LA NOSTALGIA DELL’INSEGNANTE IN PENSIONE

Insegnante in pensione

“Si ricorda di me?”.

Come potrebbe l’insegnante in pensione dimenticare proprio quell’alunno che ha battuto il record di note disciplinari della scuola e che, per anni, egli ha cercato inutilmente di zittire, fosse anche per un attimo?
Una, di nota, se la ricorderà per sempre: “Sorride mentre spiego”. Ed eccolo oggi quel fetente su un marciapiede della città con lo stesso sorriso di allora, solo che questa volta sembra un sorriso sincero e non di presa per i fondelli.

L’insegnante in pensione una volta tanto torna a scuola. Va a trovare i colleghi che la Fornero o qualche altro poetico politico ha incastrato tra i banchi e le Lim. “Beato te!”, gli si dice. “Qui è peggio che mai!”. E ci si raccontano le epiche battaglie tra alunni e professori. Tra una parola e l’altra l’insegnante ridiventa quel paladino medievale che il destino ha condotto a Roncisvalle. “Quando sei in difficoltà”, gli avevano detto, “suona l’olifante!”.

L’insegnante in pensione non ha mai rinunciato al suo piccolo grande mondo. Così, un po’ di quel mondo se l’è portato a casa. La sua immaginazione ha trasformato lo studio in aula scolastica, la libreria in biblioteca, la scrivania in cattedra, i nipotini in alunni.

Per tenersi in allenamento dà lezioni private. Mentre spiega, il tono della voce cambia. Si ha l’impressione che l’alunno si sia moltiplicato. Il docente non si rivolge più a una sola persona. Parla a trenta scalmanati da sedare. Con la mente ne afferra uno per l’orecchio e l’accompagna dal preside.

L’insegnante in pensione parla forte e poi finisce sempre le sue lunghe, chilometriche frasi. Vuole, pretende che lo si ascolti.
Succede però che quando ha finito di parlare alla sua classe immaginaria tutti se ne siano già andati da un pezzo lasciandolo solo sul suo marciapiede.

“Certo che mi ricordo di te!”.

 

2 commenti

  1. È sempre un grande prof. Lei è una delle persone più belle e sincere che io abbia mai conosciuto e questo articolo ne è una conferma. È un onore e un piacere, per me, poter dire di essere stato un suo alunno. La ringrazio per avere avuto pazienza con me e con la mia classe e per averci accompagnato prima a Firenze e poi a Pisa. Lei è un grande, una persona d’oro, non se lo dimentichi mai

  2. È stato un privilegio averti come alunno, Riccardo. Sai una cosa? L’apprendimento non va mai in un solo senso. Non esiste il docente e il discente, neanche nelle peggiori dittature. Insegnare significa anche apprendere dagli alunni: non avete idea di quante cose ho appreso da voi! Vi ho saccheggiati, sia in classe che durante i viaggi d’istruzione. Riguardo al viaggio a Pisa e Firenze voi mi avete illustrato i monumenti, voi avete trovato i punti di ristoro, insomma siete stati più voi ad accompagnare me e che non io voi.
    Prima o poi il caso ci farà incontrare di nuovo, magari su un marciapiede e non avrai, non avrete bisogno di chiedermi se mi ricordo di voi.

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