anche qui in europa della “Linea chiara”!!
    Va beh, il mondo è bello perché è vario: viva la diversità, viva il capitone, olè!!
    Va beh, ora devo pensare a che far fare all’antropoide fuori tempo, che appare e dispare dalla trama che ho in mente creando paradossi per me totalmente assurdi.Sospetto anche che la dolce Mariuccia, che MAI me la dette, abbia avuto una tresca con quello scimmione, che era sveltissimo nell’uso del suo “aggegggo” anche se poi a ben ricordare, in genere gli antroppidi, specie i gorilla, non son molto ben attrezzati.Ma chissà, l’eterea , bionda Mariuccia forse trovava in quell’energumeno qualcosa che a me di certo mancava. Comunque non mi scorderò mai i Giardini Margherita di Bologna e i suoi cedri del Libano!!

  3. Provo a infilarmi tra gli schiaccianti commenti di Tom Zolfanello, detto Lo svedese, che infiammano e intasano questo giornale. Voglio complimentarmi per l’articolo e le fantastiche tavole da collezione. Magnus aveva una capacità unica nel rendere le espressioni facciali, i suoi personaggi recitano. Spettacolare!

  4. “Già”, sospiro io osservando il fantastico Roland, francese di origine polacca, acuto indagatore dell’inconscio che sta disegnando un bel ritratto idealizzato di Manus, ammiratrice veloce di Magnus. E il cane Ezechiel, il post ominide discendente del Sapiens Sapiens ( arriva dal 28° secolo!). De la Rue mi si si avvicina e bisbiglia:” domani arriverà in visita alll’ atelier di Manus la redazione di “Vitt & Dintorni”, accompagnata dal direttore Gorlaz e dal Grafico Bruni Maggi!o. Si tratta di Anita Garibaldi, Caesar e Pico; sono sospettosi e hanno avuto l’incarico da “Oltretevere” di portare avanti una discreta indagine su queste strane apparizioni! che sono avvenute al Museo delle arti e mestieri”. Io annuisco:” si, si, ne sono a conoscenza, la talpa che risiede in Vaticano mi tiene costantemente al corrente, monsignor Jornaes è un vecchio amico”. Stringo la mano ad ambedue, li saluto e salgo le scale pensando che la visita di questi emissari del buon Papa Francisco costituiranno certo un problema. Mah?? ci penserò fra un’oretta.. intanto esco a fare due passi per snebbiarmi il cervello. Sto sempre pensando al fatto che ho casualmente sorpreso Manus che con aria schiva si sbarbava con un rasoio elettrico a pile!! Cavolo, il dubbio che mi sorge è facile da indovinare.
    Mah, va beh, giuro che questa è l’ultima volta che intaso qualcosa, poichè Sauro mi ha mandato due guardie del corpo per proteggermi proprio da Manus, che si sosspetta sia un killer a capo di una ciurma di sgherri che viaggiano su una peniche da nord a sud della Senna.
    hi l’avrebbe mai detto?
    Già, ma il cervello rimane confuso e le idee vagano in una sorta di pre limbo gestazionale. Ma, cammina, cammina dove sono giunto?? Sono con il naso appiccicato alla vetrina di una invitante brasserie : perché non entrare? Già, ora che dentro ci sono ho la sorpresa di trovarmi fra vecchi amici che allegramente mi invitano al loro tavolo per assaggiare un piatto della famosa “Bistecca Montparnasse!! Non abboccate, si tratta di fegato di vitello impanato e fritto!!
    Manus me lo confidò alle prime luci dell’alba in un livido mattino di Gennaio l’anno scorso, mentre insieme a Harrison Ford cercava di liberare la di lui consorte rapita da tre balordi somali con passaporto britannico: un vero rebus!

  5. Mah? ehi Manus svelta, eri tu quel tipo male in arnese che questuava vendendo caldarroste all’angolo di Place des Lilas?? Alla mia vista quel tizio se la diede a gambe e correva come una lepre inseguita da un bracco!! dalle guance ispide e il naso arrossato ( faceva un freddo cane laggiù ai confini nord est della banlieu) mi parve di riconoscerti. Ma perché poi ridurti in tale guisa? anche a Parigi c’è la mensa Caritas per i poveri derelitti!! Perché di fatto tale tu sei, altrimenti perché ridursi a vendere caldarroste , fra l’altro fregate dal negozio che le vende ad un tiro di schioppo! Dai, con me che son peggio di te e travi ne ho a bizzeffe in ambedue gli occhi, ti puoi confessare: perchè scrivi quelle storie proibite ai minori, quale demonio ti ha morso ??
    Vieni da padre Sberlocchia che ascolterà i tuoi lai e previa viziosa penitenza ti assolverà.
    Non tentennare, poichè son io padre Sberlocchia, lavoro che faccio abusivamente e a tempo perso!! Non temere, sono ottantenne e la tentazione della carne è per me cosa remota.

  6. Mi ero illuso di aver in qualche modo convinto Manus sveltina a venire qui al museo Arti e Mestieri. Quindi è per questo che son qui che aspetto da più di un’ora con le pive nel sacco: fuori piove con inusitata insistenza per il mese di Novembre, dall’Alantico insieme alla pioggia arriva un vento impetuoso che a scatti mi fa quasi volare via il berretto di tela blu con lunga visiera che calcato sulla testa mi protegge dalle intemperie.
    Una voce al mio fianco mi fa sobbalzare:” ehi, pollo, sei tu quello che aspetta il fachiro diplomato??”.
    Ho riconosciuto la voce:purtroppo trattasi sempre di lei, la pestifera fanciulla che mi perseguita con il suo eccitante silenzio. Ahhh, sospiro:”Manina mia bella, astuta demononessa ma che ci fai qui e che vuoi da me??”.
    Manina sorride e mi porge una busta dicendo: leggi un poco qua mammalucco!!”
    Apro in fretta la busta ed estraggo il foglio ivi contenuto .
    Perbacco!! il solito messaggio in codice che qua non riporto per eccitare la vostra ovvia curiosità!

  7. Ma di chi è questo messaggio?? beh, ovviamente di Saurodan, si proprio lui, un ignobile finto fachiro da due soldi che per evadere il fisco ( guadagna milioni con il “Giornale Pop” ormai diffuso in tutto l’orbe terracqueo!!) si finge miserabile! Per campare si arrabatta con piccoli trucchi, di nuovo libero dopo aver scontato la sua ultima pena (d’amore): quale?? nei panni di Manina allegra è stato rifiutato da un noto ballerino classico, etoile della Scala e dintorni. Ahhh, che vedo?? il noto killer prezzolato dall’ignobile fachiro Saurodan alias manuzza arrapata ( cioè, Manuzza Arrapata è il killer?? ditemelo voi, poichè io a questo punto non riesco a seguir il filo del discorso di quell’alienato di T.P, già conosciuto per i suoi scritti che parlano solo di aria fritta e rifritta! Insomma, chi ne ha potere tolga di mezzo questo mezzo matto!!), è uscito or ora dalla Gare Saint Lazare seguito da una decina di girovaghi della Romania dell’est, probabilmente suoi fedeli scherani!! Che fare?
    Con la coda dell’occhio vedo l’autobus della linea “S” n° 26.
    Con un balzo salgo sul bus: sono salvo?? magari!! vedo seduto nell’ultima fila che un vecchio cencioso ambulante venditore di ristampe di albi a fumetti spacciate per originali anteguerra mi sta osservando. E’ proprio lui, l’inqualificabile marrano Nero la Pignatta che pur vivendo nel lusso più sfrenato puzza come un cesso come se non avesse il grisbi per acquistare un pezzo di sapone. Ma perché questi speculatori del fumetto detto di antiquariato sono anche di aspetto così ributtante??
    Lo conosco dal 1943 , purtroppo! . Già alle elementari mi rubava “Il Vittorioso” approfittando del fatto che io in classe dormivo ad occhi aperti per ricuperare il sonno perso alla notte a causa delle ore passate nel rifugio antiaereo a causa di “Pippo”, un aereo inglese che ogni santa notte sganciava bombe a casaccio su Quartirolo di Carpi, dove ero sfollato con famiglia a casa si mio prozio Uggero, antifascista e pluridecorato della prima guerra mondiale. Per il fatto che sua bisnonna, Rachele Rimini, era ebrea lo volevano deportare a Fossili e poi in Germania! Maiali nazifascisti!! , Va beh, ma anche il mio compagno di classe era un criminale nazista?? Beh, lui aveva solo sette o otto anni…. forse in erba era un potenziale criminale, forse. I suoi genitori?? non lo so, non mi ricordo nemmeno il loro cognome. Comunque lui per ridarmi i Vittoriosi rubati voleva servizi in natura che io ho sempre rifiutato! Due volte l’ho spinto in inverno dentro ad un grosso canale irriguo, colmo di acqua limacciosa. Quel miserabile si è sempre salvato, inducendomi in tal modo a pensare che non esiste giustizia su questa terra e neppure in cielo.
    Dopo settanta e più anni me lo ritrovo sempre fra i piedi anche qui qui a Parigi, ora nelle vesti di clochard, oppure in raffinata ed elegante tenuta di cicisbeo sempre sottobraccio a qualche gran dama imparentata con chi rappresenta il POTERE.

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