10 ARTISTICHE CASETTE DI CARTONE PER I CLOCHARD VOLUTE DA SGARBI

10 ARTISTICHE CASETTE DI CARTONE PER I CLOCHARD VOLUTE DA SGARBI

L’annuncio delle casette di cartone era stato dato qualche giorno prima dal critico Vittorio Sgarbi sul proprio profilo Facebook. Notizia accompagnata anche da un video chiarificatore e dagli hashtag #Rinascimento e #arteperilsociale. A Torino, sabato 8 e domenica 9 aprile 2017, sono state consegnate da Vittorio Sgarbi, nella sede dei City Angels (via Paolo Gaidano 79), dieci “case del clochard”. Queste casette di cartone, facilmente montabili, sono ideate dall’artista Maurizio Orrico e prodotte da Corvasce Design. Secondo Sgarbi, permetterebbero ai senzatetto di riconquistare una propria intimità.

Viene definita una provocazione, quella di Vittorio Sgarbi, un modo per far riflettere e ridare dignità ai senzatetto.
L’obiettivo dell’iniziativa non è dare una soluzione definitiva per le persone che vivono in strada, ma un concreto gesto di solidarietà e, soprattutto, un modo per far sì che le istituzioni locali e nazionali pongano l’attenzione su un problema irrisolto.


Le casette sono state ideate dall’artista Maurizio Orrico, in collaborazione con la Fine Arts di Alessandro Erra e Debora Stefania Santagata, e poi prodotte da una azienda pugliese, la Corvasce Design, specializzata in arredamenti. La casetta, in cartone pressato, si monta e smonta in pochi minuti ed è facilmente spostabile. Le prime 10 case sono state consegnate lo scorso febbraio a Milano, alla Stazione Centrale.


“Inaccettabile”
, dice Vittorio Sgarbi, “che nel 2017 si possa morire di freddo. Ci sono tre tipi di persone: i migranti, che hanno le loro tutele; ci sono quelle persone nate povere che vanno a cercare aiuto nelle Caritas e in posti simili; e poi ci sono persone che a un certo punto decidono di fare i clochard. Io ne ho conosciuti molti che venivano da condizioni sociali buone, ma che hanno scelto di fare questo per essere liberi”.

Quando ero assessore a Milano“, prosegue il critico d’arte ferrarese, “di fronte all’albergo dove risiedevo c’erano queste persone che vivevano sopra un cartone. Erano comunque, a modo loro, felici. Non volevano soldi. Volevano solo stare liberi. Per loro ho un amore istintivo. E quando vedo che muoiono per aver scelto la propria libertà, mentre ci si indigna solo per quelli che muoiono arrivando dall’altra parte del mare, mi arrabbio”.

Morire di freddo nel mondo consumista è assurdo. Ho pensato dunque di dare loro, seppur precaria, una casa“, conclude Sgarbi. “Con l’amico Maurizio Orrico abbiamo ideato questa casa in cartone. Vera. Protettiva. Piccola, per due persone. Per giornate non di gran freddo. Non sono fatte per difendersi dal freddo. Ma per riappropriarsi della propria intimità”.

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