LE BUREAU E DEUTSCHLAND 83: MIGLIORI SERIE DI SPIONAGGIO

LE BUREAU E DEUTSCHLAND 83: MIGLIORI SERIE DI SPIONAGGIO

Approfittando del fatto che un caso di spionaggio è salito alla ribalta nazionale ho letto in giro parecchie recensioni sui film o sui romanzi di spionaggio, ma non ne ho trovata nessuna sulle serie tv. Vediamo di rimediare con queste righe.

Sarò breve, tanto sono poche le serie di spionaggio che a mio parere meritino di essere viste, in particolare voglio indicarne due, entrambe europee.

La prima è Deutschland 83, una miniserie tedesca del 2005.

LE BUREAU E DEUTSCHLAND 83: MIGLIORI SERIE DI SPIONAGGIO

Racconta l’infiltrazione di una talpa dai servizi segreti della Germania orientale (controllata dall’Unione Sovietica dopo l’ultima guerra fino alla fine degli anni ottanta) nell’esercito della Repubblica Federale e nel comando Nato, sullo sfondo dell’esercitazione Able Archer. Un fatto storico poco noto al grande pubblico, ma che è stato uno dei momenti in cui siamo stati più vicini ad una guerra nucleare.

La serie è  ben fatta, con un protagonista che suscita la giusta empatia, non essendo un superuomo indistruttibile e pronto a tutto, ma un essere umano, un ragazzo normale e fallibile che tenta di fare del suo meglio.

Il suo crudo realismo è piacevole: tutti sbagliano, le pallottole uccidono. Quando uno dei protagonisti tira fuori un’arma è perché sta già andando tutto a puttane ed ha fallito la missione. Uccidere un essere umano lascia il segno perché è come se non fosse un film. Belli i toni grigi della fotografia, un mondo dove non c’è luce né colore.

Non vi dico di più, vale la pena di vedere le otto puntate da 50 minuti. Si potrebbe persino capire qualcosa della storia recente.

Alla serie sono seguiti i due sequel Deutchland 86 e Deutchland 89: molto, molto inferiori.

 

Altra serie di spionaggio che raccomando con entusiasmo è la francese Le Bureau des Legend.

LE BUREAU E DEUTSCHLAND 83: MIGLIORI SERIE DI SPIONAGGIO

La serie ci porta all’interno dell’ufficio agenti sotto copertura della Dsge, i servizi francesi, per seguire il ritorno in patria di uno dei loro migliori agenti dopo una lunga missione in Siria: Guillaume Debailly, alias Paul Lefebvre, alias Malotrou.

L’azione è scatenata dall’eterno, banale, problema dalla incapacità dell’agente di dimenticare una donna di cui si è innamorato in missione.

La incontrerà di nuovo e l’amore trionferà su tutto, provocando ovviamente disastri, morte e dolore.

La storia ci porta dalla Francia alla Siria occupata dal sedicente Califfato Islamico, dall’Algeria alla Russia, dalla Turchia fino alla Cambogia.

Un mondo di segreti, di inganni e di travestimenti da cui sarà impossibile uscire indenni. In quel mondo diventa impossibile capire chi è il buono e chi è il cattivo, dove sia la giustizia e dove sia la malvagità. È impossibile trovare che cosa è vero e cosa è falso o se questa distinzione abbia senso.

Anche Le Bureau si salva dalle esagerazioni delle serie americane. Le esplosioni e le sparatorie sono poche, la tensione è psicologica, i risultati si raggiungono manipolando, a volte spietatamente, la gente che ti circonda. Non servono supereroi e doti atletiche: al massimo, come spiega un addestratore, può essere utile saper come incassare se si viene picchiati o interrogati. Servono freddezza, cinismo, empatia e la capacità di cogliere le occasioni.

Bisogna ricordarsi, soprattutto quando si è in missione, che non si è circondato da persone, ma da strumenti. Da usare.

I personaggi e i comprimari di Le Bureau sono tutti ben disegnati, con le loro debolezze e i loro punti di forza. Sia che risultino simpatici o antipatici, non lasciano mai indifferenti. Come Rocambole, un’agente addestrata dal protagonista, che con la sua espressione perennemente meravigliata, gli occhioni da cerbiatta e l’atteggiamento da gattamorta è più letale di qualsiasi pistola impugnata da Tom Cruise.

Ci sono ben cinque serie di Le Bureau, la prima in italiano la trovate pure su Prime Video. Tutte di buon livello e tutte autoconclusive. Non cedono mai alla tentazione del jumping the shark e non hanno nessun cliffhanger per costringere a vedere quella successiva, ma vi assicuro che ne vale la pena.

 

 

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