JUDO BOY, LE CURIOSITÀ DI UN ANIME SENZA FINALE

JUDO BOY, LE CURIOSITÀ DI UN ANIME SENZA FINALE

A differenza di altre serie prodotte dalla Tatsunoko, Judo Boy non era una produzione originale. Il personaggio, Kurenai Sanshiro, era stato pubblicato tra il 1961 e il 1962 sulla rivista Shonen Book.
Il manga è stato proposto qualche tempo fa al pubblico italiano da J-Pop.

Il fumetto era scritto da Ippei Kuri (pseudonimo di Toyoharu Yoshida) e Yutaka Arai, e disegnato da Tatsuo Yoshida. Proprio nel 1962 quest’ultimo fondò con i due fratelli minori il menzionato Toyoharu e Kenji, la Tatsunoko Production.
Ideatore di serie e personaggi come Gatchaman, Superauto Mach 5, Tekkaman, Hurricane Polimar, Kyashan e Yattaman, Tatsuo Yoshida muore di cancro a soli 45 anni, nel 1977.

L’anime di Judo Boy è stato prodotto dalla Tatsunoko nel 1968 per Fuji Tv. Il fatto che furono trasmessi solo 26 episodi, invece dei 52 canonici, indica che non fu un successo. Judo Boy non raggiunse le vette toccate negli anni a seguire dalle altre produzioni Tatsunoko.
In Italia è stato trasmesso per la prima volta nel 1980 da Tmc.

JUDO BOY, LE CURIOSITÀ DI UN ANIME SENZA FINALE

 

L’omicidio del padre di Judo Boy

Il giovane Sanshiro Kurenai pratica judo nella palestra del padre, che un giorno viene ucciso da un rivale misterioso. Nel luogo del delitto viene trovato un occhio di vetro. Così Sanshiro/Judo Boy si mette alla ricerca “dell’uomo con un occhio solo”, insieme all’amico orfano Ken e al fedele cane Bobo.

 

 

La ricerca dell’assassino

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Tutte le successive avventure di Judo Boy ruotano attorno alla ricerca dell’assassino. Molti dei “cattivi” affrontati hanno un occhio solo, oppure un occhio nascosto da una benda. Quando Judo Boy combatte indossa un keikogi, un kimono rosso fattogli dalla madre, che agita in aria prima di stringerlo in vita con la cintura nera. Quasi in ogni episodio salva un bella ragazza che vorrebbe trattenerlo con sé. Purtroppo l’anime non verrà mai completato. Nell’ultimo episodio andato in onda, Sanshiro aiuta la solita ragazza per poi continuare la ricerca dell’uomo con un occhio solo.

 

Il Superman giapponese

Tra le serie a cui Tatsuo Yoshida ha lavorato come mangaka, prima di dedicarsi agli anime, c’è una versione nipponica di Superman realizzata su licenza Dc Comics nel 1959. Per Yoshida fu un ritorno all’infanzia. Da ragazzino, nel Giappone postbellico occupato dagli americani, si era imbattuto negli albi di Superman che leggevano i soldati americani. Era rimasto colpito dal loro stile adrenalinico, al punto da decidere di diventare un giorno autore di fumetti. Questo spiega l’infatuazione del padre della Tatsunoko per i supereroi, ripresi con i vari Kyashan e Polimar.

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Jujitsu Boy?

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Malgrado il nome con cui la serie è nota in Italia, Sanshiro Kurenai non era “solo” un judoka. La scuola Kurenai fondata dal padre univa varie arti marziali, dal karate al jujitsu.
Quanto alla predilezione di Sanshiro per il rosso, manifestata nel kimono e nella moto, può essere spiegata dal fatto che il rosso è il colore degli eroi giapponesi in quanto richiama la loro bandiera. Il rosso dà anche il nome dell’eroe: Sanshiro Kurenai, cioè “Sanshiro scarlatto/cremisi”.

 

I doppiatori di Judo Boy: Daitarn e Lamù

Il doppiatore italiano di Sanshiro era Renzo Stacchi, noto soprattutto per essere stato la voce di Haran Banjo di Daitarn III. Il piccolo Ken è stato doppiato prima da Riccardo Rossi e poi da Marco Guadagno (Jason Priestley in Beverly Hills 90210).
Mayuri era Rosalinda Galli, l’inconfondibile voce di Lamù, ma anche Beauty di Daitarn III, Venusia di Goldrake e tanto altro.

 

La Cristina D’Avena giapponese

La sigla d’apertura giapponese di Judo Boy era cantata dalla esordiente Mitsuko Horie, all’epoca appena dodicenne. Horie diventerà una delle più celebri interpreti di sigle nella storia dell’animazione giapponese, incidendo quelle di Candy Candy, Vultus V, Heidi e Daltanious.

 

La sigla italiana degli Judo Boy

La prima sigla italiana di Judo Boy era cantata dai… Judo Boy.
Scritta da Andrea Lo Vecchio, con musica e arrangiamento di Detto Mariano, era interpretata da Mario Balducci, con il coro I Piccoli Cantori di Nini Comolli. Venne pubblicata su un 45 giri il cui lato B includeva il brano strumentale Ken, degli stessi autori. Esiste poi una seconda sigla, la “Judo Boy” di Antonio Galbiati, scritta da Fabrizio Berlincioni e Silvio Amato.

 

Violenza d’azzardo

 

Vuoi che non ci sia in Giappone una macchinetta spremisoldi per Judo Boy, come per tutti gli eroi degli anime di mezzo secolo fa per i vecchietti che affollano oggi le sale pachinko?
Infatti, nel 2008 è uscito il pachislot di Judo Boy, in cui Sanshiro affronta tutta una serie di nuovi nemici con un occhio coperto, andandosene in giro con la sua fiammante moto rossa.

 

 

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