LE CINQUE ETÀ D’ORO DEL FUMETTO

LE CINQUE ETÀ D’ORO DEL FUMETTO

La filosofia raggiunse il suo apice in Grecia circa quattro secoli prima di Cristo e in Germania all’inizio dell’Ottocento: queste furono le sue due età d’oro. Il fumetto, invece, quando e dove raggiunse le sue vette?

Intervistiamo in proposito Sauro Pennacchioli, uno dei massimi esperti di minchiologia (disciplina che studia le cose inutili).

Quali sono le epoche migliori del fumetto?

Come nella storia dell’arte e della letteratura, ci sono momenti storici felici per il fumetto e altri di decadenza. Attualmente siamo in piena decadenza.

Non è che sono sempre più belli i fumetti della propria infanzia?

Mah, nella mia infanzia c’erano fumetti ottimi e fumetti pessimi. Quelli che vendevano di più erano generalmente pessimi. Li leggevo con disgusto, tanto per ammazzare il tempo.

Allora, qual è stata la prima infornata di ottimi fumetti?

Be’, ovviamente quella iniziale delle grandi tavole domenicali a colori autoconclusive pubblicate negli inserti dei quotidiani tra gli ultimi anni dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. L’epoca di artisti come Frederick Burr Opper, l’autore di Fortunello, e di Lyonel Feininger, che poi divenne un famoso pittore. La maggioranza di loro proveniva dalle riviste satiriche americane, come si intuisce dal tratto ruvido, e dall’umorismo trasgressivo, che non era certamente indirizzato solo ai bambini. Il merito era anche e soprattutto dei curatori, tra i quali c’erano due giganti dell’editoria come William Randolph Hearst e Joseph Pulitzer (per saperne vedi qui – NdR).

LE CINQUE ETÀ

E la seconda ondata del fumetto quando arriva?

Per la seconda nutro odio e amore allo stesso tempo, perché iniziò nel 1929 con le fotografie ricalcate, sia pure benissimo, dall’illustratore Hal Foster per Tarzan di Edgar Rice Burroughs e poi per il suo Principe Valiant.

Perché in parte “odia” questo periodo?

Perché il fumetto comico delle origini stava già diventando a suo modo “realistico”: in America con autori come Roy Crane di Capitan Easy e, in Europa, con Tintin di Hergé. Se avessero seguito quella tendenza, oggi i fumetti sarebbero disegnati nello stile brillante di Bruce Timm, quello dei cartoni di Batman. Invece arrivarono i pesanti “fotografari”, come erano tutti gli illustratori dell’epoca. D’altra parte tra costoro c’erano dei geni, come il muscolare Alex Raymond di Flash Gordon e l’umbratile Milton Caniff di Terry e i pirati. Quindi i fumetti degli anni trenta erano di altissimo livello, anche se secondo me per la maggior parte concettualmente sbagliati, perché irrigiditi dallo scatto fotografico. Inoltre con questi fumetti le storie si allungano in maniera definitiva, diventando delle avventure, grazie soprattutto alle strisce giornaliere in bianco e nero dei quotidiani. I capolavori del periodo sono numerosi, come il Topolino comico-avventuroso disegnato da Floyd Gottfredson.

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Merito anche degli sceneggiatori?

Certamente, ma purtroppo gli sceneggiatori venivano messi in secondo piano, non firmavano, tanto che ignoro i nomi degli autori di molte storie di questo decennio. C’erano anche “autori completi”, come i notevoli non fotografari Chester Gould di Dick Tracy e Harold Gray di Little Orphan Annie, ma la maggior parte si faceva aiutare da sceneggiatori fantasma. Collaborazione che spesso si concluse all’inizio degli anni quaranta, quando le strisce iniziarono a rimpicciolirsi e ad aumentare di numero. Si cominciava a puntare sulla quantità, piuttosto che sulla qualità. I responsabili delle agenzie cercarono di risparmiare sui testi, a quanto pare. Comunque la forza immaginifica dei testi derivava dalle pulp, le riviste di racconti popolari allora in voga, alle quali i fumetti avventurosi si ispiravano. Anzi, i primi due fumetti realistici erano proprio personaggi delle pulp: Tarzan e Buck Rogers. Poi si preferì scopiazzare gli altri eroi delle pulp, per non dover pagare i diritti.

Passiamo quindi alla terza fase…

Quella dei comic book, il fenomeno degli albi a fumetti finalmente disgiunti dai quotidiani esplode nel 1938 con Superman. Ancora una volta gli ispiratori sono personaggi delle pulp: Doc Savage e The Shadow. Da questi due personaggi nascono tutti i supereroi. Non c’è differenza tra un romanzo di Doc Savage e un albo di supereroi, almeno fino agli anni settanta: stessi supercriminali, stesse situazioni. Ma i primi autori dei comic book erano ancora dei ragazzini; per arrivare all’età d’oro bisogna aspettare i primi anni cinquanta, quando maturano e diventano veri artisti. Parlo di Will Eisner, Jack Kirby, Jack Cole e altri. Forse la miglior casa editrice dell’epoca era quella lanciata da Eisner, la Quality Comics, con Blackhawk e Plastic Man. Anche se da noi si conoscono solo i sopravvalutati fumetti horror della Ec Comics e i giustamente ben considerati fumetti di Zio Paperone realizzati da Carl Barks.

Mi sembra che andò a finire male…

Infatti. Sul più bello, partì la campagna di moralizzazione dei fumetti, considerati violenti e diseducativi. Di conseguenza nel 1955 si dovette creare il Comics Code, l’ente autocensorio pagato dagli stessi editori. Le copie crollarono definitivamente: gli albi non tornarono più, nemmeno lontanamente, a vendere come prima. I giovani lasciarono i fumetti e abbracciarono il nascente rock and roll. Alla faccia dei moralisti.

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A proposito, da cosa deriva l’espressione “golden age”?

Da non ricordo quale autore dell’antichità (mi faccio intervistare invece di scrivere gli articoli proprio perché così non devo andare alla ricerca dei dettagli), che parlava di una “età aurea”, “età d’oro”, “età dorata” o come vogliamo tradurla, non riferita al mito ma a una situazione storica precisa. Il tizio si riferiva all’Impero romano degli Antonini, nella prima metà del secondo secolo dopo Cristo. Il che è corretto, ma nell’epoca di massimo fulgore si scorgevano già le crepe che da lì a poco trascineranno l’Impero nella sua secolare decadenza. Però questo non c’entra con il nostro tema…

Quando arriva l’età d’oro del fumetto italiano?

Purtroppo mai. Anche se in Italia dagli anni quaranta agli ottanta ci sono sempre stati dei grandi autori all’opera, questi non hanno rappresentato una massa sufficiente per prendere il sopravvento sulla mediocrità generale. Paradossalmente la qualità media è più alta oggiSe proprio dobbiamo stabilire un’età aurea del fumetto italiano, potremmo collocarla nella seconda metà degli anni sessanta, quando operavano ai massimi livelli Magnus & Bunker, Jacovitti, Sergio Bonelli, Guido Martina e Hugo Pratt. In misura minore questo discorso vale anche per il fumetto argentino. Comunque non avevo finito…

Con che cosa?

Con la “terza fase”. Perché riprende grazie a Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko negli albi Marvel degli anni sessanta, recuperando le situazioni creative lasciate forzatamente in sospeso nei cinquanta, anche se prive della violenza dell’epoca. Diciamo che si tratta della terza fase “bis”.

In Europa è mai arrivata un’età d’oro del fumetto?

Sì, la quarta fase è tutta del fumetto franco-belga tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio abbondante dei sessanta. Quando nascono personaggi come i Puffi di Peyo e Asterix di René Goscinny e Albert Uderzo. Ma escono ancora le avventure di personaggi nati precedentemente, come Blake e Mortimer di Edgar P. Jacobs. Il merito era dei direttori di tre riviste: Spirou, Il settimanale di Tintin e Pilote. Riviste che non seppero poi resistere alla concorrenza televisiva, pubblicando i fumetti a puntate settimanali di circa due pagine anche quando il piccolo schermo offriva un telefilm completo al giorno. Più svegli furono i giapponesi, che negli anni sessanta tolsero tutte le rubriche giornalistiche, che invece infestavano i settimanali europei (anzi, all’epoca furono addirittura ampliate!), e proposero grosse dosi di fumetti con il conseguente boom delle vendite malgrado la concorrenza televisiva.

Quindi un’età aurea è toccata anche ai giapponesi…

Sì, anche se la traiettoria dei manga è stata piuttosto strana. La fase creativa avviene tra la fine degli anni sessanta e gli anni ottanta, con la generazione di Go Nagai e Monkey Punch prima, di Akira Toriyama e Rumiko Takahashi dopo. Dopodiché segue subito un declino artistico generalizzato. Che io imputo al potere eccessivo dato ai redattori, i quali, non essendo dei creativi, sanno solo indicare degli esempi di successo già esistenti da imitare. E i manga di oggi sono, nel loro complesso, delle imitazioni di fumetti precedenti. Anche se ci sono pure delle serie originali, che nascono come per sbaglio fuori dal campo visivo dei redattori.

E oggi?

Oggi niente, in Italia e all’estero i fumetti annoiano. Sono scritti come serie televisive e disegnati come fotoromanzi. Parlo del mainstream nel suo complesso: s’intende, i geni isolati ci sono sempre. Mancano i redattori bravi, che sono i veri responsabili della resa artistica di una generazione di autori. Autori che in primo luogo andrebbero scelti bene.


(Intervista a cura di Alice Alberti).


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3 commenti

  1. Quando arriva l’età d’oro del fumetto italiano?

    oggi con sio e zerocalcare

  2. Il direttore ha scarsa conoscenza dei manga : è con Osamu Tezuka, che dalla fine degli anni 40 , fa nascere la golden age dei manga .
    Tezuka cambia tutto : i manga, che fino a quel momento erano statici e simili a una piece teatrale su carta, acquisiscono graficamente dinamismo e alcuni dei dei tratti peculiare della scuola orientale, come i famigerati occhioni.
    Dal lato di temi, idee e sceneggiature, Tezuka creare quasi tutti i generi che in futuro i suoi discendenti artistici copieranno e amplieranno.
    I manga di adesso forse sono copie di quelli della generazione di Nagai e soci, ma loro, a loro volta , copiarono da Tezuka.
    La differenza tra autori nipponici e occidentali sono due : i primi sono proprietari dei loro personaggi, che seguono fino alla fine, e le loro serie hanno una fine, che fa si che il mercato cambi di continuo storie, autori e personaggi adattandosi ai tempi .
    Invece in Occidente gli autori lavorano ai soliti personaggi che esistono d 50 od 80 anni , che non gli appartengono e che quindi non avranno mai i vantaggi economici delle vendite : quindi perché impegnarsi per renderli ancora più famosi di adesso ?
    E’ vero però che anche in Giappone, adesso, sono in una grossa crisi di idee, e stanno ricacciando fuori molti personaggi del passato.

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