LIBERIAMO LE CITTÀ DALLA SPAZZATURA

LIBERIAMO LE CITTÀ DALLA SPAZZATURA

Con l’aumento del benessere cresce la quantità della spazzatura, ma con l’educazione e la volontà si può imparare a riciclare e a danneggiare meno l’ambiente. Alcune città ci sono riuscite.

Torino 2006, Via Roma, notte bianca

Torino era pulita nel 2006, per le Olimpiadi invernali. I volontari si erano prodigati. I portici erano stati imbiancati, le ragnatele tolte, le scritte sui muri cancellate. Non c’erano più in giro le feci dei cani perché gli addetti di una ditta italiana le raccoglievano con gli aspiratori degli scooter: erano specializzati per intervenire negli eventi e nelle grandi manifestazioni. Sicuramente parte del successo delle Olimpiadi fu dovuto alla pulizia della città. Ma tutto ciò fu possibile per i massicci investimenti delle Olimpiadi.

Scooter con pulitrice delle feci dei cani

È impensabile che la comunità possa sostenere i costi che deriverebbero dall’affidare a ditte specializzate private tutta la pulizia della città.

Inquinamento del fiume Gange in India.

Ci sono Paesi dove la quantità di spazzatura prodotta sta crescendo in modo incontrollato. Qui la popolazione non differenzia e i rifiuti sono abbandonati per le strade.

India, aria irrespirabile

L’India ricorre ai roghi, inquinando sia l’aria sia le falde acquifere. Nel 2015 ha superato la Cina per l’inquinamento dell’aria. Nuova Delhi, la capitale, ha raddoppiato negli ultimi anni la quantità di spazzatura prodotta. Non ha un servizio di camion per il ritiro dell’immondizia.

Inceneritore

Bruciare i rifiuti non è la soluzione del problema. La comunità europea ha consigliato tutti i paesi membri, compresa l’Italia, di non usare gli inceneritori per bruciare la spazzatura. L’Italia aveva fatto delle leggi per favorire l’uso degli inceneritori al fine di produrre energia: sono chiamati termovalorizzatori, ricevono sovvenzioni dallo Stato. Però sono un pericolo per la salute pubblica, perché inquinano.

Kamikatzu, risaie a terrazze

La piccola città di Kamikatzu in Giappone è un esempio di pulizia e di virtuosa gestione dei rifiuti.

Kamikatzu in Giappone

Nel 2003, l’amministrazione del piccolo paese giapponese ha deciso di attuare un severissimo programma di gestione dei rifiuti. Esistono 34 tipi di prodotti che devono essere differenziati dai cittadini.

La differenziazione del material per il riciclo a Kamikatsu in Giappone

Il compostaggio dell’organico deve essere fatto a casa propria da ogni famiglia (dove lo trovano lo spazio in casa per 34 tipi diversi di spazzatura? – NdR). Non esistono camion che raccolgano i rifiuti, né cassonetti. Tutto deve essere diviso e riciclato. Ogni cittadino viene informato di come sarà trattato ogni singolo materiale. Con tutto quello che si recupera si costruiscono edifici ed oggetti.

Casa pubblica arredata con oggetti riciclati

La comunità di Kamikatsu ha raggiunto l’80% del riciclo e si propone di arrivare al 100% nel 2020. Il ritiro dei materiali già divisi è fatto da volontari.

Shibuya, Tokyo

Certo Kamikatsu è una piccola città. Ben diversa è la situazione di una grande metropoli come Tokyo. La megalopoli ricicla seriamente, non disponendo di un terreno per le discariche. Pur avendo il cinquanta per cento in più degli abitanti di Città del Messico, Tokyo produce una quantità di rifiuti inferiore. Questa è la prova che i rifiuti non crescono necessariamente con il livello di vita. Tutto dipende dalla gestione del problema, cioè da quanto si ricicla.

San Francisco (California), la città della campagna rifiuti zero

La città di San Francisco attua un programma di riciclaggio dei rifiuti all’ottanta per cento. Vuole arrivare nel 2020 all’ambizioso risultato di spazzatura zero. Ha circa ottocentocinquantamila abitanti, quindi il suo esperimento è interessante anche per le città più grandi.

San Francisco, strade arredate come piccoli parchi

La popolazione, opportunamente informata, collabora all’impresa. Una grossa mano al riciclo l’hanno data gli amministratori modificando le leggi. Hanno obbligato gli industriali a fabbricare bicchieri a perdere non più di plastica, ma di resina di mais. Inoltre hanno tolto dal commercio i sacchetti di plastica, che sono proibiti, perché si impigliavano negli ingranaggi del riciclaggio e non consentivano di produrre carta riciclata di buona qualità. Nel video c’è un servizio sul sistema usato a San Francisco.

Il funzionario che ha reso possibile tutto questo si chiama Jack Macy. È il coordinatore del dipartimento per l’ambiente di San Francisco e della relativa contea. Macy ritiene che, pur seguendo tutte le disposizioni di legge, le discariche non possano che perdere liquami e contaminare il terreno. Anche gli inceneritori, che non scaricano fumi tossici, producono ceneri inquinanti. L’unica strada da percorrere è il recupero dei materiali e il loro riciclo. Macy è venuto anche in Italia a insegnare il sistema di San Francisco ai nostri amministratori.

In Italia

Treviso, miglior indice di differenziazione d’Italia

In Italia la città campione nello smaltimento dei rifiuti è Treviso, che arriva all’84%, superando persino la giapponese Kamikatzu. La Regione Veneto è la vincitrice per il riciclo dei rifiuti. C’è una grossa diversità fra il Nord Italia e il Sud. Le regioni del Sud si attestano intorno al 30% per il riciclo. Uno dei motivi di questo deludente risultato è che il riciclo in molti paesi del Sud è partito da pochi anni.

Rifiuti a Roma

Roma ha una percentuale di riciclaggio intorno al 30 per cento. Dal materiale riciclato ricava molto poco. Infatti la raccolta costa 250 milioni di euro e dal riciclo arrivano solamente otto milioni. Molto materiale viene mandato lontano, in altre regioni, e i conti della capitale soffrono. C’è quindi un grosso problema di cultura del riciclo dovuto anche al fatto che solo un terzo della capitale ha la raccolta porta a porta, che è il sistema di conferimento migliore per avere spazzatura differenziata correttamente.

La discarica di Malagrotta

La discarica di Malagrotta è stata chiusa per problemi ambientali e la sindaca di Roma ha dichiarato che non riaprirà.

La gestione dell’immondizia richiede competenza e determinazione e una squadra di dirigenti preparati e fortemente motivati. Nella capitale il settore è privo di dirigenti da molto tempo.

 


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