ALCUNI ESEMPI PRATICI DELLA LOGICA ECCESSIVA DEI TEDESCHI

ALCUNI ESEMPI PRATICI DELLA LOGICA ECCESSIVA DEI TEDESCHI

A proposito di logica, il tedesco è una lingua ordinata, rigorosa e indubbiamente complicata, quindi è ragionevole aspettarsi che il popolo che la utilizza lo sia ancora di più. Le apparenti calma e semplicità che contraddistinguono gli abitanti della Germania mascherano, in realtà, un sistema di pensiero estremamente elaborato che spiega perché si sono distinti in campo filosofico. In generale, la loro “filosofia” non accetta di rimanere relegata in qualche polveroso trattato, al contrario, viene spesso sfoggiata in vari aspetti della vita quotidiana. Quelli che in Italia sarebbero dei semplici passaggi logici, in terra teutonica assumono la proporzione di veri e propri costrutti filosofici in grado di far impallidire anche i pensatori dell’antica Grecia.

Qualche anno fa, desiderando visitare un castello in Baviera, volevo evitare di ritrovarmi davanti a una porta sprangata e al cartello Geschlossen (chiuso); benché non sia abitudine tedesca chiudere per i più astrusi e impensati motivi (in Italia, durante i mondiali di Francia 1998 trovai un supermercato “chiuso per partita” e la cosa curiosa è che, in quel momento, l’Italia non stava nemmeno giocando!), ho ritenuto opportuno telefonare per sincerarmi sugli orari di apertura al pubblico. L’impiegata mi ha così informata che il castello rimaneva aperto fino alle ore sei e trenta pomeridiane. Calcolando che per visitarlo senza dilungarmi troppo su particolari artistici e architettonici avrei impiegato circa mezz’ora, ho giudicato opportuno presentarmi verso le diciassette e quarantacinque.
Giunta davanti alla biglietteria, l’addetta mi ha spiegato che era impossibile accedervi in quanto l’ultima visita guidata era già incominciata, precisamente alle diciassette e trenta. Ho ribattuto che non ero interessata alla visita guidata, ma lei mi ha spiegato che la struttura era accessibile solo a questa condizione. Non ho potuto, allora, fare a meno di chiedere perché, il giorno prima, mi avevano invece detto che il castello era aperto fino alle diciotto e trenta, al che la signorina ha replicato che, infatti, in quello stesso momento, era aperto! Il fatto che vi fossero dentro dei visitatori lo confermava. E qui vale la pena di fermarsi a riflettere: perché, se un luogo è accessibile solo a determinate condizioni, queste non vengono immediatamente specificate se non dietro puntuali e puntigliose richieste? Evidentemente domina la teoria secondo la quale si risponde alle domande a patto che vengano poste. La logica, in questo caso, non aiuta perché, spesso, è proprio ciò che consideriamo logico a impedirci di porre ulteriori domande.

Probabilmente avrei dovuto fare tesoro delle lezioni di teoria a scuola guida. Il nostro istruttore aveva l’abitudine di interrogare gli studenti proponendo problemi pratici da risolvere. In particolare, gli piaceva sentire enunciare tutti i passaggi necessari per l’eventuale sostituzione di una ruota dell’autovettura, desiderando, come specificava ossessivamente, che non dessimo alcun elemento per scontato. Ricordo che, provocatoriamente, amavo esordire con: “Accosto la macchina a lato della carreggiata”. Seguendo esattamente le sue indicazioni, non davo per scontato nemmeno di fermare il veicolo prima di incominciare a cambiare la ruota. Non sempre la mia ironia veniva apprezzata. Il giorno che mi venne rivolta la domanda: “Che cosa sono i fòrnici?” ( si trattava di archi medievali ) e io risposi che era dove preparavano i pànici, rischiai seriamente l’espulsione.

Di recente, sempre in Germania, mi sono ritrovata coinvolta in un episodio accomunabile per illogicità a quello del castello.

Una mattina mi sono accorta che il parasole lato guida della mia macchina pendeva tristemente verso il basso. Riscontrata la rottura di uno dei ganci di supporto, sono andata alla concessionaria per provvedere alla sostituzione del pezzo. L’addetto ai ricambi mi ha mostrato sul computer il pezzo da ordinare, euro 4,45 Iva inclusa, invitandomi a tornare il giorno dopo per ritirarlo. Il giorno seguente mi sono vista consegnare l’oggetto in una bustina di plastica con allegato scontrino del prezzo da saldare. Ho detto subito che avrei preferito pagare il tutto a lavoro finito, cioè a montaggio avvenuto, ma il ragazzo mi ha specificato che loro non potevano provvedere al montaggio, per procedere al quale era necessaria una speciale vite che la loro officina non possedeva. Alla mia domanda sul perché non l’avessero ordinata insieme al pezzo da sostituire, mi è stato risposto che non l’avevo chiesta! La vite in questione, era anche teuer (costosa), ben 50 centesimi! (I tedeschi amano avvertire i clienti quando ritengono che un prezzo sia alto; la prima volta che, in un negozio, con fare cospiratorio, avevano avuto lo stesso atteggiamento per una collana di plastica da 19 euro, avevo pensato a uno scherzo). Comunque, ho accettato il “caro” prezzo della vite e atteso nuovamente dodici ore per arrivare, finalmente, al lieto fine.

Perché le cose non vanno secondo la logica? Perché la logica è proprio questa: si risponde solo a quello che si domanda. È la nostra logica che è assurda o lo è la “filosofia” dei tedeschi?
Adesso capisco perché, tante volte, anziché dire Guten Morgen, buongiorno, dicono solo Morgen: perché è indiscutibilmente giorno, ma non è detto che sia anche buono!

 

2 commenti

  1. “Guten Morgen” (buon giorno) non è una affermazione, è la versione abbreviata della frase: “Ich wünsche Ihnen einen guten Morgen”, “le auguro un buon giorno” (letteralmente un buon mattino); infatti “guten Morgen” è accusativo; peraltro in italiano si dice spesso ” ‘giorno”; se fosse una affermazione – “[è un] buon giorno” sarebbe “guter Morgen”;
    va anche detto che in Baviera – il luogo da cui prende spunto l’articolo – non si usa “Guten Morgen”, ma di solito “Grüß Gott”, o anche “Servus” nelle zone più orientali a ridosso dell’Austria; “Grüß Gott” è difficile da tradurre in modo letterale, è una abbreviazione di “grüße dich Gott” – un saluto nel nome di Dio; anche a nord e nord-ovest nessuno usa “Guten Morgen” o “Guten Tag”, ma “Moin” – che tuttavia è una variante filtrata dal danese e da dialetti frisoni del “Morgen” tedesco; curiosamente, l’ho sentita usare correntemente anche a Coira, in Svizzera; il “Servus” prima citato, che ovviamente deriva da “servo [vostro]”, è diffuso a macchia di leopardo in Europa, l’ho sentito per esempio usare nella zona della Piccola Polonia (Malopolska) a ridosso dell’Ucraina; ma tutti abbiamo nelle orecchie il “servo vostro” goldoniano;
    comunque si rassereni l’autrice, qui in Germania ormai è il caos – ordinando il solo gancio per l’automobile sicuramente continuerà a non ottenere anche la vite, ma nemmeno il gancio;

  2. Da ragazzo passai un paio di estati con i miei in Trentino Alto Adige.
    Durante una gita in auto, percorrendo le strade di qualche valle, ci imbattemmo in lavori in corso che imponevano il transito alternato lungo un’unica corsia. Fermi, eravamo la seconda auto dopo una targata D. Quando fu il nostro turno di passaggio, l’operaio incaricato con la paletta fece segno di partire spostandoci sulla corsia di sinistra e così percorremmo circa 800 metri.
    Il punto è che lì al termine dei lavori non c’era l’addetto ad indicare il rientro nella corsia di destra e il tedesco avanti a noi, “quindi”, proseguì dritto per andarsi a fermare a qualche centimetro dal paraurti della prima auto in attesa del senso inverso: mio padre, ovviamente, rientrò e li guardammo sbigottiti, superandoli a destra.
    Lei la chiami pure logica o filosofia.

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