JAYNE MANSFIELD IN TUTTI I SUOI FILM

JAYNE MANSFIELD IN TUTTI I SUOI FILM

Attrice dalla fisicità devastante, Jayne Mansfield fu sempre considerata una bionda stupida nonostante fosse, invece, molto intelligente.

Nata nel 1933, mentre ancora frequentava l’Università del Texas vinse diversi concorsi di bellezza, con titoli fantasiosi che includevano Miss Photoflash, Miss Magnesium Lamp e Miss Fire Prevention Week.

Nel febbraio 1955, a 22 anni, apparve sul paginone centrale di Playboy, dove dichiarava un giropetto di 102 cm.
Il fotografo Peter Barsh riuscì al meglio nel non difficilissimo compito di mettere in risalto il suo fisico esplosivo in un servizio che fece raddoppiare il numero di copie vendute dalla rivista.

Ancora oggi è un piacere abbandonarsi davanti allo spettacolo delle sue curve stupefacenti fasciate in improbabili outfit. E dove possiamo godere di questa visione? Attraverso la sua filmografia. Jayne Mansfield girò 24 film nell’arco di 12 anni.
Esaminiamoli brevemente uno per uno.

 

L’adescatrice (Female jungle), 1955

Distribuito dalla American Releasing Corporation e diretto da Bruno Ve Sota, il film racconta dell’omicidio di un attore. Fu girato in economia durante soli sei giorni.
La Mansfield recita la parte di Candy Price, una ragazza vistosa che finisce per avere una relazione con l’assassino.

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Lei non ne è consapevole e quando lo scopre lui la strangola.
Solo il modo in cui maneggia la cornetta del telefono, sdraiata sul divano, fa alzare la pressione agli spettatori.

 

Tempo di furore (Pete Kelly’s blues), 1955

Nel febbraio 1955, appena viste le sue foto su Playboy, i dirigenti della Warner Brothers misero Jayne Mansfield sotto contratto, infilandola subito a forza nel cast di questo musical-noir che ebbe un certo successo.
Lo dirige Jack Webb, che interpreta anche il ruolo del protagonista accanto a una splendida Janet Leigh.

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La Mansfield ha una piccola parte: interpreta una sigaraia dai capelli rossi, con solo poche battute di dialogo. In pratica le viene chiesto che sigarette ha e lei risponde elencando una mezza dozzina di marche.

 

Voi assassini (Illegal), 1955

Questo noir costruito attorno alla carismatica presenza di Edward G. Robinson è il primo film dove Jayne Mansfield ha la possibilità di mostrare le sue abilità canore e musicali.
Interpreta Angel O’Hara, una pianista e cantante di night club che testimonia in tribunale contro l’ex fidanzato.

Seduta al pianoforte, fasciata da un lungo vestito nero che, anche se accollatissimo, non può impedirle di sprigionare la sua sensualità: l’immagine di Jayne si stampa nella memoria dello spettatore.
Il suo personaggio ricevette ottime recensioni, tuttavia, fu immediatamente paragonato ad Angela Phinlay di Giungla d’asfalto, interpretata da Marilyn Monroe. Fu solo il primo di una serie di stucchevoli confronti.

 

La baia dell’inferno (Hell on Frisco bay), 1955

Coprodotto dall’attore Alan Ladd, che nei titoli precede anche a Edward G. Robinson, è un thriller in CinemaScope Warnercolor, con un finale dai toni violenti inusuali per l’epoca.

L’apparizione della Mansfield è di breve durata ma lascia il segno. Fasciata in un sensuale vestito nero, balla con Mario Amato (Perry Lopez) al night club. Oltre a danzare fuma una sigaretta con bocchino in modo estremamente sexy.

 

Gangster cerca moglie (The girl can’t help it), 1956

Il primo film di Jayne Mansfield per la Twenty Century Fox, e anche il suo più grosso successo commerciale.
Si tratta di un musical dove appaiono molti protagonisti della nascente era del rock’n’roll.
Molti critici la ritengono anche la migliore performance cinematografica della Mansfield.

Jayne ha qui l’opportunità di interpretare un personaggio interessante, una ragazza acqua e sapone ignara del potere del proprio sex appeal. L’attrice mette in mostra tutto il suo talento comico.
Il film rese famose le risatine e i gridolini tipici della Mansfield.

 

Fermata per 12 ore (The Wayward bus), 1957

Jayne Mansfield affronta un ruolo drammatico in coppia con Joan Collins, in un film tratto da un romanzo di John Steinbeck, interpretando il ruolo di una giovane sognatrice sensibile e introspettiva.
Il risultato finale conferma che la Mansfield è perfettamente in grado di recitare.

Il suo personaggio è un ex spogliarellista che fa la modella. I critici la descrissero vulnerabile e simpatica. Ancora una volta, però, non poterono evitare di paragonarla a Marilyn Monroe, proprio mentre Jayne stava lottando per liberarsi da questo stereotipo.

 

Lo scassinatore (The burglar), 1957

Lo scassinatore è un noir complesso. Cucinato con tutti gli ingredienti tipici del genere.
Voce fuori campo, flashback, incubi, una brava ragazza portata fuori strada, una femme fatale, ombre spaventose, inquadrature irregolari, dialoghi duri, un poliziotto corrotto, una colonna sonora jazz e belle scene notturne.

Al personaggio interpretato dalla Mansfield si chiede di essere di volta in volta innocente, dura, frustrata, terrorizzata e fragile.
Fondamentalmente, si chiede troppo a una giovane attrice all’inizio della carriera. Meglio accontentarsi delle scene in cui si rotola sulla sabbia della spiaggia coperta solo da un microbikini.

 

La bionda esplosiva (Will Success Spoil Rock Hunter?), 1957

Il pubblicitario Rock Hunter ha l’idea di usare l’attrice Rita Marlowe per reclamizzare un rossetto, ma le cose per lui si mettono subito male.
Qui Jayne Mansfield è davvero a suo agio, in fondo non fa altro che interpretare se stessa. Il personaggio di Rita Marlowe è totalmente costruito sulle sue curve e le sue forme sproporzionate, che diventano anche una critica implicita all’ipertrofia della società dei consumi.

Con i suoi versi e gridolini porta avanti una spietata parodia dell’oca bionda senza cervello, quasi una rivincita nei confronti di Marilyn Monroe.
Jayne Mansfield ne mette in scena la versione spinta all’eccesso e debordante, la bomba del sesso che tutti i maschi desiderano.

 

Baciala per me (Kiss them for me), 1957

Durante la Seconda guerra mondiale tre ufficiali della marina statunitense ottengono un congedo di pochi giorni che passano a San Francisco tra donne seducenti, volgari truffatori e locali notturni.
Qui la Mansfield è la protagonista accanto al grande Cary Grant. Poteva essere l’occasione buona per il suo ingresso ufficiale nello stardom hollywoodiano. Non fu cosi.

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La sceneggiatura è piena di buchi che non gli permettono di scorrere con fluidità. Grant, che sembra avere preso l’impegno sottogamba, recita svogliatamente senza il necessario brio.
Jayne Mansfield comincia a ripetersi. Più che una caricatura di Marilyn comincia ad apparire una caricatura di se stessa. La sua comicità appare volgaruccia e il suo personaggio privo di gusto.

 

La bionda e lo sceriffo (The sheriff of fractured jaw), 1958

In questa commedia western diretta da Raoul Walsh la Mansfield è la protagonista accanto a Kenneth More.
Non sembra però molto a suo agio nei panni di Kate, la sfacciata proprietaria del saloon. Il suo personaggio è volitivo e deciso, l’esatto contrario di Jayne.
M
A guardarla appare meravigliosamente sopra le righe, con gli abiti che ne esaltano la figura esplosiva e le forme che lasciano senza fiato nonostante fosse al terzo mese di gravidanza.
Non è altrettanto brillante nella interpretazione e si ha quasi la sensazione che le sue pause non siano indicate dalla sceneggiatura, ma piuttosto che stia cercando di ricordarsi le battute.

 

Londra a mezzanotte (Too hot to handle), 1960

Dopo aver partorito il secondo figlio, nel dicembre del 1958 Jayne Mansfield si prese qualche mese di pausa. Fino all’agosto del 1959, quando iniziò le riprese di uno strampalato neo-noir girato a Londra da Terence Young.
Dei sei film realizzati per la Twenty Century Fox solo Gangster cerca moglie aveva ottenuto incassi soddisfacenti. Così la Fox la prestò a una produzione straniera, mentre aspettava di avere tra le mani un soggetto adatto a lei.

Questo film è solitamente ricordato come l’inizio della discesa dell’attrice nel mondo delle produzioni a basso budget. Dal punto di vista visivo, però, Jayne è in forma strepitosa.
Indossa vestiti trasparenti che lasciano poco all’immaginazione e si esibisce in numeri musicali suggestivi. I fotogrammi più audaci finirono dritti sulle pagine della rivista Playboy.
La censura americana pretese numerosi tagli, prima di dare via libera al film.

 

Le rotaie della morte (The challange), 1960

Girato anche questo in Inghilterra, come il precedente è un noir di serie B dove la Mansfield interpreta il boss di una banda di rapinatori.

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All’inizio il film ci provoca un piccolo schock presentandoci una Jayne Mansfield mora. Indossa pure pochi vestiti, ma questa non è una novità. È la prima volta che l’attrice appare in topless in alcune scene.

Gli amori di Ercole, 1960

Dopo l’Inghilterra, Jayne Mansfield vola in Italia per interpretare un peplum senza capo né coda. L’attrice si batte con la produzione perché la parte del protagonista sia data a suo marito, il culturista professionista Mickey Hargitay, e ci riesce.

La fisicità della Mansfield è debordante, ma nemmeno lei riesce a salvare questo film assolutamente mediocre.

 

Testa o croce (The George Raft story), 1961

Jayne ritorna in America per la Allied Artists in un film biografico sull’attore e ballerino George Raft, che si esibiva al Dreamland Casino di New York negli anni venti.
Il nome del personaggio della Mansfield è Lisa Lang, basato sulla figura di Betty Grable, la pin up più famosa degli anni quaranta.

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Jayne infonde nel personaggio il proprio umorismo e la propria personalità. Appare nel film solo per venti minuti. Entra in scena dopo oltre un’ora e si esibisce cantando e ballando con l’abito che Marilyn Monroe indossava nel film A qualcuno piace caldo.

 

Accadde in Atene (It happened in Athens), 1962

Si tratta dell’ultimo film girato dalla Mansfield per la Fox e con un alto budget.
Girato quasi interamente in Grecia, il film è basato sulla storia vera di un giovane greco privo di allenamento che sconfisse tutti gli altri atleti nella prima maratona olimpica del 1896.

Il film, che fu un notevole insuccesso commerciale, è ricordato unicamente per la performance della Mansfield. La quale, oltre a indossare una serie di succinti costumi, mette in mostra una notevole verve comica.

 

Heimweh nach St. Pauli, 1963

Sono anni di vagabondaggio per la Mansfield, che dopo l’Inghilterra e l’Italia approda in Germania per raccontare la storia di un cantante tedesco. Questi, dopo aver riscosso enorme successo negli Stati Uniti, torna dove è nato, il quartiere St. Pauli di Amburgo.

La Mansfield interpreta la star femminile di uno show televisivo. Anche se le sue linee appaiono un po’ appesantite e la parodia di Marilyn quantomeno inopportuna, visto la recente morte dell’attrice, riesce comunque a essere sexy.

 

Promesse, promesse (Promises, promises), 1963

Sulla locandina campeggia in bella vista la frase: “Questo è il primo film dove appaio completamente nuda!”. È vero.
Il film parla di due coniugi che si imbarcano per una romantica crociera sull’oceano, dove cercheranno di avere un bambino.


Il film inizia con Jayne Mansfield immersa, naturalmente nuda, in un mare di schiuma nella vasca da bagno. Una scena rimasta impressa nell’immaginario collettivo. I fotogrammi migliori sono stati acquistati da Playboy, che li ha pubblicati su un numero che è subito diventato tra i più venduti di sempre.
Qualche critico maligno sostiene che dopo il terzo nudo della Mansfield, al minuto 6.45, non c’è ragione per insistere nella visione del film.

 

Panic button… operazione fisco! (Panic button), 1964

La Mansfield torna a Roma per girare un nuovo film. Sui titoli di testa appare la dicitura: “Un film di George Sherman diretto da Giuliano Carnimeo.
Per coprire un’evasione fiscale, due fratelli decidono di simulare un deficit della loro azienda. Ingaggiano un attore ormai spompato, Maurice Chevalier, e investono soldi in un film da cui si attendono un totale fallimento, ma che finisce per venir premiato al Festival di Venezia.

Trascinante è solo la scena dove la Mansfield si scatena in un indiavolato twist.
Per il resto la pellicola è nota soprattutto per la relazione amorosa che la Mansfield ebbe con Enrico Bomba, uno dei produttori del film.

 

L’ora di uccidere (Einer frisst den anderen), 1964

Una coproduzione Germania, Italia e Liechtenstein diretta a sei mani da Ray Nazarro, Gustav Gavrin e Richard Cunha. Un sacco di gente per realizzare un B movie a bassissimo costo ambientato in Iugoslavia.

Poche sono le scene memorabili. Tra queste rimane impressa quella con la Mansfield in baby doll sdraiata languidamente sul letto mentre una montagna di soldi le piove addosso dall’alto.

 

L’amore primitivo, 1964

Nella parte finale della sua carriera la Mansfield si trasforma da regina di Hollywood a regina del trash. Sempre di regina si tratta, comunque.
In questo film di produzione italiana interpreta una bella antropologa che mostra a un professore un documentario da lei girato, il quale mostra come le usanze del maschio non siano mai cambiate nei secoli.

A fare da spalla all’attrice americana i due comici italiani del momento: Franco e Ciccio.
Due le scene da salvare: l’arrivo della prosperosa antropologa in albergo all’inizio del film e il doveroso spogliarello finale sulle note di Piccatura, cantata da Peppino di Capri.

 

The Fat Spy, 1966

La vita della Mansfield sta passando un periodo turbolento. Nel maggio 1963, stanco dei continui tradimenti, Mickey Hargitay divorzia dalla moglie, ma il giudice non lo ritiene valido poiché è avvenuto in Messico.
Nel gennaio del 1964, dopo che i due sembrano essersi riappacificati, Jayne dà alla luce una figlia. Nell’agosto dello stesso anno, però, la situazione precipita e i due riescono finalmente a ottenere un divorzio valido.


Nell’estate del 1965 Jayne Mansfield torna sulle scene per girare una sgangherata parodia ambientata a Cape Coral, in Florida. Il risultato finale, stando a Rotten Tomatoes, è il film dell’attrice con il punteggio più basso: uno striminzito 29%!
Spesso definito un film di “serie Z”, è incluso in una classifica dei 50 peggiori film di sempre.
La Mansfield è ingrassata e non vederla mai in bikini in un beach movie appare veramente strano. Si limita ad apportare una nota di colore, apparendo in improbabili completini rosa azzurrini e verdi.

 

Las Vegas Hillbillys, 1966

Woody (Ferlin Husky) eredita uno squallido casinò a Las Vegas: Mamie Van Doren e Jayne Mansfield lo aiutano a ravvivare il posto.
La tristezza di questo film è quella di appoggiarsi completamente su due sex symbol in fase calante, le quali non possono far altro che ripetere l’ennesima parodia di loro stesse.

Le due ex star non appaiono mai insieme nella stessa scena. La rivalità tra loro era ancora ai massimi livelli. Sorprendentemente la Mansfield riesce comunque a essere iconica quando scende da una Cadillac tutta fasciata in un trashissimo vestito rosa, con in braccio un gatto soriano bianco.

 

Una guida per l’uomo sposato (A Guide for the Married Man), 1967

In questo film di Gene Kelly la Mansfield appare solo in un cameo di pochi minuti, che però rappresenta il punto focale dell’intreccio.
Un uomo convince il proprio migliore amico a tradire la moglie con il personaggio interpretato da Jayne, Irma. Qui la Mansfield dà prova di un discreto talento comico. Era il film che la riportava alla Fox, dove aveva vissuto gli anni dei maggiori successi. In un certo senso il cerchio si chiudeva.

 

Single room furnished, 1968

Jayne Mansfield nella sua ultima apparizione sullo schermo interpreta tre incarnazioni della stessa donna, che affronta l’essere single in una grande città in modi diversi.
Passa da una ragazza innocente con gli occhi spalancati in cerca di amore, a una moglie incinta abbandonata fino a una prostituta.

Il film, diretto dal suo terzo marito Matt Cimber, che si firma Matteo Ottaviano, è un po’ triste ma non brutto. In alcune sequenze la Mansfield sembra persino capace di affrontare una recitazione drammatica.
Il film uscirà a un anno dalla morte della attrice in un incidente automobilistico, avvenuta il 29 giugno 1967 ad appena 34 anni.

 

 

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