JACK RYAN, L’ESTETA SESSUOMANE CHE CREÒ BARBIE

JACK RYAN, L’ESTETA SESSUOMANE CHE CREÒ BARBIE

Seni che sfidano la forza di gravità, fianchi stretti, spalle larghe, una faccia da bambina sensuale, con labbra imbronciate rosso vivo e occhi sexy da cerbiatta. Sembra più la protagonista di un film erotico, che uno dei giocattoli per bambine più venduti di sempre.
Del resto l’uomo che nel 1959 disegnò la Barbie, il geniale ingegnere della Mattel Jack Ryan, era quello che una volta si sarebbe definito un libertino.

JACK RYAN

 

Nato nel 1926, dopo un’esperienza nella progettazione di missili militari, negi anni cinquanta Jack Ryan divenne designer dei giocattoli Mattel.
In azienda assumeva donne giovani e belle perché credeva che i suoi collaboratori sarebbero stati più creativi. Jack diceva: “Perché pensi che gli aerei di linea abbiano hostess così carine? Fanno rilassare le persone, distoglie la mente dalla paura di volare”.

“Sentiva che gli uomini danno il loro meglio se c’è una bella donna in mezzo a loro”, racconta Nancy Hudson. All’epoca una vivace e abbronzata donna divorziata dai lunghi capelli biondo platino di 29 anni, che come segretaria di Ryan era solita indossare minigonne e tacchi alti.

Jack Ryan con la sua seconda moglie, l’attrice Zsa Zsa Gabor

 

Non gli interessava che le segretarie sapessero davvero scrivere e stenografare, guardava altre cose. Jack Ryan adorava Nancy, anche se lei giurò sempre che non ebbero mai una relazione. Diventarono però “amici stretti” durante i suoi sette anni alla Mattel.

Gwen Florea, la prima “voce” di Barbie, è un altro esempio della filosofia di Ryan. Era un’aspirante attrice e comproprietaria di un rumoroso bar di Santa Monica, quando qualcuno la vide ballare a piedi nudi sul bancone al ritmo della musica di “The Stripper”.

JACK RYAN

 

Indossava ridottissimi hot pants in jeans e un top rosso, che a malapena le nascondeva i seni ballonzolanti. Sembrava una bambola Barbie che avesse preso vita. Jack andò a vederla in azione e la assunse immediatamente per lavorare nello studio di registrazione e nel laboratorio di acustica della Mattel. Ryan la voleva alla Mattel non solo per il suo aspetto, ma anche perché aveva concepito un sistema audio che portò alla realizzazione della prima Barbie parlante nel 1968.

Molti anni dopo, Florea ricorda ancora chiaramente lo sguardo con gli occhi spalancati sui volti dei designer e ingegneri della Mattel quando si presentò per il suo primo giorno di lavoro: “Tutti pensarono che fossi lì per infilarmi nei pantaloni di Jack”.

JACK RYAN

 

“La Mattel era un vero puttanaio a quei tempi”, ricorda Derek Gable, successivamente uno dei creatori della serie Masters of Universe. “Del resto erano i tempi del libero amore, l’Aids ancora non aveva fatto la sua comparsa”.

Jack Ryan dava centinaia di party ogni anno nella sua villa di Bel Air. Erano baccanali pieni di prostitute, cocaina, giocolieri, indovini, acrobati e ballerine. Ryan aveva acquistato nel 1963 la villa di Warner Baxter, il primo a vincere l’Oscar come miglior attore per il ruolo di Cisco Kid nel film Old Arizona (1928).

Una casa di 6000 metri quadrati che Ryan trasformò in una via di mezzo tra la Plaboy Mansion e il Neverland Valley Ranch. Fino al 1977, anno in cui Ryan dovette venderla per problemi economici, era chiamata la “casa delle orge”.

La casa di Jack Ryan a Bel Air (California)

 

Jack Ryan era ossessionato dalla perfezione fisica che era riuscito a realizzare con Barbie. Il suo amico Stephen Gnass spiega: “Quando Jack parlava della creazione di Barbie era come ascoltare qualcuno che raccontava un’avventura sessuale”. Ryan inseguiva il sogno impossibile di ricreare quella perfezione anche nella realtà.

Linda Henson, che Ryan sposò nel 1979, era una bellezza straordinaria. Ricorda Nancy Hudson: “Era l’immagine di Biancaneve: la pelle bianca come la neve, i capelli neri come l’ebano, gli occhi azzurri come il cielo. Era più alta di Jack e aveva una figura a clessidra”.

Tuttavia non era abbastanza perfetta per Ryan, che aveva criteri impossibili per le sue donne. Uno di questi era che avessero gambe lunghe e tornite come Barbie. Le gambe della Henson erano lunghe, ma non abbastanza modellate, quindi Ryan la mise in mano a un personal trainer che le impose esercizi per sviluppare i muscoli del polpaccio.

JACK RYAN

 

James Miner, un ingegnere amico di Jack Ryan, racconta che un giorno gli presentò una giovane impiegata della Mattel che Ryan aveva “migliorato esteticamente” dalla testa ai piedi secondo le sue specifiche, che includevano ricostruzione facciale, aumento del seno e vaginaplastica. Allo stesso tempo, Ryan aveva ridisegnato il sedile del passeggero di una delle sue Rolls-Royce in modo da potersi accoppiare con lei in tutta comodità.

A Jack piaceva che le donne intorno a lui fossero magre, irrealisticamente magre come Barbie, quindi alla Mattel suggerì a tutti di iniziare a prendere pillole dimagranti.

 

Se Jack Ryan, nella sua follia, aveva costruito un team creativo ineguagliabile che aveva reso la Barbie uno dei giocattoli più venduti di sempre, la sua condotta fuori dalle righe finì per esasperare Ruth Handler, moglie del co-fondatore della Mattel Elliott Handler.

C’erano anche motivazioni economiche. Sempre cauti con i soldi, gli Handler non avevano offerto a Ryan uno stipendio, preferendo dargli l’uno e mezzo per cento delle vendite lorde di Mattel. È stata una decisione di cui con l’arrivo di Barbie si sarebbero pentiti: tre anni dopo la creazione della bambola l’accordo portò Ryan a guadagnare più di 750mila dollari all’anno.

Ruth ed Elliott Handler, proprietari della Mattel

 

Nel 1970 gli Handler smisero di riconoscere a Jack Ryan la percentuale pattuita dando così inizio a una lunga ed estenuante controversia legale, che finì con un accordo extragiudiziale (probabilmente con una grossa somma una tantum versata al creatore).

Dopo aver avuto un ictus nel 1989, Jack Ryan si è suicidato nel 1991 a 64 anni.

 

 

2 commenti

  1. Spesso si dice che molte bambine abbiano sviluppato un rapporto problematico con il proprio corpo proprio a causa di Barbie.

    Quanto c’è di vero ?

  2. Non condivido le “cattiverie” che certe femministe incazzose dicono di Barbie. A me è sempre piaciuta molto e la considero “un bel ideale femminile”. Oltre a un ideale di emancipazione proprio per le donne, indipendenti e moderne. In pratica Barbie significò, secondo me, un po’ la stessa cosa che rappresentò Brigitte Bardot nel cinema nel 1957-58. Pur non avendo mai avuto la tentazione di collezionarle, e lo dico da uomo assolutamente eterosessuale, in un certo senso “capisco” coloro che lo fanno, che possa cioè essere una bella ed affascinante collezione.

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