LA TURCHIA CENSURA SHAKESPEARE (PURE LUI COINVOLTO NEL GOLPE?)

LA TURCHIA CENSURA SHAKESPEARE (PURE LUI COINVOLTO NEL GOLPE?)

Dopo il fallito golpe dello scorso 15 luglio, il presidente turco Tayyip Erdogan ha avviato un’intensa opera di pulizia che ha investito l’intera dirigenza del paese.
I settori delle forze armate, della magistratura, dell’informazione e della scuola sono stati i più colpiti, con migliaia di allontanamenti e incarcerazioni che tuttora continuano senza sosta, a distanza di quasi due mesi.

Mentre l’Europa assiste in silenzio, guardandosi bene dal prendere una posizione dura nei riguardi della Turchia, Erdogan, solleticato dai ricordi gloriosi dell’impero ottomano, ha deciso di imprimere alla sua politica un’ulteriore spinta nazionalistica, attaccando frontalmente anche il mondo della cultura e dell’arte.
È infatti notizia di questi giorni la decisione di cancellare dalla programmazione del Teatro turco di Stato, la più importante associazione culturale del paese, le opere di William Shakespeare, giudicate lontane dai valori e dai sentimenti nazionali e religiosi della Turchia.

Il bardo inglese non è comunque l’unico a essere caduto sotto i colpi della censura: dalla stagione teatrale 2016-17 sono spariti anche altri autori fondamentali della cultura occidentale, come Cechov e Brecht, in favore di testi rigorosamente locali, con il pretesto di rafforzare l’unità e l’integrità della patria.
Anche il nostro Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, è stato messo all’indice, secondo una deriva autoritaria che in molti hanno già definito semifascista.

Segnali preoccupanti, dunque, di un paese sempre più vicino a posizioni totalitarie e anti-laiche che non mancheranno di complicare i già difficili rapporti con l’Unione europea, ma soprattutto con Washington, accusata di ospitare e proteggere il presunto mandante del golpe fallito, l’Imam Fetullah Gulen.

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