LA POSTA DI FRA MANSUETO – NON DESIDERARE IL DNA D’ALTRI

LA POSTA DI FRA MANSUETO – NON DESIDERARE IL DNA D’ALTRI

Caro Fra Mansueto,

sono Don Ippolito Bairo, parroco di Strangolagalli in provincia di Frosinone.
Ti scrivo per sottoporti un problema di coscienza che riguarda la mia famiglia. Circa due anni fa, mia sorella Ileana era incinta del suo primo figlio e, purtroppo, le venne diagnosticata la Sindrome di Von Voltzmann, una rarissima e tremenda malattia che colpisce in media lo 0,0000000000001 per cento della popolazione mondiale e che, pur non presentando visibili effetti sulla madre, avrebbe però manifestato terribili conseguenze  sul nascituro (un maschietto). Il bambino, dissero i medici, sarebbe nato con gravi ritardi mentali, focomelico al massimo stadio (praticamente un birillo umano), e sarebbe stato costretto a passare le sua vita rinchiuso in un ambiente con atmosfera controllata, o in una sorta di tuta da astronauta, perché assolutamente intollerante al 98% delle innumerevoli sostanze volatili che si trovano nella nostra atmosfera. Per lo stesso motivo, avrebbe potuto essere nutrito solo grazie a infusioni di una speciale soluzione biosalina tramite fleboclisi. Anche così avrebbe continuamente provato atroci dolori, solo parzialmente alleviati da una pesantissima terapia farmacologica. Altresì probabile (e puntualmente è avvenuto), sarebbe stata l’insorgenza di vari tipi di tumori, per cui si preventivava una dolorosissima e debilitante radioterapia che avrebbe significato, tra l’altro, la sicura perdita della virilità.

DNA

Di fronte a tutto questo, la fede di mia sorella vacillò e, spinta anche da suo marito Gianni, contemplò la possibilità di un’interruzione di gravidanza! Ma per fortuna c’ero io, che le stavo vicino, che la esortavo a non scoraggiarsi, a fortificarsi con la preghiera, a resistere alle avversità con cristiana rassegnazione. “Perché”, mi diceva, “Dio ha deciso che questo bimbo deve soffrire? Perché mantenerlo in vita con l’aiuto della scienza? E se le macchine non esistessero? Stiamo facendo davvero la Sua volontà?”. Io ribattevo punto per punto, le facevo capire il valore di quella vita, la bellezza della grande prova a cui il Creatore ci sottoponeva e la ricompensa che aveva in serbo per noi e per il piccolo, suo figlio prediletto. Ileana si convinse, nonostante le proteste di mio cognato, a proseguire la gravidanza e morì di parto (la probabilità che ciò accadesse era dell’85%) con uno splendido sorriso che le irradiava il volto sofferente. Sono sicuro che, in quell’attimo, ella vide Dio!

scegli sei libero

Mio cognato Gianni non fu altrettanto forte: mi maledì e volle troncare ogni rapporto con me. Lo perdonai di cuore per la sua ingratitudine, e non lo rividi più fino a due mesi fa. Quando si presentò a casa mia non lo riconobbi: una larva umana! Mi disse che per quasi due anni si era preso cura, da solo, del bambino, il quale dal momento della nascita non aveva mai smesso di urlare dal dolore, neanche per un solo giorno. Non aveva più soldi (era stato un uomo molto ricco) e gli avevano diagnosticato un cancro alla gola che lo avrebbe ucciso in pochi mesi.
Il Dio di cui tanto sproloqui ha avuto pietà, a quanto pare. Ora tocca a te! Te lo lascio.
E con queste terribili parole se ne andò per sempre con la sua amarezza, lasciandomi in canonica un patetico fagotto urlante. Sono due mesi che il piccolo Petrus (così volli battezzarlo, in ricordo di mio padre) va avanti così, Fra Mansueto! La mia confusione è grande, ti prego, dimmi che posso fare…

Don Ippolito Bairo parroco di Strangolagalli 

vignetta

Carissimo Don Bairo,

fratello mio, è il Signore che ti ha indotto a scrivermi! Quanto meravigliosi e imperscrutabili sono i Suoi disegni! Pensa che mio cugino Clodoveo, padre della piccola Belinda, è nella stessa situazione! Pensa, fratello, due casi di sindrome di Von Voltzmann nello stesso Paese, nello stesso periodo… Ecco, ecco la risposta! Il piccolo Petrus  aveva bisogno, per alleviare le sue pene, di una sorellina minore con cui crescere! E il buon Dio te l’ha data.

Ah! Domani stesso, fratello mio, sarò da te con la bambina.

Fra Mansueto

Fratelli e sorelle ricordate,

se qualcosa vi fa vacillare, se desiderate dare e ricevere il conforto di una parola amica, scrivete a

“La Posta di Fra Mansueto”
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