LA STRAGE SATANISTA NELLA QUALE MORÌ SHARON TATE

Sharon Tate

Quando Sharon Tate nasce a Dallas (Texas) il 24 gennaio 1943, nessuno immagina che diventerà un’attrice famosa e la moglie di un grande regista. Tantomeno che morirà a soli 26 anni, trafitta da sedici pugnalate in un massacro che sconvolgerà il mondo. Suo padre, Paul James Tate, pilota militare, si trova sui fronti della Seconda guerra mondiale. Rimane in aviazione anche dopo il conflitto, fa carriera e diventa colonnello. Questo significa continui spostamenti con la famiglia, che deve seguirlo da una caserma all’altra. A 10 anni Sharon conta già sei trasferimenti, che le hanno impedito di farsi delle amicizie. Per questo, pur essendo già bellissima, è timida e insicura.

Spinta da mamma Doris, Sharon partecipa a diversi concorsi di bellezza, arrivando spesso al primo posto. Però non pensa ancora al mondo dello spettacolo, piuttosto vorrebbe diventare psichiatra. Nel 1960 segue per l’ultima volta il padre, stavolta in Italia, a Verona, dove ha sede una base Nato. Proprio in questa città si sta girando il film Le avventure di un giovane con Paul Newman. Sharon Tate ottiene un ruolo di comparsa e poi partecipa, con una particina, anche alle riprese di un altro film girato in Italia, Barabba.

Sharon Tate

Sharon Tate (1943-1969)

 

Ci prende gusto e va a Roma sperando di diventare attrice nel periodo in cui Cinecittà sforna centinaia di film l’anno, ma i suoi provini si rivelano un disastro. Nel 1962, ci riprova a Hollywood e stavolta le va meglio: ottiene lavoro come fotomodella e come attrice per alcune piccole parti in televisione. Il colpaccio lo fa nel 1965, quando viene scritturata per un ruolo importante nel film Cerimonia per un delitto, con David Niven e Deborah Kerr.

La pellicola viene girata a Londra, dove Sharon Tate fa la conoscenza della Wicca: una congrega eccentrica e innocua che si ispira alle streghe del medioevo. Incuriosita, Sharon decide di farne parte. Terminato il film, si rilassa in discoteca: nell’epoca dei Beatles, Londra è il centro dell’universo giovanile. In questo periodo incontra il regista Roman Polanski, del quale si innamora forse anche per la storia drammatica che ha alle spalle.

Sharon Tate

Sharon Tate e Roman Polanski

 

Nato nel 1933 in una famiglia polacca di origine ebraica, mentre i genitori erano finiti nei campi di sterminio nazisti Roman Polanski era riuscito a mettersi in salvo e, alla fine della guerra, era diventato un regista mal tollerato dalle autorità comuniste che comandavano in Polonia. Trasferitosi in Francia e poi negli Stati Uniti, Polanski era diventato rapidamente uno dei più famosi cineasti mondiali.

Sharon Tate

 

Sharon Tate accetta subito il ruolo importante che lui le offre per la sua prossima pellicola, Per favore non mordermi sul collo!, una parodia dei film sui vampiri. Durante le riprese, effettuate in Italia, Sharon aiuta la troupe con la sua buona conoscenza della nostra lingua.
Finito il film, l’attrice va ad abitare a Londra con Roman Polanski, anche se professionalmente le loro strade divergono. Lei inizia a lavorare con altri registi, perché a Polanski viene impedito dal produttore di utilizzarla nel suo nuovo film, Rosemary’s Baby, la storia macabra di una donna messa incinta dal diavolo. Nel 1967 il mensile Playboy pubblica alcune foto in cui Sharon Tate appare parzialmente svestita, nominandola attrice dell’anno.

Sharon Tate

Il matrimonio hollywoodiano

 

L’anno dopo, Sharon sposa Roman Polanski e si trasferisce con lui a Los Angeles, in una casa nell’elegante quartiere di Cielo Drive. I due decidono di vivere seguendo la filosofia hippy, lo stile di vita pacifista di moda in quegli anni. Quando Sharon rimane incinta, Roman è costretto a tornare a Londra per terminare le riprese del suo ultimo film: le promette però che la raggiungerà il 12 agosto 1969.
L’8 agosto, due settimane prima della nascita del bimbo, Sharon va a cena in un ristorante messicano con alcuni amici che, alle 22.30, la riaccompagnano a casa. Il gruppo, composto da Sharon, Abigail Folger, Jay Sebring e Wojciech Frykowski, ignora di essere entrato nel mirino di un gruppo di esaltati guidati da Charles Manson.

Charles Manson (1934-2017)

 

Per sapere chi siano Manson e i suoi seguaci, dobbiamo fare un passo indietro. Charles Manson nasce a Cincinnati, Ohio, nel 1934. La madre Kathleen, che si prostituisce dall’età di 16 anni, lo ha avuto durante uno dei suoi tanti rapporti mercenari. Tossicomane e dedita ai furti, la donna finisce in prigione quando il figlio ha solo 5 anni. Charles viene quindi allevato dagli zii, una coppia di fanatici religiosi che lo maltrattano in tutti i modi. A 12 anni scappa di casa e inizia a vivere di piccoli furti. Arrestato l’anno seguente, il ragazzino finisce in riformatorio, dove viene violentato dai detenuti più grandi. Dopo essere entrato e uscito di prigione per brevi periodi, nel 1960 Charles viene condannano a 10 anni di carcere per aver picchiato selvaggiamente due donne. Quando ottiene la libertà condizionata, nel 1967, decide di diventare un musicista, avendo imparato a suonare la chitarra in carcere. Grazie al suo carisma, forma una comunità satanista attraendo decine di giovani disadattati tra gli hippy di San Francisco: sono soprattutto belle ragazze, colpite dalla sua dichiarazione di essere, allo stesso tempo, la reincarnazione di Gesù e di Satana.

Charles Manson utilizza i giovani del suo gruppo, che chiama The Family (la Famiglia), per organizzare alcuni furti. Poi festeggiano drogandosi e facendo sesso di gruppo. Attraverso le sue ragazze, Charles aggancia alcuni componenti dei Beach Boys, uno dei gruppi americani più famosi, e scrive alcuni brani per loro. Ma i Beach Boys rimaneggiano la sua musica e il disco si rivela un flop. Charles Manson ha il dente avvelenato soprattutto con il produttore Terry Malcher, figlio dell’attrice Doris Day, che gli aveva promesso di fargli incidere un disco tutto suo, tirandosi poi indietro all’ultimo momento. Manson va a casa sua, a Cielo Drive, per dirgliene quattro, ma apprende che la villa è stata affittata alla famiglia Polanski. A quel punto, per motivi inspiegabili, ordina ai suoi di andare lì e di uccidere tutti quelli che trovano. Non sarebbe la prima volta: qualche settimana prima, Manson aveva fatto uccidere un certo Gary Hinman, con il quale aveva litigato per motivi banali.

La residenza dei Polanski a Cielo Drive

 

Il braccio destro di Charles Manson, Tex Watson, parte per la spedizione insieme a tre ragazze del gruppo satanista: Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Hanno una pistola e alcuni coltelli. Appena arrivati a Cielo Drive, Tex Watson uccide con un colpo di pistola Stephan Parent, un automobilista che li aveva visti arrivare. Mentre la Kasabian rimane all’esterno a fare da palo, gli altri entrano. Il secondo a essere ammazzato è Jay Sebring, il parrucchiere di Sharon, sempre per mano di Watson: l’uomo ha implorato gli assassini di non far del male all’attrice che sta per avere un bambino. Poi Susan Atkins uccide a coltellate lo sceneggiatore Wojciech Frykowsky. Subito dopo, a essere pugnalata furiosamente è la sua fidanzata, l’ereditiera Abigail Folger. Infine le lame affondano sedici volte nel corpo di Sharon Tate, mentre lei urla disperata: «Mamma! Mamma!». La diva muore a 26 anni, pochi giorni prima di dare alla luce il suo bambino. Susan Atkins intinge uno straccio nel suo sangue per scrivere su una porta la parola “pig” (maiale).
Sempre con il sangue, su uno specchio vengono scritte le parole “Helter Skelter”, il titolo di una canzone dei Beatles che si riferisce agli scivoli dei luna park. Una canzone assordante che è considerata il primo brano heavy metal della storia e che, per qualcuno, suona sinistramente “infernale”.

Illustrazione rievocativa della strage

 

I cadaveri vengono scoperti la mattina dopo dalla cameriera dei Polanski: sono stati radunati nel soggiorno e legati con corde. Roman Polanski, al suo arrivo da Londra, viene sottoposto a vari interrogatori: crede che la polizia lo consideri coinvolto, ma in realtà gli inquirenti pensano che una strage come quella possa essere scaturita solo da un lite fra drogati.

L’eccidio nella casa di Cielo Drive ha una tale eco sui giornali che l’egocentrico Charles Manson, esaltato più che mai, decide di compierne un’altra il giorno dopo, e stavolta vi partecipa personalmente. Le nuove vittime sono Leno La Bianca, il re dei supermercati, e sua moglie, uccisi con decine di colpi di forchetta. Secondo Manson, bisogna far scorrere molto sangue per impedire l’imminente apocalisse da lui profetizzata. La polizia, malgrado le similitudini, non collega questi due omicidi con i precedenti.

Il 13 agosto si celebrano i funerali delle vittime di Cielo Drive: Sharon Tate è sepolta con il bambino in braccio. Alla fine del mese, Manson uccide un componente della sua stessa setta, Donald Shea, “colpevole” di aver sposato una donna afroamericana. Secondo la mente sconvolta dell’assassino, i neri stanno per conquistare il mondo e i bianchi devono fermarli a ogni costo.

A questo punto la Famiglia smette di uccidere, dedicandosi allo spaccio di droga per quasi due anni. Il procuratore Vincent Bugliosi, raccogliendo le voci nell’ambiente della malavita, riesce infine a individuare e ad arrestare i membri della banda di Manson. La possibilità di processarli per omicidio gliela offre Linda Kasabian, la ragazza che aveva fatto da palo durante il massacro di Cielo Drive, che ha accettato di vuotare il sacco. Il processo contro Charles Manson e i suoi satanisti inizia nel giugno del 1970.

Le assassine Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Leslie Van Houten in tribunale

 

Il principale imputato nega ogni coinvolgimento e si presenta in aula con una “X” incisa con il coltello sulla fronte, che in seguito trasformerà in una svastica. Le udienze durano quasi un anno, un record per gli Stati Uniti. Alla fine, nel marzo del 1971, il giudice condanna a morte i responsabili degli omicidi, assolvendo la sola Kasabian, perché era rimasta all’esterno e ha dato una mano alle indagini. Scarcerata, la donna non riuscirà mai a uscire dalla tossicodipendenza.

Nel 1972 lo stato della California abolisce la pena capitale, così tutte le sentenze vengono commutate in ergastoli. Nel settembre 2009, Susan Atkins, chiamata “Sexy Sadie” (dal titolo di un altro brano dei Beatles) quando era una delle assassine di Manson, chiede la grazia perché affetta da un cancro al cervello. La donna muore alcuni giorni dopo che il governatore della California, l’ex attore Arnold Schwarzenegger, gliel’ha rifiutata. Sempre nel 2009, Matthew Roberts, un dj 41enne di Los Angeles, scopre di essere stato adottato e che il suo vero padre è Charles Manson. La madre naturale gli confida di essere rimasta incinta dopo essere stata drogata e violentata dall’uomo in un raduno hippy. Profondamente depresso per la scoperta, Roberts prova comunque a scrivere al padre naturale, che gli risponde con lettere prive di senso. Nel corso del 2012, viene respinta per la dodicesima volta la richiesta di Manson di ottenere la libertà condizionata. L’ergastolano, ormai anziano, si dichiara pentito, per quanto la sua confusione mentale possa permetterglielo. Muore nel 2017, a 83 anni.

“… finalmente è andato all’inferno”

 

Neppure per Roman Polanski le cose sono andate molto bene, almeno sul piano personale. La morte brutale della moglie lo ha sconvolto, creandogli sensi di colpa. Nel 1977 è stato accusato di aver drogato e violentato una ragazzina di 13 anni, Samantha Geimer. Per evitare il processo è scappato in Francia, da dove, difeso dal mondo intellettuale, non è mai stato estradato e ha continuato con successo l’attività di regista.

 

 

(Clicca QUI per leggere gli altri gialli hollywoodiani raccontati da Giornale POP).

 

Contatto E-mail: info@giornale.pop

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*