LA “SERENA” MORTE DI GEORGE MICHAEL SI TINGE DI GIALLO

LA “SERENA” MORTE DI GEORGE MICHAEL SI TINGE DI GIALLO

Last Christmas George Michael è morto. Forse era caduto in una spirale inaggirabile di droga, sensi di colpa, rimpianti e ricatti. Oppure è scomparso per cause naturali. O forse ci aveva dato il suo cuore e dopo neanche ventiquattr’ore noi lo avevamo tradito tutti. La verità è che le cause reali della morte di Michael sono ben lontane dall’essere chiare. Addirittura si inizia a parlare di “giallo”. Per quanto la polizia avesse escluso, sulle prime, circostanze sospette legate alla sua scomparsa.

All’inizio si è parlato di una morte serena in casa, poi di un problema cardiaco. Lippman, il manager, aveva dichiarato che Michael era stato stroncato da un infarto, cosa che (diciamocela tutta) è rapidissima e immediata, ma mai troppo pacifica e serena. I primi esami effettuati subito dopo il decesso, comunque, non hanno prodotto risultati definitivi.

Poi c’è la storia delle misteriose dichiarazioni comparse sull’account Twitter di Fadi Fawaz, compagno di George e hairstylist delle star. È stato lui a trovare il cantante morto la mattina di Natale nella residenza di Goring-on-Thames, nei pressi di Oxford. Quei tweet, spariti assieme all’account non prima che i tabloid inglesi potessero accorgersene, parlavano della pulsione di morte che dimorava nel cuore di George Michael. Stando a quelle dichiarazioni, morire era l’unica cosa che il cantante avrebbe voluto per sé. Dopo numerosi tentati suicidi, finalmente sarebbe riuscito nel suo intento. Accanto a queste dichiarazioni intime, una confessione d’amore a tratti inquietante. Chiunque abbia avuto un rapporto di coppia duraturo sa che, persino nei momenti più difficili e di maggior vulnerabilità, stare insieme almost 24 hours in a day può trascinare nell’incubo. Qualcuno ricorderà lo scrittore Jean-Paul Sartre: l’inferno sono gli Altri.

Adesso, però, sono altre le domande che assillano amici, parenti, fan e l’opinione pubblica globale: perché quell’account Twitter è stato immediatamente chiuso? E chi è l’autore di quei tweet? Sconvolto dall’accaduto, infatti, Fadi Fawaz ha dichiarato al Daily Mirror di non sapere nulla dell’intera faccenda. Il suo account sarebbe stato hackerato e poi chiuso inspiegabilmente.

A trovare George Michael morto la mattina della domenica di Natale è stato proprio Fadi Fawaz, che avrebbe passato l’intero weekend col cantante. La notte della morte Fadi l’avrebbe passata da solo, addormentandosi in macchina, e non avrebbe visto George fino alla mattina successiva. Qualcosa non torna. Fadi Fawaz non sembra volersene preoccupare. Ha informato la polizia dei fatti e chiarito la sua posizione. Ora, come tutti, è in attesa dei risultati di una nuova perizia autoptica che metta luce sulle cause della morte.

Raccogliendo le dichiarazioni di una fonte anonima vicina ai due, The Sun scrive che la relazione tra Michael e Fawaz sarebbe giunta al capolinea già da un bel pezzo, e ritrae il parrucchiere libanese come un personaggio che cercava di approfittarsi del successo di Michael. Un leech, una sanguisuga, sembra abbiano detto gli amici di George. Il giornale ha anche posto delle domande al parrucchiere delle star, il quale si è però rifiutato di rispondere. Domande che sollevano dubbi e incertezza sulla versione dei fatti fornita: Fadi Fawaz sapeva del consumo di droga di Michael? E chi la procurava al cantante? La notte della morte di Michael l’ha veramente passata in macchina, e perché mai? Chi avrebbe hackerato l’account Twitter? Gran parte della storia è ancora da chiarire.

Le sole certezze sono: che George Michael, dopo averci detto che per vivere bisogna correre il rischio personale di andare outside le regole, la moralità e il senso comune, ci ha lasciati per sempre; e che la sua musica ha segnato un nuovo record di vendite per dischi e singoli nelle settimane successive al decesso. Per gli Stati Uniti si parla di un incremento dalle 17mila copie alle 477mila copie vendute. Circolarmente, gli album di maggior successo (Make it Big degli Wham!, Faith, la raccolta Twenty Five) tornano a spiccare in classifica. Perché la morte, soprattutto quando misteriosa o violenta, se non può mai essere realmente contraffatta o simulata, è pur sempre il miglior oggetto di speculazione.

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