I KING CRIMSON IN ITALIA

I KING CRIMSON IN ITALIA

Sono andati a ruba i biglietti per la doppia data milanese dei King Crimson al Teatro degli Arcimboldi di Milano: la band, che ha fatto la storia del progressive e del rock, durante la sua carriera ha influenzato e ispirato molti artisti contemporanei dai diversi generi musicali, creando una sorta di culto attorno al suo nome.

Nel corso degli anni la formazione dei King Crimson è cambiata e negli oltre quarant’anni di attività del gruppo si sono avvicendati ben diciotto musicisti, più due parolieri, ma sabato e domenica sul palco di uno dei più prestigiosi teatri europei c’erano, insieme al leader Rober Fripp, il sassofonista Mel Collins, Tony Levin al basso, Jakko Jakszyk alla chitarra e i tre batteristi Gavin Harrison, Jeremy Stacey e Pat Mastelotto.

Il tour dei King Crimson proseguirà poi in altre città italiane: Firenze (8 e 9 novembre al Teatro Verdi), Roma (11 e 12 novembre all’Auditorium Conciliazione) e Torino (14 e 15 novembre al Teatro Colosseo).

La storia
Era un anno duemila apocalittico, in cui l’uomo schizoide possedeva solo il superfluo, la fame divorava la nobile anima dei poeti e il napalm continuava a far strage d’innocenti, quello raccontato nel ’69 dai King Crimson tra i solchi del loro primo, sacrale, album In the court of the Crimson King.

I testi apocalittici di Pete Sinfield raccontano le convulsioni del futuro prossimo attraverso la figura del Re Cremisi, ispirata, secondo i cultori, dalle gesta di Federico II di Svevia, re di Sicilia, Duca di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e re di Gerusalemme, scomunicato dal Papa, amico del Sultano e renitente alle crociate, sepolto nella Cattedrale della mia Palermo.

Questi sono i King Crimson re-immaginati,

scrive Fripp nelle note che accompagnano il triplo cd

45 anni sempre all’avanguardia, quelli attraversati dai King Crimson, sempre guidati dalla personalità di Robert Fripp, compositore, virtuoso della chitarra, inventore di strumenti elettronici e tecniche (il frippertronics, una tecnica di incisione che permette di produrre un tappeto sonoro sotto forma di Canone a partire da una sola chitarra utilizzando ripetute sovraincisioni) in un progetto di altissimo livello musicale, attraverso epoche e generi, o meglio etichette cui sfuggire con l’abilità dei grandi musicisti, dal progressive anni 70 alla New wave, all’avanguardia rumorista fino ai giorni nostri, in un mix di musica classica e suggestioni jazzistiche (che si riscontrano più che nel fraseggio, nelle scelte melodico-armoniche) e in un’incessante ricerca di nuove soluzioni tecniche per quel che riguarda l’elaborazione elettronica del suono e persino le accordature.

king crimson 1969

La band
Un successo di pubblico, quello dei King Crimson, legittimato oggi dall’allure di una band che, a Fripp, affianca musicisti del calibro di Mel Collins, sax, Tony Levin, basso, Jakko Jakszyk, chitarra, e ben tre batteristi, Gavin Harrison, Jeremy Stacey e Pat Mastelotto.
L’ultima personificazione di una ricerca sonora nobilitata nel tempo da tanti altri fuoriclasse come Greg Lake (Emerson Lake & Palmer), Bill Bruford, Ian McDonald, John Wetton, Adrian Belew (Talking Heads), solo per citare i più famosi.
Corposo il curriculum “italiano” degli attuali membri dei King Crimson: Stacey ha suonato con Bocelli, Jakszyk con Battiato, Collins con Pino Daniele, Lucio Battisti, Sergio Caputo, mentre Harrison e Levin l’hanno fatto con Baglioni, ancora Battiato, Ramazzotti, Alice, Ron, Vasco Rossi, Finardi, Mannoia, Raf o la divina Patty.

Al centro di tutto Fripp, artista superbo ma dal piglio dittatoriale, dotato di una tecnica magistrale che lo inserisce di diritto tra i chitarristi-icona del rock. Bill Bruford, uomo che da sempre ama l’iperbole, lo dipinge come un incrocio tra Stalin, il mahatma Gandhi e il marchese De Sade. Gli ci volle, infatti, un bel po’ di crudeltà nel ’74 per decretare la morte dei Crimson quando il successo di album epocali come In the wake of Poseidon o Larks’ tongues in aspic avevano finito col collocarli, per successo commerciale e fama, appena una spanna sotto i Pink Floyd.

KING CRIMSON robert-frippDalla storia al presente
Seguirono anni convulsi, spesi da Fripp tra gli studi sul sincretismo religioso di Gurdjieff e collaborazioni con Eno, Gabriel e Bowie, (è Fripp a suonare la chitarra “urlata” in Heroes) ma anche con Andy Summers dei Police e David Sylvian, affrontando con tante idee musicali d’avanguardia anche l’era della New Wave post-punk, dei Talking Heads e dei Japan, prima di riprendere la strada del successo, anche commerciale, nell’81 con i clamorosi Discipline, molto vicino al suono dei Talking Heads di Remain in Light, al quale Fripp e Belew avevano da poco partecipato e il successivo Beat.

l recente Radical action to unseat the hold of monkey mind offre una foto perfettamente a fuoco dei King Crimson attuali; insinuanti, magniloquenti, inclini al recupero di canzoni che non trovavano esecuzione dai lontani anni Settanta. Questi sono i King Crimson re-immaginati, scrive Fripp nelle note che accompagnano il triplo cd.

E aggiunge:“Ciò che mi piace di questa formazione è che quello che sta facendo attualmente non è ciò che appare”.

Dopo album come Live at the Orpheum del 2015 e Live in Toronto dello scorso febbraio, la scelta di documentare i concerti con un ulteriore progetto dal vivo sembra rimanere la più aderente a quella che è sempre più concepita come un perfetto amalgama di performer.

Questo non toglie che gli inediti proposti ogni sera non possano trovare prima o poi anche una veste di studio.

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King Crimson – La scaletta del concerto a Milano

Tuning Up
Drumson Werning
Larks Tongues In Aspic Part One
Pictures Of A City
Dawn Song
Red
Cirkus
Fracture
Epitaph
Hell Hounds Of Krim
Easy Money
Interlude
The Talking Drum
Larks Tongues In Aspic Part Two
Fairy Dust
Peace
Indiscipline
The Court Of The Crimson King
The Construkction Of Light
The Letters
Sailor’s Tail
Meltdown
Radical Action II
Level Five
Starless

Bis:

Banshee Legs Hassle
21st Century Schizoid Man

 

2 commenti

  1. Ottimo articolo. Ero presente al concerto del 5 Novembre, salito apposta da Salerno. Non potevo perdermelo!

  2. L’articolo è molto bello, non solo per il contenuto ma anche per l’impostazione efficace, il ritmo e lo stile, mai piatto e sintomatico di un’ottima penna abbinata alla competenza. C’è un’unica nota stonata ed è un periodo al limite dell’ansiogeno per il contorsionismo grammaticale che poteva essere più fluido e fruibile nel capitolo dedicato alla storia: si è resa la lettura faticosa quando sarebbe bastato un pizzico di semplificazione. Mi riferisco al pezzo a seguire.

    Le convulsioni del futuro prossimo venturo lette dal visionario Pete Sinfield anche attraverso la figura storica di Federico II di Svevia, re di Sicilia, Duca di Svevia, Re dei Romani e poi Imperatore del Sacro Romano Impero e re di Gerusalemme, scomunicato dal Papa, amico del Sultano e renitente alle crociate, sepolto nella Cattedrale della mia Palermo che, giurano i cultori, sarebbe proprio il Re Cremisi, hanno finito col segnare gli oltre 45 anni di cammino della band di Robert Fripp, e sono in scena sul palco degli Arcimboldi per due show all’insegna del tutto esaurito.

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