LE TORRI DI SENECA IN CORSICA

Torre di Seneca

Su un punto gli storici concordano: nell’anno 41 dopo Cristo il filosofo Seneca fu esiliato in Corsica dall’imperatore Claudio su istigazione della moglie Messalina. Dove esattamente soggiornò il futuro educatore di Nerone non si può affermare con certezza, ma quando si dice Seneca si pensa immediatamente alla cosiddetta “torre di Seneca” nel comune di Luri (Capo Corso).

La torre sovrasta a 564 metri d’altitudine un rincorrersi di colline coperte di macchia che digradano da una parte verso il mare ligure e dall’altra verso il mar di Corsica. Certamente Seneca non scrutava l’orizzonte a occidente. Lo immaginiamo nostalgico mentre rivolgeva invece lo sguardo verso l’isola d’Elba, e scriveva la “Consolazione alla madre Helvia”.

 

Seneca sotto la sua torre

Seneca sotto la sua torre

 

In passato ai piedi della torre era stato costruito un convento che, con il tempo, è stato trasformato in caserma. Poi, fino agli anni ottanta, è diventato una maison d’enfants, cioè un centro di accoglienza per bambini appartenenti a famiglie con difficoltà economiche o altre problematiche. Infine è diventato l’agriturismo “Les Gîtes Sénèque”.

C’erano quindi dei bambini, tra i quali il sottoscritto, e tra gli educatori (un secolo prima che arrivassi io) un poeta sognatore. La torre lo intrigava. Forse nell’intenzione di dimostrare che la leggenda che voleva Seneca confinato nella torre corrispondeva a realtà, il poeta sognatore organizzò con i ragazzi delle ricerche sul campo. Qualcosa trovò: dei pezzi di ceramica, o frammenti del genere, che raccolse nel piccolo museo Seneca. Ne parlarono sui giornali e alla radio. A loro volta i bambini cominciarono a sognare. L’avventura era iniziata. Forte della sua convinzione, l’educatore scrisse un libro dal titolo “Seneca in Corsica”.

 

La torre e la maison d'enfants di Luri

La torre di Seneca e la maison d’enfants di Luri

 

E qui entrano in scena i guastafeste. Il primo fu lo scrittore francese Prosper Mérimée, l’autore di “Colomba” e gran conoscitore dell’isola. In “Notes d’un voyage en Corse” (Appunti di un viaggio in Corsica) asserisce che il filosofo non avrebbe mai potuto essere confinato nella torre che oggi porta il suo nome, perché “niente nella sua costruzione appartiene all’epoca romana … Il comune di Luri non è il solo a gloriarsi di avere ospitato Seneca. Sul territorio vicino di Pietracorbara c’è un’altra torre del tutto simile alla prima, che chiamano ugualmente Torre di Seneca, o anche solo Seneca”.

Gli fa eco lo storico Jean-Ange Galetti: “Si giunge in poco tempo nella valle di Pietracorbara. Prima di arrivare in questa valle gli abitanti vi mostrano una vecchia torre in rovina, dicendovi che era la dimora del filosofo Seneca nella stagione invernale poiché quella sopra Luri gli serviva di rifugio nella bella stagione”.
I reperti trovati nella torre di Pietracorbara sono compatibili con l’epoca romana, mentre ricerche recenti nella torre di Seneca di Luri ribadiscono che è di costruzione genovese, quindi successiva all’esilio del filosofo.

 

Torre di Castellare presso Pietracorbara

Torre di Castellare presso Pietracorbara

 

È ovvio che la permanenza di Seneca è più probabile là dove siano stati dimostrati insediamenti di epoca romana. In tal caso la Corsica dispone di candidati più seri e autorevoli: Aleria e Mariana, città romane fondate prima dell’arrivo del filosofo. Nessun luogo è comunque da escludere, dato che non sono stati trovati dei reperti o documenti storici inconfutabili.

Ci possiamo appigliare alla leggenda che lo vuole nella torre che porta il suo nome, servito dai suoi quattro schiavi. Un giorno, si dice, ebbe la pessima idea di coinvolgere nella sua (supposta) dissolutezza una ragazza che probabilmente non aveva apprezzato la proposta e ne informò parenti e abitanti del luogo. Questi sopraggiunsero, lo immobilizzarono e lo fustigarono con una varietà di ortiche che cresce solo in Corsica e denominate, manco a farlo apposta, “ortiche di Seneca”.
Ho personalmente dato un’occhiata intorno alla torre di Seneca e, francamente, le ortiche crescevano rigogliose.

 

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