I TEMPI DEL RIACQUISTU: LA CORSICA RISCOPRE LE PROPRIE RADICI

I TEMPI DEL RIACQUISTU: LA CORSICA RISCOPRE LE PROPRIE RADICI

Il riacquistu è il movimento culturale che ha visto, a partire dagli anni settanta, la riappropriazione, da parte del popolo corso, della propria lingua e cultura nelle sue varie forme.

La lingua corsa fino ad allora non era considerata come parte integrante della cultura corsa, ma come una specie di italiano associato alle idee fasciste. La collusione degli irredentisti corsi con il fascismo italiano venne messa in evidenza in seguito al processo che si aprì a Bastia il 17 luglio 1946. La parola d’ordine (in francese) di quel periodo fu: “Il faut châtier les traîtres”, bisogna punire i traditori.

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Se l’insegnamento del corso non si ebbe che nei primi anni settanta nella scuola pubblica, già negli anni venti fu l’oggetto di un serrato dibattito politico aperto dai corsisti del Partito Corso d’Azione e la rivista irredentista A Muvra. Uno dei principali nodi da sciogliere era se dotare la lingua corsa di una grammatica e di una ortografia, oppure insegnarla in modo da stimolare la loro produzione. Oltre a queste discussioni, a dire il vero poco interessanti rispetto alla posta in gioco, la lingua corsa non riusciva a emanciparsi dallo schema che vedeva, da una parte gli irredentisti fascisti favorevoli alla sua subordinazione all’italiano e, dall’altra, i corsisti e i cirneisti che proponevano un inquadramento meno rigido della loro lingua.

Nel 1955 appare la rivista “U Muntese”, che si proponeva di difendere la lingua e la cultura corse. Poco seguita dai giovani, fu comunque considerata all’origine del riacquistu.

Nel 1970 la pubblicazione dell’opera Intricciate è cambiarine, manuel pratique d’orthographe corse di Pasquale Marchetti e Dumenicantone Geronimi permise il superamento della questione ortografica.

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Contrariamente alle attese di quegli anni, oggi l’insegnamento del corso nella scuola pubblica si misura con un bilancio sostanzialmente negativo. Rinchiusa nel ghetto scolastico, non è stata considerata una lingua viva che potesse essere parlata da tutti in tutti i contesti della vita quotidiana, bensì una lingua elitaria, una  specie di “corso di università”.

Ciò nonostante la lingua corsa, dopo essersi impossessata della scuola, aveva conquistato la toponomastica: i cartelli situati agli ingressi dei paesi e delle città non sono in solo francese ma bilingui. Qualcuno, riferendosi ai buchi praticati dalle armi da fuoco in molti di quei cartelli, afferma scherzosamente che vengono scritti pure in Braille.

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Il corso guadagna terreno un po’ ovunque. Oggi si possono ascoltare ben cinque stazioni radiofoniche in lingua corsa: France Bleue RCFM Frequenza Mora, Radio Alta Frequenza, Alta Canzona Corsa, Corsica Radio e Voce Nustrale. La televisione diffonde il canale FR3 Via Stella, che dà ampio spazio alla lingua corsa. Si tratta della versione isolana di FR3, il terzo canale francese.

La diffusione del corso è stata accompagnata dalla pubblicazione di numerose opere letterarie in lingua o aventi come oggetto la lingua stessa. Sorgono case editrici, soprattutto ad Ajaccio e a Bastia, tra cui Alain Piazzola, Albiana e Anima Corsa. Spuntano delle riviste: prima fra tutte “Rigiru”, poi “Kyrn” e altre dove si dibatte di corsitudine e di questione corsa.

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u-muntese

kyrn

rigiru
La lingua corsa penetra un po’ ovunque nel tessuto sociale. I nomi vengono pronunciati nella loro versione corsa: non ci si chiama più Dominique, Pierre, Angèle  o François, bensì Domenicu, Pedru, Anghjula o Francescu. Nei registri delle nascite, delle chiese e dei municipi, sono trascritti i nomi corsi.

La messa, se non viene detta in corso, è spesso cantata nella lingua dell’isola. Numerosi sono i gruppi musicali che hanno introdotto nei loro repertori canti sacri più o meno tradizionali. Il riacquistu non fu tuttavia un movimento culturale spontaneo. Esplosero in quel periodo un po’ dappertutto nel mondo l’ethnic revival, la riscoperta delle proprie radici, e la cultura hippie, che promuoveva il ritorno alla natura (in Corsica si ebbe il ritorno di diversi giovani alle campagne e ai mestieri dei loro nonni), ma furono soprattutto due episodi di natura economica e politica a provocarne la nascita. Il primo fu il versamento nel golfo di Genova dei famigerati fanghi rossi da parte della Montedison, il secondo il dramma di Aleria.

Prima ancora, nel 1960, il governo Michel Debré aveva approvato il progetto di impiantare una base di test nucleari nel massiccio dell’Argentella. “Abbiate fiducia, non c’è nulla da temere”, ripeteva il primo ministro. Le proteste dei corsi furono tali che il progetto fu abbandonato e il governo francese dovette ripiegare sull’isola polinesiana di Mururoa. Si sa con quali conseguenze.

argentella
A partire dal 1972, le autorità italiane acconsentono al versamento giornaliero in mare di 3000 tonnellate di scorie provenienti da una fabbrica di diossido di titanio e vanadio. Gli effetti disastrosi di tali prodotti sulla fauna, la flora marina e l’essere umano, non sono da dimostrare tanto erano evidenti. La Corsica reagisce. Un vasto movimento di protesta è organizzato a Bastia e ad Ajaccio. Nessuna risposta da parte delle autorità. Parte allora la reazione clandestina: il 15 settembre 1972 una delle navi addette al versamento dei fanghi rossi è fatta oggetto di un attentato esplosivo a Follonica. L’azione è rivendicata dal Fronte Patriottico Corso di Liberazione. Nel mese di febbraio 1973 una grande manifestazione unisce tutti i partiti dell’isola. Nel 1974 alcuni responsabili della multinazionale Montedison vengono condannati.

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Poi ci fu il dramma di Aleria. Era il 21 agosto 1975: trentuno uomini armati occupano la cantina vitivinicola di Henri Depeille, un francese originario dell’Algeria. Erano guidati dal leader dell’Arc (Action Régionaliste Corse), il dottor Edmond Simeoni. Le ragioni dell’azione furono spiegate dallo stesso Simeoni: dopo avere beneficiato di prestiti esorbitanti, il viticoltore aveva organizzato una truffa colossale ai danni dei piccoli agricoltori.

La televisione dà ampio spazio a quanto succede in Corsica. Molti simpatizzanti accorrono da tutta l’isola per sostenere i contestatori. La risposta dello stato francese non si fa attendere: il 22 agosto Michel Poniatowsky, l’allora ministro degli interni, ordina a 1200 gendarmi di circondare la cantina e di sloggiarne gli occupanti con l’ausilio di blindati ed elicotteri. L’attacco è dato alle ore 16 e dura pochi minuti. Il bilancio è di tre morti dalla parte delle forze dell’ordine.

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Da allora non si farà che parlare di quegli eventi, dei problemi degli agricoltori, dei pescatori corsi, dei problemi economici della Corsica. A poco a poco riappare la consapevolezza di trovarsi in un’isola abbandonata al suo destino, con problemi mai risolti e sfruttata dai potenti. Un’isola da cui si continua a emigrare. Aumenta la voglia di opporsi. Ci si riscopre fieri di essere corsi e, nel contempo, ci si apre alle altre culture oppresse. Persino il settore alimentare viene condizionato da questo rinnovo e trovano spazio nei negozi articoli prodotti nell’isola quali il miele, la marmellata di castagne, i liquori e e l’olio d’oliva.

Nel 1973 nasce un gruppo musicale dal nome eloquente, Canta u Populu Corsu, che sarà all’origine del rinnovo della canzone corsa. Se fino ad allora erano i tempi di Tino Rossi, Tony Toga e Charles Rochi, dei sons des guitares dei locali notturni, con questi pionieri della nuova canzone corsa inizia una nuova era. Da subito caratterizzato dal suo impegno politico, prima regionalista, poi indipendentista, il gruppo si schiera in difesa della lingua, della cultura e dei valori corsi. Dal 1981 crea delle scuole di canto polifonico, sotto tutte le sue forme: il sacro, il religioso, il francescano, il profano, il contemporaneo, il tradizionale, il world music e la musica elettronica. Appartennero al gruppo i fratelli Bernardini, oggi pezzi inamovibili dei miei adorati Muvrini.

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Gli anni ottanta furono quelli dell’avvento della sinistra al potere e della creazione di nuove istituzioni. L’Università di Corsica, intitolata a Pasquale Paoli, riapre le porte a Corte nel 1981. Nel quadro della politica di decentralizzazione, nel 1982 è istituita la Collettività Territoriale della Corsica. Vengono creati la cinemateca di Portovecchio, il Centro mediterraneo della fotografia a Bastia, sono promossi vari festival tra i quali il Festival del film italiano a Bastia. Il Museo Regionale di Antropologia di Corsica è fondato a Corte nel 1997. Ci si apre all’altro, si confrontano le culture. La Corsica non attrae più soltanto i turisti in cerca di spiagge e di esotismo. Ormai l’isola ha fatto il salto di qualità ed esercita un forte richiamo per il turismo culturale. Nel 1993, con l’obiettivo di organizzare le varie espressioni del fenomeno culturale dell’isola, nascono le Assisi della Cultura Corsa.

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