LAURA CHIATTI, OGGETTO DEL DESIDERIO IN 13 SEQUENZE

Laura Chiatti

“Non ha nulla da invidiare ad attrici come Sharon Stone o Kim Basinger. È una ragazza con un fascino dirompente, una bellezza talmente perfetta come non si è mai vista in un’attrice italiana”. Così si espresse nel 1999 Daniele Stroppa, sceneggiatore dei primi tre film interpretati da Laura Chiatti, nell’articolo “Tutti pazzi per Laura”, di Michele Giordano (Nocturno Cinema n. 9).
Con il senno di poi, la considerazione di Stroppa può apparire vagamente esagerata, se qualcuno volesse rileggerla sulla base di ciò che Laura Chiatti ha dimostrato sotto il profilo artistico: la sua filmografia in effetti non regge il confronto con quella delle due attrici hollywoodiane. Ma lo sceneggiatore si limitava a un fascino di carattere estetico, e da questo punto di vista non gli si può dare completamente torto. Per il resto, se quasi tutti i film a cui ha partecipato Laura Chiatti risultano appena passabili o di scarso valore, non si può imputarlo a lei.
Casomai al cinema italiano degli ultimi vent’anni.


Nata nel 1982 a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, Laura Chiatti muove i primi passi nel mondo dello spettacolo come cantante. La musica d’altra parte è la sua passione fin da bambina. Appena dodicenne partecipa in veste di concorrente alla trasmissione di Italia 1 Karaoke.

A quattordici anni si presenta a un concorso regionale per aspiranti talenti nella categoria cantanti. Vince invece il concomitante Miss Teenager Europa.

I set che la Chiatti frequenta inizialmente sono non a caso legati al mondo della musica. In Laura non c’è, diretto nel 1998 da Antonio Bonifacio, fa il suo esordio in un piccolo ruolo (la Laura del titolo non è lei), ed è proprio una cantante. Ispirato a una canzone di Nek e prodotto da Remo Angioli, il film si rivela un disastro al botteghino e non certo un inizio di carriera promettente. Sempre la Gold Film di Angioli realizza nel 1999 le commedie sentimentali Pazzo d’amore e Vacanze sulla neve, diretti uno dietro l’altro da Mariano Laurenti. Il primo mischia il cinema vacanziero degli anni Ottanta e i film con canzoni interpretati da Nino D’Angelo nello stesso decennio: entrambi sottogeneri molto praticati proprio da Laurenti. Protagonista è il cantante neomelodico napoletano Luciano Caldore nel ruolo di Marco, figlio del popolo, che si innamora di una ragazza, Barbara, figlia di un ricco industriale. Nonostante il loro amore sia ostacolato dalla diversa estrazione sociale, il lieto fine è assicurato. In questo periodo la Chiatti ancora sognava di sfondare nel mercato musicale (incide infatti due dischi in lingua inglese, tra cui Street to Your Heart) e quindi in Pazzo d’amore canta anche lei.

Dopo aver recitato nella soap Un posto al sole, Laura Chiatti nel 2001 è nel cast di due fiction: Angelo il custode e Compagni di scuola. Nessuna delle due ottiene un grande successo. Anzi, Compagni di scuola viene cancellata dopo la prima stagione per gli scarsi ascolti.

Nel 2004 gira il suo primo spot pubblicitario, per Lavazza. Segue nel 2006 quello per Vodafone, vero e proprio tormentone estivo. Poi per Breil (2012) e due per l’acqua Rocchetta, nel 2014 e 2015. Particolarmente significativo è quello del 2015, in cui la Chiatti è la vicina di casa di Alessandro Del Piero e di un suo amico. Sembra la concretizzazione della definizione, piuttosto azzeccata, espressa nel 2009 dalla giornalista Daniela Loro sull’attrice: “un po’ femme fatale e un po’ ragazza della porta accanto”. Anche se trattandosi della pubblicità di un’acqua minerale (e del 2015), la ragazza della porta accanto prende decisamente il sopravvento sulla femme fatale.

Il 2006 è un anno importante per Laura Chiatti, che gira due film di una certa rilevanza. Uno è A casa nostra, diretto fa Francesca Comencini, nel quale interpreta Elodie, modella e amante di un commercialista che si arricchisce con affari poco puliti. Curiosamente, a un certo punto del film Elodie confessa che avrebbe voluto diventare una cantante e intona una celebre canzone di Mina. Trattandosi di un’opera corale, è circondata da un cast di buon livello (Valeria Golino, Luca Zingaretti, Giuseppe Battiston). In una scena si mostra nuda, ma il tono mesto del film non ne esalta l’eventuale carica erotica. A novembre esce poi L’amico di famiglia, per la regia di Paolo Sorrentino. La Chiatti è l’oggetto del desiderio di un anziano e ricco usuraio, nonché figlia di uno dei suoi clienti. Quando il film viene presentato al Festival di Cannes, la rivista francese Elle le dedica un ampio servizio, presentandola addirittura come la nuova Brigitte Bardot. C’è anche chi profetizza per lei un futuro radioso, al pari di un’altra attrice nata in terra umbra e molto apprezzata in Francia, Monica Bellucci.

Tra il 2007 e il 2008 è coprotagonista in due produzioni biografiche, abbastanza simili per come vengono realizzate. La prima è il film per la tv trasmesso da Rai1 in due puntate Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu (Marco Turco, 2007), in cui Claudio Santamaria è il geniale cantautore romano morto nel 1981 in un incidente stradale e Laura Chiatti interpreta Claudia Argelli. Segue Il mattino ha l’oro in bocca, regia di Francesco Patierno. Tratto dall’autobiografia del dee-jay Marco Baldini (Elio Germano), racconta soprattutto la sua dipendenza dal gioco. La Chiatti infatti è Cristiana, che lavora in una sala scommesse e con cui Baldini ha una relazione.

Il personaggio di Laura Chiatti che più si avvicina al prototipo della femme fatale è quello interpretato nel film di Roberto Faenza Il caso dell’infedele Klara (2009). Fin troppo ambizioso nelle intenzioni, tanto che il regista nel presentarlo dichiarò d’essersi ispirato al capolavoro Él – Lui (1953), di Luis Buñuel. Liberamente tratto dal romanzo omonimo dello scrittore ceco Michal Viewegh, racconta di un giovane che, geloso della fidanzata, la fa pedinare da un detective, che però finisce per essere attratto dalla ragazza. Da notare che in questo film la Chiatti esibisce un nudo integrale. Nello stesso anno escono Gli amici del bar Margherita, di Pupi Avati (ennesimo amarcord avatiano in cui è una entraîneuse ingaggiata per mandare a monte un matrimonio) e soprattutto Io, loro e Lara, regia di Carlo Verdone (2009), in cui la Chiatti interpreta Lara, una ragazza problematica che sta cercando di ottenere l’affidamento del proprio bambino e che sconvolge la vita di don Roberto, sacerdote missionario in crisi. Notevole la scena che la vede esibirsi in una chat erotica con una parrucca rossa, e quella in cui don Roberto la spia mentre dorme seminuda. Il film di Verdone permette all’attrice di variare la propria gamma espressiva più che in altre occasioni, passando dal sensuale al brillante.

Il 2010 vede Laura Chiatti prendere parte al primo (e per ora unico) film americano: è l’amante italiana del protagonista nel discreto film di Sofia Coppola Somewhere. L’anno successivo è protagonista, insieme a Riccardo Scamarcio, del primo episodio di Manuale d’amore 3, diretto da Giovanni Veronesi. La storia è lontana dall’essere nuova di zecca. Roberto, giovane avvocato in procinto di sposarsi, si reca nella campagna toscana per convincere i proprietari di una fattoria a venderla, ma perde la testa per un’altra donna, Micol. Ambientazione, atmosfera e personaggi non sono proprio da buttare. Laura Chiatti, per esempio, riesce a conferire credibilità e sex-appeal a Micol.

In Romanzo di una strage (2012, Marco Tullio Giordana), che ricostruisce i fatti relativi all’attentato di piazza Fontana del 1969, la Chiatti ha il ruolo impegnativo di Gemma, moglie del commissario Calabresi, ed è in versione bruna. Anche altri registi decidono di proporla con questo colore di capelli (per esempio in Compagni di scuola, Io, loro e Lara e Il mattino ha l’oro in bocca), che è poi il suo colore naturale, anche se in più di un’occasione l’attrice ha affermato di preferirsi bionda.

Dopo aver rinunciato nel 2008 (e in seguito nel 2016) a partecipare al Festival di Sanremo, Laura Chiatti debutta come conduttrice di uno show televisivo nel 2013 con Riusciranno i nostri eroi, trasmesso da Rai 1 in prima serata. Un varietà presentato da Max Giusti in cui riesce anche a cantare.

In un periodo in cui il burlesque anche in Italia andava per la maggiore, la regista esordiente Manuela Tempesta gira Pane e burlesque (2014), film passato quasi inosservato. Laura Chiatti all’inizio è impacciata e ha gli occhiali, poi mette le lenti a contatto e si trasforma in un’avvenente soubrette, per dire che le idee che circolano nella sceneggiatura non sono di prima mano. Soprattutto manca il coraggio dell’atto liberatorio e ribelle verso le convenzioni e l’ottusità, perché alla fine il burlesque viene visto solo come un modo veloce per fare soldi (e forse in vari casi era davvero così). Comunque non è girato peggio di altri prodotti italiani recenti, le esibizioni sono piuttosto curate e le quattro interpreti (oltre a Laura Chiatti, Giovanna Rei, Michela Andreozzi e una strepitosa Sabrina Impacciatore) ce la mettono tutta per dare corpo ai rispettivi personaggi.

Diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni, Il professor Cenerentolo (2015) vede l’attore toscano nei panni di Umberto, ingegnere che tenta una rapina in banca per sistemare la propria situazione finanziaria, ma viene arrestato. Quando conosce Morgana, la ragazza crede che lui nel carcere ci lavori, e Umberto non volendo rinunciare a lei glielo lascia credere. Il personaggio di Laura Chiatti è, come suggerisce il nome, una sorta di fata moderna e bipolare, anche se poi il film è ben poco fiabesco. Basta la sequenza del matrimonio per capire che siamo più dalle parti della farsa di grana grossa, con le migliori situazioni comiche concentrate nel finale.

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