L’ARTE ANTICA DEI TAPPETI PERSIANI

tappeti

Probabilmente i primi tappeti importati in Occidente provenivano dalla Persia. Arabi, turchi e iraniani, tutti popoli musulmani, sono i grandi produttori di tappeti ancora oggi. I più pregiati arrivano comunque sempre dall’Iran, l’antica Persia.
Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno annunciato il ripristino delle sanzioni contro l’Iran revocate nel 2015 da Barack Obama, dopo l’assicurazione che questo Pese non avrebbe tentato di costruire ordigni nucleari. La stretta riguarderà il commercio di beni simbolo dell’economia iraniana, come il petrolio e i tappeti persiani.

Cartina geografica dell’Iran

Quasi la metà dei tappeti persiani esportati nel 2017 provenivano dalla provincia iraniana dell’Azerbaigian Orientale, abitato da una minoranza turca, per un valore di 147 milioni di euro.

Gli Stati Uniti erano, fino al nuovo embargo, il principale mercato del mondo per i tappeti persiani tessuti a mano. Nel 2017 ne avevano importato per 75 milioni di euro. “Un valore in crescita di 2,4 milioni”, aveva dichiarato Hamid Kargar, direttore del Centro nazionale dei tappeti iraniani.

Mercato orientale di tappeti

I tappeti più antichi del mondo

La tessitura a mano dei tappeti è molto antica. Li vediamo raffigurati per la prima volta negli affreschi del milletrecento avanti Cristo nella tomba del faraone Thutmose. Purtroppo i materiali con cui sono confezionati i tappeti vengono attaccati e distrutti dalle tarme, per cui i tappeti antichi sono andati perduti.

Il più antico esemplare di tappeto è stato trovato nel 1949 nella vallata del Pazyryk dei monti Altaj, una grande catena montuosa posta tra Cina, Mongolia e Siberia.

Tessuto circa duemila e cinquecento anni fa, il tappeto si è conservato in una sepoltura congelata dal permafrost. Dopo uno studio approfondito, i ricercatori hanno concordato che il tappeto era stato importato probabilmente dalla Persia.

Il tappeto di Pazyryk

Il tappeto ha una dimensione di circa 1,9 x 2 metri, con una densità di 360mila nodi per metro quadrato, segno di alta qualità. Ha mantenuto il vello molto morbido, il suo colore principale è il rosso ciliegia. Lungo il perimetro ci sono guerrieri che guidano i cavalli e un fregio con le immagini di cervi. Oggi il tappeto è conservato nel museo Ermitage di San Pietroburgo.

Il tappeto come oggetto di culto

Vergine e bambino con Canon van der Paele, circa 1434-1436. Groeningemuseum, Bruges

Da semplice oggetto d’uso e espressione artistica di clan tribali, popoli e singoli tessitori, il tappeto annodato divenne oggetto di culto. Ciò avvenne sia nelle chiese armene d’oriente sia nei templi buddisti in Tibet. L’uso più particolare del tappeto nella funzione liturgica resta però quello musulmano.

La diffusione dell’islamismo conferì al tappeto un valore mistico. Maneggevole e facile da trasportare, si rivelò quanto mai adatto a soddisfare il precetto coranico, dato che i fedeli devono recitare frequenti preghiere quotidiane inginocchiati verso la Mecca isolati dal contatto con il suolo impuro.

Il giardino del paradiso del museo Poldi Pezzoli

Il Giardino del Paradiso nel tappeto delle tigri al Museo Poldi Pezzoli di Milano, tappeto persiano del XVI sec.

Per tale funzione rituale, il tappeto iniziò a essere percepito come luogo delimitante uno spazio sacro. Alcuni tappeti persiani presentano i famosi impianti a preghiera, che rappresentano il profilo del mehrab, la nicchia delle moschee verso la quale ci si prostra durante le orazioni.

Le tigri del Giardino del Paradiso del Poldi Pezzoli di Milano

L’influenza della mistica islamica, improntata al divieto di riprodurre le immagini, fu determinante nella realizzazione astratta dei decori. Segni simbolici che, sfuggendo a una rappresentazione di tipo realistico, conferiscono ai disegni significati misteriosi e complessi. Una volta spiegati, questi disegni permettono di cogliere gli aspetti della spiritualità, della storia e della cultura di chi li ha realizzati.

I simboli dei tappeti persiani

Simboli dei tappeti persiani

Quattro sono le principali tradizioni culturali che hanno contribuito alla formazione del linguaggio simbolico dei tappeti: lo sciamanismo “pagano”, il buddismo e l’islamismo, a cui va aggiunto un vasto nucleo di “simboli individuali” che non appartengono a una credenza riconosciuta. I quali hanno un significato che può essere totemico, esoterico, divinatorio, scaramantico, propiziatorio, sociale e politico, variabile per ogni gruppo etnico, regione, produzione.

Il boteh

Il boteh

Il boteh è un motivo simbolico utilizzato nell’annodatura di tappeti e nelle decorazioni in tessuto. Molti studiosi lo fanno risalire all’occhio, dandogli quindi un significato protettivo e difensivo.
Sembra che il boteh contenga un messaggio di prosperità e abbondanza: nei contorni del simbolo compaiono cornici dentellate che ricordano il piumaggio degli uccelli o al loro interno ci sono teste di uccello con l’occhio e il ciuffo di penne. Le figure contenute le une nelle altre come disegno interno, come un nascituro nel corpo della madre, sono simboli per eccellenza di fertilità.

Il tappeto con figure

Particolare di un tappeto in seta dell’epoca Safavide (1501-1734).

Nei bottini di guerra i tappeti erano considerati tra gli oggetti più preziosi, come apprendiamo anche dalla Bibbia. Benché l’islamismo vietasse la rappresentazione della figura esistono tappeti, come quello dell’immagine sopra, che lo fanno. Questo avveniva perché ci sono diverse interpretazioni del Corano. Inoltre esistono periodi storici di più stretta osservanza e altri più liberali.

Il tappeto gigante perduto: “Primavera di Corsoe”

Solo dalle fonti storiche si conosce l’esistenza di un tappeto di estrema bellezza creato per ornare il palazzo di Cosroe I, imperatore della dinastia persiana sasanide precedente all’islamismo, e quindi di religione zoroastriana. Il tappeto, di dimensioni gigantesche (si dice 25 x 65 metri), venne realizzato attorno al 560 d.C. Era chiamato “Primavera di Corsoe” per la splendida decorazione che raffigurava alberi, uccelli e ruscelli. I fiori erano ricamati con foglie d’oro e d’argento, impreziositi da gemme, perle, cristalli e sete. Quando gli arabi conquistarono la Persia, poco dopo la morte di Maometto, distrussero il tappeto dividendoselo come bottino di guerra.

Tappeto da caccia con due genii che offrono cibo. Originario dalla Persia, seconda metà del XVI secolo, seta, 22 colori

L’arrivo in Occidente dei tappeti orientali è dovuto soprattutto a mercanti e viaggiatori. Il loro collega Marco Polo, di ritorno dal suo viaggio in Oriente, definisce i tappeti turchi come “i più belli al mondo”. Proprio i turchi diffondono, nel corso del 1300, i tappeti in Europa.

I TAPPETI PERSIANI

Tappeto iraniano con disegni simili ai simboli nobiliari achemenidi, la dinastia persiana sconfitta da Alessandro il Grande

La Persia è considerata l’area d’origine della tessitura annodata. Si pensa che il tappeto nasca dalla necessità delle tribù nomadi di “isolare” il pavimento delle tende nelle quali abitavano quando erano nomadi. Le pelli degli animali venivano utilizzate per ricoprire le pareti e proteggersi dal freddo, mentre il tappeto veniva utilizzato per il pavimento, rendendolo così non solo caldo, ma anche più soffice. Poiché il terreno e l’ambiente circostante su cui sorgevano le tende era spesso incolore, i persiani intrecciavano tappeti coloratissimi. Gli occidentali invece preferiscono tappeti più sobri e chiari perché si accordano meglio al legno dei mobili.

Verso il 1400, forse grazie ai contatti commerciali con la Cina, la Persia abbandona la decorazione geometrica per adottare quella floreale. Il massimo splendore dell’arte tessile persiana si raggiunge tra il Cinquecento e il Seicento.

Tinture di origine animale per il rosso

La tradizionale tintura delle lane dei tappeti veniva fatta usando sostanze vegetali, minerali o animali. Oggi per semplicità le chiamiamo tinte vegetali per escludere la presenza di tinture chimiche. I tappeti tinti chimicamente hanno la tendenza a sbiadire. L’Iran ha proibito l’uso di tinte sintetiche per evitare che si abbassi la qualità dei tappeti.

Colori delle sete per intrecciare i tappeti

La tradizione della tintura dei tappeti varia moltissimo da zona a zona, a seconda dei principi naturali presenti sul territorio e in base alle tradizioni millenarie della popolazione o del gruppo etnico.
I colori fondamentali sono tre: miscelandoli in modo opportuno è possibile ottenere tutta la gamma. Altri fattori importanti sono la temperatura del bagno tintorio, l’alcalinità dell’acqua, il tempo di permanenza delle lane nel bagno di colore. È importantissima la concentrazione della tintura.

Kashan Mohtashem antico

Per ottenere un blu intenso il sistema più diffuso è quello di usare foglie coloranti di indaco, portarle ad alta temperatura, farle macerare per ottenere un azzurro intenso e poi scurirlo con l’ossido di ferro.
Il blu più bello è quello dei tappeti Kashan, noti come Mohtashem.

Tabriz

Tappeto Ardabil del Victoria and Albert museum, Londra

Dettaglio del medaglione centrale del tappeto Ardabil

La città persiana di Tabriz è la più famosa al mondo nel campo dei tappeti, anche perché i loro artigiani realizzarono il tappeto della moschea di Ardabil.

Mausoleo dello Sceicco Safieddin

Il tappeto Ardabil, conservato al “Victoria and Albert Museum” di Londra, ha dimensioni enormi (12 x 5m circa).  Realizzato per il mausoleo dello sceicco Safieddin, da cui discesero gli scià Safavidi, riporta l’iscrizione che lo data 1539-40. Trama e ordito sono in lana e seta, e i colori che lo compongono vanno dal giallo al rosso, dal blu al verde nelle diverse tonalità.

Kashan

Kashan persiano al rovescio

I tappeti di Kashan sono riconoscibili per l’estrema eleganza dovuta all’accurata esecuzione tradizionale e all’uso di una lana molto pregiata che conferisce al tappeto un aspetto vellutato. Caratteristica di questi tappeti è l’utilizzo della seta nell’ordito e nelle trame. Il disegno decorativo tradizionale è rappresentato da un medaglione centrale che presenta motivi concentrici arricchiti da decorazioni vegetali e foglie piumate. Ancora oggi i tappeti Kashan, dai colori caldi del rosso e del tabacco mescolati all’avorio e al blu, sono tra i più ricercati per la loro bellezza. Li si può ammirare nei musei o presso collezioni private. La parte posteriore del tappeto presenta un disegno più nitido e preciso della parte anteriore. Questo è un segno di autenticità..

Isfahan

Tappeto Isfahan, Iran

La leggenda vuole che l’annodatura dei tappeti sia nata in questa città nel cuore della Persia. Qui era stata istituita la manifattura imperiale. La decorazione di questi splendidi tappeti in seta è prevalentemente floreale, sviluppata poi anche su broccati in oro e argento, dando al manufatto finale un effetto visivo e cromatico di grande pregio. I tappeti di Isfahan più antichi sono molto rari e preziosi. Oggi se ne producono più per la commercializzazione che per mantenere l’antica tradizione manifatturiera.

I TAPPETI TURCHI

Gran bazar di Istanbul, Turchia

I tappeti dei diversi Stati turchi, soprattutto dell’Asia Centrale, hanno conosciuto una notevole diffusione, in particolare quelli da preghiera: sono in lana con i toni caldi del blu e del rosso. La decorazione del tappeto da preghiera risponde alle più severe esigenze religiose. Il blu si usa per rappresentare il cielo e l’eternità, mentre il rosso la vita. Il verde è vietato perché è il colore del Profeta, e non lo si deve contaminare con i piedi.
La religione musulmana impone all’arte tessile, soprattutto dei tappeti, linee guida da cui non ci si può distaccare. Non possono, per esempio, essere raffigurati esseri viventi o elementi naturali facilmente identificabili. Per questo l’artigianato turco si affida a disegni e decorazioni geometriche o floreali, discostandosi dalla tradizione persiana più liberale.

La tradizione turca si basa su regole e movimenti stilizzati che seguono un preciso ritmo geometrico, secondo immutabili regole che rispecchiano la vita, il tempo, l’esistenza o l’eternità. I disegni sono sempre complessi e simmetrici. I tappeti più importanti della tradizione tessile turca sono gli Ushak, esemplari rettangolari e di grandi dimensioni, in lana e seta che abbandonano la decorazione geometrica per lasciare più spazio a quella floreale. Furono questi i tappeti che i mercanti veneziani esportarono per lungo tempo in tutta Europa, oggi sono rari e molto ricercati dai collezionisti.

Turkestan

Tappeto bukhara

Paese indipendente ricco di contaminazioni culturali, ha nei centri di Bukhara, del lago Aral e di Samarcanda le principali aree di produzione di tappeti. Popolate da tribù nomadi o seminomadi, queste zone affidano l’annodatura alle donne.

Nomadi turchi

I tappeti prendono il nome dalle varie tribù: Tekke, Saryk, Yomut e Chodor. La decorazione dei tappeti turcomanni è caratterizzata da molteplici motivi geometrici, al cui interno viene realizzato un fiore (gul). Il simbolo gul è sciamanico, antecedente all’islamismo. I colori tradizionali variano dal rosso al bruno. Secondo un’altra interpretazione, i motivi geometrici che si ripetono non rappresenterebbero un fiore, ma l’impronta delle zampe dell’elefante.

Samarcanda

Gli unici tappeti che si discostano dalla tradizione sono quelli realizzati a Samarcanda, i quali riprendono motivi della cultura cinese in cui si ritrovano anche influenze persiane.

Tappeto samarcanda

Sono tappeti che presentano grande raffinatezza nei colori e nei materiali: lana, cotone e seta in giallo, rosso, blu e azzurro.

Telaio orizzontale dei nomadi

I telai usati sono facilmente smontabili per essere rimontati in un’altra zona. I tappeti dei nomadi stanno conoscendo un periodo di grande interesse, tuttavia queste tribù diminuiscono anno dopo anno. Fino a non molto tempo fa si muovevano a cavallo dietro alle greggi alla ricerca di nuovi pascoli, oggi si spostano in motocicletta.

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