JIMI HENDRIX ED “HEY JOE”, LA NASCITA DI UN MITO

JIMI HENDRIX ED “HEY JOE”, LA NASCITA DI UN MITO

Nel 1966, alla fine di dicembre, il brano “Hey Joe” di Jimi Hendrix entrava in classifica in Gran Bretagna dando il via alla carriera breve e folgorante del più grande chitarrista di tutti i tempi.
Oggi, a distanza di 50 anni, la fama e la mitologia rendono ancora difficile tracciare un ritratto della vita di Hendrix e della sua reale importanza nella musica e nella cultura pop.

Nato con il nome di James Marshall a Seattle, il 27 novembre 1942, Hendrix diventa, a cavallo fra gli anni sessanta e settanta, uno dei principali idoli pop del mondo giovanile.

DO NOT DELETE OR PURGE FROM MERLIN courtesy Everett Collection Mandatory Credit: Photo By MARC SHARRAT / Rex Features, courtesy Everett Collection THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE VARIOUS - 1967 PERFORMING MARQUEE CLUB, LONDON - 02 MAR 1967 16987j He is playing a The 1965 Fender Stratocaster sunburst red/yellow without a whammy - bar and no sustainable pedals. this guitar was set on fire in LONDON in a concert at Finsbury Astoria in north London on March 31st, 1967 . This photo was taken 29 days before he smashed this guitar.

UN MUSICISTA NERO NEGLI USA
Giunto al successo in Inghilterra, il pubblico delle esibizioni di Hendrix, ai festival di Monterey, Woodstock e Wight è composto, nella quasi totalità, da bianchi. Molto diverso dal suo primo pubblico, quello del lunghissimo apprendistato di chitarrista in formazioni di colore e per gente di colore, nelle quali Hendrix suona tra il 1962 e il 1966, prima della partenza per la Gran Bretagna. Erano nomi importanti: B.B. King, Sam Cooke, Little Richard, Ike & Tina Turner, Islei Brothers, King Curtis e Curtis Knight, ma in questi gruppi la chitarra di Hendrix svolge un lavoro di routine.

Dopo quel primo duro tirocinio come musicista, fatto di sfruttamento, precarietà, superlavoro e basse retribuzioni, la storia di Hendrix tende a diventare leggendaria o a essere raccontata come tale. Sappiamo della morte della madre, di studi irregolari, dell’arruolamento nei paracadutisti e del congedo in seguito a un incidente di lancio, sappiamo che Jimmy cambia spesso gruppo e si sposta con frequenza da una città all’altra, raccontando le sue traversie nelle lettere che scrive al padre rimasto a Seattle.

ROCKSTAR A LONDRA
Ma la storia all’improvviso diventa favola: Hendrix incontra a New York Chas Chandler, bassista del gruppo inglese degli Animals di Eric Burdon, che lo porta, alla fine del 1966, in Gran Bretagna, dove gli cuce addosso la Jimi Hendrix Experience con Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria, la band con cui Jimmy, diventato Jimi, incide il primo singolo: “Hey Joe”.

È il successo, con le attestazioni di stima da parte dell’establishment musicale pop (i Beatles, Mick Jagger, Eric Clapton, Pete Townshend) e un tour in Inghilterra, Germania e paesi Scandinavi.

“Hey Joe” è un vecchio brano blues i cui diritti d’autore furono rivendicati nel 1962 da Billy Roberts. La versione di Jimi Hendrix trova spunto in quella, più lenta, elaborata dal cantante folk Tim Rose, registrata nel 1966 ed erroneamente accreditata come “traditional”.
Hendrix e Chas Chandler avevano assistito più volte alle esibizioni di Rose al Cafe Wha? di New York, locale in cui lo stesso Hendrix ebbe modo di suonare più volte.

Si tratta di un motivo senza ritornello, con una struttura ripetitiva di accordi in maggiore e intervalli di quinta, ma rivela da subito lo stile di Hendrix di quei primi anni e anche, in parte, di quelli successivi: l’essenzialità della formazione, in contrasto con le tendenze all’ampliamento delle orchestrazioni (è l’anno dei rivoluzionari Revolver dei Beatles e Pet Sound dei Beach Boys), la rinuncia ai fiati, tipici del rithm’n blues degli anni americani e anche alle tastiere, il rifiuto dell’uso di una chitarra d’accompagnamento, o ritmica, che rinforzi il tessuto musicale, come nei Beatles e nei Rolling Stones.

UN SOUND “DA GRANDE”
Una musica essenziale? Un sound povero? Tutto l’opposto: In “Hey Joe”, la sequenza degli accordi è serrata, semplice, ma la chitarra di Hendrix non si limita ad accompagnare il cantato, e con una tecnica che in seguito diventa la sua cifra abituale, si lascia andare a scale, riff, abbellimenti, feedback e note tirate allo spasimo, al di sopra del tessuto ritmico del basso e della batteria che, data la struttura della formazione, è al tempo stesso un sottofondo, ma è anche un apporto alla linea melodica. Verrà invece in seguito abbandonato il coro, così evidente in questo brano, e si accentuerà la complessità delle armonie e della scrittura musicale nei lavori successivi.

Un dato che rimarrà costante è invece l’innesto del blues sulla musica pop, intesa come musica bianca inglese, nelle sue varianti, dagli Stones agli Animals agli Who.
Altri rapporti musicali, frutto del gusto di Hendrix, si istituiranno con Dylan, nei cui confronti Hendrix sentirà sempre una sorta di subordinazione intellettuale, fino all’omaggio di All Along the Watchtower.
Su tutto ciò, ci sono la bravura mostruosa (non esiste altro termine) di Hendrix e l’impatto scenico senza precedenti.

Bravura che non è fatta di solo virtuosismo (quello di Clapton o di Gallagher, per intendersi) ma è essenzialmente un dato culturale, che unisce al feeling  una carica emotiva e comunicativa che gli permettono, anche nei brani più classicamente blues, di essere un formidabile innovatore, capace di costruire un suo personale linguaggio musicale che non troverà eredi, ma solo pedanti imitatori.

In “Hey Joe” si intravede già una capacità tecnica eccezionale, unita ad uno studio accurato dello strumento (l’amata Fender Stratocaster suonata sottosopra, essendo Hendrix mancino) e delle sue possibilità tecniche, che elettricità ed elettronica, proprio in quegli anni, stavano ampliando notevolmente.
Anche nei confronti di distorsori, wa-wa e amplificatori colossali, Hendrix sa mantenere una propria misura, padroneggiando questa tecnologia quando altri si lasceranno andare a puri e semplici effetti, dissonanze e prese per il culo, che in seguito saranno etichettati come “musica psichedelica“.

Questa capacità di piegare le nuove possibilità tecniche alle esigenze del proprio linguaggio rimarrà una delle caratteristiche dei successivi album incisi tra il 1967 e il 1968 con gli Experience, Are you Experienced, Axis, bold as love e Electric Ladyland, e porterà Hendrix, in soli due anni, allo stesso livello di gruppi ben più affermati come Beatles e Beach Boys, per quanto riguarda capacità compositive e produzione musicale e, come chitarrista, a soffiare il posto a tizi come Pete Townshend e Eric Clapton.

Morirà a Londra il 18 settembre 1970, per due bicchieri e qualche stupido sonnifero di troppo.

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