INTERVISTA A LEVENT CAKIR, L’ATTORE DI ZAGOR

INTERVISTA A LEVENT CAKIR, L’ATTORE DI ZAGOR

“Molti film trash turchi meritano di ricevere un amichevole rispetto, non una forma superficiale di derisione”.
Levent Cakir

Intervista a Levent Cakir, action star turca e stuntman, lo Zagor del cinema.

L’attore turco Levent Cakir ha interpretato molti film, ma in Italia ne abbiamo sentito parlare solo per la sua interpretazione di Zagor in due pellicole “apocrife” di inizio anni settanta.
Parlare con Levent Cakir significa scoprire un mondo cinematografico sconosciuto per noi italiani, ma anche parlare dei fumetti, di come possano influenzare intere vite e di come riescano a creare legami di amicizia tra persone provenienti da paesi diversi.

Ci sono alcune persone che desidero ringraziare per questa intervista. Ovviamente lo stesso Levent Cakir per la sua gentilezza e disponibilità, raramente ho visto qualcuno mettersi a nudo con una tale partecipazione, trasmettendo una passione così totalizzante.

Poi devo ringraziare l’amico Tom, che mi ha fornito molti spunti interessanti, e il giornalista ed esperto di cinema turco Ali Murat Guven, il cui apporto è stato fondamentale per la riuscita dell’intervista.
Tra le altre cose, Guven mi ha inviato tante immagini stupende, mi dispiace di non averle usate tutte.

INTERVISTA A LEVENT CAKIR, L'ATTORE DI ZAGOR

 

Levent Cakir, quali sono stati i tuoi inizi nel mondo del cinema?

Mio padre è morto nel 1952, quando ero un bambino di appena due anni. Quindi, non ricordo nemmeno come fosse la sua faccia. So solo che è andato nella Turchia orientale per svolgere il servizio militare. Era in artiglieria ed è rimasto ucciso accidentalmente durante un’esercitazione sul campo. Le condizioni naturali sono molto difficili in Anatolia, soprattutto nei periodi invernali.
Alcuni suoi amici del servizio militare mi hanno detto che è morto in una giornata molto nevosa a causa di un errore di calcolo. Il proiettile sparato da un mortaio è caduto vicino a una squadra che è andata completamente sterminata.
Il suo corpo è stato sepolto in un cimitero nella città di Erzurum, nell’Anatolia orientale. Molti anni fa ho visitato Erzurum, ma non sono riuscito a trovare la sua tomba. Non c’erano abbastanza informazioni nei registri militari
Quando mio padre è morto mia madre era incinta di mio fratello, aspettando pazientemente che suo marito tornasse a casa. Dopo la sua perdita, avvenuta quando era ancora molto giovane, la mamma non si è risposata e mi ha cresciuto tra infinite difficoltà.
Pertanto devo tutto a quella povera donna. È ancora viva, ma è molto anziana e malata. Sto cercando di renderla felice negli ultimi anni di vita.
Sono nato a Edirne, un’antica città situata al confine con la Bulgaria. Vi si possono trovare molti tesori architettonici dell’era dell’Impero ottomano. Ma le possibilità di trovare un buon lavoro sono molto limitate. Una tipica città di campagna.
La prima volta che ho assistito alla proiezione di un film andavo alla scuola elementare. Un vecchio proiezionista itinerante era arrivato nella nostra città. Ha preparato un proiettore da 16 mm all’esterno della scuola e ha proiettato un film turco in bianco e nero sul muro color bianco sporco dell’edificio.
Devo aver avuto 7 o 8 anni: questa è stata la mia prima esperienza cinematografica.
Sono rimasto ipnotizzato quando ho visto quella macchina magica e il suo fascio di luce.
In passato alcuni proiezionisti visitavano i villaggi e le città lontane dell’Anatolia con i loro camioncini. Avevano proiettori portatili da 16 mm e alcune bobine di pellicola. Due giorni di spettacolo in un villaggio, poi in un altro…
In questo modo, la gente delle città povere riusciva ad avere la possibilità di godersi la visione di alcuni film con una piccola spesa. Come schermo di questi spettacoli itineranti veniva generalmente utilizzato il muro di un edificio (di solito scuole o moschee).
Diventato adolescente, volevo scappar via da casa e andarmene a Istanbul, la città dell’avventura, dell’arte e del commercio. L’ho fatto davvero a soli 15 anni. A Istanbul ho incontrato alcuni artisti circensi: una vecchia funambola (una donna!) mi ha preso come apprendista. Così, in soli due anni sono diventato un talentuoso acrobata all’interno di questo gruppo.
Siamo andati in varie città per svolgere spettacoli circensi e gare di vario tipo.
Poi, un giorno del 1966, andai a passeggiare per le strade del quartiere Beyoglu di Istanbul… Beyoglu, specialmente la via chiamata Yesilcam (“dei pini verdi”), era il cuore dell’industria cinematografica turca. C’erano dozzine di uffici di produzione. Qualcuno mi ha fatto un cenno mentre attraversavo la strada di Yesilcam: “Ehi, giovanotto, vieni qui! Avvicinati!”.
Era un signore anziano e affascinante. Si è presentato come produttore cinematografico, mostrandomi la carta d’identità, e ha detto: “Il tuo viso e il tuo corpo sono adatti per i film d’azione. Specialmente i tuoi muscoli… sei uno sportivo, per caso?”.
Gli ho parlato del circo nel quale lavoravo e della mia professione di acrobata. Felicissimo, ha aggiunto: Vieni nella nostra società di produzione il più presto possibile, figliolo. Diventerai un brillante stuntman, una comparsa, probabilmente in futuro potrai diventare anche un popolare attore dei film d’azione!.
Dal 1966 al 1970 ho lavorato in dozzine di film come stuntman di alcune attori dei film d’azione turchi, tra cui la leggenda del cinema turco Cüneyt Arkın.
L’anno 1970 rappresenta una pietra miliare nella mia carriera. Hasan Tual, produttore della compagnia Tual Film, mi ha offerto di interpretare il personaggio principale in due diversi film su Zagor: un adattamento del fumetto italiano.
Ho accettato l’offerta e ho così recitato in Zagor: Kara Bela (Il criminale nero) e Zagor: Kara Korsan’ın Hazineleri (Il tesoro del Pirata Nero).

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Questi film a basso costo in bianco e nero mi hanno fatto conoscere nell’industria cinematografica turca e sono diventato una star all’inizio degli anni settanta.
In seguito girai oltre 120 film per il cinema, quasi 50 film e serie per la tv. Ancora oggi recito per film televisivi, ma generalmente nelle parti di vecchi saggi, di nonni, di religiosi, veterani di guerra eccetera.
Il mio vero nome è Sükrü Ocak… Ma per l’ambiente di Yesilcam non era un “nome artistico“. Il produttore Hasan Tual ha cambiato il mio nome in “Levent Cakir” prima che cominciassero le riprese di Zagor.
Mi ha detto che era più impressionante per il pubblico. Levent significa marinaio di una nave militare della marina ottomana. Cakir significa uomo dagli occhi azzurri. Come in effetti sono i miei occhi.

 

Com’era lavorare nell’industria cinematografica turca?

Non dirò mai che rimpiango quel crudele sistema di produzione. Questo sistema mi ha reso una star locale: milioni di persone mi conoscevano e mi apprezzavano. A volte questa fama ha anche attraversato i confini nazionali.
Ho incontrato persone piacevoli, ho lavorato con loro, visitato molti paesi, vinto premi e ho fatto interessanti esperienze professionali. Ma le condizioni economiche e tecniche del cinema turco degli anni sessanta erano terribili.
Nessuna sicurezza, nessun effetto speciale, niente stunt esperti, nessun requisito tecnico minimo… In molti progetti, abbiamo rischiato di morire lavorando. Si può saltare da 15 metri di altezza verso un terreno in cemento armato? Probabilmente no… Invece io e molti dei miei amici stuntman siamo saltati da ponti, tetti, treni e autobus in condizioni incredibili e primitive.
Non dimenticherò mai il mio caro amico Metin Yankı. Metin era uno stuntman e un acrobata. In un film a basso budget è caduto accidentalmente da un tetto ed è morto in un istante. Si è rotto il collo. Non c’erano requisiti di sicurezza nei luoghi delle riprese.
Oggi nessuno nel settore conosce il nome di Metin, ma la sua ragione di vita era l’amore per il cinema. Ci sono dozzine di eroi senza nome nella storia di via Yesilcam. Io sono stato solo un po’ più fortunato degli altri perché sono ancora vivo. Con le mie tante ossa rotte e tutti i miei malanni!
Inoltre il sistema di pagamento per attori e tecnici era caotico. Quando un film veniva finito speravamo tutti che avesse successo commerciale. Perché alttimenti il produttore non avrebbe avuto soldi da darci. Di solito spendeva tutto durante le riprese e dovevamo aspettare il periodo di uscita in sala per ottenere lo stipendio! Molte settimane, mesi, a volte anni dopo…
Adesso ho settanta anni e dopo 120 film d’azione non dispongo nemmeno della previdenza sociale. Ho bisogno di parecchi soldi ogni volta che vado in ospedale. Immagina la posizione di uno stuntman-attore di Hollywood dopo 54 anni nel settore. Se non lavoro rimango senza soldi ancora adesso…
Via Yesilcam era come una crudele bella ragazza bionda, una vera e propria femme fatale. Ci ha ipnotizzato, ha affascinato molti di noi della nostra generazione. E ha succhiato il nostro sangue come una vampira.
Dopo tutte queste cose infelici e dopo inifiniti problemi economici mi considero davvero pentito? Probabilmente no. La bionda era così seducente. Mi ha consumato, ma sono ancora felice di fare l’amore con lei!
Recitare è una grande professione. È una passione senza pari nonostante i pochi soldi che mi ha dato.

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All’epoca l’industria cinematografica turca ha realizzato numerosi film su personaggi a fumetti stranieri senza rispettare le leggi sul copyright

Negli anni sessanta in tutto il settore esistevano solo quattro o cinque studi di produzione seri e di grosse dimensioni. Tutte le altre erano piccole compagnie del genere one-man army.
Un produttore amante del cinema d’azione, una segretaria, un piccolo ufficio, alcuni arredi… e questo è tutto! Non c’erano grossi budget, non c’erano attrezzature professionali, nessun esperto di effetti speciali, nessuna grande troupe per la produzione.
Si poteva contare solo su una profonda passione e su alcune persone coraggiose. I produttori ci chiamavano e dicevano: Stiamo per iniziare a girare un nuovo western. Fatevi trovare pronti per domani mattina!”.

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La troupe s’incontrava all’interno di una caffetteria in via Yesilcam e partivamo tutti in un minibus Volkswagen. Per effettuare le riprese ci recavamo in una location naturale e per simulare gli scenari dell’Arizona sceglievamo la zona della Cappadocia, nell’Anatolia centrale. Le scene caratteristiche venivano girate nel quartiere portuale di Beykoz a Istanbul. Per i film che invece necessitavano di strutture scientifiche, utilizzavamo i vecchi edifici industriali situati alla periferia di Istanbul.
C’era soltanto un vecchio modello di fotocamera Arri a 35 mm, un cameraman, un minimo di troupe per le luci, il regista e gli attori. A mezzogiorno mangiavamo panini economici. Si può recitare per 15-18 ore sotto il sole con solo un hamburger nello stomaco? Io l’ho fatto molte volte… Nessun paramedico, nessuna sicurezza. C’erano molti pericoli e dovevi lavorare con il cuore.
Perché in Turchia la pellicola cinematografica era costosissima, soprattutto a colori. La Turchia era estremamente povera nei primi anni settanta e il governo imponeva tasse troppo alte sui materiali cinematografici.
Un regista doveva lavorare con un massimo di 3500 metri di pellicola. La lunghezza per un lungometraggio è di 3200 metri di pellicola, di conseguenza avevamo a disposizione solo 200-300 metri di pellicola da 35 mm per rifare le scene che non andavano bene!
In queste condizioni, fare cose come ordinare una colonna sonora originale o pagare le partiture originali di Hollywood, creare effetti speciali oppure rispettare i diritti legali dei fumetti stranieri erano assolutamente impossibili per noi.
Eravamo come dei bambini che volevano guidare una Ferrari, con padri poveri. Così abbiamo preso le auto Ferrari dei ricchi per compiere un breve viaggio.
Per i due film su Zagor degli anni settanta ho guadagnato in totale 10.000 lire turche. Quando molti anni dopo ho incontrato Gallieno Ferri, il creatore italiano del personaggio di Zagor, durante la sua visita a Istanbul, lui mi ha posto la seguente domanda: “Levent, quanti soldi ti hanno pagato per i due film negli anni settanta?”.
La somma corrispondeva a 5mila euro di oggi. Ferri è sobbalzato quando ha sentito l’ammontare del mio compenso.
Non eravamo ladri. Nel cinema turco eravamo persone coraggiose, di buon cuore e positive. Ci piaceva davvero fare film. Ma non potevamo permetterci di pagare i diritti ai compositori, registi, sceneggiatori europei e americani. Perché in quell’epoca era impossibile.
Mentre ai nostri giorni i produttori di una popolare serie televisiva turca (è successo un paio di anni fa) si sono rivolti a Ennio Morricone per chiedergli il permesso di usare alcune parti della colonna sonora del film C’era una volta in America. Morricone ha accettato e il suo agente ha chiesto 100mila euro per la concessione del riutilizzo in uno spettacolo televisivo turco. I produttori turchi hanno immediatamente pagato la somma.
Oggi tutto è legale nell’industria televisiva e cinematografica turca: filmati, colonne sonore, sceneggiature. Ma, allo stesso tempo, nessuno fa più un secondo Bedmen o un secondo Zagor! È stato un momento folle che si è concluso.
I nostri film al giorno d’oggi sono diventati pezzi di antiquariato.

 

 

A proposito, Levent Cakir, sei particolarmente noto per il tuo Batman, puoi dirci qualcosa su questo film?

Il produttore non ha voluto scrivere il nome corretto di Batman nel titolo del film perché gli americani avrebbero potuto ucciderci! Nonostante l’atmosfera caotica che si respirava nel cinema turco, capivamo che Batman era un marchio importante.
Così, il produttore ha deciso di scrivere Bedmen sul titolo stampato nei manifesti. Utilizzando la pronuncia in lingua turca. Così ci saremmo potuti salvare dalla furia degli avvocati americani.
Dopo aver “risolto” così i problemi legali, abbiamo realizzato il film. Un tipico action turco a zero budget. Tutta la forza del film stava nei nostri spettacoli acrobatici e in alcune pericolose sequenze d’azione. Quelli erano tutti gli effetti speciali!
Nonostante lo scarso livello artistico e tecnico, il pubblico lo ha apprezzato molto tra il 1972 e il 1973. Ma di quel set non conservo un buon ricordo. Per tutti noi è stato un dramma. Le condizioni di lavoro erano terribili… ma ero giovane e le accettavo. Oggi non accetto e non voglio più vivere esperienze così stupide.
Il suo costo totale, calcolato con il potere di acquisto odierno, è stato probabilmente di circa 300mila euro.

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Dei film di Zagor cosa ricordi?

Come ti ho detto prima, Zagor era un progetto della Tual Film, la casa di produzione di Hasan Tual. Mi ha invitato a presentarmi nel suo ufficio all’inizio del 1970 e mi ha detto: “Sei un ragazzo fatto apposta per i nostri nuovi film di Zagor!”. Questo è stato il mio primo ruolo da protagonista e l’ho accettato con grande divertimento.
La location delle  riprese è stata la città di Antalya, la riviera turca affacciata sul Mar Mediterraneo. Splendido mare, montagne rocciose, foreste … C’era tutto per un bel western. Abbiamo realizzato i due film in contemporanea.
Un giorno alcune riprese del primo film, il giorno successivo alcune scene per il secondo. Abbiamo completato le riprese in circa due mesi alloggiando in un hotel economico vicino al  mare. I falegnami dell’azienda hanno costruito alcune case in stile western, una sarta ha realizzato tutti i costumi per il film e poi li ha spediti via cargo ad Antalya.
In realtà questi due film meritavano di essere realizzati a colori, ma Hasan Tual era senza soldi e il massimo che poteva permettersi per le riprese era di acquistare pellicole in ​​bianco e nero di seconda classe da 35 mm realizzate in Russia.
Nonostante tutti gli aspetti tecnici e artistici di basso profilo, ai fan di Zagor, specialmente ai miei amici italiani, i due film sono piaciuti. Perché dopo di noi nessuno ha più realizzato film su Zagor.
Nel 2010, alla Fiera internazionale del libro di Istanbul, il creatore di Zagor, Gallieno Ferri e i suoi allievi, la seconda generazione di disegnatori di Zagor, li hanno visti insieme, poi lui mi ha fatto i complimenti. È stato un grande momento per me, quaranta anni dopo.

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Conoscevi bene i grandi attori dell’epoca, come Cüneyt Arkın?

Cüneyt Arkın è una grande star. Non solo per quanto riguarda il cinema turco: per me è una stella dell’action internazionale. Nella vita reale era un medico, ma a un certo punto ha preferito lo schermo e ha dato tutta la sua vita al cinema turco.
Se fosse nato negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, sarebbe potuto diventare l’uomo più ricco dell’industria cinematografica occidentale. Ma adesso vive a Istanbul come un qualsiasi padre di famiglia della middle class.
Io e tutta la comunità degli stuntmen in Turchia lo rispettiamo tantissimo. Lui è il maestro di tutti noi. In uno dei suoi film ha rischiato di perdere la mano destra. Perché, durante una scena in cui cavalcava, un cavallo imbizzarrito ha cercato di buttarsi dentro una finestra che aveva un vetro “vero”.
Come sai, questi oggetti di scena a Hollywood o a Cinecittà sono fatti di zucchero. Ma quel vetro era reale e molto spesso. Il vetro gli ha tagliato profondamente tutte le dita della mano destra.
Come sempre non c’era nessuna protezione medica sul set. È andato in ospedale con la propria auto mentre sanguinava orribilmente e ha istruito i giovani medici su come fare a suturargli le dita una a una. Dopo tre giorni, è tornato sul set! Perché il produttore era in una situazione drammatica a causa della pausa e lui non poteva abbandonarlo. Nessun attore americano potrebbe fare questo tipo di sacrifici. È un vero eroe, una leggenda del cinema turco. Nessuno può amare e darsi da fare per il cinema d’azione come Arkın.
Ho lavorato come stuntman e comparse in molti dei suoi film heroic fantasy.
In seguito, ho recitato come special guest star assieme a lui in alcune produzioni ad alto budget degli anni settanta. Lavorare con lui rappresenta un grande orgoglio per ogni stuntman e attore turco. Lo chiamiamo Cuneyt Baba (“Papà Cuneyt”).
Gli auguro una vita lunga e sana. Se amate Cuneyt Arkın, significa che amate davvero il cinema.

 

Vi siete anche divertiti a girare questi film?

Come detto prima, la storia del cinema turco è fatta di commedie e di tragedie allo stesso tempo. Abbiamo lavorato ai film con grande passione, ma in condizioni economiche e tecniche primitive. Alcuni colleghi sono morti sul set, altri sono diventati alcolizzati. Quando sono morti, nessuno è andato al loro funerale.
Il novanta per cento della comunità cinematografica turca non riusciva a guadagnare abbastanza denaro per i suoi sacrifici. I re, i signori del denaro di questo settore erano alcuni produttori furbi, tutto qui. Eravamo come schiavi. Questi magnati sfruttavano il nostro profondo amore e la nostra fedeltà al cinema.
Oggi, quando si guarda un vecchio film a basso costo del mio paese, spesso si vedono effetti speciali primitivi e pessime recitazioni. Ma tu e tutti voi che state leggendo dovete guardarli alla luce di informazioni aggiuntive. Cioè che la gente che recitava in quelle storie si trovava in una posizione lavorativa peggiore di un uomo che pulisce le strade di Helsinki!
I registi mi ordinavano “Salta dal treno!”, e io saltavo. “Salta dal ponte!”, io saltavo. “Entra nel fuoco!”, entravo nelle fiamme. Credevamo che il cinema fosse la nostra religione e ne siamo diventati le volontarie vittime
Con il senno di poi a volte provo una grande rabbia nei confronti dei produttori. Ma alla fine mi dico: “Questa è stata la tua vita. Hai scelto tu questa strada. Nonostante tutte le difficoltà, il cinema ti ha regalato tanti momenti divertenti, fan dalla Turchia e da tutto il mondo; hai incontrato grandi attori, attrici, registi, hai vissuto avventure uniche. Come un giocatore d’azzardo, a volte hai vinto e a volte hai perso sullo schermo. Alla fine, sei ancora vivo, sei in salute e sei un attore rispettato in Turchia”.
Se avessi la possibilità di vivere una seconda vita, vorrei tornare a fare l’attore. Ma non con il livello tecnico e il trattamento economico di quegli anni! Attore in un mondo migliore…

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Hai recitato in un film intitolato Il mondo di Yor, una coproduzione italoturca diretta dal regista italiano Antonio Margheriti

Ho lavorato in diverse produzioni internazionali. La prima è stata la pellicola You Can’t Win ‘Em All (Al soldo di tutte le bandiere) prodotta tra il 1969 e il 1970. Era un film d’azione britannico girato completamente in Turchia. I protagonisti erano Charles Bronson, Tony Curtis, Patrick Magee e Michele Mercier. Il regista era un gentiluomo britannico, Peter Collinson.
Conoscerete il regista anche per film come The Italian Job (Colpo all’Italiana), Open Season (Le mele marce) e Spiral Starcase (Delitto in silenzio).
You Can’t Win ‘Em All è stata una produzione di grande budget e su larga scala. La troupe cinematografica britannica ha lavorato in diverse località della Turchia per più di otto mesi.
In questo progetto ho lavorato con successo come stuntman e come comparsa, ho incontrato sia Bronson sia Curtis e ho imparato molte cose da loro.
Poi, nel 1982, una troupe italiana della Rai sbarcò in Turchia per girare Yor: The Hunter From the Future (Il Mondo di Yor). A livello complessivo non era una produzione eccezionale, ma per noi è stata una specie di Star Wars!
Io e il mio grande amico Aytekin Akkaya, un altro dei volenterosi eroi dei film d’azione turchi, assieme ad altri stuntman e comparse turche abbiamo lavorato in questa miscela fantasy-fantascientifica. I nostri personaggi non erano in prima linea, ma è stata una grande esperienza imparare qualcosa sul genere fantascientifico.
In genere lavoravamo in Cappadocia, il magico luogo dell’Anatolia centrale, famoso per le straordinarie strutture rocciose naturali. Prima e dopo, molte troupe cinematografiche occidentali hanno girato diversi film in Cappadocia.
In particolare, è stata un’esperienza unica poter incontrare Anthony Dawson (alias Antonio Margheriti), il maestro dei B-Movie italiani. È stato molto gentile e amichevole, ci ha insegnato molte cose durante le riprese di Yor.
Lavorare con una troupe italiana, anche se si trattava di un B-Movie, è stato uno straordinario upgrade per parecchi di noi, dopo decine di produzioni a zero budget di via Yesilcam.
Per esempio, in Yor abbiamo visto per la prima volta le roulotte personali e le cucine portatili per 150-200 persone. Anche un make-up professionale e alcuni effetti speciali… È stato un arricchimento e uno sviluppo per la mia carriera.

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Hai mai sognato il successo internazionale?

No. Questa era una cosa impossibile nel panorama degli anni sessanta e settanta. La Turchia possedeva un sistema economico chiuso, come i paesi del blocco comunista. Noi producevamo film solo per il mercato interno. La qualità tecnica e artistica dei nostri film era davvero bassa.
Da giovane mi sono detto molte volte: Se riuscirai ad avere successo in Turchia questo sarà già un risultato sufficiente per te. Non camminare sulle nuvole. Hollywood è troppo lontana dalla Turchia e dai suoi artisti del cinema”.
Nella seconda parte degli anni settanta migliaia di fan mi fermavano per le strade di Istanbul, Ankara e Izmir (Smirne – NdR). Il mio soprannome era Zagor. Ogni volta che uscivo di casa mi portavo un mucchio di foto già autografate in tasca. E questo era sufficiente per una persona come me.
Pertanto non ho mai sognato il successo internazionale. Se in quei tempi facevi il confronto tra via Yesilcam e il cinema occidentale rischiavi di cadere in una profonda depressione. Ma io ero ben sveglio.
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Nella tua filmografia c’è qualche pellicola che consideri speciale?

Ci sono diversi film. Per cominciare i due Zagor sono molto speciali per me, per le ragioni dette prima.
Poi c’è Aybice Kurt Kız (Aybice: La ragazza lupo, 1976, diretto da Mehmet Aslan), perché era una produzione accurata. Alcune scene ben fatte mi soddisfano ancora oggi.


Hakanlar Carpısıyor (Guerra dei Khan, 1977, diretto da Natuk Baytan) è un film heroic fantasy di qualità. Avere l’occasione di lavorare con Cüneyt Arkın è stato un piacere speciale. Inoltre, il suo budget di produzione era molto alto rispetto ai miei film precedenti.
Posso aggiungere Tarkan Gumus Eyer (Tarkan: La sella d’argento, 1970, diretto da Mehmet Aslan) a questa breve lista.
Sono film considerati di qualità ancora oggi. Purtroppo la maggior parte dei miei adattamenti di eroi mascherati o di altri fumetti sono carenti per motivi finanziari.

 

Levent Cakir, dicevi che nel 2010 hai incontrato Gallieno Ferri a Istanbul…

Sì, ho incontrato l’uomo che ha ridisegnato la mia vita. Ferri e gli altri disegnatori di Zagor erano venuti a Istanbul per partecipare a una fiera del libro. Per quell’occasione, la casa editrice ha organizzato un incontro per portarli a conoscermi. Abbiamo incontrato rappresentanti dei media e centinaia di appassionati di fumetti in un’atmosfera piena di entusiasmo.
I fumetti di Zagor sono popolari da quando vengono pubblicati in Turchia dal 1964. In effetti, posso dirti che Zagor è perfino più famoso di Spider-Man. Per questo motivo anche Gallieno Ferri era famoso in Turchia. Ci siamo seduti insieme e abbiamo visto i due film di Zagor che ho interpretato.
Lui si è dimostrato molto interessato a quelle pellicole, a un certo punto mi ha detto: “Sei bravo ad interpretare Zagor, Levent”. Era felice nel vedere trasposto dal vivo sullo schermo il suo eroe. Io invece ero un po’ intimidito. Perché nel 1970 avevamo adattato sullo schermo il personaggio senza il permesso suo o della sua casa editrice.
Finalmente, dopo aver terminato la visione dei film, non ho potuto più resistere e gli ho detto quello che pensavo. Maestro Ferri, mi sento un ladro davanti a te in questo momento, ti prego di perdonarci, abbiamo usato il tuo lavoro senza permesso e senza pagarti nemmeno un dollaro”.
Lui, sentite le mie parole, si è messo a ridere, mi ha messo una mano sulla spalla e ha risposto: “Non sono assolutamente arrabbiato. Anzi, ti capisco. In quel momento la situazione era simile nella maggior parte dei paesi del mondo. Negli anni sessanta e settanta anche gli italiani hanno adattato al cinema storie senza i necessari permessi. Il sistema cinematografico era diverso e i budget non erano alti come lo sono oggi. Grazie a te ho avuto la possibilità di vedere per la prima volta sullo schermo Zagor, la mia creatura, come se fosse un vero essere umano. Devono essere stati film molto divertenti in quel periodo, tu e l’attore turco che interpreta il ruolo di Cico e gli altri personaggi vi adattate bene ai ruoli. Sono felice di questo incontro”.

Abbiamo cenato insieme, posato  per i giornalisti, siamo apparsi in televisione e dopo due giorni meravigliosi a Istanbul abbiamo salutato lui e i suoi amici che tornavano in Italia. Sono passati una decina di anni da allora, è stata un’esperienza indimenticabile per me. Come sai, abbiamo perso Gallieno Ferri nel 2016. Era mio amico, il mio maestro, l’architetto della mia carriera… Vivrà sempre nel mio cuore. Che riposi in pace.

Istanbul, 2010: Gallieno Ferri incontra Levent Cakir

 

Levent Cakir, com’è fare cinema in Turchia, adesso?

È cambiato tutto. Ora in Turchia sono disponibili telecamere migliori, attrezzature tecniche migliori, sceneggiature, attori, attrici, truccatori e artisti per gli effetti speciali, direttori della fotografia. La qualità tecnica e spettacolare sono al top. Specialmente nelle produzioni tv.
Siamo stati vittime di un’era che ci ha utilizzato per migliorare l’industria cinematografica e televisiva turca. Ci siamo sacrificati per 40-50 anni e finalmente il cinema del nostro paese è diventato una industria a livello europeo.
Ora la Turchia vende anche film, serie tv e spettacoli in alcuni paesi esteri. Oggi vengo rispettato sul set, lavoro in condizioni migliori e in maniera più comoda nelle serie tv. Ma sfortunatamente non posso lottare, volare, saltare, tuffarmi. Sono troppo vecchio.
Posso interpretare un generale, un leader religioso, un soldato veterano, un nonno… I giorni giovanili sono dietro la spalle. Le mie ossa portano i doloranti segni di migliaia di incidenti sul set.

 

 

Quanti premi hai vinto fino ad oggi?

Il Fantasturka del Turkish Fantastic Films Festival Comittee che si tiene nella capitale Ankara mi ha assegnato un Premio alla carriera nel settembre 2011. L’Ankara University Cinema-TV University’s Cinema-TV Faculty’s Student Comittee mi ha premiato con un altro Premio alla carriera, stavolta nel 2012.
Questi due premi rappresentano il riassunto dei miei cinquanta anni di esperienza nel settore. Li ho mostrati ai miei nipoti nella città di Edirne. L’unica eredità che potrò lasciargli sono questi trofei, di certo non potrò lasciargli molto denaro.



Nel salutarci c’è qualcosa che vorresti dire ai fan italiani?

L’Italia è stata importante nella mia vita, molto importante. Perché l’Italia mi ha fatto conoscere Zagor e altri personaggi iconici, alcuni nei fumetti e altri realmente esistenti. Questi supereroi hanno cambiato la mia vita e costruito la mia carriera.
Grazie mille per aver ricordato questo vecchio attore turco. Mando cordiali saluti di cuore a tutti i miei fan italiani, a tutti gli amanti del genere dei “film trash”.
Non esiste una distinzione tra cattivo cinema e buon cinema, esiste però una distinzione tra persone cattive e persone di buon cuore. Se si guarda allo schermo con amore e rispetto, si possono vedere molte cose belle. Anche nei film più poveri!
Ogni film merita un minimo di rispetto da parte del pubblico perché è il risultato di un duro lavoro. Abbiamo dato la vita per intrattenere e per far divertire le persone. Abbiamo realizzato film per il cinema che duravano 100-120 minuti con il budget di uno spot televisivo da 45 secondi. A volte abbiamo rischiato la vita solo per una buona scena.
Alle persone che non apprezzano né noi né i nostri film posso dire solo una cosa: non vi piacciono i nostri precedenti sforzi? Fate voi di meglio!

 


Il film Zagor: Kara Bela, in alto, e Zagor: Kara Korsan’ın Hazineleri, in basso.

 

Pubblicato da Nocturnia.

 

 

2 commenti

  1. Intervista molto interessante. Il mio grazie di cuore a Nick Parisi e un grazie speciale anche a Levent Cakir.

  2. Bellissima testimonianza di un mondo a noi totalmente sconosciuto. Una bella persona. A margine: quante signorine discinte nei film e nei manifesti, mi sa che anche la morale in Turchia ultimamente ha subìto una certa involuzione…

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