LE GROUPIE CHE AMAVANO HENDRIX E MORRISON

le groupie

“Se non hai groupie intorno vuol dire che non stai facendo sul serio”.
Questa celebre massima di Frank Zappa racchiude tutta la filosofia delle rockstar e delle loro giovani seguaci, le groupie, nella sfrenata era della libertà sessuale degli anni sessanta e settanta.

“Una groupie è una persona che ama la musica così tanto da voler stare vicino alle persone che la fanno”, spiega Pamela Des Barres. “Un fan si accontenta di un autografo, di uno sguardo dal palco o di un selfie. Una groupie fa il passo successivo. E questo richiede molto coraggio. Ma lo fanno in modo totalmente volontario sperando in una storia d’amore, o in una storia di una notte, o a volte sperando di sposarli”.
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Chi erano le groupie?

Giovani, alcune minorenni, le groupie accompagnavano le rockstar in tour e avevano per loro una vera e propria venerazione. Erano amiche, fan, amanti, muse e in alcuni casi divennero compagne ufficiali.
Il termine groupie ha acquisito negli anni una connotazione del tutto negativa per lo stile di vita molto libero che conducevano queste ragazze: droga, sesso anche promiscuo e rock.
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Erano le figlie e le protagoniste della rivoluzione sociale del periodo. A chi domanda cosa abbia decretato la fine della groupie scene, Pamela Des Barres risponde senza esitazioni: “Non tanto il timore dovuto alla diffusione dell’Aids, quanto a quello che è accaduto dopo l’omicidio di John Lennon nel 1980: per motivi di sicurezza avvicinarsi alle rockstar diventò sempre più arduo, se non impossibile”.

Pamela Des Barres

Era considerata la regina. Li ha avuti praticamente tutti: Mick Jagger, Jimmy Page, Keith Moon e persino Jim Morrison. Per lei era questione di forza creativa: “Capivamo e apprezzavamo la loro musica, quindi i grandi musicisti ci volevano intorno”. Nella sua autobiografia del 1987, “I’m with the band”, racconta: “Non era solo sesso, noi ci innamoravamo e altrettanto in fretta cambiavamo idea … Amavamo la musica, ci faceva sentire vive e andavamo con le rockstar per ringraziarle. Eravamo grate per la loro musica e ce ne infatuavamo”.
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Che Pam non fosse destinata a un’esistenza come quella di tante altre ragazze nate nella sonnacchiosa Reseda, nella California del sud, è chiaro sin dai primi anni dell’adolescenza: “Avevo 13 anni ed ero una fanatica di Elvis quando una band locale, i Rainbow Rockers, ha iniziato a provare proprio vicino a casa mia. Vederli suonare dal vivo è stata una folgorazione. Ho ricevuto il mio primo bacio dal chitarrista di quel gruppo”.
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Galeotto fu l’incontro con Victor Hayden, che le presentò suo cugino Captain Beefheart: lui a sua volta la introdusse a Charlie Watts e a Bill Wyman dei Rolling Stones, e la Des Barres iniziò così a frequentare assiduamente i locali giusti della Sunset Strip di Los Angeles. Erano i favolosi sessanta, e lei intuisce in fretta la sua vocazione: “In realtà adoravo i Beatles, ma ero troppo giovane e inesperta e loro troppo popolari. Così ho cominciato a frequentare band locali come i Byrds e i Doors. Per me, una giovane ragazza bionda e piena d’amore, conoscere gli artisti era molto semplice, bastava bussare alla porta del backstage e mi facevano entrare”.
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Non era difficile conoscere e frequentare le rockstar, il loro mondo era vicino e tangibile come mai prima di allora e Pamela aveva tutta l’intenzione di immergercisi: sono passate alla storia le sue avventure con Jim Morrison, con il bassista di Jimi Hendrix, Noel Redding; con il batterista degli Who, Keith Moon; con Mick Jagger (“Il primo ragazzo androgino ad attrarmi”) e con Jimmy Page.

Chris O’Dell

“Era come avere le chiavi di Disneyland”, ripete spesso Chris O’Dell quando rievoca i suoi anni da super-groupie e la sua vita tutto sesso, droga e rock.
Chris aveva solo 20 anni quando nel 1967 lasciò la città americana di Tucson per sbarcare a Londra. Aveva solo 60 sterline nelle tasche, ma era molto carina e trovò subito lavoro come assistente alla Apple Records, la casa discografica dei Beatles. Erano gli anni della swinging London, l’edonismo e il pacifismo la facevano da padrone e la beatlesmania aveva raggiunto l’apice.
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Il suo primo amore celebre fu quello con George Harrison: il chitarrista dei Fab Four perse talmente la testa per la ragazza americana che la invitò a vivere a casa sua assieme alla moglie. Inizialmente le compagne e le mogli dei quattro ragazzi di Liverpool furono molto fredde con lei, ma presto le idee dell’amore libero e l’atmosfera rivoluzionaria eclissarono la diffidenza femminile. Chris divenne grande amica di Pattie Boyd, compagna di Harrison, e di Maureen Starkey, moglie di Ringo Starr.
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La Dell riporta un insolito dialogo tra George Harrison e Ringo Starr. Il primo confessa al secondo di aver fatto sesso con sua moglie Maureen: “Sai, Ringo, mi sono innamorato di tua moglie”, dice Harrison mentre i due assieme alla O’Dell sono nella cucina della casa del batterista. “Meglio tu che qualcuno che non conosco”, taglia corto Ringo Starr che subito si consola proprio con la O’Dell. I due, al tempo, ebbero una relazione di tre mesi e poi rimasero grandi amici.
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Dopo lo scioglimento dei Beatles, la O’Dell iniziò a lavorare con i Rolling Stones che accompagnò in tour nel 1972 finendo a letto con Mick Jagger. Fu poi il turno di Bob Dylan, che la assunse come tour manager prima di avere una relazione con lei, e di Eric Clapton. George Harrison nel 1973 scrisse per lei “Miss O’Dell”, mentre i Rolling Stones pubblicarono una sua foto sul retro dell’album “Exile on Main Street”.
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Sniffò coca con Harrison e sua moglie Pattie, fece da corriere della droga per Keith Richards e condivise trip di acido con gli Hells Angels. Impiegò un sacco di tempo per uscire dalle dipendenze provocate da quegli anni di eccessi. Nel 1985 la O’Dell abbandonò il mondo del rock per sposarsi con Anthony John Mark Russell, figlio del Barone di Ampthill, membro della Camera dei lords: “Passai dalle rockstar all’aristocrazia”, sentenziò.

Lori Maddox

Si tratta della più celebre rappresentante della seconda generazione di groupie, le cosiddette baby groupie, agguerrite minorenni a caccia di rockstar nei primi anni settanta.
Tra le sue conquiste dobbiamo annoverare David Bowie, Jimmy Page e Mick Jagger.
“Ho incontrato Bowie mentre faceva il tour Spider from Mars. Non avevo ancora compiuto 15 anni e voleva portarmi nella sua stanza d’albergo. Ero ancora vergine e terrorizzata. Lui aveva i capelli color carota, era senza sopracciglia e la pelle più bianca che si possa immaginare”, ricorda la Maddox.
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“Qualche mese dopo ricevetti una chiamata dalla sua guardia del corpo: David voleva portarmi a cena. Accettai a patto di portare con me la mia amica Sable Starr, nota groupie e fan di Bowie. Nel viaggio in limousine verso l’hotel, Sable mi disse: ‘Se tocchi David, ti ucciderò’. Arrivammo al Beverly Hilton e andammo tutti nell’enorme suite di Bowie. Ero totalmente affascinata da lui. Era bello, intelligente e svelto. Ero incredibilmente eccitata. Quella notte persi la verginità ed ebbi il mio primo rapporto a tre”.
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“Non molto tempo dopo la mia serata con Bowie, ricevetti una telefonata da un tizio che diceva di essere Jimmy Page. Pensai che fosse uno scherzo, i Led Zeppelin erano la più grande rock band del momento. Perché Jimmy avrebbe dovuto chiamarmi a casa? Un paio di settimane dopo con la mia amica Sable Starr andammo all’Hyatt House, dove i Led Zeppelin avevano prenotato l’intero nono piano. Quando entrammo Jimmy si avvicinò a me e disse: ‘Sei Lori? Sono Jimmy. Ti ho detto che sarei stato con te’. Era lui al telefono! Non ci potevo credere”.
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“Quella notte mi ritrovai in una stanza insieme a Jimmy Page: indossava un cappello a tesa larga e teneva un bastone. Era perfetto. Mi ipnotizzò. Mi innamorai all’istante. La cosa diventò talmente seria che Jimmy chiese a mia madre il permesso di stare con me. Quando era in Inghilterra mi chiamava ogni giorno e io vivevo aspettando che tornasse. Quando tornò per una festa per celebrare il lancio dell’etichetta discografica della band, la Swan Song, commisi il mio errore più grande. Presentai a Jimmy la mia amica Bebe Buell (anch’essa una groupie) e una sera li beccai a letto insieme”.

Bebe Buell

Cosa ti piacerebbe fosse scritto sulla tua lapide? “Cuore ribelle, anima ribelle”. Bebe Buell perse la verginità a 17 anni con il chitarrista Todd Rundgren, con il quale iniziò una relazione molto aperta fondata sull’infedeltà.
Nei primi anni settanta lavorò con il fotografo Clive Arrowsmith, che la ritrasse per Vogue.
In quelle pagine esibisce un corpo flessuoso ma sensuale, estraneo al trend della donna grissino che all’epoca furoreggiava, e un ovale perfetto su cui spiccano due splendidi occhi azzurri incorniciati da una cascata di capelli lunghi, ora biondi, ora castani.
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Sexy e intrigante per natura, nel novembre del 1974 Bebe appare nel paginone centrale di Playboy fotografata da Richard Fegley, come playmate del mese di novembre. In quelle foto esce prepotentemente allo scoperto la sua sorprendente sensualità. Inarcò il suo splendido seno, raddrizzò le spalle, mise in mostra uno sguardo affamato, forse insaziabile, che quasi intimoriva il lettore. Fu la prima playmate a ricevere 10mila dollari per apparire nel paginone centrale della rivista. Quelle foto in breve tempo hanno fatto di lei la groupie più desiderata degli Stati Uniti, da Hollywood a New York.
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Questi scatti mandarono però a monte il contratto con la agenzia americana Ford, che non approvava le foto di nudo. Ma non è un problema in Europa, dove l’esperienza con Playboy non suscita alcuno scandalo: Bebe è richiestissima da fashion magazine prestigiosi come le edizioni francesi e inglesi di Vogue, le edizioni locali di Cosmopolitan e Harper’s Bazaar. In questi anni ha relazioni con Mick Jagger, Iggy Pop, David Bowie, Elvis Costello, Rod Stewart, Jimmy Page e Steven Tyler, di cui nel 1977 rimane incinta della figlia Liv.
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Bebe ha sempre parlato bene delle sue conquiste. Rassicura che Mick Jagger, nonostante la sua reputazione di donnaiolo, è davvero “un uomo dolce e premuroso”. Conferma che con Jimmy Page, famoso per la sua attrazione per le oscure pratiche magiche, ebbe “il sesso più sano che si possa immaginare”. La Buell ammette di non aver mai dormito con Keith Richards, anche se una sera, mentre erano molto vicini, non poté fare a meno di notare l’enorme erezione che riempiva i suoi blue jeans.

Sable Starr

Era la migliore amica di Lori Maddox e come lei è stata una famosa baby groupie nella Los Angeles degli anni settanta. La Starr iniziò la propria carriera frequentando con amici più grandi alcuni concerti nel 1968, quando aveva solo 11 anni. Secondo quanto affermato da lei stessa, perse la verginità nel 1969, a 12 anni, con il chitarrista Randy California degli Spirit, durante un concerto a Topanga, in California. La sorella Corel Shields (del 1959), rimase coinvolta a 11 anni in una breve frequentazione con l’allora frontman degli Stooges, Iggy Pop.
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Iggy parlò del proprio rapporto con Sable molti anni dopo gli eventi, nel 1996, nella canzone “Look Away”, in cui dice: Ho dormito con Sable quando aveva 13 anni – I suoi genitori erano troppo ricchi per fare qualsiasi cosa – Aveva trovato la sua strada nei dintorni di L.A. – Fino a quando uno dei New York Dolls non l’ha portata via…
La Starr divenne una delle prime baby groupie che nei primi anni settanta frequentavano locali come il Rainbow Bar and Grill, il Whiskey A Go Go e l’English Disco di Rodney Bingenheimer, i più di tendenza della Sunset Strip di West Hollywood.
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Sable Starr dice di se stessa: “ero matta da legare, mi piaceva mettermi sempre nei guai”. Considerandosi poco attraente si era sottoposta a un intervento di rinoplastica all’età di 15 anni. Nonostante la vita sregolata e inusuale per una ragazza/bambina, continuò gli studi alla Palos Verdes High School per venire incontro alle richieste dei genitori. Nel 1973, a 16 anni, venne intervistata dallo Star Magazine, al quale affermò di considerarsi la migliore di tutte le groupie, e che la sua frequentazione preferita era il cantante e frontman dei Led Zeppelin, Robert Plant.
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Nell’intervista disse anche che il trucco per attrarre le rockstar di fama internazionale era il suo vestiario glam rock, che indossava anche durante la vita di tutti i giorni. Nel 1973 scappò di casa con Johnny Thunders, chitarrista dei New York Dolls, andando a vivere con lui a New York. La relazione non durò a causa della gelosia e della tossicodipendenza dell’uomo, che avrebbe voluto sposarla. La Sable rimase anche incinta ma, spaventata dalla vita di New York e dalla relazione con Thunders, abortì e tornò indietro a Los Angeles.

Connie Hamzy

Classe 1955, Connie Hamzy veniva da Little Rock, Arkansas. All’età di 15 anni mette a segno il primo colpo con Jerry Edmonton, batterista degli Steppenwolf, che cede alle sue avance. Dopo di lui si portò a letto contemporaneamente Don Henley e Glenn Frey degli Eagles. Divenne famosa per essersi accompagnata a un numero imprecisato di ottimi batteristi, tra i quali spiccano Keith Moon e John Bonham: “I batteristi mi stavano sempre addosso perché volevano sapere di John Bonham e Keith Moon”.
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Connie non ha apprezzato molto le prodezze sessuali di Keith Moon (“Era sempre troppo sbronzo”) e ha confermato che una volta l’ha posseduta con una banana in una stanza piena di gente. Connie ammette che c’è un batterista che non è riuscita a portarsi a letto: “Non ho avuto Neal Pert, il che mi dispiace”. Tuttavia è riuscita ad accompagnarsi agli altri due componenti dei Rush. È lei la Sweet Sweet Connie celebrata dai Grand Funk Railroad in “We’re an American Band”.
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Racconta che, prima di arrivare alla rockstar, per preparare il terreno si faceva tutti i roadie (i tecnici del suono delle band) perché: “Se ne porti a letto una dozzina, stai sicuro che faranno per te tutto quello che vuoi”. La ragazza si accompagnò anche a Jimmy Page, David Lee Roth e gli altri dei Van Halen; Alice Cooper, Peter Frampton e Huey Lewis.
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Connie non risparmia in giudizi: Peter Frampton sarebbe da evitare a tutti i costi per via delle dimensioni ridotte del suo pene, mentre Huey Lewis sarebbe da utilizzare con estrema cautela per via del problema opposto, infine ad Alex Van Halen (batterista dei Van Halen e fratello del più famoso Eddie) va la palma di migliore amante.

Cynthia Albritton

Fu per vincere la sua profonda timidezza nei confronti del mondo e dei maschi in particolare che Cynthia Albritton di Chicago iniziò a realizzare calchi di membri in erezione. Fu attraverso la scultura e la libertà sessuale che sbriciolò ogni ritegno. L’idea le venne a scuola durante una lezione d’arte, una di quelle ore noiose in cui le sembrava che tutto il mondo le crollasse addosso. Non era stato facile vivere in una famiglia con un padre instabile a causa dell’alcool. Non era stato facile vivere in una società che riteneva bigotta e opprimente.
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Negli anni della pop art, Cynthia Albritton intendeva celebrare i peni delle grandi star del rock per farne opere da museo. Seguendo le teorie di Andy Warhol sul ruolo della contemporaneità nell’arte moderna, Cynthia individuò nel pene di un musicista ascoltato da milioni di persone un oggetto in grado di diventare arte. Avrebbe voluto catturarne a centinaia, meglio se turbati e inquieti, in tutta la loro espansa dimensione. La sua insegnante non avrebbe mai immaginato quale fulmine avrebbe colpito Cynthia quando diede questo compito da eseguire a casa: “Fate un calco di gesso di qualcosa di solido”.
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La ragazzina ritrosa aveva legato il concetto di solidità al pene eretto. La tecnica del resto era semplice e l’idea le parve subito grandiosa. Avrebbe utilizzato la proposta del calco per avvicinare i miti della musica e per diventare, in questo modo, famosa anche lei. Avrebbe dato forma e poi fermato per sempre come statue i peni dei grandi maestri del rock. C’era solo un piccolo problema: non era semplice mantenere l’erezione per il tempo necessario al materiale utilizzato per il calco a solidificarsi. Cynthia ricordò però che, quando andava dal dentista, vedeva i calchi per le impronte dentali: quel materiale speciale diventava solido con rapidità.
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Così scelse il suo primo prodotto a base di alginato e il suo primo pene, quello di Jimi Hendrix, il grande chitarrista di Seattle.
“La quantità di materiale che avevamo portato fu appena sufficiente, aveva il più grande pene che avessi mai visto. La mia amica Carol si occupò di provocare l’erezione, che Jimi riuscì a mantenere per un intero minuto. Fu difficoltoso estrarre il pene dal calco perché non voleva saperne di ritornare flaccido. Avemmo problemi anche con la scultura di plastica, perché la mia amica Dolores la estrasse dal calco prima che fosse completamente solidificata e si ruppe in tre parti. Allora lavorammo di colla e ne usci una scultura molto bella che ricorda la venere di Milo”.

Jenny Fabian

“Fu la musica il vero catalizzatore”, secondo Jenny Fabian, la groupie più famosa della swinging London. “La scena underground della Londra di quegli anni era una comunità piccola e molto unita, dove ci si conosceva tutti. Il rock era la colonna sonora della rivoluzione, della consapevolezza trasmessaci dagli acidi. Facevamo uso di droghe, ci vestivamo da frichettoni e rifiutavamo l’esistenza grigia e monotona dei nostri genitori. All’epoca i musicisti rock erano esattamente come tutti noi, non esistevano i servizi di sicurezza”.
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“Ti bastava tentare l’avventura introducendoti furtivamente in uno squallido camerino nel backstage dove, se la sorte ti diceva bene, potevi avere l’occasione di rendere omaggio a quei ragazzi che ti scuotevano l’anima con i loro testi e la loro musica”.
Tra i ricordi più vividi della Fabian c’è quello di Syd Barrett, il genio dei Pink Floyd. “Sedeva nell’angolo di uno spogliatoio con i suoi capelli selvaggi, la pelle chiara e bella. Mettermi accanto a lui per lenire la sua fronte acida e febbrile era la mia missione”.
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“Ero nel backstage del Blarney Club, sala da ballo irlandese e casa transitoria degli ‘avvenimenti’ degli Ufo negli anni sessanta. Syd era l’archetipo del genio romantico condannato, il creatore visionario della prima musica autentica della coscienza acida. Bruciava troppo luminoso e troppo forte, e potevo vedere dai suoi occhi che stava già scivolando via”.
Jenny ai tempi aveva numerosi incontri di una sola notte con vari musicisti, ma aveva avuto uno dopo l’altro anche tre fidanzati regolari, il primo era il valente chitarrista Andy Summers (che diventerà famoso anni dopo nei Police), il secondo il violinista dei Family Ric Gretch e il terzo il manager del gruppo Tony Gourvish.
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Jenny era infatuata di Andy Summers. Descrive la loro relazione come felice e armoniosa. Ma dopo la partenza di Summers per l’America, la relazione più importante diventa quella con Ric Gretch. La Fabian lo descrive come misogino, manipolatore e piuttosto cattivo (debole e prevaricatore insieme). Presto lo scarica per il manager dei Family, Tony Gourvish, probabilmente il più complesso di tutti i personaggi. Molto virile, dominante e anche piuttosto misogino, ma allo stesso tempo con un lato tenero sorprendente. Lui e Jenny hanno una relazione piuttosto complicata, che comunque non impedisce alla Fabian di continuare il suo passatempo di groupie con altri artisti.

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