LE RSA, TRAPPOLE MORTALI DEL COVID-19

LE RSA, TRAPPOLE MORTALI DEL COVID-19

Riguardo alle morti per il Covid-19 si è parlato spesso delle Rsa, Residenze sanitarie assistenziali. Sono strutture che si prendono cura di persone che non sono in grado di vivere da sole. Gli assistiti non sono solo anziani, ma anche uomini e donne di ogni età in condizioni tali che la famiglia non è in grado di gestirli.
Le persone assistite nelle Rsa necessitano di cure sanitarie che richiedono l’operato di diversi specialisti. Inoltre i ricoverati devono essere accuditi e nutriti. I posti nelle Rsa sono circa 240mila. Servirebbero circa il doppio. All’estero hanno appunto circa il doppio dei posti percentuali di cui disponiamo noi.

Valutazione multidimensionale

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Una Rsa

Per poter accedere a una Rsa il cittadino deve rivolgersi all’Asl (Azienda sanitaria locale) competente per il suo territorio. Oppure si deve rivolgere all’assistente sociale del comune di residenza. Infatti è necessario essere in possesso di una valutazione multidimensionale da parte di una Unità di valutazione geriatrica.
L’Unità di valutazione geriatrica accerta la non autosufficienza e la non assistibilità a domicilio. A questo punto l’Unità di Valutazione Geriatrica  suggerisce un percorso praticabile dal malato. L’invalido non autosufficiente può scegliere liberamente una Rsa. Si deve però mettere in lista e aspettare di essere chiamato.

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Atrio di una Rsa

Esistono Rsa pubbliche (di proprietà dei comuni o delle Asl) ed Rsa private. Alcune Rsa private sono convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Le Rsa devono essere costruite senza barriere architettoniche per i disabili. Inoltre devono essere organizzate in piccoli nuclei abitativi.
Ogni nucleo abitativo assiste 20 ospiti. Al massimo una Rsa dovrebbe contenere tre nuclei abitativi. Esistono Rsa molto più grandi come il Pio Albergo Trivulzio di Milano.

 

Rsa: chi paga e quanto si paga?

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Rsa G. Agnelli, Ville Roddolo, Moncalieri

Il sistema sanitario nazionale paga la parte relativa alle cure mediche. Il paziente deve pagare la parta relativa al vitto, all’alloggio, alla pulizia dei locali detta quota sociale o alberghiera. Normalmente si tratta del 50% del totale del costo dell’assistenza del paziente. Le tariffe oscillano su base regionale. Partono dagli 80 euro circa al giorno della Basilicata ai 160 euro circa della Valle d’Aosta. Perché esista una tale disparità territoriale non è chiaro.
Le Rsa assistono anche i malati di demenza e di Alzheimer. I malati di demenza e di Alzheimer richiedono tariffe più alte del 20% circa. Naturalmente questo avviene nelle Rsa pubbliche e in quelle private convenzionate. In quelle private non convenzionate l’ospite deve pagare la tariffa richiesta.

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Torino, Nuova Rsa al Cottolengo

Spesso le risorse economiche degli assistiti non sono sufficienti. Allora la Rsa si rivolge ai parenti (di solito i figli) perché integrino la quota sociale. Se i parenti non sono in grado di pagare, il comune di residenza paga la somma mancante. Se l’assistito ha delle proprietà può devolverle alla Rsa che si impegnerà ad assisterlo. Per questo le Rsa sono spesso titolari di ingenti patrimoni immobiliari che derivano anche dalle donazioni.  Qui, per esempio, è indicato il patrimonio immobiliare del Pio Albergo Trivulzio.
Spesso i privati non ce la fanno a pagare le rette. Esiste un ingente credito di rette non pagate vantato dalle Rsa nei confronti dei privati che arriva al 10% del loro bilancio. Se si decide di entrare in una Rsa senza contattare l’Asl e senza rispettare le liste d’attesa, l’Asl potrebbe rifiutarsi di pagare anche la quota sanitaria.

 

La fase post acuzie

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Terlizzi, centro di riabilitazione respiratoria

Se il malato è ricoverato in ospedale, si trova in una fase acuta della malattia,  Per il trattamento post acuzie, cioè successivo alla fase acuta, l’ospedale può proporre al malato un centro riabilitativo e di lungodegenza. Anche in questo caso è necessario il parere favorevole dell’Unità Valutativa Geriatrica.

 

Centri riabilitativi e di lungodegenza

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Casa di cura e centro riabilitativo Villa Serena di Piossasco (Torino)

Le Rsa sono spesso anche centri riabilitativi e di lungodegenza, soprattutto in Lombardia. Trovate il centro riabilitativo e la lungodegenza del Pio Albergo Trivulzio qui.
Verso la fine degli anni settanta l’ospedale ha tentato di diventare un’azienda con a capo dei manager interessati alla performance. Lo scopo era di di comprimere i costi e di garantire un trattamento di qualità uguale per tutti quando gli investimenti per la sanità hanno cominciato a scendere. Si è cercato di tagliare i giorni di degenza raggruppando i malati in gruppi omogenei di diagnosi.

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Riabilitazione cardiologica

Attualmente i giorni di degenza massima consentita per l’intervento più grave si aggira sui sei giorni. Naturalmente quando il malato viene dimesso non è in grado di vivere autonomamente presso il proprio domicilio, soprattutto se vive solo. Le strutture riabilitative e di lungodegenza hanno lo scopo di prendersi cura di questa tipologia di malati. Possiedono anche tutta una serie di attrezzature atte al recupero funzionale del paziente. Dispongono anche di personale specializzato alla riabilitazione.

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Riabilitazione neurologica post ictus

I soggiorni nei centri riabilitativi e di lungodegenza sono per circa il 50% a carico della Asl. L’altro 50% è pagato dalla Regione (70%) e dal Comune di residenza (30%). Nulla viene richiesto al malato e ai suoi parenti.

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Riabilitazione neurologica, Istituto Sant’Anna di Crotone

Il reperimento dei fondi, per quanto lo Stato sia lento, è comunque più sicuro rispetto alle rette che devono essere incassate dai privati. I costi sono considerevolmente più elevati delle rette delle Rsa. Possono arrivare ai 450 euro in una struttura pubblica nella provincia di Bolzano per un giorno di ricovero in neuro riabilitazione. Il costo medio pagato da Regione e Comune in una casa di cura riabilitativa e di lungodegenza è di circa 154 euro al giorno.

 

Le Ica: infezioni correlate all’assistenza

Un intervento chirurgico

 

Le infezioni ospedaliere, contratte in ospedale in seguito a un intervento chirurgico o a un ricovero ospedaliero, sono in continuo aumento. Riguardano dal 5 all’8% dei pazienti trattati in ospedale. Le ipotesi relative all’aumento delle infezioni sono che i pazienti trattati chirurgicamente siano più vecchi: sono quindi meno resistenti ai batteri, virus e stafilococchi. Si ritiene che il taglio dei fondi alla sanità abbia tagliato i presidi sanitari e la pulizia. Infine l’abuso degli antibiotici, anche nell’allevamento degli animali da carne, ha reso le infezioni più resistenti agli antibiotici.
Ultimo aspetto, ma non meno importante, è che le strutture private, per ragioni di bilancio, dispongono spesso di un’unica camera operatoria per singola struttura. Quindi i chirurghi operano sia all’intestino che al cuore nello stesso luogo. I batteri presenti nell’intestino sono difficili da eliminare. Per evitare le infezioni è necessario disporre di camere operatorie completamente isolate e separate per ogni tipo di intervento. Questo richiede ingenti investimenti che solo lo Stato si può permettere.

Fleboclisi per la cura di infezioni resistenti agli antibiotici

Quando si viene dimessi da un ospedale con un’infezione, come succede sempre più spesso, è molto difficile curarsi in casa. Benché esistano presidi domiciliari è arduo che l’Asl territoriale sia in grado di curare il malato come dovrebbe.
Occorrono numerose fleboclisi quotidiane da praticarsi in soggetti con le vene sottili e spesso rotte. È necessario che il malato non sia mai abbandonato senza il farmaco perché l’eventuale intervallo senza copertura rischia di invalidare la cura. Quindi i malati che hanno una infezione in corso sono assistiti nei centri riabilitativi e nelle lungodegenze dopo la fase acuta ospedaliera.

 

Le Rsa, i centri riabilitativi e le lungodegenze come centri di infezione

Piaghe da decubito, prevenzione e trattamento

Le Rsa, i centri riabilitativi e le lungodegenze ospitano malati che spesso giungono già infetti dall’ospedale. I pazienti sono molto deboli e quindi, se vengono a contatto con fonti di infezione, facilmente svilupperanno un’infezione. Inoltre alcune tipiche condizioni dei ricoverati come l’allettamento, la presenza di piaghe da decubito, la nutrizione artificiale con un sondino, il catetere vescicale predispongono a sviluppare infezioni.

 

Riabilitazione e Covid-19

Il virus Covid 19

Fin dall’inizio dell’epidemia causata dal virus Covid 19 è stato chiaro che coloro che superavano la fase acuta necessitavano di un percorso riabilitativo. I centri riabilitativi e di lungo degenza parevano il necessario sostegno per i malati post Covid. Poiché non si conosceva la malattia è stato chiaro fin da subito che i malati potevano essere ancora infettivi. Portare quella tipologia di malati nelle Rsa, con tutti i problemi di infezioni che hanno, è stato un azzardo.

 

Le Rsa ai tempi del Covid

Morti nelle Rsa per Coronavirus

Le Rsa, a quanto pare, sono diventate trappole mortali ai tempi del Covid. Il personale è stato accusato di non essere all’altezza del compito. La dirigenza di aver ostacolato i legittimi timori del personale che cercava di usare mascherine, guanti e presidi ospedalieri.
I malati Covid non sono stati isolati causando focolai di infezione e circa 7mila morti solo nelle Rsa.

 

 

 

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