IL VIETNAM NEI COMICS E NEI MANGA – POSTA

IL VIETNAM NEI COMICS E NEI MANGA – POSTA

Il Vietnam nei fumetti

Signor Direttore,
ha letto Dien Bin Phu? Cosa ne pensa della Guerra del Vietnam e di questo manga in particolare?
Sebastiano

Il Vietnam nei fumetti occidentali e nei manga

Gentile Sebastiano,
all’epoca l’Unione Sovietica finanziava e armava le guerriglie di mezzo mondo per conquistare alla causa comunista un Paese dopo l’altro. Gli Stati Uniti, nella logica delle grandi potenze, interveniva di volta in volta per far fallire questi piani.
Nel caso specifico, il presidente John Kennedy mandò l’esercito per contrastare l’invasione del Vietnam del Sud. Il successore Richard Nixon, che era un politico più raffinato, ricercò l’amicizia della Cina per staccarla del tutto dall’Unione Sovietica, rendendo così difficile l’ulteriore avanzata comunista in Asia e rendendo, di conseguenza, il Vietnam di scarsa importanza strategica.
Il manga Dien Bien Phu di Daisuke Nishijima è molto interessante perché ci permette di fare un raffronto diretto con i fumetti occidentali.
Se si prende The ‘Nam, la serie pubblicata dalla Marvel, vediamo che la storia di Doug Murray, sia pure disegnata all’inizo dal non convenzionale Michael Golden, è praticamente un film disegnato a fumetti, così come lo è la mia storia ambientata nel Vietnam (che potete leggere qui). Invece il manga di Nishijima è un vero fumetto, non un film per i poveri.
L’anno di svolta è il 1929, quando, con le strisce di Tarzan di Hal Foster e Buck Rogers di Philip Francis Nowlan e Dick Calkins, il disegno del fumetto occidentale diventa realistico, basato sulla fotografia come le illustrazioni dell’epoca.
Prima di quel momento il massimo di “realismo” lo si poteva trovare nelle stilizzate tavole domenicali di Capitan Easy, realizzate da Roy Crane.

Il Vietnam nei fumetti occidentali e nei mangaNegli Stati Uniti il disegno realistico si affermerà totalmente negli anni cinquanta per quanto riguarda le strisce dei quotidiani e nei settanta per gli albi a fumetti.
In Giappone, invece, Hal Foster non viene né pubblicato né recepito. Gli autori locali continuano a usare le stilizzazioni delle strip americane degli anni venti: quelle alla Capitan Easy, così come fa Hergé in Belgio con Tintin. E quando, dopo la guerra, Osamu Tezuka rivitalizza i manga, lo fa ispirandosi ai fumetti americani comici e ai cartoni animati contemporanei, piuttosto che allo stile realistico degli epigoni di Hal Foster.
Grazie a questa tradizione, come detto, il manga Dien Bien Phu non è cinema per poveri con immagini fotografiche, ma “un fumetto a fumetti”, con tutta la forza della stilizzazione grafica (da noi ritenuta buona solo per i fumetti umoristici).
Sfogliandolo ho capito una volta di più perché a me piacciono i fumetti pur amando poco i film: perché in origine sono due cose diverse, e in Giappone lo sono ancora.

Per quanto riguarda i testi di Dien Bien Phu, vedo il solito problema dei nipponici: bravissimi nei dialoghi, dispersivi nell’intreccio. Secondo me la loro dimensione ideale è nel racconto breve, e ricordo che nei primi anni ottanta questo formato era ancora abbastanza praticato. Mentre nelle storie lunghe a puntate, preferite dagli autori giapponesi perché più adatte per essere raccolte in volumetti, sono spesso estenuanti.

 

La fine dell’avventura

Egregio Direttore,
da lettore di una certa età ricordo bene i fumetti di Gordon e l’Uomo Mascherato: perché, secondo lei, oggi non si fanno più personaggi immersi nell’avventura come quelli?
Felice

Il Vietnam nei fumetti occidentali e nei manga

Gentile Felice,
gli anni trenta, quando sono nati Flash Gordon e Phantom/Uomo Mascherato, furono l’ultimo decennio dell’avventura (recuperata solo in parte negli anni ottanta dai film di Steven Spielberg e amici). Era il periodo d’oro dei personaggi dei fumetti che si ispiravano agli eroi delle riviste pulp avventurose, come Tarzan e Doc Savage (il precursore dei supereroi).
Mentre dagli anni quaranta prese piede il realismo nei testi (nella risposta precedente ho parlato soprattutto di quello nei disegni), che pervade tuttora i media. Come ho già detto in passato, il passaggio avvenuto tra gli anni trenta e i quaranta, cioè dalla dimensione narrativa avventurosa/fantastica a quella realistica, è ben evidenziato dai cortometraggi di Stanlio e Ollio.
Se negli anni venti e trenta i due comici si muovevano in un mondo di finzione popolato da personaggi pazzoidi quanto loro, passando alla Warner Bros si ritrovarono in un mondo realistico dove venivano rappresentati come una coppia di poveri scemi.
Questo cambiamento è legato alle mode politiche, che agiscono anche sulla letteratura popolare. Gli scrittori delle pulp come Edgar Rice Burroughs di Tarzan, Lester Dent di Doc Savage, H.P. Lovecraft di Cthulhu e Robert E. Howard di Conan erano politicamente di estrema destra, indifferenti al “sociale”, a concetti come la “classe lavoratrice”. I loro eroi erano superuomini non solo per le capacità fisiche, ma anche intellettuali e morali. L’avventura in cui venivano coinvolti era tutta esteriore, una situazione più o meno fantastica nella quale il superuomo era destinato a trionfare.
Nella narrativa americana degli anni quaranta, con il declino dell’estrema destra vagamente suggestionata dai concetti nietzschiani, si è imposta una concezione vagamente marxiana di estrema sinistra. Il mondo dell’avventura è stato sostituito da quello del realismo. L’esteriorità della fantasia è stata scalzata dall’interiorità di personaggi urbani in conflitto psicologico tra loro.
Il passaggio non è avvenuto in un attimo: se gli eroi delle pulp avventurose sono periti agli inizi degli anni quaranta (James Bond, tardo epigono, è dei cinquanta), nel cinema la lotta era ancora aperta negli anni cinquanta, nei fumetti e nelle serie televisive è durata fino ai sessanta.

 

Il mio Uomo Ragno

Caro Direttore,
mi sono piaciute le modifiche a Superman e Batman che ha “proposto” nella rubrica della posta. E l’Uomo Ragno, come potrebbe essere cambiato?
Selene

AVVENTURA - POSTA

Gentile Selene,
l’Uomo Ragno lo farei tornare esattamente come era all’epoca di Steve Ditko (vedi il mio articolo cliccando qui), ma dato che mi chiede delle modifiche, aggiungerò qualcosa di nuovo.
Peter Parker è un ragazzino delle superiori che vive con zia May. Se al giorno d’oggi gli anziani fanno proprio schifo, la si può anche ringiovanire: l’importante è che sia sempre malaticcia e un punto di riferimento per l’apprensivo nipote.
Peter disprezza le tendenze del momento (all’epoca ce l’aveva con la contestazione studentesca e l’arte astratta) come i pedestri compagni di classe. Il muscoloso Flash Thompson lo bullizza, anche se a sua volta viene sottilmente bullizzato da Peter.
Il giovane vende foto a J. Jonah Jameson, direttore del tabloid Daily Bugle che orchestra campagne di stampa contro il Ragno.
Soprattutto, ci devono essere tutte e quattro le ragazze dell’epoca.
La timida e paurosa Betty Brant, segretaria di J.J.J. e fidanzata indecisa di Peter.
Liz Allan, la ragazza di Flash dalla scarsa autostima.
Gwen Stacy, sprezzante e cattivella come la faceva Ditko (con questa caratterizzazione ci sta che vada a letto con il vecchio Osborn, come da recente retcon).
Mary Jane, troppo vistosa per Peter: è, letteralmente, una sorta di “ragazzina dai capelli rossi” di Charlie Brown.
Il morso del ragno fa trasformare periodicamente Peter in un “ragno mannaro” mostruoso. Insieme ai superpoteri, come quello di emettere ragnatele dai polsi, gli conferisce cioè un orribile aspetto ragnesco. Che però noi non vediamo mai perché indossa il costume e la maschera integrale, dalla quale non si scorgono nemmeno gli occhi.
Quando torna all’aspetto normale, Peter perde anche i superpoteri diventando un magrolino sfigato.
Dei personaggi successivi a Ditko terrei solo Kingpin, il grande capo della malavita newyorkese.

 

Il Batman gotico di Tim Burton

Gentile Direttore:
1) Che ne pensa dei due Batman di Tim Burton?
2) Ha letto il nuovo Corto Maltese?
Davide

AVVENTURA - POSTA
Gentile Davide,
anche se il senso del gotico di Tim Burton lo trovo troppo barocco e sfatto, ammetto che con lui ci troviamo di fronte a uno stile registico ben definito, d’autore nel senso migliore.
Quando vidi il primo Batman di Burton rimasi perplesso perché non del tutto in linea con il personaggio, come pure il Joker. Nonostante tutto, come film trovavo che avesse un senso.
Il secondo film mi è piaciuto meno perché ancora più “gotico” nel significato che gli dà Burton, con un Pinguino disgustoso e, all’opposto, una Catwoman ingenuamente glamour.

Tutti i registi venuti dopo hanno fatto peggio, facendo diventare il personaggio o trash o metafisico.
Nemmeno il Batman stilizzato e fantasiosamente noir dei primi fumetti di Bill Finger e Bob Kane era quello, esplicitamente parodistico, dei telefilm degli anni sessanta interpretati da Adam West, anche se erano visivamente molto simili (il che non è poco).
Così come i Batman dei film successivi, incluso quello di Tim Burton, non rappresentano veramente lo sviluppo del personaggio dei fumetti, dal grigio realismo di Denny O’Neil all’hard boiled parossistico di Frank Miller.
Allora mi chiedo: se tu regista non vuoi portare sullo schermo il Batman dei fumetti, in una qualunque delle sue incarnazioni, perché non ti inventi un nuovo personaggio? Ah, lo fai solo per la grana che garantisce un eroe già famoso? Ok, stupido io ad averlo chiesto.
Sul “Corto Maltese moderno” mi sono espresso qui.

 

Agevolazioni statali

Gentile direttore,
cosa ne penserebbe di sovvenzioni ed agevolazioni pubbliche per sostenere i fumetti?
Michele

AVVENTURA - POSTA
Gentile Michele,
recentemente sono stati approvati dal ministero competente alcuni fondi per le mostre sui fumetti, questa decisione ha provocato un piccolo scontro tra due autori nel nostro gruppo di facebook Fumettoso.
Giacomo Michelon, disegnatore di Lupo Alberto, ritiene che i soldi sarebbero meglio spesi se dati agli autori per creare nuove opere. Mentre Mauro Uzzeo, sceneggiatore di Dylan Dog e curatore di mostre sul fumetto, gli ha risposto che questi fondi non cadono dal cielo, ma sono frutto di lunghe trattative con i responsabili del ministero.
Io sosterrei soprattutto quegli editori che presentano fumetti per l’infanzia, facendoli distribuire ogni tanto a spese dello Stato nelle scuole allo scopo di creare nuovi lettori. Non credo che la spesa sarebbe eccessiva.

 

La sinistra è ancora in crisi?

Caro Direttore,
malgrado il quasi successo alle ultime elezioni in alcune grandi città, mi pare che la sinistra sia sempre in crisi di consensi. Che fare?
Paola

Gentile Paola,
il problema principale della sinistra di oggi è che viene vista come un circolo di persone agiate con idee estremiste. Cinquanta anni fa l’espressione “radical chic” era riferita solo a una parte periferica della sinistra, oggi a tutta quell’area politica.
La cosa peggiore è che la sinistra di oggi scatena a destra un forte senso di contrapposizione, portando alla ribalta personaggi come Donald Trump, il quale è pure stato utile per ridefinire le direttrici di un’economia mondiale allo sbando da anni, ma alla lunga questa tendenza potrebbe far emergere personaggi veramente pericolosi.
In questo ultimo periodo la sinistra ha saputo riguadagnare credibilità grazie al suo approccio scientifico nella lotta al Covid, mentre la destra, o almeno parte di essa, è corsa dietro all’irrazionalismo di una minoranza. Però alla lunga non basta.
Sollevarsi dalla crisi di consensi non mi pare comunque impossibile. Basterebbe che i partiti di sinistra lascino ai movimenti l’idea di rivoluzionare il mondo, e si impegnino sui concreti problemi economici, tenuto anche conto dell’alto numero di poveri in Italia.
Per farlo alla sinistra occorre una classe dirigente diversa, con meno sognatori laureati in facoltà umanistiche e più pragmatici ingegneri, tanto per dare l’idea che si punti a soluzioni realistiche e si è tecnicamente in grado di attuarle.
Pazienza se questo dispiacerà agli attivisti dei movimenti dalle rivendicazioni sempre più utopistiche, tanto da essere, in realtà, distopiche.

 

Le quattro identità di Moon Knight

Gentile Direttore,
ho riletto ieri il Moon Knight di Warren Ellis, trovandolo sempre gustoso e ricco di spunti, purtroppo non raccolti dallo sceneggiatore successivo.
Mi chiedevo se ci sono personaggi protagonisti dei fumetti italiani o europei con tali analoghe dissociazioni: Moon Night ha quattro identità.
Zak


Non mi vengono in mente personaggi simili, gentile Zak, salvo quello di riferimento. Si dice spesso che Moon Knight sia l’imitazione Marvel di Batman, mentre in realtà mi sembra più ispirato a The Shadow di Walter B. Gibson (un personaggio delle pulp degli anni trenta come Doc Savage), al quale si ispira lo stesso Batman.
Come Shadow, Moon Knight ha varie identità (direi troppe) e anche altri aspetti simili, ma ammetto di non ricordarmeli bene e quindi chiudo qui per non dire inesattezze.
Ho sempre trovato Moon Knight un personaggio abbastanza “inutile”, però ricordo con piacere gli albi disegnati dal giovane Bill Sienkiewicz. Sia quando copiava Neal Adams sia quando aveva raggiunto uno stile proprio, prima che prendesse la piega da illustratore che poco si adatta allo storytelling del fumetto.

 

Sauro Pennacchioli

 

 

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7 commenti

  1. Caro Pensaurus, prima di lavorare nella stanza dei bottoni di Mamma DC ho avuto occasione di fare uno stage nella Casa delle Idee e ricordo le tue proposte per un rilancio del Ragno che temo siano state saccheggiate da autori americani. Qualche esempio: 1) Arachnamorphosis di Ben Raab & Ariel Olivetti ( da noi tradotto in Wiz n. 26 12/97 ) 2) La minaccia dell’Uomo Ragno di Paul Grist & Kyle Hotz cioè Marvels Comics: Spider-Man ( una rilettura di concetti come Spidey, F.F. e Daredevil fuori dal MCU classico ndr tradotto da noi in Wiz n. 63 1/01 ) 3) la saga de L’altro di J. Michael Straczynski, e AAVV. del 2005/6.
    Tutti, in modo diverso, si sono rifatti alla tua antica idea di Pavido Parker che diventa un freak di classe Dave Cronemberg e scommetterei che nessuno di quei signori ti ha mai chiamato per ringraziarti. Cattivi.
    Immagino tu abbia letto la miniserie di Bendis & Maleev in cui Moon Spector è tanto fuori di zucca che parla con Spidey e Logan e Steve Rogers che sono però solo parti della sua fantasia malata. Evidentemente i ragazzi della House of Ideas dissentono da te quando sostieni che Marc Spector abbia anche troppi alter ego.
    La pensi così oggi, ma ricordo con piacere una proposta che avevi inviato a Big Jim Shooter in cui agiva Betty Brant disegnata a la Ditko quindi con un casco di capelli oversize e viola – come nella serie UFO dei coniugi Anderson – sotto cui si annidavano alieni sub-atomici che ne facevano una schizofrenica dai poteri psionici pronta a sferrare un attacco contro la Terra. Jimbo aveva i suoi prb con il New Universe agli sgoccioli, come il decennio di Reagan, e quindi archiviò la tua proposta nel cestino. Pochi anni dopo quelle sagomacce di Morrison e Millar riuscirono a farsi approvare quella miniserie con la carne di mucca Skrull che aveva trasformato alcuni terrestri in cacciatori di mutaforma… so goes life. Ciao ciao

    • E come dimenticare la saga di Roy Thomas e Gil Kane con l’Uomo Ragno a otto arti?

      • Numeri 100-102 della prima serie del Ragno, se non ricordo male. Esordio di Morbius, tra le altre cose, e mirabile esempio di pseudo-scienza Marvel ( Peter Parker assume un siero di sua creazione per perdere i poteri, rinunciare alla sua missione e sposare Gwen Stacy e si ritrova con 4 braccia in più! ) che segue quello del Daredevil di Lee & Colan con Mr. Hyde che lancia sul volto di Scavezzacollo un liquido accecante, ma il super-eroe è già senza vista e la pozione…lo priva dei suoi iper-sensi e del senso radar. Excelsior!

  2. Ci sarebbe anche “Amazing Spider-Man” n.437 del 1998, scritto da Tom Defalco, nel quale L’Uomo-Ragno diventa temporaneamente metà uomo e metà ragnoide per effetto delle spore dell’Uomo Pianta, salvo poi sconfiggerlo e ritornare normale.

    • Vero. Matite di Rafael Kayanan che qualche anno prima aveva disegnato la maggior parte della serie Conan the Adventurer ( nata sulla scia del cartone animato ) con un tratto che ricordava Barry Windsor Smith.

  3. Non definirei in alcun modo Moon Knight un personaggio abbastanza “inutile”, in quanto diversi autori lo hanno usato come Anti-Batman, narrando storie che con il Cavaliere Oscuro stavano strette; il fatto che si sia puntato pesantemente sulla schizzofrenia è un terribile errore, dato che si poteva gestire con la psicosi che Marc Spector che non sa se davvero è stato resuscitato da Khonshu o se la sua mente ha creato ciò per concedergli una seconda chance ( a complicare tutto il fatto che gli appaia in sogno o in determinati momenti si ritrovi in trance con l’entità che lo avverte, come pure che la sua forza, con le fasi lunari, aumenti).
    Il fatto che gli sia stata dedicata una serie tv dimostra che, nelle mani giuste, funziona, come tanti altri personaggi (“inutlie” è She-Hulk, che funziona megli come comprimario in un gruppo e che, solo nella maxiserie di Soule & Pulido, funzionava in quanto si dava la vera e giusta importanza al suo “bagaglio legale” facendolo funzionare come “supporto” alle sue azioni da supereroe).

  4. Beh, a me la She Hulk di Byrne piaceva. Funzionava quel suo tratto ironico sul disegno del grande John. Dipende sempre da come si impostano i personaggi. Se manca la terza dimensione (SPESSORE) non possono funzionare.

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