NON SI AFFETTANO COSÌ ANCHE I SALAMI? LA TRISTE FINE DI JACOVITTI

NON SI AFFETTANO COSÌ ANCHE I SALAMI? LA TRISTE FINE DI JACOVITTI

Chi ha fatto fuori Benito Jacovitti (1923 – 1997), il più grande autore di fumetti italiano?
salame%2bjacovittiProviamo a tornare nel clima della Milano degli anni settanta. Nel 1968 è iniziata la contestazione studentesca (che durerà fino al rapimento Moro) e per tutto il decennio si sentirà l’eco della bomba esplosa nel 1969 a piazza Fontana facendo 17 morti. Inizialmente le indagini sull’attentato vengono orientate verso i gruppi anarchici.

Un anarchico amico e supposto complice di Valpreda, Giuseppe Pinelli, muore precipitando da una finestra della questura di Milano dopo essere stato interrogato dagli uomini del commissario Luigi Calabresi. Anche se Gerardo D’Ambrosio (un magistrato comunista che nei primi anni novanta diverrà noto per le indagini di “Mani pulite” insieme ad Antonio Di Pietro) stabilisce che nessuno ha buttato Pinelli giù dalla finestra, ogni milanese in vista e “per bene” sottoscrive la petizione che accusa il commissario Calabresi di essere il suo assassino. Una campagna di stampa alimentata dalle solite tesi complottiste che porterà all’omicidio dell’innocente Calabresi.

Negli anni settanta a Milano, quindi, i buoni credevano che la bomba ce l’aveva messa lo Stato, e che pure Pinelli era stato ucciso per fermare la rivoluzione in atto. Per costoro lo Stato era in procinto di instaurare un regime dittatoriale, come certo era nelle velleità di alcuni militari (quando non erano occupati a fregare nei vettovagliamenti) e del massone intrallazzatore Licio Gelli. Invece i cattivi non credevano che i vertici dello Stato stessero ordendo complotti, pensavano che tutte queste storie di rivoluzioni e di colpi di stato fossero fantasie di estremisti rossi e neri incapaci di realizzare alcunché. I buoni avevano una crescente influenza sulla grande editoria e sulle agenzie pubblicitarie, mentre i cattivi contavano sempre meno nel mondo della comunicazione. Anni dopo, Giorgio Gaber gli dedicherà il brano “Quando è moda è moda”.

Questa lunga premessa per dire che Benito Jacovitti, il più grande autore italiano di fumetti dell’epoca e delle successive, scelse ingenuamente di stare dalla parte dei cattivi. Quelli che non credevano alla rivoluzione imminente e agli omicidi organizzati dallo Stato per bloccarla con un golpe imminente.

La corsa di Jacovitti verso il baratro inizia alla fine degli anni sessanta, quando porta i suoi celebri personaggi nel “Corriere dei Piccoli”.

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Cocco Bill, nato nel decennio precedente ne “Il Giorno dei Ragazzi”, inserto settimanale del quotidiano “Il Giorno”, era l’unico personaggio dei fumetti del quale si potevano vedere i cartoni animati nelle pubblicità televisive.

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Jacovitti era l’anti-Disney. Da bambino, dei Beatles e dei Rolling Stones non mi importava niente: per me la lotta era tra gli eversivi cartoni animati del Braccio di Ferro di Max Fleischer contro i perbenisti personaggi della Disney. In Jacovitti vedevo l’incarnazione a fumetti dei cartoni anarcoidi di Fleischer. Secondo me lo stesso Jac, da piccolo, rimase colpito dai cartoni di Fleischer che suo padre, proiezionista al cinema, doveva avergli fatto vedere. Sostengo questo anche se Jacovitti come fonte di ispirazione citava solo il Braccio di Ferro dei fumetti, quello di Elzie Segar, e anche se gli elementi surreali di Jacovitti si evidenziarono in maniera definitiva solo alla fine della guerra attraverso la parodia del metafisico De Chirico (stranamente, non del surrealista Dalì).

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Jacovitti era l’autore più amato del “Corriere dei Piccoli”, che all’inizio degli anni settanta diventa “Corriere dei Ragazzi” mentre una versione infantile del “Corriere dei Piccoli” tornava in edicola sdoppiando il settimanale.

Altro punto di forza del CdP/CdR erano i personaggi francobelgi, ma anche i fumetti comici italiani non erano da meno. C’erano le strisce di Zio Boris di Alfredo Castelli e Carlo Peroni. Castelli scriveva anche Otto Krunz, con i disegni di Daniele Fagarazzi, e la rubrica Tilt, disegnata da Bonvi e altri. L’Omino Bufo, invece, Castelli se lo disegnava da sé. C’erano Altai & Jonson di Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano, il fumetto più divertente in assoluto del CdR. Quindi il micidiale Lupo Alberto di Silver, Nick Carter di De Maria e Bonvi, lo Zoo Pazzo di Gomboli e Mattioli, la Contea di Colbrino e Ulisse di Carnevali. Tutti personaggi azzeccati e magnificamente realizzati. Soprattutto, c’erano sempre gli impareggiabili fumetti di Jacovitti. Ma se la maggioranza degli autori del CdR era da annoverare tra i buoni, quelli che “sapevano” del complotto dello Stato per instaurare la dittatura, Jacovitti aveva esordito nel CdP con una maestra che insegue armata di lazo gli alunni discoli mentre Cocco Bill ride a crepapelle dicendo: “Un bel Movimento Studentesco!”.

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2_44Peggio ancora, durante le campagne elettorali Jacovitti realizzava vignette in favore del partito moderato al governo, la Democrazia Cristiana, per “La Notte”, un quotidiano del pomeriggio considerato fascista o poco meno. Quando spararono alle gambe di Indro Montanelli, il direttore de “Il Giornale”, furono in molti a brindare.

4-6a00d8341c684553ef01901ef6a532970b-piForse Jacovitti comincia a essere osteggiato all’interno del Corriere dei Ragazzi. Di certo, viene messo in discussione dal punto di vista professionale. Siccome con la sua improvvisazione creativa (alla Totò) sembra sempre meno in grado di gestire lunghe storie a puntate, cominciano a venirgli commissionati solo episodi brevi come questo di Zorry Kid.

Per leggerlo meglio, ingrandire le pagine cliccandoci sopra.

Alla richiesta di storie ancora più brevi, Jacovitti risponde con la nuova serie di Jak Mandolino, il gangster sfigato. Nella quale, in effetti, può esibire il proprio talento umoristico al massimo grado.

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Mentre nella successiva misera doppia pagina di Cip l’Arcipoliziottto (con tre “ti”), la fantasia di Jacovitti viene sicuramente sacrificata.

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A un certo punto Jacovitti non lavora più per il Corriere dei Ragazzi. Perché? L’hanno indotto ad andarsene sminuendo continuamente il suo lavoro? C’è da dire che anche diverse serie comiche di altri autori vengono interrotte. Iniziativa del direttore o dell’editore? In ogni caso, negli anni settanta ormai pochi lettori apprezzano la spocchia del CdR ereditata dal vecchio CdP (che però veniva comprato dalle mamme). Il pubblico preferisce storie grintose con il colpo di scena finale, come quelle argentine pubblicate dai “Lanciostory” e “Skorpio” dei tempi d’oro.

Jacovitti prova a lanciare una serie su Linus, sostenuto dal direttore Oreste Del Buono, che secondo me aveva conosciuto al quotidiano “Il Giorno” alla fine degli anni cinquanta (ho visto le foto di loro due assieme nella redazione di questo giornale). Del Buono, però, è un direttore debole perché, per quello che ho potuto vedere in quei tempi, invece che nella redazione di Linus stava sempre negli uffici di un’altra casa editrice (mi sembra Bompiani) a occuparsi di romanzi in qualità di editor. Può far poco quando alcuni lettori, collaboratori e redattrici reagiscono male agli sfottò trasversali che Jacovitti rivolge al movimento degli studenti (“raglia raglia, giovane Itaglia” scrive nel suo fumetto). In precedenza, si era comportata così anche la redazione del Corriere dei Ragazzi? Mah.

Non piovono più commissioni per Jacovitti, mentre prima c’era la fila anche per il merchandising. Una sua storia viene pubblicata dal “Corriere dei Ragazzi”, forse grazie al cambio di direttore, ma ormai questa testata, che aveva incautamente rinunciato a lui, ha i mesi contati. A un certo punto, pur di lavorare, Jac si imbarca in iniziative equivoche dal punto di vista finanziario o suicide da quello dell’immagine, come un Kama Sutra umoristico e una serie di vignette erotiche per il mensile scollacciato “Playmen” (una imitazione di “Playboy”).

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Alla fine Jacovitti porta Cocco Bill nel settimanale cattolico “Il Giornalino”, ma quando esce la sua produzione erotica la collaborazione cessa per “incompatibilità”. Viene espulso anche dal diario scolastico Vitt, un tempo vendutissimo, sempre a causa dei fumetti porno di Jacovitti, che disturba pure questo altro editore cattolico.

Dopo l’estrema sinistra, Jacovitti si aliena così anche il mondo cattolico tradizionalista, che pure lo aveva svezzato e lanciato alla fine degli anni trenta nelle pagine del glorioso settimanale “Il Vittorioso”.

Nei primi anni ottanta, la creatività di Jacovitti subisce un tracollo. “Linus”, dopo avere riallacciato la collaborazione in seguito al clima politico più disteso, gli blocca un nuovo personaggio, Joe Balordo, ma stavolta per motivi più che fondati. Ecco alcune impubblicabili tavole sparse a mo’ di esempio.

Dice bene il critico Vittorio Sgarbi, quando definisce l’arte di Jacovitti come quella di un bambino mai cresciuto: con i pro e i contro, aggiungo io. In tarda età sono decisamente di più i contro.

A metà anni ottanta arriva il definitivo tracollo a causa della malattia, che gli impedisce di disegnare decentemente. Ormai Jac dovrebbe ritirarsi, invece insiste nel produrre fumetti di livello sempre più infimo, come il Cocco Bill per la Bonelli.

In conclusione, Jacovitti, trovatosi escluso dagli ambienti giusti negli anni settanta, aveva finito per perdere la bussola e, alla fine, per ragioni naturali, pure il talento.

Jacovitti è stato davvero espulso dal giro grosso, quando era al massimo delle sue potenzialità e della popolarità, perché considerato “reazionario” e perché nuovi autori “rivoluzionari” erano più bravi di lui? Ah, saperlo.

 

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54 commenti

  1. Io penso che il demonio, Belzebù, abbia i suoi agenti segreti sparsi sul nostro pianeta. Uno di questi, quello con la licenza preceduta da due zeri consecutivi, è certamente Sauro pennacchioli!! Ne sono convinto anche perchè io viceversa sono un agente della forza contraria a quella dei demoni infernali, ossia Il Bene, con la classificazione gerarchica di “Arcangelo”!! Lo so che voi torbidi lettori di Manus libera siete scettici e non mi credete. Va beh, sinceramente non me une importa uma mazza.Comunque per restare in tema con l’articolo di Sauro su Jac sfigato, ritorno agli inizi anni ’80: Jacovitti in quel momento è ancora amareggiato per alcuni incomprensibili pregiudizi su di lui che hanno ancora una volta  impedito a suoi lavori di essere pubblicati sul mensile “Linus” e sono quindi  in parte rimasti nel cassetto. Alcune cose appaiono sporadicamente su supplementi di questo o quel giornale, come nell’allegato estivo del “Messaggero” che pubblica in bianco e nero una storia “ecologica” di Cocco Bill, mentre sul “Corriere dei Ragazzi” diminuito di formato  ecco ancora Cocco Bill alla prese con gli indiani Scioscioni, mentre “Il Giornalino” dei Paolini ad iniziare dal 1985  inizia a ristampare all’interno di supplementi interni a “Il Giornalino” storie di Cocco Bill firmate Jac 78!!
    Ho trovato scartabellando nel mio misero archivio qualcosa su  Fulvia Serra  direttrice di Linus nel 1983  nel momento dell’inghippo con Jacovitti  e  tutto questo nell’ambito di una scheda di Simone Stenti basata su un’ intervista al Nostro, che riassumo qui di seguito con la risposta di Jac : “ Oreste del Buono, quando era direttore di Linus, decise di pubblicarmi, ma dopo un paio di numeri mi chiamò per dirmi che il pubblico protestava: non voleva i fascisti. Sua figlia in Università era stata addirittura schiaffeggiata. ln redazione, però, arrivarono non più di 20-30 lettere su una stima di circa 400.000 lettori. Questo perché disegnando Linus con una bandiera sovietica al posto della coperta, dichiaravo che la testata era comunista. Era la metà degli anni Settanta, ed io sfottevo sia la destra che la sinistra. Del Buono mi disse di non sfottere la sinistra. Il clima non era adatto. Io tolsi sia le sfottiture della destra che della sinistra. Ma poi me ne andai. Due anni dopo mi richiamarono. Tornai con le avventure di Gionni Peppe. Mi arrivarono, questa volta, perfino delle telefonate minatorie. Sfottevo il movimento studentesco: “Raglia, raglia giovane itaglia”, era una delle battute che fece imbestialire più di un lettore Alla fine del ’74  non mi rimase altro che andarmene . Dopo qualche anno, la nuova direttrice  Fulvia Serra, mi richiamò, ma arrivarono subito altre telefonate e lettere. l lettori non volevano i fascisti, ma intanto a Roma, proprio i fascisti, mi minacciavano di morte perché pubblicavo su “Linus”  il primo episodio della storia di “Joe Balordo”, un detective coinvolto in  una indagine a sfondo metapsichico, quindi nessuna relazione con la politica!!  Perché questi giovani antifascisti se la prendevano con me??’ Per partito preso?
    Così disegnai  verso la fine del 1982, appena terminata la collaborazione con “Plaimen,  firmando Jac 83 in previsione della pubblicazione nell’anno successivo, anche il secondo episodio delle avventure di Joe Balordo e forse sulla scia dell’erotismo grottesco che avevo creato per il settimanale per adulti  e anche  per reazione a tutta una situazione conflittuale con l’editrice San Paolo che non capivo appieno ( mi accusavano di essere un pornografo e quindi incompatibile con la loro linea editoriale cattolica), sterzai  con le avventure del nostro detective verso il genere Hard boiled, specialmente ispirandomi, per l’atmosfera narrativa, ai  film tratti dai romanzi  che presentavano anche sequenze con atmosfera a luci più o meno rosse. Ma avevo anche in mente certi personaggi  degli episodi del famoso tenente Colombo, quello con l’impermeabile tutto stropicciato  senza però eccedere nei rimandi, non volevo di certo copiare, anche perché ne “Il tenente Colombo” non c’era nessuna allusione al sesso.  Comunque  la storia non piacque a Fulvia Serra o a qualcuna delle sue redattrici o chissà a chi della proprietà ; di fatto      non ci fu una motivazione precisa per il rifiuto  e la signora Serra non tornò più sull’argomento. Poi è anche vero che  alcune redattrici erano femministe scatenate e mi odiavano dal tempo di Gionni Lupara e forse anche per questo la storia  non fu pubblicata!!
       Altre spiegazioni al   fatto   non riesco ad immaginarle. Quelli    erano tempi grami per i disegnatori umoristici perché il mercato era invaso da pubblicazioni mensili a fumetti dette “d’autore”, e il loro impegno era portare avanti di fumetti disegnati in stile realistico che avessero la dignità di romanzi, anche se poi tanti romanzi gialli avevano le caratteristiche di sempre . Ricordo solo che io riuscii a farmi accettare su “Etenauta “ qualche storiella di fantascienza e che il disegnatore umoristico Panebarco riusciva a pubblicare le sue tavole   comiche su “Orietr Express” : fu un periodo strano, quando perfino storie di Cocco Bill non apparvero se non anni dopo su “Il Giornalino”. Dopo l’ostracismo dei tempi di “Playmen”,   nella seconda metà degli anni ’80  avevo lasciato il filone sexy e così mi si  spalancarono di nuovo le porte dell’editoria cattolica: tirai in tale maniera un poco di fiato”.
    Ecco, leggendo questa intervista  forse  si può capire qualcosa dei meccanismi editoriali che in quegli anni  misero in difficoltà il Nostro e anche altri disegnatori umoristici.

  2. Beh, ognuno ha le proprie opinioni e le esprime come ritiene più opportuno. Sulle opinioni politiche di Jacovitti non mi pronuncio, lontano anni luce dalle mie, anche se è vero che fu osterggiato da una parte editoriale, ma questo vale anche per il contrario, autori in simpatie sinistrorse erano osteggiati da certa stampa, non ci vedo niente di scanadaloso, così gira il mondo ci piaccia o meno. Per quanto mi riguarda ho letto pochissimo della sua produzione, quelle vignette inserite in tavole ricolme di dettagli, spesso inutili, non mi hanno mai entusiasmato, ci si perdeva dentro, come in un labirinto e le sue storie sono state solo una sequenza di sketch spesso non sostenute da una sceneggiatura vera e propria, insomma una lettura difficoltosa, anche indigesta. Nel 68 avevo solo 15 anni, e lo ho vissuto da adolescente, le vicende che narri sono comunque plausibili, ho respirato quell’atmosfera negli anni successivi, ho conosciuto elementi facenti capo a Lotta Continua e su una cosa non sono del tutto certo: definire il commissario Calabresi innocente.

  3. Su Jacovitti è stato scritto di tutto e da quasi tutti i suoi ammiratori e detrattori. Di tutto ma non “tutto”!! Oreste del Buono , coetaneo di Jacovitti perché anche lui nato nel 1923, conosceva il Nostro molto bene fin dai tempi dell’oratorio!! I due si frequentavano e si stimavano.Del Buono sapeva molte cose di Jacovitti giovincello quando a Firenze era ricercato da nazifascisti che lo volevano ammazzare; per questo e per tante altre cose quindi lo stimava! Poi, quando Del Buono era diretttore di “Linus” stava dalla parte di Jacovitti perchè sapeva che non era fascista, semmai liberale prestato ai democristiani fin dal tempo delle famose elezioni del 1948, quando in tanti che non erano democristiani votarono ugualmente per la DC per timore di una non improbabile deriva della nostra bella Italia all’estrema sinistra di fatto in mano ad esaltati amici di Stalin!! Si temeva che il nostro paese diventasse un satellite dell’Unione Sovietica alla guisa dei paesi dell’est europeo come La Cecoslovacchia e simili!! Viste le cose in questa prospettiva ( naturalmente discutibile) si può condannare Jacovitti perchè allora (1948) si schierò dalla parte della DC?? Come del resto, mi pare, fecero in molti, compreso Oreste del Buono!! Se voi cari lettori silenti avete le prove del contrario, ebbene, parlate ora oppure recatevi in quel famoso paese dei poveri sordomuti per scelta e non per sventurata circostanza!!
    Va beh, la voglio prendere lla lontana per perorare la mia causa che sostiene il fatto di Jacovitti non fascista!!I Avevo solo sette anni e dell’estate del 1944 di preciso non ricordo proprio un bel nulla con l’eccezione di alcuni albi di Jacovitti fra i quali “ Un marinaio nella stratosfera Comunque nella realtà di allora Jacovitti che combina?? Ehh, lo sanno ormai anche i sassi, si nasconde fino alla liberazione di Firenze, ultimi giorni di Agosto 1944. Poi che fa? Come si trova nella Firenze libera dalla tirannide nazi-fascista??
    Ehh, il Nostro a proposito ne ha raccontate di tutte i colori, perfino che in Settembre ogni tanto andava da Firenze a Roma con mezzi di fortuna dove nella redazione de “Il Vittorioso” c’era grande fermento fra disegnatori ,scrittori e soggettisti, anche se il direttore Gedda – si dice in tandem con l’allora cardinale Montini che, diciamolo inter-nos, con Il Vittorioso ufficialmente proprio nulla aveva a che fare, raccomandava piedi di piombo, perché la guerra non era finita e la situazione interna italiana era assai sdrucciola. Chi incontra Jacovitti giunto fortunosamente in redazione nella Roma retta da Charles Poletti??? ( I fatti della storia, collana diretta da Renzo de Felice. La Roma di Charles Poletti- Giugno 1944/ Aprile 1945. Autrice Fiorenza Fiorentino, edizione Bonacci, Roma 1986). Il Nostro fra le altre cose dichiarò anche che in redazione incontrò Caesar che, a parte la differenza di età ( 15 anni), aveva la sua stessa corporatura [ e questo particolare, altezza 1.85, peso in tempo di magra, 75 kg. e di piena 85/90, ebbe fondamentale importanza qualche tempo dopo nell’ “ ZETA A, Affare Alto Adige ” quando a Roma nella sede dell’Azione Cattolica di via della Conciliazione , Jacovitti indossò la divisa di Caesar e ne fece la controfigura, mentre Caesar si recava in incognito ad un incontro con alcuni rappresentanti della “Resistenza” romana., (documentazione tratta da: Marino Viganò. “E Mussolini ordinò: Date armi ai partigiani”. Storia in rete n° 54, Aprile 2010]), il quale da dichiarato antinazista odiava ovviamente “quel pazzo” di Hitler . Caesar nel febbraio del 1941 viene richiamato alle armi ( quindi aveva in precedenza già ottemperato al regolare servizio di leva in Germania) e va in Africa, come interprete e disegnatore di guerra del generale Rommel, dove rimane sino al settembre del ’42. Rimpatriato fa la spola fra Berlino, Roma e Vengono con quale compito preciso non si sa bene, anche se gli incontri berlinesi con l’ Ammiraglio Canaris ( il quale. poveretto fece poi una fine atroce per mano delle SS.) qualche barlume di supposizione ce lo potrebbero suggerire; nel ’43 inizia a far parte del Comando della Werhmacht di Verona.
    Devo continuare?? ditemelo voi.

  4. Grande articolo bravo Sauro, se posso esprimere il mio giudizio a proposito di Chiappori ma nemmeno lontanamente poteva sostituire Jacovitti, noi ragazzi e ragazze degli anni sessanta e settanta siamo cresciuti col Diario Vitt quanti ricordi quanto buonumore questo signore ci ha regalato e poi si sa’ come funziona qui in Italia devi per forza leccare il padrone di turno sennò non lavori. Per me Jacovitti rimane il più grande disegnatore satirico di sempre

  5. Ricordo bene Jacovitti sul CdP e CdR era bambino e mi faceva ammazzare dalle risate. Da adulto ho pensato che fosse un anarchico di destra indomabile e a quei tempi non poteva essere apprezzato per le distorsioni ideologiche che alteravano anche i giudizi artistici. Peccato. Comunque l’ultima produzione e’ davvero triste e scadente.
    P.S. Playmen era una schifezza porno Playboy Italia manteneva una certa classe.

  6. Non so se il mio per Jacovitti sia stato amore reale o effetto del suo plagio involontario della mia quotidianità, di bambina prima e di ragazzina poi: tutto era Jacovitti, quaderni, fumetti, astucci e gadget, quel mondo avulso dalla realtà in cui per fortuna ogni bambino si muove senza farsi scalfire dalle brutture del mondo. In tal senso questo articolo, bellissimo e coinvolgente come sempre, è un bel tuffo in quel mondo a cui potrei guardare con nostalgia e che invece tu mi fai rivivere unendo la consapevolezza dell’età adulta alla poesia dell’infanzia. Mi piacciono moltissimo i tuoi articoli, perché li leggo da una prospettiva diversa rispetto a quella che caratterizza in generale gli intenditori, sempre a caccia del dettaglio o dell’eventuale (non è mai il tuo caso) dimenticanza. A questo si aggiunge il fatto che da un punto strettamente stilistico e tecnico, ogni volta trovo spunti e suggerimenti utili per migliorare il mio modo di scrivere: d’altronde credo che l’unica via utile per progredire nella scrittura sia leggere molto e prestare attenzione a chi scrive meglio di noi, osservando tutto, quello che si legge e, soprattutto, fermandosi a riflettere su ciò che sta a monte di un articolo, quindi le motivazioni, i presupposti, la progettualità, e ciò che sta a valle, quindi il risultato in termini di messaggio e il dove l’autore ha deciso di andare a parare. Ed è qui che in questo specifico caso nascono le perplessità che mi spingono a muoverti una critica: di solito ti si può leggere a strati, scegliendo di restare in superficie o lasciandosi sprofondare in poltrona e godersi una lezione interdisciplinare, mai pedante e sempre intelligente, in cui il fumetto diventa un valido espediente per parlare di storia, di arte, di costume, assolvendo al top la missione POP a tutto tondo che personalmente vedo come colpo di genio del Giornale. Questa volta mi resta un retrogusto amaro e riguarda la contestualizzazione del pezzo, che mi sento di criticare non nel merito ma nel metodo, che trovo volutamente troppo easy e che nell’intento di non far torto a nessuno facendo (giustamente) un passo in dietro, riduce fino a minimizzare una delle pagine più drammatiche della nostra storia, quella che molti dei nostri lettori non conoscono, perché non c’erano e perché difficilmente la studiano a scuola. La strage di Piazza Fontana con i suoi 16 morti ha avuto un’eco e un prezzo in termini di devastazione molto più ampia, molti dei sopravvissuti convivono con le gravi conseguenze fisiche e psicologiche di quell’evento, con l’aggravante di non aver mai avuto giustizia per quello che hanno subito. Di quegli anni terribili siamo stati entrambi testimoni, in città diverse, tu a Milano e io a Genova, ma anche se io ho ben quattro anni meno di te, credo che le nostre emozioni siano state analoghe e che raccontarle sia un atto di responsabilità dovuto nei confronti delle nuove generazioni. Non possiamo ridurre tutto a quattro balletti, quando sappiamo entrambi cosa fossero l’angoscia e la paura con cui vivevamo i nostri anni più verdi, quelli in cui da liceale essere sfigato e disadattato si traduceva nel non essere schierato, nel dover scegliere “i buoni e i cattivi” e da che parte stare. Non possiamo insinuare il fraintendimento che gli errori di quegli anni fossero giustificati: Calabresi è stato ucciso in un atto esecrabile di giustizia sommaria da parte di chi si è arrogato il diritto di condannare a morte un uomo, cosa che in un contesto di civiltà non può e non deve avvenire, oggi, ieri e mai! Calabresi andava perseguito per la sua evidente responsabilità (che è un concetto molto diverso dalla colpa), giudicato in modo ordinario e condannato secondo le leggi, non ucciso da gente che assassinava i nemici pensando che corrispondesse a fare giustizia sociale. Ecco Sauro, questo aspetto dell’articolo non solo non mi piace, ma mi permetto di dirti che trovo la tua “prudenza” e la tua “semplificazione” estremamente fuorvianti, riduttivi, poco utili se non dannosi in relazione al target dei lettori del Giornale. La tua competenza, la tua empatia, la tua maestria e la tua consapevolezza storica, diretta e indiretta, sono risorse, un patrimonio inestimabile: usalo al meglio, sempre, soprattutto quando i fatti del passato di cui parli hanno ripercussioni nella vita di oggi di tanta gente, che non può e non deve essere ignorata. Siamo adulti, sappiamo bene che non esistono i buoni e i cattivi e quando raccontiamo la storia non possiamo fare i bambini, altrimenti facciamo come Jacovitti, per dirla alla Sgarbi… Chiaramente possiamo scegliere di non parlare di certe cose e fermarci al resto, ma se lo facciamo, facciamolo bene e in modo responsabile. La storia, le stragi, il sangue, i morti volati dalle finestre, gli anni di piombo… non possono essere liquidati, non è tempo di SALDI.

    • Qualcun altro potrebbe obiettare che ho parlato troppo dei fatti di cronaca politica in un articolo dedicato a un autore di fumetti.

      Su piazza Fontana e Calabresi si dovrebbe scrivere un articolo o un libro a parte, se non vogliamo essere superficiali.

      • Concordo, magari in un percorso interdisciplinare, anche, perché no, partendo proprio dall’espressione di quegli anni attraverso il fumetto per un libro e per quello mi offro per un lavoro a quattro mani quando ti pare ( sarebbe esaltante) . Un editoriale senza un aggancio specifico all’attualità o, come in questo caso a un argomento che funga da espediente, temo che di questi tempi non interesserebbe nessuno.

  7. L’ultima produzione realmente tutta di mano di Jacovitti è quella che porta la sigla Jac 83, già nel 1984 su “L’Eternauta ” Jacovitti sofferente ha bisogno di una mano che lo aiuti.
    Perchè non ritirarsi dalla scena e vivere di ricordi? Ehh, la sua situazione famigliare non glielo permette, soprattutto a causa della moglie gravemente ammalata che abbisogna di cure costose.
    Jacovitti non si era arricchito con il suo lavoro, pur producendo una mole enorme di fumetti, pubblicità, illustrazioni, strisce e vignette singole ecc, ecc..Fondamentalmente era pagato poco rispetto alla qualità e quantità di cose prodotte.
    Un destino non insolito per i disegnatori di fumetti attivi ad iniziare dagli anni 40.
    Quindi tenetene conto e guardate gli anni della sua giovinezza, da “Il Vittorioso” fino al “famigerato “Joe Balordo, due episodi che andrebbero valutati in continuity, senza puntare lo sguardo solo sul secondo racconto, quello che Sauro ha presentato qui.
    POi sul fatto che il periodo storico degli anni di piombo non è stato in questo contesto del Giornale Pop sviscerato, nemmeno quanto prodotto da Jacovitti in quegli anni lo è stato.
    Ma se nascesse una collaborazione fra lei e Sauro, chissà . Anche se io non la vedo nei panni di una acculturata jacovittologa: mi stupisca!!

    • Non ho ambizioni da jacovittologa infatti e non mi riferivo esclusivamente a Jacovitti ma al fumetto in generale come espediente per fare un percorso interdisciplinare sulla storia, la società e il costume di quegli anni, per arrivare soprattutto a un pubblico giovane. Non esiste solo la cultura del fumetto comunque e non sempre basta quella per scrivere un libro di storia: io non ho pregiudizi culturali in tal senso, ma comprendo che possano averli gli altri.

  8. Si, certo, la sintesi di Sauro su quel periodo storico/jacovittesco è di certo di origine diabolica e di questo Tiziana d’Amico ha subito preso atto!!! Essendo nata nel 1965 ( ha 5 anni di meno di Sauro) avrà cominviato a leggere il “Corriere dei Piccoli/Ragazzi suppongo all’inizio degli anni ’70, quando io ormai purtroppo avevo già la barba che imbiancava.
    Mah, chissà nel decennio anni’70 che avrà letto di Jacovitti? avrà avuto l’intuizione che sarebbe indispensabile tener conto della contemporaneità di storie prodotte da Jacovitti nel periodo fine anni’70 , prima metà ’80? Le sarebbe saltato all’occhio che insieme a storie brevi Jac ne produce anche di lunghe, come non solo l’introvabile “Cipzagmapù”del 1977 ( commissionatagli dall’editrice Maga Publicitas”, mai pagata e con vendita abusiva degli originali ad un noto editore amatoriale genovese, che poi la pubblicò nella collana “Anni trenta” senza dare una lira a Jacovitti);le altre ( tre) storie lunghe, ad esempio quelle apparse sui diari VItt dal 1977/78 al 79/8o, oppure la lunga storia di Cocco Bill,24 puntate pubblicata sul settimane allegato al “Resto del Carlino”nel 1981, intitolato “Strisce e musica”. Poi il primo episodio, composto di 24 tavole, di Joe Balordo apparso a puntate su “Linus” allora in formato libretto,fra la fine del 1981 e l’inizio del 1982. In quell’anno di grazia Jac andò per la prima volta a Parigi invitato da Wolinsky[ ho l’intervista video del 1993]) Poi nel 1983 il secondo episodio di Joe Balordo di genere “sboccato”, volutamente e consapevolmente di cattivo gusto, rivolto forse all’area della cultura becera ; ma non è che la causa fosse il presunto fatto ( Da Sauro nelle vesti di oracolo) Jacovitti avesse perso la tresibonda, poiché contemporaneamente per il “Corriere dei Piccoli” disegnò parecchie mini storie di “Checco”, rivolte ai bambini, ben calibrate , graziose, delicate….Poi andando avanti ecconel 1982/83 13 episodi brevi di Cocco Bill apparsi su “TV Junior”, che come suggerisce l’intitolazione sono rivolte ai fanciulli, quindi senza nessun accenno di volgarità.
    Il 1884 fu l’anno nel quale Jacovitti fu ospedalizzato…….. la sua mano perde per sempre il suo tocco.

    • grazie per avermi tolto un anno, io sono del 1964

  9. Leggo solo ora la risposta di Tiziana D’Amico: quindi non ne potevo tenere conto nel mio intervento delle ore 21,23. Non è la prima volta che accade un fatto simile, dipende dal sistema automatico che ordina gli interventi.
    Cara D’Amico, sei più o meno coetanea di mia figlia, quindi posso tentare di immaginare quelle che sono state le tue letture di bimba e ragazza. Mia figlia in verità nell’età della frequentazione delle scuole elementari prediligieva gli albi Corno dei Supereroi e di Jacovitti non si interessava. Ovviamente la regola è sempre quella della diversità, anche in fatto delle letture di evasione delle fanciulle, quindi il fatto di avere una figlia tua coetanea non vuol dire che io possa pensare di sapere come eri tu da ragazzina o ragazza.
    Beh, un discorso generale sulle valenze del fumetto, anche diviso in decenni per usare un metodo di approccio cronologico “ordinato”, non è cosa da poco, poiché la materia fumetto è di una vastità e complessità a volte sconcertante.
    Ti auguro buon lavoro e, se ne sentirai l’esigenza, nel limite delle mie possibilità sarò disponibile a mettere a tua disposizione le mie conoscenze.
    In bocca al lupo!

    • Gentile Tomaso Prospero, sono lusingata e onorata della tua disponibilità. Considero un patrimonio inestimabile la conoscenza e l’esperienza di chi, come te, sia profondo conoscitore di un argomento e lo abbia esplorato in un ampio spazio temporale. Chi può dirlo? Sarebbe bello se nascesse un progetto in tal senso e nel caso, sapere di poter contare sulla tua disponibilità sarebbe un grande motivo di orgoglio e un vero conforto. Grazie per la fiducia.

  10. Mah, folle di adolescenti cresciute in età scolastica con il il Diario Vitt di giorno in cartella e di notte sotto al cuscino??? io non ci credo, sono scettico, sono un povero miscredente in odore di lapidazione: è l’aura che circonda gli interventi scritti di Tiziana d’Amico che mi fa strigere lo stomaco e un poco raggela il mio sgangherato entusiasmo: è come se quelle parole, quelle frasi fossero dette a denti stretti per qualche incomprensibile rabbia. Ma comunque l’epopea trentennale (1949/1980) del Diario resta. Ripercorrerne la storia – come in un sogno ad occhi aperti fece Goffredo Fofi nelle puntuali chiose alle varie edizioni – che vuol dire??
    Mah, io ho letto con piacere i Diari che contengono storie complete, a partire da (Pi,Pi,Pi a Parlachiaro) per finire con l’abusato Cocco Bill.

  11. Topor ripone il bel volume or ora uscito nelle librerie francesi “ Topor Voyageue du livre”, parte seconda 1981/88, edizione “ Les cahiers/Dessiés. Fuma con voluttà, sorride, ridacchia. ” Si si, sarebbe interessante sentire quello che sa e che ha da dire Tiziana sugli anni 80 con Jacovitti alle strette, le sue visite in Francia dove la critica lo apprezzava e Wolinsky che lo odorava . Io invece non avevo problemi, abituato ad una grande popolarità a molto lavoro ma a pochi soldi in saccoccia…. Jacovitti non fu superato, non era questa la causa delle sue difficoltà con l’editoria italiana, checché ne dica il nostro impetuoso Sauro, non è stato mai in ritardo sui tempi, perchè la sua arte era ed è ancor oggi atemporale. Percorre una corsia parallela ma zigzagante che solo lui è in grado di vedere. Quando ci incontrammo a Milano e poi a Bologna mi disse sempre le stesse cose: ” mi piacerebbe tornare a Parigi e insieme a te ritornare in quella brasserie dalle parti di Montparnasse”. Poi si lamentava che la sua salute declinava, che la moglie poveretta era messa peggio di lui….e guardandomi beffardo mi bisbigliava all’orecchio:” Roland, tu sei sempre stato in anticipo sull’avanguardia, ti dovevi fermare e aspettare il resto della brigata, e ogni volta quelli poi ti superavano. Chi crede di conoscere la cultura del Novecento dovrà riconsiderare le proprie certezze riguardando le tue opere. I manuali, le storie dell’arte hanno perpetuato il malinteso. Una mistificazione epocale ci ha tenuti all’oscuro della verità!!”. Due uomini solamente possiedono il bandolo della matassa, due autentici geni. Io, caro il mio Tomaso, che sono -nonostante tutto e gli insuccessi dei miei interventi sulla morale comune- sempre con te e ti appoggio nei tuoi insensati interventi che hanno prprio nel nonsense il loro significato (!!). POi, lo ripeto a tutti, con pazienza, che dovete tener conto che esiste l’eminenza grigia, il marionettista che opera dietro tutte le quinte, che tira colpi mancini, che ci spinge di lato e ci fa precipitare giù per la tromba dell’ascensore; così, senza nessun motivo apparente. Quindi non vi illudete, il Fato, o il caso se volete, non è quasi mai benigno”.
    Io sono d’accordo, poiché Topor è nelle mie mani un “simulacro” dickensiano ( Philip K. Dick) che poi si anima , prende vita e mi mette da parte per recitarla lui la sua “parte”. Questo Tiziana certamente lo sa, e sarebbe interessante sentirlo dire e vederlo scritto da lei stessa.”
    Ma Tiziana mi suggerisce anche qualcosa di indecifrabile, qualcosa profferito a denti stretti, come per contenere una rabbia congenita. Ma di certo son io che come al solito vaneggio.
    Topor e Jacovitti sorridono e intonano una strana cantilena nell’argot del nono arrondissement, una sorta di ninna nanna che intercala con costanza la parola “rififì”, che fa rima con bibì, mimì, ici…… che bello dormire. L’orologio della Gare scocca sonoramente le sue ore, ma io non odo i rintocchi perchè le finestre dell’albergo hanno tripli vetri, qui a lato della piazza delle nuvole vaganti . Poi, è vero, da qui alla gare di Saint Lazare ora rimodernata e con il sottosuolo diventato un grande mercato quindi colmo di brusii di ogni natura, ci saranno in linea d’aria quattro o cinque chilometri: difficile anche volendo sentire quei rintocchi. Dice: ( ma chi parla non si sa) “Jacovitti!!”. E subito, a meno di essere teen-agers, appaiono immagini che rimandano agli spazi colmi all’inverosimile di pittori fiamminghi prezzolati dalla borghesia mercantile, ma perseguitati da visioni di apocalittici castighi infernali. Ne fissiamo alcune: un paio di scarpe abbandonate e il suo proprietario che vola mollemente anticipando le figure di un Chagall ispirato.. Uomini tagliati nel mezzo a metà, indipendenti l’una dall’altra, nei movimenti così come nella volontà. O ancora innumerevoli giochi lessicali legati all’Immaginario dell’epoca.
    Gente che vola ancor oggi??cresciuta con certezze in età scolastica – il Diario Vitt??? Sempre nella cartella e di notte sotto al cuscino io non ci credo, sono scettico!

  12. Ancora una volta i commenti appaiono non in ordine di esecuzione, in modo tale da dar l’impressione – che poi, chissà forse è reale- che il sottoscritto sia un mezzo rimbambito che balbetta a caso cose senza capo nè coda.
    A Tiziana dico che, sinceramente, se avrò le conoscenze del caso in merito a quanto mi sarà richiesto, farò il possibile. Direi che andrebbe definito l’argomento nei suoi limiti temporali e nella dimensione da dare al contesto, il suo approfondimento in quali direzioni.
    Questo lo dico perché nei saggi già usciti su Jacovitti, di lunghezza variabile e dovuti ad autore singolo oppure ad un gruppo di autori come nel caso di Bellacci, Boschi ,Gori e Sani ( Toscanacci, vil razza dannata!) il contesto storico è sempre stato predominante con una scelta di dare importanza all’influenza avuta dal cinema ( pensate a Fofi), naturalmente ii fumetti e loro autori più conosciuti contemporanei all’area storica e in alcuni casi la letteratura d’evasione e non , con autori legati al mondo dell’Appendice fino a scrittori più vicini a noi quali Calvino o ai classici melville, Conrad e compagnia bella.
    Veramente un piano di studi e competenze interdisciplinari.
    Tralascio chi ha tirato in ballo la pscicanalisi per spiegare certe supposte simbologie, e questo perchè per me la psicoanalisi non è certo scienza ma non di rado voluta o non voluta ciarlataneria!!

  13. A Raymond chiedo. ” Ma Zazie è poi cresciuta?? è poi riuscita ad entrare e viaggiare con il metro? Raymond ha fama di uomo taciturno, laconico , e tale si riconferma. “Ma caruccio” faccio io, in ascolto c’è pure Tiziana, non vorrai deluderla??” Queneau ssspira e detergendosi il sudore dall’ampia fronte bisbiglia:” Ti delego in toto” e se ne va! Che ci possiamo fare, potremmo chiederlo ad Italo Calvino che ora abita qui a Parigi in un quartiere anonimo del 14° arrondissemant, in una via di comune aspetto e di difficile raggiungimento mimetizzata com’è com’è fra tante abitazioni dall’identico aspetto, “sua casa di campagna” come la definisce lui! Mah, Calvino è peggio di Raymond in fatto di linqua parlante, meglio soprassedere. Comunque,col passare del tempo, romanzo, film e alla fine con grande ritardo il fumetto si possono considerare “datati”, superati dall’evolversi del gusto comune??
    Si dice che i capolavori non invecchiano mai, anzi diventano dei classici che tutte le generazioni possono apprezzare.
    Jacovitti, Topor, Queneau, Craveri, Hergè , Disney classico e la sua officina, il regista Malè, e gli attori Philippe Noiret, Hubert Deschamps, Catherine Demongeot, Antoine Roblot, Jacques Dufilho, Vittorio Caprioli.
    Titolo originale Zazie dans le métro. ecc, ecc, sono stati superati, stanno scivolando nel dimenticatoio??
    La folla oceanica che in attesa sotto al balcone del palazzo stile Liberty che ospita “l’Hotel du carriere noir” di una stella rosicata, qui in place des Nuages attende da ore la parola del grande Guro che incurante delle attese passa il tempo pregando, facendo le parole crociate, friggendo salcicce in padelline con la bomboletta a gas, leggendo fumetti. Mi avvicino a uno di loro che appunto sta leggendo un albo a fumetti e chiedo:”Signore, ehi, Signore, che sta leggendo?? L’uomo alza gli occhi e sorridendo mi mostra la copertina dell’albo. Perbacco!!! si tratta dell’Almanacco estivo di Eureka del 1969 e la storia letta è di Jacovitti!!!
    Ma allora Jac non si è dissolto nel nulla, non è caduto nel dimenticatoio!!!
    Mi allontano sollevato.
    Quella storia, quella che leggeva quel signore sull’Almanacco di Eureka in realtà risale al 1958/59 e apparve a puntate sul supplemento del martedì del “Giorno della Donna” a partire dall’estate del 58, quando io stavo svolgendo il servizio militare a Napoli, su al Vomero.
    Per una serie di ragioni se acquistavo il quotidiano “Il Giorno” con l’allegato, poi dovevo lasciarlo in camerata perchè tutti potessero, se volevano, usufruirne.
    Capite che non era possibile collezionare l’inserto, che finiva in casa del maresciallo Gambardella che aveva moglie e figlie.
    Di questi allegati del martedì non ne ho molti: caduti per la Patria!!
    Va beh, tanto…… Ah, la storia in questione si intitola “La famiglia Spaccabue”ed è formata, in origine su “Il giorno della donna”, da due lunghe strisce che formano un miniepisodio conclusivo.
    Come già detto inizia sul supplemento del martedì de “Il Giorno”, a partire dal 15 Luglio del 1958 per terminare il 7 Aprile 1959.
    C’è comunque un piccolo mistero, forse chiarito, riguardante la prima puntata del 15/7/1958.All’inizio il supplemento era grande come un foglio del quotidiano, questo fatto fece credere a Jacovitti di poter disporre di molto spazio, tanto che inviò al “Giorno” la prima puntata composta di ben 4 strisce.
    Ma Jac aveva frainteso, lo spazio a sua disposizione non era tanto da consentire la pubblicazione di 4 strisce, ma solo di due. Allora Jacovitti mandò la seconda puntata di due strisce e la prima venne ridotta da 4 a 2 strisce con una drastica azione di sforbiciamento,
    Jacovitti comunque si tenna la versione originale a 4 strisce che poi fu utilizzata in fotocopia nell’occasione di questa “Famiglia Spaccabue” apparsa rimpaginata in verticale.
    sul supplemento di “Eureka” 1969.
    Quando l’editore amatoriale Carlo Conti ristampò la detta storia in albo utilizzò i supplementi del “Giorno della donna”, che pur avendo pubblicata la storia per primi, avevano la prima puntata originale mancante di 11 quadretti e mezzo.
    Se non sono stato chiaro potete chiedere qualsiasi cosa in merito, se non ve ne interessa un bel nulla, beh…. pazienza, io ho fatto il mio dovere di filologo.

  14. Jacovitti intanto fra la fine del 1958 e l’inizio del 59 pubblica sul settimanale umoristoco romano “Il TRavaso delle idee” diretto dalla “belva umana”Guasta, pubblica la canizza parisienne “Pasqualino rififì” sulla lunghezza delle 12 puntate.Alle spalle di questo lavoro, prima libro e poi film, c’è “Le rififi” del regista Louis Malle e ” Ne touchez pas le grisbi” con la regia del grande Becker!!
    Jacovitti si scatena con l’argot parigino mettendo a disposizione dei lettoti un glossario Argot-Italiano. Probabilmente Jac si rifece allo scrittore di polar Albert Simonin autore del romanzo uscito nel 1953 ed intitolato””Touchez pas au gisbi” che alla fine presentava un vocabolarietto di argot!!

  15. Bhe signori, io sono un pochino più giovane della maggior parte di voi (credo)
    E per me Jacovitti è abbastanza poco noto. Certo, i quaderni co le sue illustrazioni, come dice Tiziana,
    I puzzle.
    Ma all’inizio degli anni 90, ad una bimba non capitavano in mano i suoi fumetti.
    Quindi io leggendo questo articolo mi trovo in una posizione strana. La storia l’ho studiata, tante le cose le so, mentre è di Jac che bevo avidamente notizie e fatti. E ieri sera me lo sono bevuta il questo articolo articolo, l’ho trovato grandioso.
    La biografia di Jacovitti raccontando la nostra storia…. Per me che son giovine poi, è bellissimo leggere la “storia” in una maniera parallela a quella dei libri storici. Piazza Fontana, anni di manifestazioni, sono stata, diciottenne, al funerale di Valpreda, conosciuto poco tempo prima al Cso Vittoria, ma quello che non trovavo da nessuna parte, se non filtrato dagli estremisti di lotta continua, era la percezione del popolo di quell’evento.
    E qua dentro c’è.

    L’articolo l’ho letto, le tavole ancora non tutte.
    La storia rifiutata da Linus è allucinante, era un visionario Jac.
    Ma… Sauro, si tratta di tavole respinte, quindi presumo mai publicate. Come è che le hai tu?  

  16. Questi lavori di ricerca storica e fumettologica sono un rompicapo, ci vuole pazienza?? Beh, la pazienza c’entra ma fino ad un certo punto, è una questione di interesse: io mi interesso a molte cose, ma moltissime altre non le conosco, non so neppure della loro esistenza. Questa mattina poi mi scono svegliato MOOLtooo maldisposto nei confronti dell’elite culturale dei linusiani trionfanti a partire dal 1965!! Come mai? ehh, io li trovavo snob ed ignoranti in fatto di fumetto, dei frichettoni che votavano a sinistra (dicevano) ma non facevano un cavolo di niente perchè potevano vivere di rendita, figli di o eredi di ricconi!! Come sono parziale!! Tutta colpa di Trump che ha vinto e di quella faccia da culo della signora Clinton che ha talmente snobbato i veri problemi delle classi sociali in difficoltà e tradizionalmente di fede politica democratica, che alla fine l’hanno inchiapettata. Però dai e dai una cosa alfine l’ho trovata e risale alla metà degli anni ’60 o a poco prima come gestazione, quando il cosi detto miracolo economico italiano aveva ormai rallentato la sua corsa (si dice). In quei tempi l’intellettuale milanese Giovanni Gandini raduna un gruppo di amici nei locali della libreria gestita dalla moglie Anna Maria e dalle sue socie Laura Lepetit e Vanna Vettori. Il negozio diviene così il punto di incontro di personalità del calibro di Oreste del Buono, Vittorio Spinazzola, Umberto Eco, Tomaso Prospero che si tira dietro in carozzina il pargolo saurino, Roland Topor, saltuariamente Franco Benito Jacovitti sempre in cerca di datori di lavoro ( pensate che nel 1966 – con il Giorno in crisi- aveva mandato tavole di prova al “Corriere dei Piccoli”, lavori che furono sistematicamente rifiutati dall’allora direttore non so più chi) Elio Vittorini: i primi, in Italia, a riservare uno sguardo nel contempo “colto” ma anche un poco “ruffiano” al fumetto: si pensa ad una rivista “apparentemente ” ( io per i fumetti ho sempre classificato “Linus” un parto ambiguo e per certi versi astutamente mascherato da sinistra che nel contempo bacia il lato “B” di All CapL Gandini credo che avrebbe voluto diffondere attraverso Linus, ( intenzioni a dir la verità piuttosto impenetrabili) promulgare un’idea autoriale di un mezzo capace di raccogliere, registrare e spesso anticipare i fenomeni più interessanti, le sperimentazioni e le avanguardie. Secondo me un semplice sogno di gente che del grande fumetto popolare non sapeva quasi nulla e sguazzava male anche nel campo dell’illustrazione e della satira. Comunque insieme a questa squadra di avidi e curiosi lettori, Gandini inventa e porta avanti “Linus”, un giornale come non se ne erano mai visti prima, capace “forse”di intercettare alcune trasformazioni sociali. ma e il fatidico “68”?? Grandini quando con Topor era nel mezzo della buriana parigina pensava che gli studenti fossero matti!! Ricordo un bel mazzo di fotografie risalenti a tempi diversi con tutti, o quasi, i prima citati pezzi da “90”, ritratti all’interno della libreria milanese prima citata. Linus fece rumore perché il clima ufficiale era quello perbenista ipocrita della DC chiesaiola, ma in effettti per quanro riguarda il fumetto secondo me Grandini era rimasto alle pagine in rima de “Il Corriere dei Piccoli” e dei disegnatori italiani di allora non sapeva nulla e a priori di fronte a Pecos Bill, Tex, Il grande Blak ecc, storceva in naso perché tutta quella roba la riteneva “volgare” non all’altezza della sua illuminata cultura da snob milanese. “Il Vittorioso”?? trent’anni di lavoro non degnati di uno sguardo: un povero ignorante Grandini, in fatto di fumetti!!
    “Linus”, io l’ho acquistato fino al 1973/4, quando alla fine aveva un formato leggermente più piccolo, poi anni dopo quando, nel 1982, Jacovitti ritornò con il primo episodio di “Joe Balordo”, quello che Sauro ha sempre eluso e mai pubblicato nemmeno in parte, ma credo solo perché non gli interessava la visione più completa del fenomeno, anzi, la sua intenzione era ed è di isolare il secondo episodio meno raffinato e a volte umoristicamente becero, per supportare in tal modo la sua idea, della costintenza di una bolla d’aria, di Jacovitti ormai in precipitosa caduta verso il limbo. Ma, lo ripeto, i due episodi di Joe Balordo vanno letti consecutivamente e in tale modo ci si potrà rendere conto che Jacovitti aveva motivazioni umorali, irrazionali, di pancia che lo spinsero a mettersi in urto con i “benpensanti” redattori di Linus. Naturalmenteio allora onnivoro divoratore di carta umettata, di Linus comprai all’uscita e ho ancora tutti i supplementi -che non sono pochi- e sui quali c’è stato pure il povero Roland Topor, ancor oggi dimenticato se non osteggiato dagli intellettuali italiani, corrotti fin nel midollo prima dal berlusconismo, ora tentennanti visto che i “mostri “ ritornato alla ribalta con l’approssimarsi del “referendum” e con lo spauracchio della vincita americana di Trump presidente di un popolo in maggioranza pistolettari con la mentalità rimasta ai secoli della caccia sterminatrice alle tribù dei pellerossa e dei coloured schiavizzati e messi al lavoro a tasso zero! La cultura italiana poi, che a suo tempo vendette mente ed anima per un piatto scarso di lenticchie e per le natiche nude di un esercito di aspiranti veline dove collocarla , in quale girone dell’inferno dantesco??!! Naturalmente ci sono le eccezioni, ci mancherebbe altro.
    Mah, c’era, fra le tante foto, anche quella dove Topor e Jacovitti erano fianco a fianco dentro alla libreria??? Ehhh, dovrei fare una ricerca in rete, ma io sono un emerito pasticcione nel fare queste cose. Staremo a vedere……

    Beh, la pazienza non c’entra nulla, è una questione di interesse: io mi interesso a molte cose, ma moltissime altre non le conosco, non so neppure della loro esistenza. Però dai e dai una cosa alfine l’ho trovata e risale ai primi anni ’70 o a poco prima, quando il cosi detto miracolo economico italiano ha ormai esaurito la sua corsa. In quei tempi l’intellettuale milanese Giovanni Gandini raduna un gruppo di amici nei locali della libreria gestita dalla moglie Anna Maria e dalle sue socie Laura Lepetit e Vanna Vettori. Il negozio diviene così il punto di incontro di personalità del calibro di Oreste del Buono, Vittorio Spinazzola, Umberto Eco, Roland Topor, saltuariamente Franco Benito Jacovitti e Elio Vittorini: i primi, in Italia, a riservare uno sguardo nel contempo “colto” ma anche un poco “ruffiano” al fumetto: rivista di sinistra che bacia il lato “B” di All Cap: Che avrebbe voluto nelle intenzioni a dir la verità piuttosto impenetrabilipromulgare un’idea autoriale di un mezzo capace di raccogliere, registrare e spesso anticipare i fenomeni più interessanti, le sperimentazioni e le avanguardie. Secondo me un semplice sogno. Comunque insieme a questa squadra di avidi e curiosi lettori, Gandini inventa e porta avanti “Linus”, un giornale come non se ne erano mai visti prima, capace “forse”di intercettare alcune trasformazioni sociali. ma e il fatidico “68”?? Grandini quando con Topor era nel mezzo della buriana parigina pensava che gli studenti fossero matti!! Ricordo un bel mazzo di fotografie risalenti a tempi diversi con tutti, o quasi, i prima citati pezzi da “90”, ritratti all’interno della libreria milanese prima citata. Linus fece rumore perché il clima ufficiale era quello perbenista ipocrita della DC chiesaiola, ma in effettti per quanro riguarda il fumetto secondo me Grandini era rimasto alle pagine in rima de “Il Corriere dei Piccoli” e dei disegnatori italiani di allora non sapeva nulla e a priori di fronte a Pecos Bill, Tex, Il grande Blak ecc, storceva in naso perché tutta quella roba la riteneva “volgare” non all’altezza della sua illuminata cultura da snob milanese. “Il Vittorioso”?? trent’anni di lavoro non degnati di uno sguardo: un povero ignorante Grandini, in fatto di fumetti!!
    “Linus”, io l’ho acquistato fino al 1973/4, quando alla fine aveva un formato leggermente più piccolo, poi anni dopo quando, nel 1982, Jacovitti ritornò con il primo episodio di “Joe Balordo”, quello che Sauro ha sempre eluso e mai pubblicato nemmeno in parte, ma credo solo perché non gli interessava la visione più completa del fenomeno, anzi, la sua intenzione era ed è di isolare il secondo episodio meno raffinato e a volte umoristicamente becero, per supportare in tal modo la sua idea, della costintenza di una bolla d’aria, di Jacovitti ormai in precipitosa caduta verso il limbo. Ma, lo ripeto, i due episodi di Joe Balordo vanno letti consecutivamente e in tale modo ci si potrà rendere conto che Jacovitti aveva motivazioni umorali, irrazionali, di pancia che lo spinsero a mettersi in urto con i “benpensanti” redattori di Linus. Naturalmenteio allora onnivoro divoratore di carta umettata, di Linus comprai all’uscita e ho ancora tutti i supplementi -che non sono pochi- e sui quali c’è stato pure il povero Roland Topor, ancor oggi dimenticato se non osteggiato dagli intellettuali italiani, corrotti fin nel midollo prima dal berlusconismo, ora tentennanti visto che i “mostri “ ritornato alla ribalta con l’approssimarsi del “referendum” e con lo spauracchio della vincita americana di Trump presidente di un popolo in maggioranza pistolettari con la mentalità rimasta ai secoli della caccia sterminatrice alle tribù dei pellerossa e dei coloured schiavizzati e messi al lavoro a tasso zero! La cultura italiana poi, che a suo tempo vendette mente ed anima per un piatto scarso di lenticchie e per le natiche nude di un esercito di aspiranti veline dove collocarla , in quale girone dell’inferno dantesco??!! Naturalmente ci sono le eccezioni, ci mancherebbe altro.
    Mah, c’era, fra le tante foto, anche quella dove Topor e Jacovitti erano fianco a fianco dentro alla libreria??? Ehhh, dovrei fare una ricerca in rete, ma io sono un emerito pasticcione nel fare queste cose. Staremo a vedere……

  17. Ho combinato un casino ripetendo una parte dello scritto e “bruciandone” il seguito!! Sono troppo alterato dopo aver visto la faccia soddisfatta dei leghisti pronti alla nuova marcia su Roma!
    Elisa Castelli: le due storie di Joe Balordo si trovano sul volume ” I grandi libri di Comix ,IL giornale dei fumetti, Franco Cosimo Panini editore, MOdena, 1992. Allora lire dodicimila
    Non proprio recentissimo. Ma si trova in giro, alle mostre .

    • E’ bello trovare siti web dove si può crescere, e dove chi fa domande viene accompagnatoalla lettura, anzichè tacciato di ignoranza.

      Il mio lavoro risentirà notevolmente, mannaggia a voi. Quanto ci metterò a leggere tutto?
      (in compenso ho finalmente letto citato il nome di Chiappori, di cui ho trovato un paio di volumi ad un mercato dell’usato…)

  18. Ehh, sono a Bologna per vedere la mostra su Corto Maltese /Hugo Pratt, non lontano dalla mia dimora dove la mia adorata gattina ( ha compiuto un anno e mezzo!!) piange disperatamente la mia mancanza: ma l’elaborazione di quello che la micia sente come lutto sarà breve tanto che al mia ritorno a casa questa sera, ai sui occhi di felino io apparirò come risorto e ritornato sano e salvo dalla oscura dimensione dei trapassati. Quindi festa, per la gatta la famosa bustina di carne di caviale del Volga, per me acqua leggermente gasata e una goccia- alla lettera- di Tullamore singol malt 28 years old! Beh, ora qui a Bologna che Jacovitti è tenuto in gran conto me lo sta dicendo a distanza ravvicinata, sputacchiandomi saliva al gin ed altro nell’orecchio sinistro, Rosinsky , romantico disegnatore del personaggio Thorgal, scritto dal vecchio leone ancora con tanta criniera, Van Hamme: quindi anche in Francia si sono sforzati e si sforzano di capire quale fosse il rapporto fra la missione apostolica atta al proselitismo del cattolico “Il Vittorioso” e la vena di volta in volta dissacrante, qualunquista, parodica nei confronti della società, struttura quella sociale complessa, fatta da mille tasselli incastrati fra di loro, ed altri fumetti realistici e film di vario genere che spesso erano il pane e companatico che Jac assimilava e ricreava a modo suo: un film , una storia per fare un esempio: Pasqualino Rififì del 1958/59!!
    Alla fine i buoni trionfano sempre e questo può essere interpretato come un intervento della Provvidenza? Per questo la G.I.A.C, Gioventù di Azione Cattolica Italiana e chi o coloro che dall’alto (gerarchicamente) tiravano le fila della stampa cattolica italiana per ragazzi trovavono opportuno avere Jacovitti dallo loro parte, tenendo anche conto che negli anni dal 1945 alla fine del decennio ’50, Iacovitti era amatissimo fra i lettori ragazzini, il che permetteva alla GIAC l’operazione di Apostolato attraverso gli altri contenuti del “Vittorioso”.
    Il fatto che poi Jacovitti daL 1957 fosse passato in pianta stabile al “Giorno”, che lo retribuiva adeguatamente e che dal 1960 lo assunse in pianta stabile con tutti i crismi del caso, permise al NOstro di guadagnare quel tanto necessario a mantenere una vita decorosa insieme alla moglie ed alla figlia allora piccolina. La cosa non piacque all’AVE, che preferiva pensare alla “missione educativa” della Chiesa senza soffermarsi troppo che per campare è necessario certamente lavorare, ma che il lavoro deve essere giustamente retribuito.
    Quando nel corso degli anni ’60 ogni tanto Jacovitti produceva qualcosa per “Il Vittorioso”, sullo stesso giornale il redattore capo Domenico Volpi scriveva che “il figliol prodigo” era tornato!
    Io ho sempre avvertito in questa definizione dell’operato di Jacovitti, una sorta di affermazione di superiorità morale da parte di chi cattolico misericordiosamente perdona il tristo peccatore che torna all’ovile!!
    Questa mancanza di umiltà stride assai con i precetti evangelici che ammoniscono che prima di criticare il fuscello nell’occhio altrui, occorre guardare il trave che sta nel nostro di occhi.
    Beh, sta quasi arrivando dicembre, mese natalizio Natale, quindi anticipando i tempi mi sono moderato.

  19. Ehh, sono a Bologna per vedere la mostra su Corto Maltese /Hugo Pratt, non lontano dalla mia dimora dove la mia adorata gattina ( ha compiuto un anno e mezzo!!) piange disperatamente la mia mancanza: Ma l’elaborazione di quello che la micia sente come lutto sarà brevem tanto che al mia ritorno a casa questa sera, ai sui occhi di felino io apparirò come risorto e ritornato sano e salvo dalla oscura dimensione dei trapassati. Quindi festa, per la gatta la famosa bustina di carne di caviale del Volga, per me acqua leggermente gasata e una goccia- alla lettera- di Tullamore singol malt 28 years old! Beh, ora qui a Bologna che Jacovitti è tenuto in gran conto me lo sta dicendo a distanza ravvicinata, sputacchiandomi saliva al gin ed altro nell’orecchio sinistro, Rosinsky , romantico disegnatore del personaggio Thorgal, scritto dal vecchio leone ancora con tanta criniera, Van Hamme: quindi anche in Francia si sono sforzati e si sforzano di capire quale fosse il rapporto fra la missione apostolica atta al proselitismo del cattolico “Il Vittorioso”, e la vena di volta in volta dissacrante, qualunquista, parodica nei confronti della società, struttura quella sociale complessa, fatta da mille tasselli incastrati fra di loro, ed altri fumetti realistici e film di vario genere che spesso erano il pane e companatico che Jac assimilava e ricreava a modo suo: un film , una storia per fare un esempio: Pasqualino Rififì del 1958/59!!
    Alla fine i buoni trionfano sempre e questo può essere interpretato come un intervento della Provvidenza? Per questo la G.I.A.C, Gioventù di Azione Cattolica Italiana e chi o coloro che dall’alto (gerarchicamente) tiravano le fila della stampa cattolica italiana per ragazzi trovavono opportuno avere Jacovitti dallo loro parte, tenendo anche conto che negli anni dal 1945 alla fine del decennio ’50, Iacovitti era amatissimo fra i lettori ragazzini, il che permetteva alla GIAC l’operazione di Apostolato attraverso gli altri contenuti del “Vittorioso”.
    Il fatto che poi Jacovitti daL 1957 fosse passato in pianta stabile al “Giorno”, che lo retribuiva adeguatamente e che dal 1960 lo assunse in pianta stabile con tutti i crismi del caso, permise al NOstro di guadagnare quel tanto necessario a mantenere una vita decorosa insieme alla moglie ed alla figlia allora piccolina. La cosa non piacque all’AVE, che preferiva pensare alla “missione educativa” della Chiesa senza soffermarsi troppo che per campare è necessario certamente lavorare, ma che il lavoro deve essere giustamente retribuito.
    Quando nel corso degli anni ’60 ogni tanto Jacovitti produceva qualcosa per “Il Vittorioso”, sullo stesso giornale il redattore capo Domenico Volpi scriveva che “il figliol prodigo” era tornato!
    Io ho sempre avvertito in questa definizione dell’operato di Jacovitti, una sorta di affermazione di superiorità morale da parte di chi cattolico misericordiosamente perdona il tristo peccatore che torna all’ovile!!
    Questa mancanza di umiltà stride assai con i precetti evangelici che ammoniscono che prima di criticare il fuscello nell’occhio altrui, occorre guardare il trave che sta nel nostro di occhi.
    Beh, sta quasi arrivando dicembre, mese natalizio Natale, quindi anticipando i tempi mi sono moderato. Bologna è una bella città, la mostra è di fatto interessante, ma ora devo prendere al volo il treno rapido per MOdena.Qui sotto a questi sottopassaggi della stazione ferroviaria di Bologna a volte nascono e in un baleno svaniscono turbini di tempo e luogo. AHHHIII, sono incappato in uno di quelli brutti che scombussolano sia il prima e il dopo, dove e quando , e anche il reale e l’immaginario: spero di non ricapitare nell’ucronia di natura dickiana!!

  20. Fortunatamente no, niente della realtà desunta dai romanzi di Philip K Dick!! Solo un viaggio allucinante sulla metro che passa per la stazione di Chatelet nell’ora di punta, quella dei pendolari! C’era anche Elisa insieme ad altri, ma forse lei era all’interno di un vero viaggio a Parigi. Mah? come fare ad accertarsene?? Elisa, sei stata di recente a Parigi??
    In realtà è poi Zazie mi prende per mano e appena il metrò si ferma mi trascina fuori dal vagone.
    “Tomaso, dai andiamo, fuori splende il sole e a Porte des Lilas cinguettano gli usignoli: con un poco di fantasia siamo in primavera, usciamo all’aperto e andiamo a passeggiare.
    Lascia perdere fantasmi e sogni bizzarri, pensa un poco a divertirti, lo zio Gabriel ci aspetta nel suo locale.
    Ma prima al Bistrot, a bere qualcosa, su andiamo”.
    Ma, ma, e Bellacci che dorme come un sasso, l’abbiamo lasciato sulla metro! Poveretto il terminus è a casa di Dio!!, che sarà di lui?? Si troverà solo nella pericolosa periferia nord-est della tentacolare capitale gallica: già una volta si perse da quelle pari e finì ramingo a questuare per sopravvivere.
    “Ma che te ne cale del buon Franco, non è forse più che maggiorenne e vaccinato? si arrangerà!”
    Io rimango per un attimo meditabondo, poi mi convinco che l’amico Fiorentino nato a Livorno 78 anni or sono non è una mammoletta e certamente potrà cavarsela. Sospirando seguo Zazie che trotterella verso l’esterno.
    Ah, il sole, l’aria frizzante della superficie, lo stormir delle fronde, ecc,ecc.
    Gabriel, Sauro in veste di grand ufficiale della MIlizia Mariana e Jacovitti seduti all’esterno del Bistrot ci salutano agitando la mano
    Mi siedo con un sospiro di sollievo.
    “Che bevi” mi fa Jacovitti che sta sorbendo un calvados di annata.
    Io sono indeciso:” va beh, un bicchiere di latte macchiato, senza schiuma”.
    Jacovitti oggi è loquace ed attacca subito: “mah, che dire di questo exploit dell’ A.V.E che dopo decenni di letargo fa uscire dal sepolcro le spoglie mortali di un ricordo dei bei tempi passati: otto storie tratte dal settimanale “Il Vittorioso” raccolte in un volume di notevole mole, 248 pagine, messo in vendita al prezzo certamente non modico di 45 euro: Giorgio lo Vecchio, “L’Italia del Vittorioso” “. Guardo sorpreso il Benitone nazionale ora in trasferta in terra di Molière: ma,il suo atteggiamento è benevolo, che gli sta capitando??
    “Questa editrice” prosegue il Nostro, “dal 1970 in poi, ha rinnegato ben più di tre volte la sua eredità vittoriosa, coinvolta in vari processi, promossi da disegnatori ansiosi di avere giustamente indietro le centinaia di tavole originali da loro disegnate (cause da loro – o dagli eredi – vinte), poi a sua volta, l’A.V.E, parte denunciante in una causa intentata contro l’editore Pichierri, reo di aver iniziato la ristampa cronologica delle annate del “sempre più bello” (Il Vittorioso) senza attendere i 50 anni di legge per l’annullamento del copyright. Ricordo che all’inizio degli anni ’90 il presidente dell’AVE fu estremamente insofferente nei confronti dell’Associazione amici del Vittorioso e osteggiò apertamente ogni tentativo di intraprendere qualsiasi tentativo di ristampa delle storie a fumetti pubblicate su quel settimanale.
    Ora, sull’onda del successo che da alcuni anni accompagna l’operato di alcuni editori che mettono sul mercato volumi su Jacovitti e/o “Il Vittorioso”, tenta di cavalcare l’onda di questo in un certo senso inaspettato svilupparsi degli eventi.
    Mi guarda beffardo il grande Jac: “ma che ti aspettavi??” Si accende il solito avana e in groppa alla sua bicicletta si appresta a iniziare la pedalata sospirando: “devo tornare a Roma dove Colabelli ha preparato per me una colossale festa di compleanno”.
    A Roma?? ma saranno almeno 1500 chilometri!!!
    “Ha invitato pure Alice, quella disegnata da Hamelin, un disegnatore che apprezzo poco, ma Alice è fortemente raccomandata da Raymond Queneau e io non mi posso opporre: spero solo che non ci sia di nuovo quella peste di Zazie, una bimba veramente insopportabile che sempre parla nel suo francese popolare incomprensibile per me che ho studiato quella lingua solo per tre anni quando ne avevo tredici o quattordici, anni, e che di conseguenza di tutto quello scibile transalpino ricordo solo una poesia; la recitai tempo fa anche a Michel Pierre, il quale rimase allibito.
    Mah, che vita!!”
    Fra le nuvole, lassù ben in alto, si ode un brontolio come di tuono foriero di tempesta!!
    Dai, dai, dentro al bistrot altrimenti ci inzuppiamo!!
    Sauro rimane immobile suggendo con indifferenze direttamente dalla caraffa di irish coffee: il fatto che il suo copricapo sia assai voluminoso lo aiuta, ma certo non uscirà indenne dalla terribile telppesta che si appresta a scatenarsi. Ma lui è fatto cos^, sta certamente pensado a qualche nuova pi+ulzella che ha addocchiato !! Mah?

  21. Avete notato che il computer dà di matto?? Cerco di eliminare questo difetto collegato con la battitura delle letttera sulla tastiera.
    Va beh, intanto son qui riparato all’interno del Bistrot “Porte des Lilas”, all’angolo fra due vie che partono o convergono nella piazza omonima. Un clamore non lontano mi colpisce i padiglioni auricolari. Mi avvicino alla porta vetrata e guardo all’esterno. Accidenti , Sauro è laggiù in balia della piena, galleggia in pochi decimetri d’acqua e sta imboccando un boulevardd un poco in discesa. Poveretto, ma anche lui se la caverà , è un osso duro, ha combattuto sulle barricate a torso nudo in quel lontano 1968!! Quanti anni aveva? Dunque se ne ha ora 55, dunque…. perbacco, aveva solo un anno!!! Che fibra!!. Ma che clamore!! Ah, di nuovo loro, il solito gruppo di cantimbánchi girovaghi di incerta etnia ( toscani, mi par di capire dall’accenti tipico della terra di Dante ) si impegna per intrattenere la folla di parenti e compatrioti che vanno o vengono dall’aver fatto spese. I pochi incuriositi passanti, o anche qualche raro turista ( quasi sempre del sud Florida), si soffermano incuriositi. Vibrante di gioia una voce fuori campo sottolinea le danze dei tre giocolieri, che sotto la poiggia battente sprizzando energia stanno cantilenando e mimando una sorta di danza che tenta di esprimere l’immenso gaudio per la ristampa del famoso libro su Rolandd Topor uscito in libreria , In Francia, dal 10 Ottobre!! Che bravi, specialmente Luca Boschi si dà da fare con il controfagotto nonostatte l’acqua scrosciate!!
    Ed Elisa? sarà veramente stata a Parigi, Se si, sarenne una stranissima coincidenza!

  22. Il quartiere dei lillà (Porte des Lilas ) è un film del 1957 diretto da René Clair, con Pierre Brasseur, Henri Vidal e il noto cantautore francese George Brassens, qui alla sua unica interpretazione cinematografica.
    Il film è ispirato al romanzo La grande ceinture di Renè Fallet, amico di Brassens.
    Jacovitti vi recitò una piccola parte , quella di un barbone elemosinamte all’angolo di una brasserie.
    La notizia è poco nota, ma se avete modo di visionare il film in questione avrete modo di sincerarvi che non è una bufala quanto vi sto dicendo.
    Comunque Tiziana D’Amico – mi pare, a meno che non abbia sognato ad occhi aperti- sta conducenso una ricerca sull’argomento: il 1957 è un anno importante per Jacovitti, che inizia a collaborare con il Giorno dei Ragazzi, con il quale firmerà un regolare contratto di assunzione nel 1960. Con i primi soldini acquisterà un’automobile usata che userà per andare settimanalmente in vacanza al mare.
    Bibliografia
    Antonio Cadoni, Jacovitti, Autobiografia ( mai scritta), Stampa Alternativa / nuovi equilibri 2011 Prefazione di Gianni Brunoro.

    Tomaso Prospero Turchi, Riflessioni su un’autobiografia, Alla ricerca dell’intervista perduta, editing di Gianni Brunoro, “Vitt & Dintorni” n°17 Luglio 2011.

  23. Ho preso al volo il fantasma del formaggino, figura spettrale che da anni infesta la mia raccolta di materiale jacovittesco, LO infilo in una bottigiglia vuota di Olio di Oliva extravergine, la tappo e scrivo la domanda per Formaggino perchè la possa leggere.In conclusione preciso: se non risposndi ti butto nella campana per il vetro da riciclare!!
    Formaggino, fantasma che arrivò in casa quando mia figliia aveva circa due anni, fa un cenno affermativo con la testa, allora stappo la bottiglia, lo faccio uscire e gli dico,” dai ciancia su quei manifesti di Jacovitti fatti per la Dc!, così Sauro la smette di scrivere che eri fascista!!!”,
    Formaggino si guarda il lenzuolo unto e bisunto e con le lacrime ai buchi vuoiti del lenzuolo inizia:” Insomma, graficamente parlando, il momento più felice per lo scuodocrociato fu quello dei manifesti di propaganda di Jacovitti. Manifesto “come al solito dal carattere buffonesco e surreale nello stesso tempo”, secondo Angelo Ventrone – e infatti figurine, tettone, culoni, chitarre, candele, elefanti, falciemartelli e fiamme tricolori, cartelloni con i versi: “Chi dà il voto un poco a caso, mette in trappola il suo naso. Chi dà il voto per dispetto, sarà chiuso nel cassetto. Chi non vota addirittura buscherà la dittatura! Sol chi vota in modo giusto, voterà sempre di gusto”.
    Beh, non è molto, ma Formaggino lo lacio libero lo stesso, così andrà a tormrntare i sogni della gattina! Mah, ci mancava anche il fantasma di famiglia!

  24. Fuori la pioggia non è cessata anche se un barlume d’arcobaleno fa capolino dietro alla butte. Il sole a tratti manda bagliori improvvisi oltre i tetti delle case, qui sulla “Butte aux cailles”, però di quaglie nessuna traccia. Tiziana D’Amico è andata al bistrot dell’angolo per rifocillarsi dopo una notte insonne passata a meditare su non saprei dire cosa.Dal mio canto ho dormito saporitamente con la gatta bianca adagiata sui piedi.. Esco intabarrato poichè la mattinata è gelida. La strada in salita è un poco scivolosa, ma l’acciottolato grossolano mi permette bene l’appiglio dei piedoni. In alto, a tratti coperto dai vaganti nuvoloni, che come migranti pensieri solcano l’aere, il cielo è percorso da stormi di uccelli neri che per ora non sembrano intenzionati a migrar. Da qualche mese Italo Calvino si è trasferito a Parigi insieme alla famiglia e ogni tanto mi fa dormire nel locale carbonaia che è adiacente alla sua cantina, che peraltro è spaventosamente straripante di libri. Già, carbone e libri, un connubio che prima o poi porterà dei guai, poiché nelle gelide notti invernali quando il carbone scarseggia, confesso che io il fuoco della bella stufa di ghisa che fa bella mostra di sé nel corridoio, lo attizzo gettandoci sopra qualche libro. Credo che siano della moglie, perché sono scritti in spagnolo…. Calvino, Italo per gli intimi, che fa da queste parti?? Rimane “recluso “ nel suo appartamento, al terzo piano di una casa che posta in fondo ad una via chiusa già di per sé rende bene quale sia stata la causa e il desiderio che hanno portato Calvino ad isolarsi nel contesto di una immensa metropoli: basti guardare su una mappa dettagliata di Parigi ove si trova Square de Chatillon, nel 14° arrondissement! Questi anni della sua vita sono, mi pare di capire, caratterizzati dalla poca importanza data alla necessità di una residenza stabile e unica, Comunque il Nostro a Parigi coltiva l’amicizia con Raymond Queneau e ne traduce dal francese “I fiori blu” romanzo che a detta di tutti è di fatto“Intraducibile”. Mah??, poi partecipa agli incontri dell’Oulipo, una associazione interdisciplinare in seno alla quale si coltiva l’idea di per sé non tanto poi bizzarra di una scrittura tanto rigorosa quanto aliena a qualsiasi serietà: l’influenza di questi incontri si nota in opere quali “Il castello dei destini incrociati”, “Le città invisibili”, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. In ogni modo, la frequentazione dell’Oulipo, cioè di un gruppo che prende le distanze dai circoli intellettuali più in voga, riflette la tendenza di Calvino a seguire il dibattito politico contemporaneo da una posizione autonoma e indipendente. Son lontani i tempi del suo impegno politico, prima come attivo partigiano nella Resistenza, poi nell’ambito del partito comunista dove Calvino almeno fino al 1956 fu un ossequiente sordomuto, senza mai puntare un ditino contro i delitti di quel mostro pazzoide ed assassino di Stalin! Almeno Elio Vittorini, inizialmente nume tutelare compagno del Nostro, ebbe la grinta di buttare quasi subito ( poco dopo la fine della guerra) alle ortiche la tessera del partito comunista. Il primo romanzo di Calvino“I sentieri dei nidi di ragno”, riflette la sua ideologia di allora, anche se la sua verve narrativa lo conduce a soluzioni di genere “favolistico” e a presentare i compagni partigiani in un’ottica a volte grottesco/fiabesca ( il primo a rilevarlo fu proprio lo stesso Vittorini), cosa della quale Calvino si rammaricherà per tutta la vita Ciò non significa che gli avvenimenti sociali del tempo non lo interessassero: al contrario, è stato un osservatore attento degli eventi del 1968 (le manifestazioni popolari a Praga, la contestazione studentesca a Parigi e in Italia) a seguito dei quali svilupperà nuove riflessioni sul tema dell’Utopia. Il referendum sul divorzio in Italia, e più in là quello sull’aborto . Nel “Castello dei destini incrociati” e nella “Taverna dei destini incrociati” (1969-1973) la lettura dei Tarocchi si trasforma in un vertiginoso “remake” della letteratura di tutti i tempi, e in un compendio delle umane follie. Già, io però non sono mai riuscito a godere della loro lettura. Credo che il libro“Le città invisibili” (1972) sia l’opera chiave di questi anni . Ma che cosa rappresenta veramente per Calvino il periodo parigino e la sua frequentazione, anche professionale con Raymond Queneau? Ehh, non facile da dirsi. Però Il fatto che Queneau avesse scritto nel 1960 il romanzo cult “Zazie nel metrò – l’unico che gli abbia procurato successo e che una certa frangia di umoristi italiani , fra i quali Jacovitti, avesse apprezzato e ancor più avesse poi goduto dl film omonimo, ha di fatto creato un intreccio di persone cose e fatti che per il sottoscritto fu e ancora rimane altamente coinvolgente.

  25. Io su “Il Giornale Pop” ci metteri un articolo su Jacovitti almeno una volta alla settimana!! Articoli scritti da chiunque abbia voglia di farlo, aricoli brevi o lunghi, con molte figure e storie procacciate dall Astuto e diligente Sauro! Ad esempio: Dittatori e leoni, piangere o ridere???
    Vado a selezionare ed a incollare, sempre che m riesca…

  26. Voglio ri-ri-riparlare della storia di “Caccia grossissima” di Jacovitti, la quale ha un retroterra non certo lineare, poiché in quel periodo, inizio anni 40, era un poco di moda mandare gli eroi di carta in Africa, terra di conquista. Così nel 1940 Jacovitti aveva disegnato per l’editrice Taurinia la storia “Caccia Grossa”, poi la negritudine era riemersa nel contesto dell’albo AVE “Alvaro naufrago””. Incredibilmente il disegnatore svizzero Walter Faccini, residente in Italia, disegna su Topolino giornale nel 1942/43 una trilogia di avventure comiche ambientate in Africa intitolate …”Caccia grossa”. Ma In precedenza aveva disegnato per L’AVE due albi intitolati ” Attraverso l’equatore ” e “Il Leone bianco”!!
    Va beh, alle spalle di tutti “Bibì e Bibò che apparsi all’inizio del 1900 sui supplementi domenicali di alcuni quotidiani, vivono su di una ipotetica isola popolata da indigeni verosimilmente africani alle prese con le disavventure di questa strana famiglia di origine tedesca disegnate dal bravo Dicks su testi credo suoi ( mi si corregga se sbaglio, sono un somaro ed anelo alla redenzione culturale!)Topolino di Gottfredson con cannibali e il gorilla spettro. In due storie ben distinte. Per questo motivo son qui nel bosco di Vincennes che si estende a perdita di vista oltre lo zoo, dove vive all’addiaccio anche d’inverno un vecchio amico , che ha imparato a ruggire per intimorire i turisti troppo curiosi. Lo intervisto dopo avergli portato un pentolone di pastasciutta al sugo e tre fiaschi di Chianti!! ”Ahh” sospira Della Strada ( Nome de Plume) , dopo aver sbafato sette chili di patasciutta e bevuro “solo” due fiaschi di Chianti , sorridendo, leccandosi le leonine vibrisse e sbadigliando a bocca apertissima ( io mi chiedo notando la sua possente dentatura e soprattutto i poderosi canini, se non sia un leone vero travestito da uomo e non viceversa” , in questa storia africana di Jacovitti JB43, i leoni mi hanno colpito perché sembrano possedere un’apparenza, un’espressività quasi “umana” che va oltre quella che ho sempre ritenuto l’evoluzione “Segariana” dell’artista. I loro tratti sembrano addirittura più umani dei protagonisti umani.
    E’ una cosa che va un po’ al di là dello Jacovitti a cui sono abituato io. Il suo primo albo che lessi (da bimbo) è il cartonato con Occhio di Pollo e i 3P nel Far West, e poi Coccobill, poi Jak Mandolino ecc. Lavori precedenti ne ho guardati, ma superficialmente. In Occhio di Pollo, i leoni sono umoristici, ma sono leoni (o puma). Da perfetto ignorante l’impressione che ho è che i leoni di “caccia grossissima” siano pensati come caricature di esseri umani (personaggi del periodo o anche solo amici di Jacovitti), una persona quale potrei essere anche io.
    Naturalmente NON sarà così, ma è un pensiero un po’ inquietante, che non mi dispiace.
    Grazie a lei, eccelso mister Tomaso, non solo per avermi portato la pastasciutta ben calda ma anche per avermi fatto vedere Jac sotto una nuova luce.
    Domani prenoto dallo veterenario psicologo che ha l’ambulatorio alla Porte dorèe “. Approfittando del fatto che l’amico uomo leone ( Ricordate le prime avventure di Gordon su Mongo??) dorme beatamente avvolto in un paio di sacchi a pelo per spedizioni artiche avuti in omaggio dalla società protettrice ed amica degli uomini inselvatichiti e delle belve nate feroci ma poi addomesticate a pastasciutta e non a suon di frustate sul muso, vi voglio rendere edotti di una cosa di grande importanza e dalla conoscenza della quale potrebbe dipendere il futuro dell’intero Universo conosciuto! Ecco: il discorso che si potrebbe fare su Jacovitti e questo fatto che inizialmente nelle sue storie , per anni almeno, gli animali hanno un poco questa umanizzazione, fra il caratteriale e il somatico ( come i leoni di caccia grossissima) potrebbe essere legato al fatto che nelle fiabe a volte gli uomini sono mezze bestie e gli animali antropoformizzati. Poi se teniamo conto che l’universo disneiano mescola animali antropofomorfi con animali che tali sono e a uomini veri ( mi viene in mente Topolino e il tesoro di MOOk, dove alla fine il genio della lampada -un uomo- si arruola nell’esercio, o nei servizi segreti) !
    Jacovitti comunque ha disegnato anche storie con protagonisti animali veri e propri, tipo il gallo Checco!!
    Guardo beffardamente il calendario che segna il 17 Novembre dell’anno scorso 2015 e la data di oggi ( sceglietela voi). Sto pensando alle avventure dei “Tre Pi” in America, non solo nel “far west ” , che ho contato nel numero di sei, con partenza nel 1946 e fine nel1967 con “Per un pugno di spiccioli”, apparsa poi anche in albo cartonato edita da MOndadori, al tempi del “Mago” con Jacovitti mattatore, mi sono reso conto che in queste storie nasce il personaggio di Tex Revolver ( Pippo nel Texas,1949) che poi continua le sue avventure con Pippo ,Pertica e Palla in altre storie tipo “W Pippo!!” sempre del 1949, per riemergere nel 1952 e nel 1955 in una storia lunghissima, 31 puntate a tutta pagina più una panoramica introduttiva, tutta dedicata a lui: le radici di “Cocco Bill” che apparirà nel 1957 sul “Giorno dei Ragazzi” sono quelle! A sua volta Tex Revolver ha alle sue spalle tutta la cultura del tempo sull’Immaginario del far west, nata come genere narrativo fra le fine dell’ottocento e l’inizio del secolo successivo, con la presenza di generi narrativi che spaziano dai romanzi, dalle pulps e dal cinema inizialmente muto, quello con Tom Mix tante volte lodato dallo stesso Jacovitti che da bambino si abbeverò da quella particolare fonte complice la casualità che il padre nel tempo libero sossse un operatore , serale, cinematografico! Poi, a dire la verità, diventerà un tormrntone e rimane dimostrazione palese della parabola creativa di Jacovitti, che con il passar degli anni crea storie senza trama, un susseguirsi di situazioni quasi casuali, legate dal tenue filo dell’atmosfera western mutuata dai fims dello stesso genere e del medesimo periodo. Tuppamore scuote il capo e uggiola, forse per dire si, forse per dissentire, forse per esprimere la sua indecisione a pronunciarsi in materia . La sua immagine riflessa nel grande specchio che occupa tutta una parete sembra sorridere in modo sornione! Poi il Nostro sospira dicendo: ”Beh quando ho visto lo scambio al microfono, prima il dittatore e poi filosofo, non ho potuto non pensare a Chaplin, il buon Carletto conosciuto con il francesismo di Charlot. Jacovitti di certo è più disilluso del piccolo vagabondo. Bella la panoramica a modo di splash pannel con il tipico helzapoppin corale jacovittiano e un beffardo “W il S.T.R.N.Z.”. Mi sarei aspettato anche un accenno più diretto alla tematica razziale, ma forse anche il grande Jac non se la sentì di scherzare troppo su certi orrori, sempre che nell’inizio del 1945 fosse di dominio pubblico il fatto che i nazisti avevano trucidato nove milioni di innocente civili!”.

  27. Argomento che ancora scotta, a causa della labile memoria storica di bande di intellettuali che son fascisti ma fingono di essere svagati “moderati” e che scrivono con tono dubitativo sull’Olocausto, facendo finta di essere dei coscienziosi e equilibrati revisori di presunti errori storici per una questione di etica professionale!! A questi topi da fogna ( scusate amici ratti!) che posso dire? Con delle canaglie non vale perder tempo a cercare di ragionare! Comunque il tempo scorre veloce, qui nella grande navata centrale della pianta geometrica di questo museo dedicato allo scorrere delle ore, grandi pareti bianche e poltrone e divani rosso cadmio. Sospeso in aria con dei tiranti di acciaio un biplano perfettamente tirato a lucido fa la sua bella figura. In fondo appoggiato alla parete dove il fuoco eterno arde in un immenso camino ad angolo, messer Mefistofele si frega le mani. “ Si, Jacovitti di certo è disilluso, ma disegna questa storia del dittatore a guerra appena finita o quasi e comunque viene pubblicata su “intervallo” a pace conclusa ( a parte il Giappone che non demorde), per cambiare le cose ci vuole tempo. La persecuzione nazifascista nei confronti degli ebrei ed oppositori politici, ma anche artisti, attori ,scrittori e quant’altro non in linea con la concezione dell’arte e del senso della vita propugnata da Hitler aveva portato alla fuga e a numerose vittime accusate di arte degenerata. Ma la faccenda terribile e quasi insopportabile per la coscienza dei normali non poteva che essere l’ esistenza dei campi di sterminio mutuati per gradi da quelli di concentramento. Fra grandi, piccoli e piccolissimi ( in totale ne furono contati in Polonia e Germania 1500) dove in mancanza delle strutture con camera a gas, chi arrivava veniva subito ucciso a fucilate appena sceso da treno lager enza distinzione fra uomini , donne vecchi e bambini, sepolto nelle fosse comuni già preparate in anticipo da solerti scavatori, uomini del luogo! Certo, la dittatura nazista era terrificante ed incuteva paura in tutti, ma la complicità nell’Olocausto non è facilmente spiegabile e giustificabile: moltissimi sapevano e tacquero: i l’organizzazione dello sterminio attivissima a partire dalla fine del 1941 era stata tenuta il più possibile occultata dai carnefici, anche le l’immensa rete di strade e ferrovie che in tutta Europa convergevano nei grandi campi di morte in Polonia e Germania era tenuta attiva e funzionante con la collaborazione di decine di migliaia di persone che alacremente collaboravano, dalla Francia all’Italia fin fino all’isola di Corfù, dalla Danimarca alla Russia occupata. Non si poteva NON sapere!! Ma forse Jacovitti , come tanti altri fiorentini non ne ebbe in tempo reale la percezione in tutta la sua demoniaca realtà. Forse…. Di questo parleremo fra poco con una misteriosa signora….
    L’appuntamento con la signora Elena Contini ( nota giornalista) e Franco Benito Jacovitti è per le 17.00 nella brasserie “Le chaton blanc” posta nella piccola e misconosciuta rue Puget. Non ci si può sbagliare, poiché la via è assai corta e di locali ce n’è uno solo. Eccoci quindi qui nel quartiere du “Temple” dove il grande umorista molisano vive in una mansarda/atelier di 30 metri quadrati posta all’ultimo piano di un caseggiato anni ’30, con le due piccole finestre che si affacciano sulla movimentata Place du Temple, luogo nel quale ogni mattina ha luogo il rito del coloratissimo mercato multi etnico ( se passate da quelle parti non lo potete perdere!!). Jacovitti e Elena , sempre bella e sensuale, ci aspettano nel bar che fa parte integrante di questo edificio, locale popolare frequentato da una variegata umanità di incerte origini. Lo scorgo attraverso i vetri del locale intento a giocare a briscola con i famosi Fellini e Topor. Il grande regista pare però dormire, forse stordito dai numerosi bicchierini di calvados che ha ingurgitato insieme alle famose ed abbondanti porzioni di trippa alla Robespierre, piatto tristemente famoso perché costituiva nel famigerato periodo del terrore l’ultimo pasto dei condannati alla ghigliottina. Macabro ma vero: in puro stile Topor, anche se Jac in fatto di violenza visiva di genere sadico –grottesco non scherza. Certo, sono due mondi espressi dai nostri due amici, con le loro peculiari caratteristiche, sia stilistiche che di genere, poiché Topor il fumetto non l’ha mai praticato, a parte certe storielle mute o quasi. Questo nottambulo impenitente che vagabondeggia fino all’ alba nei bar raccontando barzellette con un bicchiere di buon vino in mano, possiede una comunicativa eccezionale. Elena lo guarda con affetto e lo chiama affettuosamente il “mio brutto anatroccolo”. Si dice che anche Leonardo Gori sia della partita e che mandi periodicamente messaggi in codice attraverso la bella rivista “Exploit Comics”. Da questi si può dedurre che Roland sia figlio di Elena, nato da una ardente quanto breve passione per Rebo, un attore ( mi pare che di vero nome faccia Massimo G.) del varietà parigino specializzato in personaggi fantastici. Facendo i calcoli così a memoria, i tempi tornano , perché Roland è nato nel 1938, quando Rebo recitava nella fantacommedia di Zavattini nella quale anche Elena aveva una piccola parte, era una ancella parte del peraltro invisibile harem del tristo Rebo, dittatore cosmico con manie di grandezza che voleva il suo impero ai danni del pianeta terra. Tutto ciò in Francia, perché in Italia l’O.V.R.A teneva gli occhi ben aperti e visto i tempi non sarebbe certo stato possibile portare sul palcoscenico dell’italica terra uno spettacolo del genere! Topor ci osserva e ridacchia disegnando su un foglio di medie dimensioni le caricature di Jac e Federico tutti nudi intenti a giocare a mosca cieca in una stanza particolarmente spigolosa.

  28. Sempre con questa smania per l’orrido/assurdo che ha caratterizzato fin dall’inizio le sue performances, cosa questa che gli è valsa un riconoscimento precoce: sono infatti vent’ anni che espone nel mondo intero, da New York a Tokyo, a Londra, Milano, Bruxelles, Monaco di Baviera, Zurigo, Varsavia, perfino al Stedelijk Museum di Amsterdam e presso le università americane dello Iowa e del Minnesota. Per la sua ampiezza, tuttavia, questa retrospettiva dell’ Ecole des Beaux Arts (si è aperta il 19 febbraio e durerà fino al 13 aprile di questo anno di grazia 1986) batte tutti i primati. Eros e Thanatos sono i due temi conduttori della rassegna, le principali fonti di ispirazioni di Topor, dichiarate del resto con la vignetta dell’ invito per il vernissage, in cui l’ artista raffigura se stesso con un enorme fallo coronato da una testa canina e affiancato da uno scheletro. L’ecole des beaux arts non si è rovinata ed invece di sfornare un bel catalogo della mostra ha stampato la notizia nel suo solito giornale ( già esaurito) che da anni accompagna le attività che si svolgono nell’ambiente artistico parigino. Jacovitti ci vede mentre entriamo. Si alza e stirandosi mi guarda sorridendo: “ahh, che fatica riguardare tutte queste mie panoramiche! ” Così dicendo il nostro amato “Lisca di pesce” agita il libro che tiene in mano: si tratta del volume “Pinocchio” illustrato a tre mani, da Dubout e da Roland Topor che insieme al Nostro ha partecipato –il primo – con la produzione di una ventina di enormi tavole, mentre Topor ha preferito- come suo solito – rimanere nell’ambito di illustrazioni di media grandezza, mentre Jac ha riciclato alcune pagine inedite del 1944. Sorride lievemente Elena, mentre rabbrividendo in quest’aria di fine Marzo non ancora primaverile, sorseggia una cioccolata calda qui all’esterno della misconosciuta brasserie “Le Chaton blanc”. Mi scruta e con voce tranquilla agitando il dito indice nella mia direzione mi dice dando un’occhiata di sbieco a Roland , Federico e Jac che si stanno abbuffando di cappuccino e brioches: ”ne ha fatta di strada il nostro Roland , dagli anni lontani in cui, eterno studente, era iscritto all’ Ecole des Beaux Arts qui a Parigi. Vi rimase per dieci anni, dal 1955 al 1964, per evitare il servizio militare in Algeria con la guerra post coloniale in corso”; Ride Topor mentre Fellini rabbrividisce ed alzando la testa guardandoci si schiarisce la gola maneggiando i grandi disegni preparati per “Casanova” e cliccando sul registratore inizia a parlare un poco in falsetto:” oggi, mese di Marzo 1986, la veneranda scuola, che fino ad un passato recente privilegiava le mostre accademiche dei suoi “Prix de Rome” – busti pomposi, copie dall’ antico, rilievi degli scavi di Pompei o di Atene – si concede il lusso di organizzargli la più vasta retrospettiva mai allestita in questa sede: circa seicento opere di Topor, dagli acrilici -non tele ad olio, come erroneamente in origine scritto- di grande formato della serie “La donna e il corvo” a innumerevoli acquerelli, guazzi, disegni, incisioni, manifesti, sempre irriverenti, per lo più di soggetto erotico oppure macabro… “. Già”, interviene Elena:” contemporaneamente, le edizioni “Le Prè aux clercs” pubblicano un suo nuovo libro: una raccolta di racconti brevi che si intitola La plus belle paire de seins du monde (pagg. 244, franchi 95), mentre sugli schermi parigini è appena uscito un film di cui Topor ha scritto la sceneggiatura: La galette du roi, destinato, sembra, a un buon successo di pubblico.” Ah, ahh, penso io, disegnatore e scrittore umoristico, attore (ha sostenuto dei piccoli ruoli in Polly Magoo di William Klein, in Nosferatu principe della notte di Werner Herzog, in (Un amore di Swann di Volker Schlondorff), scenografo e costumista (in particolare per Le grand macabre, opera lirica di Gyrgy Ligeti, e per Le mammelle di Tiresia di Apollinaire, messa in musica da Francis Poulenc), autore di canzoni per il “Magic circus” di Jèrme Savary, realizzatore di cartoni animati e di trasmissioni televisive per bambini, fondatore insieme con Arrabal, Jodorowsky e Sternberg del gruppo “Panique” ed animatore di spettacoli iconoclasti, Roland Topor è quel che si dice un uomo tutto fare. E i suoi molteplici talenti sono sempre al servizio di un umorismo corrosivo: ha dunque ben meritato il premio dello “Humour nero”, assegnatogli nel 1962. Questo nottambulo impenitente che ciondola fino all’ alba nei bar raccontando barzellette con un bicchere in mano, possiede una comunicativa eccezionale; tira fiato la bella Elena e inopinatamente sussurra :” Bruno, Bruno, dove sei? Perché non mi ami più??”. Jacovitti pare rassegnato a questi vagheggiamenti di Elena ( erano compagni di classe a termoli) “Tomaso”, mi sussurra, “guarda la pioggia non cade più, c’è quasi il sole…. sono un poco stanco di star qui, dai, andiamo in qualche bar all’aperto a berci qualcosa”.

  29. […] Vaillant, Bernard Prince e così via. Oltre al grandissimo Jacovitti, del quale ho parlato in “Non si affettano così anche i salami?”, il più grande autore italiano di sempre. Grazie a queste innovazioni, il Corriere dei Piccoli […]

  30. Non vedo commenti nuovi rispetto a quelli del 2016. Me l’aspettavo, nonostante Jacovitti sia di nuovo in edicola con la serie di Cocco Bill dovuta a l’editrice Hachette.
    Però dal Novembre 2016 ad oggi qualche novità su Jacovitti si è sentita e letta, specialmente per merito di Edgardo Colabelli che ha dialogato su un paio di siti facebook nell’ambito dei quali si è parlato pure di Jacovitti e della sua sfortuna di essere incappato fra la fine degli anni settanta e l’inizio di quelli 80 nella presa di posizione della stampa cattolica per ragazzi, falsamente scandalizzata per il suo “Kamasultra”. opera comica, dove si può ridere, se si vuole, ma niente di diverso o di più. Non sarebbe corretto entrare nel privato e stendere i panni anche se pulitissimi, ma si può solo immaginare che vuol dire per una famiglia vedere il suo unico elemento produttivo, Jacavitti in questo caso, perdere di fatto il lavoro e relativi compensi.
    Insomma, Jacovitti di fatto dal diverbio con I Paolini de “Il Giornalino” e l’AVE di fatto non si riprese più dal punto di vista della salute e della sua capacità di disegnare ed inventare.praticamente più

  31. Grande jac, sto recuperando tutto cocco bill grazie alle uscite hachette! Questo articolo(e relativi commenti, almeno una parte di essi eheh) l’avevo già letto in passato, ma fa sempre bene rileggere e riscoprire cose nuove su questo grandissimo autore!

  32. […] fumetto italico, probabilmente il primo, c’era già stato, e si tratta senza alcun dubbio di Benito Jacovitti. In un periodo in cui i fumettisti erano anonimi artigiani o meri nomi riportati sotto il titolo […]

  33. Si fatica a trovare qualcuno che ha interesse reale per Jacovitti e le sue variegate storie!! Pare incredibile ma è proprio così. Per questo posto qui la mia ultima negletta indagone su Jac!
    Jac a Montmartre con “Pasqualino Rififì”
    Su Jacovitti è stato scritto di tutto e da quasi tutti i suoi ammiratori e detrattori. Di tutto ma non “tutto”verrebbe da pensare, se il sottoscritto dopo qualche mese di ricerche, non è riuscito a trovare nessuna notizia certa della genesi della storia di Jacovitti “Pasqualino Rififì”, apparsa sul “Travaso” alla fine del 1958 a partire dan n°49, dopo un’attesa di almeno un mese di digiuno jacovittesco, mentre sul settimanale citato apparivano settimalmente avvisi scritti con disegno o disegnino di Jacovitti che preannunciavano l’arrivo di Pasqualino Rififì !!! Nemmeno Luca Boschi su “Il meglio di Cocco Bill e Jacovitti” nel volume edito da Hachette numero 30 del 13 Marzo 2018, dove appare la ristampa di “Pasqualino Rififì” nell’ambito della quale Boschi svela bene i meccanismi all’origine di detta storia, entrando nel merito con perizia ed acume, ma non può discettare nel merito del perchè e percome delle cause per le quali il Nostro disegnò quella storia unica per ambientazione!! Varrebbe veramente la pena di ristampare in albi singoli le tre storie apparsa fra il 1957 e il 1959 sul gia citato “Travaso”con una corposa prefazione sia storica che legata all’anasisi dei contenuti e stile del disegno, senza far però pasticci: tutte storie di quel periodo, trascurate dalle grandi case editrici per decenni per motivi che appaiono assai misteriosi. Per il decennio anni 50 la storia riproposta anche da Cadoni nella sua “Autobiografia” fantasy di Jacovitti è per prima “Bobby Cianuro”, tratta dal Travaso di quell’ anno scombinato , ossia il 1957! ; per gli anni sessanta la storia scelta è invece lo straordinario Pasqualino Rififì, disegnato in effetti fra la fine del 1958 e l inizio del 1959, ma già proiettato verso il divenire dello stile jacovittesco. Storia a fumetti ritornata alla ribalta dopo più di 50 anni di oblio, della quale ho parlato diffusamente ma in chiave romantica in altro ambito ( Vitt&Dintorni di Marzo 2011). L’ autore definisce questa storia a fumetti una satira di certa imperante letteratura giallonera d’ oltralpe. Da dove prende le mosse Jacovitti per disegnare questa canizza parisienne? Dal romanzo di Auguste le Breton ( nome anagrafico Auguste Montfort) “Du Rififì ches les hommes” edito dalla francese Gallimard nella sua collana noir e risalente al 1994 : l’ anno seguente ne venne tratto un film, per la regia Jules Dassin – Rififì – che nel 1995 vinse la palma d oro al festival di Cannes. Il romanzo tradotto in Italia nel 1958 da Garzanti, letto ora denuncia la sua età, il film, per chi come me, l’ ha visto più volte volte, non ha perso il suo fascino. Probabilmente Jacovitti vide il film? canticchiò forse anche la canzone motivo conduttore della pellicola in prima edizione cantato da Magali Noel, quel Rififi che da noi in Italia il cantante Fred Buscaglione rese famoso. Io ve lo dico, sono un dritto, A me nessuno fa dispetto, Lo sanno tutti che è così, perché mi garba il rififì. Musica di Philippe-Gèrard, parole italiane di Buscaglione-Chiosso. Rififi, era una parola in Argot? Secondo Andrea G. Pinketts il nome era quello del cane di Le Breton: ci dobbiamo credere??? Per i curiosi e i dubbiosi esiste il vocabolario Larousse Du français argotique et populaire. Va beh, son cose che forse se non tutti, molti conoscono. Comunque nella tavola corrispondente alla decima puntata della storia Jacovittesca, di inizio Marzo 1959, avviene una sorta di “cross-over”, in quanto entra in ballo anche il Commissario Maigret creato dal grande George Simenon: quindi in questo caso Jacovitti intreccia alla lettera due mondi che sono posti nello stesso ambiente socio /culturale, ma sono opera di invenzione e dovute a due mani diverse, tre se pensiamo al film già prima citato! Curioso che nessuno, a quanto mi risulta, abbia mai citato questo aspetto della storia qui in disamina. Comunque le mie impressioni io le ho scritte e riscritte per i pochi che cercandole sui saggi dedicati a Jac non le hanno trovate.
    Per questo mi son sentito di inserire anche una parte tutta farina del mio sacco in quanto a storia narrata, dove da una parte tiro in ballo il Commissario Maigret di Simenon e da un altro verso ricordo l’incontro di Place d’Italie fra Leo Malet scrittore della narrativa “Noir” frabcese scrittore della serie “I nuovi misteri di Parigi” con protagonista il poliziotto privato Nestor Burma e Il disegnatore Jacques Tardi che dei volumi di detta serie ne ha trasportati 4 in albi a fumetti editi da Casterman! Ma la progettualità un poco distratta dei fautori internet dell’Associazione Amici del Vittorioso”, portò anni fa alla chiusura del post su facebook con la sparizione degli articoli scritti dal sottoscritto, Nino Cadoni e Toto Buffatti , poi altre iniziative atte a ripartire in bellezza con l’intento di rinnovare il sito facebook. In effetti oggi come oggi tale sito funziona senza impicci, con risultati positivi: tutto è bene quello che finisce bene!

  34. Anni di fuoco per Jacovitti e colleghi umoristi quando nel 1958/59 la censura se la prendeva anche con le copertine del”Travaso” , dove apparivano donne e ragazze vestite di tutto punto ma per grazia di natura assai procaci! Anche il firetttore Guasta passò una settimana in carcere a causa di queste ragazze prosperose, denunciate da alcuni benpensanti che evidentemente alle donne preferivano probabilmente chissà che cosa d’altro!
    Beh, credo che sugli anni a cavallo dei cinquanta /60 quando Jacovitti fece una “fuggevole” apparizione con storie a fumetti sul “Travaso delle idee”fra il 1957 e l’inizio 1959 ( oggi si tende a dividere i periodi di vita lavorativa di Jacovitti in zone, questo a partire dal 1992 dove nel saggio sul Nostro scritto da Boschi, Gori ,Sani e Bellacci in coda, edito da Granada Press tutto fu diviso in tre parti “cronologiche” dovute ognuna a mani esclusivamente personalizzate, saltando però storie di Jac come quelle apparse sul “Travaso”, metodo divisorio dei contenuti ripetuto nella ristampa dell’editore Pesce nel 2011 e che a mio parere ha creato più di un equivoco), poi dal 1965 in poi, anni nei quali acquistavo ”Linus” inizialmente, fino al 1970, c’era in edicola pure “Il Vitt”, che almeno nei primissimi anni aveva collaboratori del calibro di Jacovitti ( Pensiamo alla sua prima storia “Per un pugno di spiccioli” e la seconda con Jak Mandolino protagonista di una gangster story dalla trama aggrovigliata anzichenò!, Landolfi, Giovannini, Sciotti, Caprioli e così via, che poi in parte emigrarono su “Il Giornalino” e ci restarono a lungo: quindi in un certo senso le atmosfere dei fumetti del Vittorioso ebbero un seguito, anche perché gli scrittori delle storie erano vecchie conoscenze, come Basari, Nizzi, Geraldini Signora, poi anche lo stesso Jacovitti, che poi nel 1979/80 con la scelta di illustrare il “Kamasultra” e collaborare con “Playboy”, si diede ingenuamente la zappa sui piedi, creando il caso della sua esclusione sia dal “Diario Vitt dal 1980 in poi e dallo stesso “Giornalino” con lo stop di sue storie già disegnata dal 1978! Ma lo stesso Jac intervistato a proposito più volte, ha sempre ribadito che la sua intenzione nel disegnare storie o semplici tavole di questa sua visione del mondo a luci rosse, è stata quella di demitizzare in senso burlesco la visione del sesso stravolta e ingigantita sia attraverso film a luci rosse o racconti e romanzi, anche fumetti, con personaggi femminili chiaramente proiezione di un immaginario tutto maschile e invero assolutamente illusorio. Si potrebbe dire che Jacovitti fece satira su questo aspetto dei medium che trattava le problematiche sessuali strumentalizzate al fine di vendere, con il palese inganno, perpetrato dai produttori ed editori o cineasti vari che deformavano il reale a solo scopo di far abboccare all’amo i vari pesci dello stagno delle illusioni. Io penso possibile se non probabile, che anche nel 1982 con la seconda storia di Joe Balordo, Jacovitti possa aver pensato di fare satira sul mondo editoriale o cinematografico a luci rosse, usando strumenti narrativi e visivi del fumetto poco opportuni nel contesto, di una rivista come “Linus”, che teneva molto all’apparenza delle cose, specialmente quando gestita il tutto la signora Fulvia Serra che era in sintonia con la redazione tutta al femminile, quella che l’ex direttore Oreste del Buono aveva argutamente battezzato con il soprannome di “Banda aerea” numero due, mutuando il tutto da alcuni episodi de “L’Uomo Mascherato” alias Phanton nell’originale made in USA! Qui i ricordi sono più chiari, ma certamente non sono più i tempi gloriosi del “Vittorioso degli anni 1940/50 e del coevo mondo del classico fumetto americano di avventura dal quale non si può prescindere, ma che a mio parere va collocato nel suo tempo di appartenenza senza elevarlo a faso idolo! . Ecco qui ben chiaro ( spero) l’importanza dei famosi “dintorni”, che in questo caso specifico, sono indispensabili per capire l’evoluzione del fumetto italiano avvenuto da guerra finita in poi, fumetto in senso generale compreso il “Vittorioso” e tutti i giornali e albi a fumetti in attività in quel periodo di rinascita, dopo l’egemonia del mondo fascista anche sulla cultura figurativa dei ragazzi durata un ventennio e poco più.

  35. Archivio “Fumetti classici”.
    tomasoProspero31 ottobre 2011 08:53
    caro Donald,
    a posteriori, ora che ormai il saggio su Jacovitti da un anno è in circolazione, quindi delle riflessioni con il senno di poi le avrai fatte, c’è qualcosa nei contenuti del libro in questione che potendo tu vorresti modificare???
    Nella parte di tua competenza naturalmente.
    Da parte mia è una semplice curiosità : il postulato dal quale io parto sempre quando medito e scrivo sui fumetti & dintorni è che nessuno sia perfetto.
    Penso che l’imperfezione sia la regola in questo mondo di varia umanità.
    Grazie in anticipo.
    Rispondi

    Donald31 ottobre 2011 09:03
    Carissimo Tomaso,
    morsicandomi le mani fino ai gomiti per non averti risposto a suo tempo (e aver creato una piccola catena di equivoci che mi dispiacciono) sono più che disposto a parlare dei contenuti del libro. Facciamo così: tu segnalami di nuovo, una per volta, le cose per le quali hai da eccepire, e io cerco di risponderti qui, così faccio pubblica autocritica e ne approfittiamo per riparlare del nostro amato Jac a erudizone di molti. Che ne dici?
    Ciao e grazie per la tua costante attenzione
    Leonardo
    Rispondi

    tomasoProspero31 ottobre 2011 10:42
    Per carità, io sono, fumettisticamente parlando un grande peccatore ( errori, dimenticanze, sbagli a non finire), quindi non mi sento di scagliare pietre.
    Sarei però curioso di sapere , ad esempio, la causa della mancanza sul saggio in questione, di una analisi delle tre storie del Nostro apparse sul “Travaso delle idee” fra il 1957 e il 1959. Un vero e proprio “buco” nell’analisi dell’operato jacovittesco di quel periodo.
    L’ultima, “Pasqualino Rififi”, è singolare per la sua ambientazione parigina e per il suo voluto rimando al giallo /noir (polar al giorno d’oggi) di Le Breton e all’omonimo film “Du Rififi chez les hommes”,1955, girato a Parigi da Dassin.
    Film per me, cultore di questo genere, affascinante. L’avrò visto cento volte.
    Ecco, cose del genere, senza andare a cercare peli nell’uovo.
    Due chiacchiere fra amici.

    Ah, il 25 ottobre ho mandato il bonifico di 35 euro a Nicola Pesce per avere “subito” “Eccetto Topolino”: come andrà a finire???

    Poi, ieri l’ altro, sono andato a trovare Piccinini: mamma mia, ha dei “pezzi”
    ( Bob e Bobette di Vandesteeen, ad esempio) che mi hanno lasciato esterrefatto.
    Beato lui!!!

    Cordialissimi saluti da un vecchio fumettomane.

  36. tomasoProspero2 novembre 2011 18:09

    Ehh, intervengo oggi 29 Aprile 2021:Si, va bene, sarebbe stato vano mirare ad un’opera esaustiva su jacovitti.
    Quante pagine sarebbero state necessarie?
    Poi c’è l’ostacolo, a volte insormontabile, del materiale da reperire.Certo che la prima edizione del saggio in questione dovuta a Granata Press risale al 1992, quindi anche allora mancava qualsiasi riferimento alle tre storie di Jacovitti apparse sul TRavaso dal 1957 al 1959: fra la prima e seconda edizione son passati quasi venti anni!!, tempo ce ne sarebbe stato per una revisione delle mancanze più accurata, anche attraverso uno scambio di idee con i “critici” !!
    Altra cosa fondamentale da mettere in conto è l’equazione “avvenimenti – loro interpretazione”.
    Necessaria la conoscenza dei fatti nudi e crudi, elencazione di storie con tutti i dati connessi ad esempio, ma ben altra cosa, molto più intrigante, è la loro interpretazione nell’ambito del contesto storico culturale di appartenenza.
    Il problema dei rapporti fra testo, contesto e codice sono estremamente complessi.
    Io trovo affascinante addentrarmi nell’analisi di particolari momenti storici: per Jacovitti fu fondamentale il periodo 1957/60.
    La contemporaneità della sua presenza di tante pubblicazioni così diverse fra di loro ( pensiamo al “Corriere dello Spazio” con il suo incompiuto “Vola Hop” e alle storielline per “Il Piccolo missionario”) necessita di una lettura assai attenta.
    Altrimenti si rischia di fraintendere il rapporto di causa effetto e il senso della indubbia continuità nell’operato del Nostro.
    Il volume “Surrealismo ecc,ecc” è un’opera colta, con numerosi rimandi ai contenuti di altri media, non ultimo il cinema, ad esempio.
    Per questo avrei visto volentieri la riproduzione di tavole tratte dal “Travaso delle idee” , che con tre storie assai diverse fra di loro, è stato un contenitore che ha dato a Jacovitti di esprimersi certamente con maggior libertà rispetto ai contemporanei “Il Vittorioso” e “Il Giorno dei ragazzi”.
    Tutto qui.
    Saluti a tutti.
    Rispondi
    tomasoProspero3 novembre 2011 07:33

    Come al solito lo scrivere al computer mi mette in difficoltà per questioni visive, quindi nonostante io ingrandisca moltissimo faccio spesso e errori non solo di battuta ma anche di costruzione del periodo saltando parole o nella coniugazione dei verbi ecc, ecc.
    Dovrei stampare, correggere, riscrivere, cosa che non mi sento di fare.
    Metto a posto solo questo:….che ha dato a Jacovitti modo e maniera di esprimersi certamente con maggior libertà”.

    Chiedo venia, ma l’età incombe.

  37. é corretto postare l’intervento di Donald risalente al 2011 senza chiedergli il permesso?? Non so, ma io Donald( Leonardo Gori) non saprei come contattarlo, anche per evitargli di casomai dover rispondere e perdereil tempo che per lui certamente è prezioso””
    Donald1 novembre 2011 18:08

    Allora, cominciamo con Tomaso.
    Non ho (abbiamo) scusanti per l’omissione di un’analisi delle storie sul “Travaso”. Ti posso solo spiegare com’è andata: nessuno di noi tre autori (Franco Bellacci ha curato “solo” l’appendice) disponeva di quel materiale. Di fronte all’esigenza di fare comunque una scelta, tra le cose da privilegiare nell’analisi, abbiamo scelto di occuparci di quelle che conoscevamo di più, ognuno nei limiti delle proprie competenze. Nei libri scritti a più mani, in cui gli autori si spartiscono i capitoli, com’è il caso di Jac (ben diversamente è andata con Eccetto Topolino), c’è ovviamente una “regia”, ma è inevitabile che qualcosa sfugga, anche di importante, specie quando ci sono limiti di spazio ben precisi.
    Insomma, oltre a Pasqualino Rififi sono saltate certamente molte altre cose, e certe assenze magari saranno dispiaciute più ad altri che a te (o a me).
    Avanti con la seconda critica, dai! 🙂

  38. Mah, ho già risposto in data 30 Ottobre 2011!
    Qui ho solo postato le varie domande e risposte in ordine diverso per creare un movimento nel tempo! Comunque al giorno d’oggi, ultimo giorno di Aprile 2021, posso fare riferimento al numero 30 della collana edita da Hachette “Cocco Bill e il meglio di Jacovitti”, edito il 13 Marzo 2018, creando un piccolo spostamento a ritroso nel tempo! Comunque su questo numero si può trovare la ristampa della canizza parisienne di Jacovitti “Pasqualino Rififì, con due interventi di Luca Boschi, pagina iniziale e successiva ( senza numerazione), e pagina 38 che precede l’inizio del fumetto in questione! Di più su questo argomento non dico , se siete curiosi potete cercare in rete un mio articolo originariamente apparso sul stito “Amici del “Vittorioso” intitolato “Troppi libri su Jacovitti?, poi successivamente defenestrato dalle forze benigne del Bene, in accordo con qualche benpensate dirigenziale dell’Associazione prima citata! Essendo io catalogato in quell’ambito come rappresentante del “Male” con contorno di demoni vari, che altro mi dovevo attendere??’

  39. Ehh, articoli…. sono in caduta libera, è già tanto se riesco a planare senza fracassarmi al suolo. La mia planata per scansare le pallottole delle mitragliatrici dei cari Amici del Vittorioso, non solo, anche Leonardo Gori con compagni di merendine mi pare sia infastidito dalla mia perveranza, che adotto per cercare di capire cose e situazioni! Il fatto poi che io lo faccio solo per il piacer mio, insospettisce molti! A
    Ma non tutti sono malfidenti, ricordo con piacere e amicizia Angela Ravetta, che qui saluto, che oltre a scrivere benissimo, non mi ha mai ostacolato, anche se scrivevo cose un poco stupide. Mah?

  40. Beh chiedo scusa, naturalmente “Perseveranza”, o con snobismo avrei potuto scrivere “residienza”, ma questo non avrebbe corrisposto al vero, poichè la mia planata su questo vecchio aereo da museo, non va come avevo sperato (o forse si?) e capisco che sto per schiantermi nei pressi dell’inquietante Devil hole, una sorta di buco nero senza ritorno. Ehh, articoli, me li sognerò, a meno che all’ultimo istante non intervenga il prozio Uggero Castellazzi, eroe della prima guerra mondiale, fratello di mia nonna paterna!

  41. Nuova Canizza parigina con Angela e il sottoscritto in primo piano

    Oggi 7 Maggio 2021 non è una buona giornata, per il fatto che dopo aver mangiato il pranzo fuori orario per colpa del tecnico informatico Pop Eies specializzato in micro computer ( vi dirò, forse, poi…) mi sono addormentato su una panchina di questa piazza che sembra solo un incrocio di strade: nonostante il mese di Maggio tiepido, vento e questa strana pioggia che parla di solitudine quasi fermando il senso del tempo, mi sferzano senza requie.
    Una sorta di attesa alla Hopper, ma senza tanta luce, con il vento che c’è ma non muove le cose. Pioggia battente, eppure sul set che mi si para davanti, di questo film film amatoriale girato da Jacovitti con la consulenza di Fellini e Simenon truccato da commissario Maigret inizio anni sessanta, il gruppo di cantimbánchi girovaghi di certa etnia lombarda ( riconosco Mastrorocco, Ragni e Maggi tutti e tre in mutandoni per esigenze sceniche ( Fellini docet)!!) incuranti che l ‘addetto alle luci Hopper non illumini la scena, peraltro immota, si impegna per intrattenere i pochi curiosi passanti, che in questo remoto angolo del 20° si affollano intorno a loro. Alla questua penso io minacciandogli improvvisati spettatori a scrocco, con una finta rivoltella fatta di marzapane, raccolgo in tale maniera qualche soldino per la futura ristampa in albo di gran lusso di “Pippo e la pesca”, colorato dal daltonico Lo Tedesco in tandem con Von Turcken, mio cugino svizzero di Ginevra!
    Straziante una voce fuori campo- mi pare Pazzi che soffre di gotta- sottolinea le danze dei tre poveri malcapitati con tonalità e ritmi portoghesi popolari tradizionali.Pazzi un portoghese?? Mah, anche questo non lo immaginavo!!
    Beh, non ci troviamo esattamente nel 20° arrondissement parigino, ma un poco più ad est oltre la Porte des Lilas , dalle parti del cimitero omonimo, dove strade e vicoli si intersecano in modo disordinato mantenendo la casualità della loro disposizione risalente alla fine 800. Ah, la poesia della banlieu, cantata da Prevert e immortalata in tanti films del regista René Clair, la voce conturbante del “brutto anatroccolo” Edith Piaf, l’interprete più autorevole della chanson intime. E poi il film cult Godot, Jean Sernais dal volto impenetrabile nella bagarre del film Rififi, il primo Delon, ambiguo e – per le donne- bellissimo, Jean Gabin e il suo grisbi. Mah, altri tempi. Tempi di noir e di polar. Iacovitti ne sa qualcosa dopo aver collaborato con il settimanale “Il Travaso” durante il periodo 1957/59, con l’ultima storia ispirata sì al film “Rififi’” del 1955, ma anche al romanzo di Simenon” Maigret a Pigalle” ( Maigret au Picratt’s”) e dell’omonimo film del 1965 con Gino Cervi nella a lui ben nota parte di Maigret!! Si lo so, il film viene 5 anni dopo la storia jacovittesca, ma il romanzo di Breton al quale si ispira, ben cinque anni prima!! Non cercate peli nel piatto, questo è solo un racconto di fantasy!!
    Già il fascino del poliziesco, ma io che ci faccio qui ora mentre un freddo vento di tramontana sibilando e scendendo a raffiche dalla banlieu nord mi gela le ossa?
    Beh, è proprio per il misterioso richiamo dell’intrigo alla Simenon con Il commissario Maigret intento a decifrare gli enigmi della mente criminale, che sono qui appostato: sono stato incaricato dalla mente criminale che dirige il “Pop Giornale del fumetto” di rintracciare una persona scomparsa, forse rapita dalle forze occulte della reazione.
    Io ho qualche dubbio e penso che Domenic Volpius, lo scomparso, si sia volontariamente allontanato, abbia cioè di sua spontanea volontà fatto perdere le sue tracce. Certo, quasi certamente alla ricerca di Jacovitti e Caesar inghiottiti loro malgrado da un altro tempo ucronico
    Comunque le rivelazioni di un noto confidente mi hanno segnalato la sua presenza in questo luogo, perciò, essendo stato sontuosamente pagato in sonanti bigliettoni, farò il mio dovere. Un’ombra scivola silenziosa alle mie spalle, un fruscio di seriche vesti e un inebriante profumo di blue gardenia mi fanno intuire che la diabolica Mata Hary junior è pure lei della partita.
    Inutile voltarsi, sarebbe vano il cercare di afferrare questa sorta di fantasma la presenza del quale ho avvertito fin dal primo istante di questa mia indagine parigina.
    Una voce mi fa sobbalzare: “ehi, Tomaso, quale buon vento ti porta in questo luogo dimenticato da Dio?? Perbacco, è la voce del vecchio amico Crepascolo la Trottola, da lungo tempo latitante per intima vocazione . Al suo fianco il comandante Lupus in fabula della X° Mas mi guarda sorridendo tirando rapide finte boccate dal suo immancabile sigaro spento, mentre il colonnello Bruno Arcieri è pensieroso e corrucciato: attende con rassegnazione la sua prossima avventura già scritta dallo scrittore venato di quieto sadismo Gorio de Leonardis!! Angela Ravetta invece si sta cambiando le scarpe, chissà perché? Ah, povero me, son scarpe da corsa in salita quelle che ha indossato!! Angela Ravetta dopo avermi sfidato a seguirla su per l’erta rue de Ravignan, mi concede respiro e ne approfitta per raccontarmi quanto segue: “Su Jacovitti è stato scritto molto da quasi tutti i suoi ammiratori e qualcosa di asfittico dai detrattori, politicizzati con la fissazione che il Nostro essendo nato nel 1923 ed essendo logicamente cresciuto durante il “ventennio”, fosse un fascista ancora a 74 anni, anno della morte. Ma non è stato di fatto scritto “tutto”,verrebbe da pensare, se il sottoscritto dopo qualche mese di ricerche, anche se “sabotato” dalla chiuseura dell’archivo biblioteche modenesi a causa della pandemia, non è riuscito a trovare nessuna notizia certa della genesi, o cause se preferite, della storia di Jacovitti “Pasqualino Rififì”, apparsa sul “Travaso” alla fine del 1958 a partire dal n°49, dopo un’attesa di almeno un mese “ a partire dalla fine della storia precedente”Sempronio, periodo di digiuno jacovittesco, mentre sul settimanale citato apparivano settimalmente avvisi scritti ( tipo “quanto prima” che dovreste vedere postato qui) con disegno o disegnino di Jacovitti che preannunciavano l’arrivo di Pasqualino Rififì !!! Nemmeno Luca Boschi su “Il meglio di Cocco Bill e Jacovitti” nel volume edito da Hachette numero 30 del 13 Marzo 2018, dove appare la ristampa di “Pasqualino Rififì” nell’ambito della quale Boschi svela bene i meccanismi all’origine di detta storia, entrando nel merito con perizia ed acume, ma non può in effetti poi discettare nel merito del perchè e percome delle cause per le quali il Nostro disegnò quella storia unica per ambientazione!!il “noir”, mi dice un esperto, “rappresenta in qualche modo l’altra faccia della storia di un crimine, quella vista dalla parte del criminale. A differenza del classico giallo, per prima cosa, manca del finale consolatorio che tranquillizza il lettore e assicura il colpevole alla giustizia. Nel noir, quello che conta realmente è raccontare lo spaccato di una società – solitamente periferie emarginate, città decadenti, sobborghi malfamati – ma anche il protagonista: generalmente in chiaro-scuso e ai margini della legge. Il noir è stato paragonato al romanzo realista italiano (quello di Verga, per esempio), per la ricerca della rappresentazione della realtà e della società civile. Molto spesso nel noir la figura dell’investigatore passa in secondo piano, l’importante è raccontare, attraverso l’indagine poliziesca, gli aspetti oscuri di una città o della collettività”.Io veramente non le idee certe a proposito, poiché il termine stesso”noir” ha una pluralità di significati anche all’interno della terminologia francese! Varrebbe veramente la pena di ristampare in albi singoli le storie di questo genere che potrebbero di carattere comico made in France e in Itally apparse fra il 1955 e il 1960, sia sul gia citato “Travaso”o altrove , con una corposa prefazione sia storica che legata all’anasisi dei contenuti e stile del disegno, senza far però pasticci: tutte storie di quel periodo, trascurate dalle grandi case editrici per decenni a causa di motivi che appaiono assai misteriosi. Per il decennio anni 50 la storia riproposta anche da Cadoni nella sua “Autobiografia” fantasy di Jacovitti è per prima “Bobby Cianuro”, tratta dal Travaso di quell’ anno scombinato , ossia il 1957! ma Bobby Cianuro è di fatto una storia breve inventata in fretta, e ambientata negli States, quando Jacovitti non aveva minimamente nella testa “Rifif’, romanzo e suoi sguiti letterari sempre farina di Auguste Breton e una sequela di film diversi sullo stesso tema o almeno contenenti nel titolo la magica parola “Rififì”, frutto di differenti registi ed attori con l’arrivo sulla scena di Jean Gabin e in un caso anche della nostra Gina Lollobrigida!! Il fatto che la leggenda riportata e avvalorata da Luca Boschi sempre sullo stesso volume di “Cocco Bill e il meglio di Jacovitti” n°30, che Jac abbia lavorato per “Bobby Cianuro dall’alba alla notte di uno stesso giorno, questo per poterla farla visionaare sempre al direttore Guastaveglia, cosa che a me appare incredibile; per gli anni sessanta la storia scelta da Cadoni nell’ambito suo saggio di una biografia immaginariadi Jac, è invece lo straordinario Pasqualino Rififì, disegnato in effetti fra la fine del 1958 e l inizio del 1959, ma già considerato 8 non precisamente dal sottoscritto) già proiettato verso il divenire dello stile jacovittesco. Storia a fumetti ritornata alla ribalta dopo più di 50 anni di oblio, della quale ho parlato diffusamente ma in chiave romantica/parigina in altro ambito ( Vitt&Dintorni di Marzo 2011). L’ autore definisce questa storia a fumetti una satira di certa imperante letteratura giallonera d’ oltralpe. Da dove prende le mosse Jacovitti per disegnare questa canizza parisienne? Dal romanzo di Auguste le Breton ( nome anagrafico Auguste Montfort) “Du Rififì ches les hommes” edito dalla francese Gallimard nella sua collana noir e risalente al 1954 : l’ anno seguente ne venne tratto un film, per la regia Jules Dassin – Rififì – che nel 1955 vinse la palma d oro al festival di Cannes. Il romanzo tradotto in Italia nel 1958 da Garzanti, letto ora denuncia la sua età, il film, per chi come me, l’ ha visto più volte volte, non ha perso il suo fascino. E un finale adeguato con la morte dei protagonisti tutti “cattivi”. Da notare che Jacovitti sia in Bobby Cianuro” del 1957 ,che in Pasqualino Rififì” del 1958/59 a dar cedito alla sigla con data di jac Probabilmente Jacovitti vide il film? Io sono scettico, canticchiò forse anche la canzone motivo conduttore della pellicola in prima edizione cantata da Magali Noel, quel Rififi che da noi in Italia il cantante Fred Buscaglione rese famoso. Io ve lo dico, sono un dritto, A me nessuno fa dispetto, Lo sanno tutti che è così, perché mi garba il rififì. Musica di Philippe-Gèrard, parole italiane di Buscaglione-Chiosso. Rififi, era una parola in Argot? Secondo Andrea G. Pinketts il nome era quello del cane di Le Breton: ci dobbiamo credere??? Per i curiosi e i dubbiosi esiste il vocabolario Larousse Du français argotique et populaire. Va beh, son cose che forse se non tutti, molti conoscono. Comunque nella tavola corrispondente alla decima puntata della storia Jacovittesca, di inizio Marzo 1959, avviene una sorta di “cross-over”, in quanto entra in ballo anche il Commissario Maigret creato dal grande George Simenon: quindi in questo caso Jacovitti intreccia alla lettera due mondi che sono posti nello stesso ambiente socio /culturale, ma sono opera di invenzione e dovute a due mani diverse, tre se pensiamo al film già prima citato! Di fatto Jacovitti si riferisce al Maigret scritto ma non a quello della televisione italiana che inizierà la prima serie nel 1964!!Curioso che nessuno, a quanto mi risulta, abbia mai citato questo aspetto della storia qui in disamina. Comunque le mie impressioni io le ho scritte e riscritte per i pochi che cercandole sui saggi dedicati a Jac non le hanno trovate, anche perché benchè pubblicate sono ora vaganti in uno spazio di collocazione anaomalo! Per questo in una precedente versione di questo articolo- poi lasciata nel limbo– pensando al genere noir francese. mi son sentito di inserire anche una parte, tutta farina del mio sacco, in quanto a storia narrata da Jacovitti nel clima “Noir francese”, dove da una parte tiro in ballo il Commissario Maigret di Simenon e da un altro verso ricordo lo storico incontro di Place d’Italie fra Leo Malet scrittore della narrativa “Noir” francese e della serie “I nuovi misteri di Parigi”, con protagonista il poliziotto privato Nestor Burma e Il disegnatore Jacques Tardi ai pennelli, che dei volumi di detta serie ne ha trasportati 4 in albi a fumetti editi da Casterman! Ma la progettualità un poco distratta dei fautori internet dell’Associazione Amici del Vittorioso”, portò anni fa alla chiusura del post su facebook con la sparizione degli articoli scritti dal sottoscritto, Nino Cadoni e Toto Buffatti , poi altre iniziative atte a ripartire in bellezza con l’intento di rinnovare il sito facebook. In effetti oggi come oggi tale sito funziona senza impicci, con risultati positivi: tutto è bene quello che finisce bene! La prolificazione francese della serie filmica di “Rififì “in origine scritta in forma di romanzi da August le Breton. è praticamente sconosciuta in Italia: nulla si sa sulla eventuale loro versione in forma di storie a fumetti. Visto che Jacovitti dopo il tribolato esordio del 1958 e 59 di tale “fumetto”, che fu pubblicato ad intervalli irregolari sul “Travaso” probabilmente causato sia degli impegni in altre sedi di Jacovitti, che delle inderogabili regole del direttore Gastaveglia ( detto Guasta, conosciuto per la sua fama di uomo “terribile”) e delle sue riunioni settimanali per “controllare” gli elaborati dei “suoi” disegnatori e fare scelte draconiane a proposito! Io penso che Jacovitti nel 1959, definito il contratto con la proprietà del “Giorno dei Ragazzi”, abbia troncato la collaborazione con “Il Travaso” e anche con “Il Corriere dello Spazio” lasciando incompleta la storia della sua esilarante e inesorabilmente critica “Storia dell’aviazione” ( antimilitarista, poco conosciuta anche dai critici nonostante la sua ristampa dovuta alla nostra Associazione “Amici del Vittorioso”), con un certo sollievo! Mi sogno tutto??

  42. Occorre specificare che Jacovitti con “Pasqualino Rififì”, che combina, storia ultima sul Travaso” risalente al 1959, E poi ? beh Jac è generoso e travalica le regole del noir alla francese e non fa morire l’attore principale perchè cattivo, lo salva con un escamotage alle aultime vignette! Quindi il suo fumetto parigino come definirlo? di che Genere?? Un genere alla Jacovitti??

  43. Con “Rififì” tortuoso percorso verso la non comprensione
    Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano non solo come apparentemente sembra sulla sua superficie, coinvolgendola nel loro moto, non solo a distanze diverse ma anche in profondità verso la dimensione del subconscio, con diversi effetti; il povero Lo Pazzu sprofondato sul fondo del laghetto del bois di Vincennes, con il probabile intervento della la ninfa detta anche Nereide, che lo aspetta e lo salverà dal torpore paralizzante delle acque gelide, la canna di Gori pescatore di frodo, la barchetta di carta opera sublime del diabolico Sani, il galleggiante del pescatore Bellacci che non demorde anche se da decenni la sua pesca è infruttuosa o quasi! Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, invenzioni e l’immersione nella dimensione dell’automatismo creativo e del surreale! Sono parole illuminanti, queste di Gianni Rodari e del suo occulto suggeritore a posteriori, Tomaso Prospero, che dovrebbero far capire qual è il senso profondo della sua Grammatica della Fantasia: non un manuale di istruzioni ma un serie di impulsi, che, come sassi nello stagno, generano occasioni di riflessione e di approccio espressivo sui processi che guidano la fantasia. L’espressività è alla base di quasi tutto quello che si va scrivendo, una manipolazione creativa del nostro povero cervello stimolato a non essere meramente ripetitivo!! Da un intervento, credo, di Luca Boschi , esorcizzato per ragioni occulte!

    Il primo volume che Non analizzerò, “ Dal SignorBonaventura a Saturno contro la terra” di Pier Luigi Gaspa, per farvi un favore, lettori in genere , è un saggio fondamentalmente cólto/didattico, rivolto- io credo- ad una utenza di lettori diversamente impegnati, o comunque non adusi ad affrontare simili letture, senza alcuna storia a fumetti ristampata, anche se con moltissime figure a corredo. Non che gli interventi scritti sui volumi jacovitteschi editi ad esempio da “Stampa Alternativa”, siano viceversa più “popolari”, no, tutt ‘altro, ci mancherebbe, ma la parte fondamentale è rappresentata dalle ristampe dei fumetti. Però i due volumi in questione in un certo senso si assomigliano perché ripensano in modo diverso entrambi cose già conosciute in parte in precedenza, con la stranezza di non prendere, mi pare ( se mi sbaglio chiedo scusa in anticipo) mai in considerazione alcuni fra le decine e decine di articoli scritti sul “tempo di Jacovitti” e i suoi dintorni vasti ed eterogei, pubblicati soprattutto su, “ Informavitt / Vitt & Dintorni”, anche se la bibliografia, da pagina 169/72, è veramente cospicua. Per altri versi, su differenti volumi precedenti, quanto è stato scritto è esemplare, vedi il lungo intervento di Goffredo Fofi nei riguardi del periodo storico del 1960/80 all’ interno del quale vengono a collocarsi “Gli anni d’ oro del diario Vitt”. Un intervento degno di quell’ intellettuale impegnato che Fofi è. Criticato però inopinatamente da Gori, Boschi e Sani all interno del loro remake “ Jacovitti. Sessant’anni di surrealismo a fumetti”. Penso alla parte- maggioritaria- dedicata alle storie a fumetti sui libri di Stampa Alternativa, che non di rado dal punto di vista della riproduzione grafica è scarsa: vedi Peppino il Paladino ( una cosa, secondo me, incomprensibile). Certo, il prodotto è – forse- rivolto ad un utenza non specializzata nei riguardi dell epos jacovittesco, però in questo modo, comunque, non si rende un buon servizio alla memoria del rimpianto Lisca di Pesce. Bellacci mi chiese circa 10 anni fa, se su Vitt & Dintorni ci sarebbe stata una presentazione o recensione del volume edito da Nicola Pesce, chiedendo eventualmente a me di provare a farla. Non è da tutti trovare il filo di Arianna che permette di percorrere il labirinto jacovittesco rappresentato da quanto da lui prodotto dal 1939 ad un momento imprecisato degli anni 90. E di capire bene il senso di questa sterminata produzione. Credo, penso, che il lavoro di Bellacci, Boschi, Gori e Sani miri a questo. Secondo me il progetto se è come io suppongo- è veramente ambizioso, nel senso non di una sfrenata brama di onori e casomai anche soldi, ma di un forte desiderio di raggiungere un obbiettivo importante. Sinceramente non saprei dire se poi questo in effetti è avvenuto: da che cosa nascono i miei dubbi? Dal fatto che- è ovvio, ma lo dico lo stesso- quanto scritto, specialmente dai magnifici tre toscani,( Bellacci lo tiro fuori, poiché la sua parte è tecnicamente ineccepibile) esprime spesso pareri e valutazioni storico critiche molto personali, a vote dissonanti con quello che di quelle stesse cose penso io; se la questione viene posta in tale maniera i contenuti del volume in questione sono automaticamente da considerarsi discutibili. Ovverosia cosa sulla quale si potrebbe discutere. Però una ipotesi del genere per concretizzarsi dovrebbe usufruire del dialogo fra le opposte ( in senso amichevole) parti. Ma non credo che Boschi, Gori e Sani, o anche uno solo dei tre, abbia motivazioni per farlo, con me o chiunque altro. Io ho scritto, ma non ho rivevutorisposta, a parte sul blog di Leonardo Gori Se si volessi fare una recensione approfondita del volume qui in questione – attualmente ancora stranamente latitante da molte librerie- non si potrebbe prescindere dal dialogo. Chiaramente una presentazione su Vitt & Dintorni nell ambito della rubrica Sullo scaffale dei libri mi pare doveroso si debba fare. Ma in quale modo??? Io a proposito in effetti qualche idea ce l ho.
    Da buon piccolo megalomane ( mi si perdoni la contraddizione in termini ), ci tengo a ribadire attraverso quanto scrivo la mia individualità. Comunque, dovrei venire a più miti consigli e non partire lancia in resta criticando questo e quello?? Non so, mi sbaglio?? Questo mi viene suggerito anche da Nato Diavoli, che dopo aver letto una bozza del mio articolo intitolato “Pasqualino Rififì & Dintorni”, mi ha amichevolmente tirato le orecchie. io l’ ho poi un poco modificato. Però alla fine ho scritto quello che mi frullava per la testa e che trovate qui di seguito. Il lavoro è adatto per gli Amici del Vitt?? Mah?. Cordiali saluti. Tomaso Jacovitti, Autobiografia (mai scritta), a cura di Antonio Cadoni, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri editore, Gennaio 2011, pag.157, 20 Ho sotto gli occhi il bel volume di Stampa Alternativa curato da Antonio Cadoni, una Autobiografia assai particolare ricavata alla lettera dalle svariate interviste rilasciate dal Nostro nel corso dei decenni. Le interviste in questione sono state rimontate in modo il più possibile cronologico per dare l impressione di una continuità progressiva nel tempo. Documentatissima dal punto di vista iconografico questa parte del lavoro del nostro Cadoni ci dà un idea di quale portata ed importanza sia l archivio personale dell autore, certamente il più importante in assoluto. A pagina 77 una Bibliografia essenziale elenca in ordine di data ben 35 interviste apparse sui più disparati e a volte inaspettati contenitori : dalla prima risalente al 1959 a quella postuma del 1998 ospitata sul n 559 de Il Venerdì del 27 Novembre di quell anno. Da pagina 139 a157 fa bella mostra di sé la completissima ed illustratissima (due superlativi) Cronologia Jacovittiana : ne sono stati fatti dei passi in avanti da quando nel 1969 sul mensile Il sergente Kirk del genovese Ivaldi apparve la prima cronologia jacovittesca redatta da Manfredo Gittardi!! Ma in verità Jacovitti non teneva molto conto di queste cose e spesso non rispondeva in modo coerente alle domande che gli venivano fatte. Inoltre molti intervistatori presumibilmente si prendevano delle licenze, non solo formali, quindi a volte c è da dubitare che quanto poi è stato pubblicato sia in effetti corrispondente al vero. Quelle sono esternazioni assai bislacche nell ambito delle quali il Nostro prende fischi per fiaschi; non so se per un lapsus della memoria o per una sottile voglia di rimescolare le carte per scopi sui quali si potrebbe dissertare all infinito. Di quali dichiarazioni si tratta? Se siete curiosi andate a pagina 29 del prima citato volume curato da Antonio Cadoni e le troverete. Tutti sappiamo che Jacovitti non sempre era puntuale e preciso nelle sue esternazioni di ricordi e memorie, confondendo non di rado date e nomi: a volte forse volutamente, per tenere sulle spine gli intervistatori, altre volte per dare di sé una immagine diversa, apparire come probabilmente in certe circostanze avrebbe voluto essere, Questo è un tratto comune a tutte la autobiografie, diari, memoriali e quant altro scritto con l intento di mandare ai posteri un messaggio personale, di tramandare una certa immagine di sé Non per niente ci sono storici specializzati nel valutare l attendibilità delle prove documentali. Io non ho intenzione di esaminare al microscopio le interviste, anche perché – bisogna pur dirlo- a volte erano trascritte da semplici telefonate, fatte a voce in modo improvvisato; anche per quelle fatte per lettera o registrate in audio o in video non pensiate sia semplice risalire alle prove documentali originali. Qualcosa ho guardato, letto e visto e su tutto quanto ho sempre preferito lavorare a modo mio traendone spesso dei pastiches, cosa che ho intenzione di fare anche questa volta, Lo faccio per puro e semplice egoismo, ossia perché traggo soddisfazione nello scrivere come e quello che mi garba. Penso al grande Jac che per sua stessa ripetuta ammissione, leggeva molto: già, il nostro Lisca di Pesce: ammirava lo scrittore Italo Calvino, il suo Cavaliere inesistente, la sua indimenticabile traduzione (1967) de I fiori blu di Raymond Queneau e la sua postfazione a detto romanzo che inizia con la seguente citazione: secondo un celebre apologo cinese, Chuang.tzé sogna d essere una farfalla; ma chi dice che non sia la farfalla a sognare d essere Chuang-tzé. E Jac andava anche spesso al cinema ( non solo films western), dove si addormentava sognando di vedere un film con protagonista lui stesso che faceva la parte di uno spettatore intento a guardare un bel film. Poi, svegliatosi, andava a casa dove, stanco morto, cadeva in un profondo sonno senza sogni: la storia a fumetti del 1941 ( disegnata nel) Pippo indaga è nata proprio in tale modo. Quella del 1942 Alì Babà, la prima ad essere stata pubblicata a tutta pagina a colori su Il Vittorioso nel corso del 1942 invece Jac la fece ad occhi ben aperti avendo come spalla l esperto Enrico Basari come aiuto per la sceneggiatura ( intervista del 24 Luglio 1987 a Forte dei Marmi ). In comune queste due storie hanno in comune il fatto che nate con le nuvolette dovettero essere poi sforbiciate per eliminare i baloons, invisi al MINICULPOP, sostituiti da didascalie. La storia Peppino il Paladino, disegnata nel 1942 ma pubblicata sul Vitt tre anni più tardi, la prima riproposta nel volume qui in oggetto ( che divide in decenni l’ intero
    opus iacovittiano) con una resa assai discutibile della qualità grafica, è assai singolare perché appartiene al periodo nel quale per ordine sempre del Ministero della cultura popolare, dovette essere abbandonata persino la quadrettatura delle vignette; problema questo che il nostro Lisca di pesce risolse da par suo, tanto che alcuni di quei lavori a cavallo fra il 1942 e il 43 prendo ad esempio Caccia grossissima ( l ultima puntata apparsa su Il Vittorioso n 22 del 1946, in fondo a destra nell ultimo quadretto mostra la sigla JB 43) che ne è l esempio calzante, è a mio parere sotto tutti i punti di vista STRAORDINARIO!! Varrebbe veramente la pena di ristampare, senza far però pasticci, tutte le storie di quel periodo, trascurate dalle grandi case editrici per motivi che appaiono assai misteriosi. Per il decennio anni 50 la storia riproposta nel volume di Antonio Cadoni è Bobby Cianuro tratta dal Travaso di quell’ anno ; per gli anni sessanta la storia scelta è invece lo straordinario Pasqualino Rififì, disegnato in effetti fra la fine del 1958 e l inizio del 1959! proiettato verso il divenire dello stile jacovittesco? Non mi pare proprio, specialmente per l’ambientazione della storia, che il Nostro scelse per poter mostrare qualche barlume di nudità femminile, che il direttore Guasta tollerava logicamente in un ambito che traeva linfa da questi aspetti considerati allora “trasgressivi”!! Storia a fumetti ritornata alla ribalta dopo più di 50 anni di oblio, della quale ho parlato su “Vitt&Dintorni di Marzo 2011”. L’ autore definisce questa storia a fumetti una satira di certa imperante letteratura giallonera d’ oltralpe. Da dove prende le mosse Jacovitti per disegnare questa canizza parisienne? Dal romanzo di Auguste le Breton ( nome anagrafico Auguste Montfort) “Du Rififì ches les homme”s edito dalla francese Gallimard nella sua collana noir e risalente al 1953 ? Mi pare poco probabile! l ‘anno seguente ne venne tratto un film, per la regia Jules Dassin – Rififì – che nel 1955 vinse la palma d oro al festival di Cannes. Il romanzo tradotto in Italia nel 1958 da Garzanti, letto ora denuncia la sua età e una visione irreale di Parigi tenuta in pugno da bande di algerini, corsi e dalla mala di Pigalle e zone limitrofe! Alla fine emerge la solidarietà di tutte le etnie malavitose di Parigi di fronte al rapimento di un bambino- ritenuta cosa inaudita e mai vista- da parte di due algerini “Terracotta”! il film, per chi come me, l’ ha visto molte volte, rimane un capolavoro di tecnica e di espressività girato nell’orbita del neorealismo con riprese all’aperto della realtà parigina come si presentava nella metà degli anni cinquanta!! Circa dieci anni dopo , nel 1965/66, Gino Landi girando a Parigi “Maigret a Pigalle” con Gino Cervi e troupe al seguito, tratto dal romanzo “Maigret au Picratt’s, girerà con subdola arte manipolatoria all’aperto, ma con il metodo del “taglia e incolla”, scene parigine dove sullo sfondo di piazza della Bastiglia si intravedono scenari delle scalinate di Montmartre, ed altri “imbrogli visivi” degni di un visionario senza freni!! Probabilmente Jacovitti vide il film originale di Dassin? canticchiò forse anche la canzone motivo conduttore della pellicola, quel Rififi che da noi in Italia il cantante Fred Buscaglione rese famoso. “Io ve lo dico, sono un dritto, A me nessuno fa dispetto, Lo sanno tutti che è così, perché mi garba il rififì”. Musica di Philippe-Gèrard, parole italiane di Buscaglione-Chiosso. Rififi, era una parola in Argot? Secondo Andrea G. Pinketts il nome era quello del cane di Le Breton: ci dobbiamo credere??? Per i curiosi e i dubbiosi esiste il vocabolario Larousse Du français argotique et populaire. Va beh, son cose che forse se non tutti, molti conoscono. Comunque io le ho scritte e riscritte per i pochi che cercandole sui saggi dedicati a Jac non le hanno trovate. In pratica gli anni sessanta vengono elusi ( si sarebbe potuto includere una storia come Pippo zumparapappà, ancora inedita dopo la prima ed unica pubblicazione su Il Vittorioso del 1962, ma……. ). Alla fine mi sono deciso: ho impacchettato il mio lungo articolo su Pasqualino Rifif’ì storia a fumetti di Jac, iniziato a scrivere nel corso del 2011, che appare all’nterno di“Autobiografia di Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti”, Pasqualino Rififì”( poi questo fumetto riappare nel 2018 sul volume numero trenta della collana edita da Hachette , dedicata a Jacovitti e curata dal fenomenale Luca Boschi!! Mi sto dirigendo verso l ‘ufficio postale di Atene 1( un quartiere parigino) per spedire il tutto a chi?? Forse alla Redazione de Gli Amici del Vitt?? Mah, non ne vale la pena! Ho sudato sette camicie, in dieci anni di fatica e sudore ho dovuto superare mille ostacoli, ma alla fine ce l’ ho fatta! Poi l’ineffabile fato la userà come meglio crederà!
    Ciao a tutti!
    Tomaso

  44. Non uso facebook, quindi come fare?

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