LA SAPE, MODA DEI CONGOLESI ELEGANTI

LA SAPE, MODA DEI CONGOLESI ELEGANTI

La Sape è un movimento congolese che ha fatto dell’abbigliamento il suo scopo. La parola Sape deriva dalle iniziali della frase Société des ambianceurs e des personnes élégantes (Società delle persone creatrici di atmosfera ed eleganti).
Gli appassionati di moda congolesi negli anni ottanta fondarono la Sape a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, ex colonia francese (da non confondere con la più vasta Repubblica democratica del Congo, ex colonia belga).

LA SAPE, MODA DEI CONGOLESI ELEGANTI

I sapeurs di Brazzaville

Brazzaville sorge sul fiume Congo, è la città più popolosa della Repubblica del Congo con un milione e 300mila abitanti.

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I Sapeurs di Kinshasa, Congo

Di fronte, sull’altra sponda del fiume, sorge la città di Kinshasa, l’enorme capitale della Repubblica democratica del Congo con 17 milioni di abitanti.

 

Anche la Sape è una moda che crea desideri

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Roland Barthes, “Il sistema della moda”, 1967

“Il sistema della moda” di Roland Barthes è un saggio pubblicato a Parigi nel 1967. Lo studioso francese scrisse che viviamo nella società dei consumi, quindi gli abiti e tutto il sistema della moda creano identità e modi di essere. Gli abiti e gli ornamenti parlano di questo alle persone. La moda ci spinge a consumare. La moda non crea solo gli abiti, ma li descrive, li propaganda attraverso eventi e sfilate in modo da farli diventare oggetti del desiderio.

Borse Not Fake di Gucci, collezione autunno inverno 2020

La griffe, cioè la marca, non identifica soltanto l’oggetto su cui appare, ma anche un modo di essere, uno stile di vita. Per esempio i marchi della casa di moda Gucci fanno riferimento al mondo equestre. Il morsetto e la staffa, il nastro verde-rosso-verde ispirato dal sottopancia della sella sono sempre accostati alle tipiche pelli fiorentine. Gucci rimanda al mondo dell’equitazione, ai gentiluomini che frequentano i maneggi e le corse. Chi compra Gucci compra il sogno di essere un gentiluomo che frequenta le corse.

 

Quando l’abito faceva il monaco

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Un capo dei batekè seduto, Congo, 1900 circa

I congolesi eleganti che oggi comprano abiti firmati di alta moda provengono da un mondo in cui all’inizio del Novecento l’abito identificava la funzione e la classe sociale.
Nella foto sopra è ritratto un capo della etnia congolese dei bateké nel 1900. Sulla testa indossa un copricapo ricavato da conchiglie. Ha uno scettro con peli di bufalo sulla punta ed è regalmente seduto su una preziosa pelle di leopardo. Abiti e ornamenti lo identificavano come un personaggio di alto rango.

 

L’abito faceva il re

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Leopoldo II re del Belgio con la moglie regina Maria Enrichetta d’Austria

Leopoldo II re del Belgio con la moglie regina Maria Enrichetta d’Austria, per lungo tempo “proprietario” di una delle due colonie del Congo. La sua uniforme ha un aspetto militaresco: è chiaro già al primo sguardo che si tratta di un personaggio importante. La differenza tra abito maschile e abito femminile è notevolissima. Anche in questo caso l’abito definisce la persona, identifica la classe sociale, il genere maschile o femminile e il potere esercitato.

 

I congolesi poveri

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Fotografia di Alice Seely Harris, 1904: il congolese Nsala mostra alcuni resti della figlia

La foto sopra è stata scattata nel 1904 dall’inglese Alice Seely Harris, che era andata in Congo per svolgere attività missionaria. Rimase sconvolta da quello che vide nel Congo belga e che si può leggere qui. Decise di fotografare i congolesi ridotti in schiavitù dai funzionari belgi al servizio del re Leopoldo II. Nella foto un congolese osserva i poveri resti della figlia. I belgi l’avevano uccisa perché l’uomo non aveva consegnato la quantità di caucciù stabilita.

 

L’esploratore Stanley e il suo boy

L’esploratore gallese Henry Morton Stanley e un suo “boy” nel 1872

Per conquistare il proprio impero coloniale, il re del Belgio Leopoldo II si servì dell’esploratore inglese Henry Morton Stanley. I bianchi ingaggiavano come servitori i ragazzini neri che venivano chiamati boy. Come si può vedere nella fotografia, Stanley indossa stivali di pelle, pantaloni attillati e una camicia. In testa porta un casco coloniale e imbraccia un fucile. Il suo boy, a piedi nudi, indossa un pezzo di stoffa legato intorno ai fianchi con un cordone, nell’abbigliamento tipico degli africani del tempo.

Prete missionario nel Congo

I bianchi offrivano ai neri oggetti per ingraziarseli, quando venivano firmati i trattati. In particolare, i belgi offrirono le stoffe che producevano in grande quantità. Inoltre, i bianchi regalavano i loro abiti smessi ai boy. Diversi boy congolesi furono portati in Europa, al seguito dei padroni o per ragioni di studio.

Soldati congolesi della Force publique con i loro comandanti durante la Prima guerra mondiale

In Africa i congolesi ausiliari dell’esercito indossavano le divise. Calzavano scarpe o stivali. Anche se servivano un cittadino privato, traevano prestigio dalla elegante tenuta che indossavano.

Parata militare della Force publique intorno al 1948

La Force publique era una forza armata e di gendarmeria creata nello Stato libero del Congo (così si chiamava ufficialmente la colonia del re belga) dopo il 1885. Durò fino al 1960, quando, con l’indipendenza, venne sostituita dall’Esercito nazionale congolese. Nel 1948 la divisa era quella della foto sopra.

Lavoratori africani in una fabbrica d’armi in Bretagna (Francia) nel 1914-1918

All’inizio del Novecento, in Europa i pochi africani immigrati indossavano gli abiti europei del tempo secondo la loro classe sociale. Quando tornavano in patria esibivano i vestiti occidentali. Erano ammirati dagli altri congolesi per i loro abiti.

 

La Sape, i nuovi dandy

I membri della Sape si proclamano dandy, sostenendo di essere dandy congolesi.

Beau Brummell, scultura in Jermyn Street a Londra

Il dandy è un uomo elegante e raffinato. Il più famoso tra di loro fu Beau Brummel (1778-1840). Il dandismo incominciò ad affermarsi in Inghilterra nel periodo della Reggenza (1811-1820)

Beau Brummel, periodo Regency

Il dandismo nacque in contrapposizione alla moda elegante del Settecento, ma si contrapponeva anche alla moda egualitaria e borghese. Beau Brummel odiava i colori sgargianti che si usavano nel Settecento. Tuttavia rifiutava anche la scarsa cura di sé dei borghesi.
Curava in modo maniacale la pulizia e il portamento. Sosteneva che l’uomo elegante non deve apparire e non deve farsi notare.

Oscar Wilde

Oscar Wilde, scrittore irlandese vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, si proclamava un dandy riconoscendo la superiorità di Beau Brummel.

 

Le caratteristiche della Sape

La Sape adora i colori vivaci.

Bruxelles, Matongé, il congolese elegante

Aderiscono alla Sape anche i congolesi che vivono in Europa. La foto sopra è stata scattata a Matongé, il quartiere multietnico di Bruxelles.

Congolese del movimento Sape a Londra

I congolesi appartenenti alla Sape rielaborano anche tradizioni minoritarie, come l’uso del tessuto scozzese e del kilt.

La Sape è contaminazione.

Parigi, un aderente alla Sape bianco con taglio di capelli e barba hipster

 

La Sape è eleganza

 

 

 

 

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