LA SIRENETTA DISNEY ISTIGA ALLA CONTRAPPOSIZIONE ETNICA?

La nuova Sirenetta Disney

Questo articolo sull’attuale filosofia della Disney, che si evince da scelte come quella della interprete per La Sirenetta, non è politico. Del resto non parteggio per nessuna forza politica, di destra, di sinistra, di sopra o di sotto che sia.

C’è solo un modo per realizzare storie non razziste: trattare i personaggi indipendentemente dal colore della pelle. Mettere bianchi, neri e gialli tra i “buoni” e bianchi, neri e gialli tra i “cattivi” in maniera del tutto casuale.
Naturalmente solo se l’epoca e la località in cui è ambientata la storia rendono logico e non forzato l’assortimento cromatico delle epidermidi.

Invece le storie che mettono i neri sempre dalla parte del bene e i bianchi sempre dalla parte del male sono razziste. Non importa se si vuole rappresentare tutti i neri come buoni “per combattere i pregiudizi nei loro confronti”: lo stai creando tu, autore, il pregiudizio, scrivendo una storia irrealistica che provocherà risentimento tra i bianchi, i quali non si ritengono colpevoli di nulla a causa del semplice colore della loro pelle.

Allo stesso modo voler sottolineare oltremisura la differenza etnica dei personaggi, per esempio dei musulmani immigrati (come nei fumetti di Ms Marvel), crea da parte del fruitore non “una maggiore comprensione della loro cultura”, ma l’idea che queste persone siano destinate a rimanere estranee al Paese ospitante. Per evitare la reazione di rigetto culturale basterebbe presentare i musulmani non in quanto musulmani, ma semplicemente come persone con elementi sia positivi sia negativi esattamente come i non musulmani.
La religione nel laico occidente è un fatto privato: già ci importa poco della nostra, figuriamoci quella degli altri.

E teniamo sempre presente che una società o è laica o è religiosa, una mediazione non può esistere. “Meticciare” si possono la gastronomia, l’abbigliamento, la musica e altre cose non decisive per il vivere comune. Dire cosa non apprezziamo di alcune culture, per esempio il ruolo subalterno della donna, dovrebbe essere un dovere per chi fa comunicazione. Il fatto che non lo si faccia, giustificando per esempio il velo femminile, crea diffidenza tra coloro che credono ancora nella cultura occidentale, i quali si vedono circondati da vigliacchi non disposti a combattere per i propri principi. A differenza dall’epoca illuminista, quando si è iniziato a contrastare lo strapotere religioso del cristianesimo.
Così quelli che dovrebbero essere gli illuministi di oggi vengono via via snobbati in quanto ritenuti poco credibili da persone che finiscono per abbracciare le forze più oscurantiste e retrive, perché le uniche battagliere sul fronte identitario.

Perseguendo questa logica controproducente, sia pure a fin di bene (del resto le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni), sono stati prodotti molti film, serie tv, libri e fumetti che contribuiscono involontariamente a rafforzare “l’identitarismo”, o come vogliamo chiamare la tendenza a difendere la cultura del proprio Paese.

L’idea di fondo di chi fa “antirazzismo” maltrattando l’etnia europea e sbeffeggiando la cultura occidentale, considerandola sempre in difetto, è piuttosto contraddittoria. In realtà, come gli stranieri sono gelosi delle propria cultura, così pure la maggioranza degli occidentali è orgogliosa della propria. Offendendo la cultura occidentale si ottiene solo che molti lascino la destra liberale e la sinistra riformista, alle quali appartenevano da molti anni, per passare tra le fila dei cosiddetti identitari.

Ad alcuni sembreranno fuori luogo e magari comiche queste mie affermazioni, soprattutto perché vi aggiungo la decisione della Disney di dare a un’attrice dalla pelle scura il ruolo principale nel film La Sirenetta. In effetti la mia sarebbe una critica pretestuosa se tale decisione fosse presa una tantum, una stravaganza tesa semplicemente a vivacizzare la fiaba.
Invece è una tendenza ben precisa che dura da molto tempo. Nei film Marvel, per esempio, abbiamo visto divinità scandinave dalla pelle nera e la Torcia Umana dello stesso colore.

La giovane Halle Bailey sarà quindi Ariel nel film live action Disney de La Sirenetta. A parte il fatto che realizzare film ispirati ai cartoni animati dal punto di vista estetico è sempre discutibile, mi chiedo perché si voglia adoperare questa attrice in maniera paradossale, con il rischio di aumentare ancora di un poco il numero dei “suprematisti” in America e degli “identitari” in Europa.

La sirena mezza donna e mezza pesce è una creatura leggendaria del Nord Europa, da non confondere con le sirene della mitologia greca, che erano uccelli con teste di donna. Neppure gli altri personaggi femminili acquatici, presenti un po’ in tutto il mondo, hanno a che vedere con le mermaid dell’Europa settentrionale (che noi italiani poco filologicamente chiamiamo sirene, come se fossero quelle uccelliformi dell’Odissea).

 

 

La Sirenetta del danese Hans Christian Andersen (Den lille Havfrue, 1837) è una fiaba che ha come protagonista una ragazza dalla pelle bianca, sia nella precisa descrizione che ne fa lo scrittore nel testo sia nelle immagini dei libri illustrati, e il personaggio del cartone Disney liberamente ispirato alla fiaba (The Little Mermaid, 1989), pure.

Se si fosse offeso il pubblico nero (e l’intelligenza di tutti) girando il film su una Pantera Nera dalla pelle bianca o gialla si sarebbero erette (giustamente) le barricate. Quando invece si disprezza la cultura e la tradizione occidentali, come in questo caso, secondo alcuni bisognerebbe fare festa.

Dunque sì, per motivi come quello dell’attrice scelta per La Sirenetta io temo che la Disney, pur in perfetta buona fede, istighi alla contrapposizione etnica. E questo da diversi anni, ormai. Non contesto la volontà di essere antirazzisti, ovviamente più che positiva in sé, ma il modo controproducente con la quale questa volontà viene messa in atto.

Invece di pasticciare con La Sirenetta basterebbe lanciare nuovi personaggi neri, dato che gli afroamericani sono sempre più numerosi. Invece i produttori continuano a creare nuovi personaggi bianchi, destinando per lo più gli attori neri ai ruoli di personaggi già esistenti dalla notissima origine europea. Così, tanto per sfregio delle opere originali.

Continuando a scherzare scioccamente sul senso di appartenenza di una etnia (non è che i bianchi abbiano un minor senso di appartenenza dei neri) alla lunga si finisce male.
Gli stessi che rimproverano il mondo intero gridando “La storia del fascismo non ha insegnato niente!”, spesso non conoscono affatto la storia del fascismo, non hanno la più pallida idea di come questa ideologia abbia raggiunto il potere. Lo ha ottenuto perché anche all’epoca c’erano persone che, più o meno in buona fede, lo alimentava involontariamente con i loro comportamenti scriteriati (l’ho ricordato in due articoli: “Come è nato il fascismo e come rinascerà” e “Mussolini e fumetto, fascista perfetto?”).

 

 

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5 commenti

  1. Non so se disney perda soldi, ma per dire con queste politiche LGDB, netlfix stà perdendo un mucchio di soldi, a tal punto che ha ridotto le spese per le serie future e stà pensando di inserire la pubblicità.

    • Stesse perdite per chi fa videogiochi lgbd(mass effect andromeda e gli ultimi episodi di far Cry e battlefield). Sauro dici che prima o poi la smetteranno?

  2. “La religione nel laico occidente è un fatto privato: già ci importa poco della nostra, figuriamoci quella degli altri.”
    Boom hai vinto tutto.
    Andrebbe presa e incorniciata.

  3. Sauro hai centrato il punto !
    La Marvel ha sempre promosso sentimenti positivi come l’antirazzismo e l’antidiscriminazione con personaggi come Pantera nera o Falcon ma qui si tratta di qualcosa di diverso cioè il Politicamente corretto, il pedante atteggiamento di misurare in ogni opera, con il bilancino, la giusta rappresentanza di: donne, afroamericani, Lgbt, portatori d’handicap ect. La geniale Michela Murgia (già inventrice del fascistometro e della Matria) aveva stilato un decalogo secondo cui le opere (libri o film o fumetti) senza una donna parlante che esprima un suo pensiero sono da considerarsi sessisti. quindi ad esempio “Il vecchio e il mare” di Hemingway per non essere considerato sessista doveva portarsi in barca anche una donna che esprimesse un suo pensiero, un trans, un afroamericano … sembra una barzelletta.
    Ma poi “virtualmente” da un punto di vista puramente artistico non ci sarebbe niente di male a fare Wonder woman trans, Dracula nero o Dottor Jeckil donna (mi sa che già esistono) se non si sentisse forte l’impressione che … ci vogliano insegnare qualcosa e per le prediche vado in chiesa, non al cinema.

  4. Arriva il Niccolò Machiavelli (un personaggio italiano realmente esistito) nero: http://www.affaritaliani.it/mediatech/ascolti-tv-derive-politically-correct-un-attore-nero-interpreta-machiavelli-614011.html

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