COME RENDERE DISPONIBILE IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

COME RENDERE DISPONIBILE IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

I coronavirus sono responsabili del 10-15% dei casi di raffreddore. Il raffreddore è la malattia più frequente, ogni anno se ne stimano circa un miliardo di casi. Una diffusione così elevata della malattia testimonia un grande indice dì contagiosità dell’agente infettivo, che attraverso gli starnuti si diffonde nell’ambiente. I coronavirus sono stati scoperti negli anni sessanta dalle cavità nasali di pazienti affetti da raffreddore comune. Poiché erano responsabili di una malattia che si esaurisce da sola e dai sintomi poco preoccupanti, sono rimasti poco più di una curiosità scientifica per diversi anni.

COME RENDERE DISPONIBILE IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS


Fino al 2003, quando fu isolato un nuovo tipo di coronavirus denominato Sars-Cov ritenuto responsabile di una forma di polmonite virale dall’elevato indice di letalità: la cosiddetta Sars (Severe acute respiratory syndrome). La malattia fece registrare in un anno oltre ottomila casi per un totale di circa ottocento morti, la mortalità fu quindi del 10%. Come si spiega tutto ciò? Una famiglia di virus apparentemente inoffensivi che all’improvviso scopre di albergare al suo interno un killer di grande portata?

COME RENDERE DISPONIBILE IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

 


Responsabile di tutto ciò è il fenomeno della mutazione. I virus sono considerati la forma di vita più semplice esistente sulla terra. Sono costituiti da una minima quantità di materiale genetico, rivestito da un involucro protettivo di natura proteica. Il materiale genetico va incontro a continue mutazioni, alcune di queste possono dare origine a nuove caratteristiche virali, che poi con la replicazione si trasmetteranno ad altri virus. Tra queste nuove caratteristiche nei coronavirus sembra emergere con preoccupante frequenza la capacità di effettuare il “salto di specie”, la trasmissione dall’animale all’uomo.

COME RENDERE DISPONIBILE IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

 

Si iniziò nel 2003 con il virus della Sars, che si trasmise dai pipistrelli agli zibetti e da questi all’uomo. Nel 2012 successe ancora con un nuovo coronavirus, il Mers-Cov responsabile della sindrome respiratoria mediorientale (Mers). Si tratta di una infezione respiratoria grave comparsa per la prima volta in Giordania e in Arabia Saudita nel 2012. Dall’inizio del 2018 vi sono stati 2.200 casi con 790 decessi, per un indice di mortalità vicino al 30%. Questa patologia sarebbe stata trasmessa dai pipistrelli ai dromedari e da questi ultimi all’uomo. Si parla di salto di specie anche per l’ultimo dei coronavirus giunto alla ribalta, il virus 2019-nCoV, responsabile della polmonite di Wuhan per il quale si ipotizzerebbe una trasmissione dai pipistrelli ai serpenti e da questi ultimi all’uomo.

COME RENDERE DISPONIBILE IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

 

Le modalità di trasmissione al momento non sono ben chiare. Sembra che i soggetti di sesso maschile siano contagiati in misura un poco superiore a quelli di sesso femminile, che appaiono parzialmente protetti dall’infezione da fattori ormonali. Circa la metà dei pazienti contagiati risulta affetta da una patologia cronica, nella maggior parte dei casi una malattia cardiovascolare. Questo suggerirebbe che il virus colpisce più facilmente soggetti con qualche disfunzione del sistema immunitario, come dimostrerebbe anche l’età media dei soggetti contagiati che risulta superiore ai 50 anni.

COME RENDERE DISPONIBILE IL VACCINO PER IL CORONAVIRUS

 

Il virus penetra lungo le vie respiratorie fino a raggiungere, in alcuni casi, le strutture alveolari deputate agli scambi di ossigeno danneggiando la respirazione e rendendo necessarie alcune tecniche di ventilazione assistita, possibili solo in unità di terapia intensiva. La malattia provoca la morte stimolando il nostro organismo a produrre citochine, sostanze dall’elevato potere infiammatorio, che finiscono per determinare degli stati di insufficienza funzionale in molti organi del nostro corpo.

P

 

In un studio cinese su oltre 1000 pazienti l’età media dei contagiati era di 47 anni, e il 41,9% dei pazienti era di sesso femminile. Per il 5% dei pazienti è stato necessario il ricovero in terapia intensiva, il 2,3% è stato sottoposto a ventilazione meccanica invasiva e l’1,4% è deceduto. I sintomi più comuni sono stati febbre (43,8% al momento del ricovero e 88,7% durante il ricovero) e tosse (67,8%). Il periodo di incubazione medio è stato di 4 giorni (variando tra 2 e 7). Un dato interessante è la presenza di un deficit di linfociti nell’83,2% dei pazienti al momento del ricovero, che suggerirebbe l‘ipotesi che il virus agisca anche consumando il nostro sistema immunitario.I

 

L’epidemia mondiale che si sta configurando sembra destinata a produrre una crisi planetaria. In qualsiasi crisi, i responsabili dei governi hanno due responsabilità altrettanto importanti: risolvere il problema immediato e impedire che il problema si ripeta. La pandemia di Covid-19 ne è un esempio. Dobbiamo salvare vite umane migliorando al contempo il modo in cui nel futuro risponderemo alle prossime epidemie. Il primo punto è più urgente, ma il secondo ha conseguenze cruciali a lungo termine. La sfida a lungo termine, migliorare la nostra capacità di rispondere alle epidemie, non è nuova. Esperti di salute globale affermano da anni che un’altra pandemia la cui velocità e gravità rivaleggerà con quelle della famigerata influenza spagnola del 1918 non è una questione di se ma di quando. Ora stiamo affrontando una crisi immediata. Sta circolando un termine che ormai appare ineludibile: pandemia.

7

 

L’influenza spagnola raggiunse le remote isole dell’Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, speriamo che stavolta vada diversamente. I dati ottenuti finora suggeriscono che il virus ha un rischio di mortalità intorno all’1%, questo tasso lo renderebbe molte volte più grave dell’influenza stagionale tipica.

U

 

Uno degli aspetti fondamentali della vicenda è che il Covid-19 viene trasmesso in modo piuttosto efficiente. Ogni persona  infetta diffonde la malattia ad altre due o tre persone: questo fatto dà origine a curve di diffusione dall’aspetto esponenziale. Vi sono inoltre prove che il virus può essere trasmesso da persone che sono solo leggermente malate o addirittura presintomatiche. Ciò significa che il Covid-19 sarà molto più difficile da contenere rispetto alla sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers) o alla sindrome respiratoria acuta grave (Sars), che venivano diffuse in modo molto meno efficiente e solo dalle persone sintomatiche.

C

 

In effetti, Covid-19 ha già causato un numero di casi dieci volte superiore a quello della Sars in un quarto del tempo. I governi e le agenzie di sanità pubblica stanno prendendo una serie di provvedimenti per rallentare la diffusione del virus. Il mondo deve anche accelerare il lavoro sulle terapie e sui vaccini per il Covid-19. I ricercatori stanno sviluppando diversi promettenti vaccini. Se alcuni di questi vaccini si dimostrassero sicuri ed efficaci sugli animali, potrebbero essere pronti per studi su larga scala tra pochi mesi.

Oms

 

Dobbiamo costruire un sistema in grado di sviluppare vaccini e antivirali sicuri ed efficaci, farli approvare e consegnare in un numero di dosi sufficiente entro pochi mesi dalla scoperta di un patogeno emergente. Questa difficile sfida presenta ostacoli tecnici e di bilancio, oltre a richiedere una stretta collaborazione tra il settore pubblico e quello privato. Ma gli ostacoli possono essere superati. Una delle principali sfide tecniche per i vaccini è migliorare i vecchi metodi di produzione delle proteine, che sono troppo lenti per rispondere a un’epidemia.
Dobbiamo fare in modo che le revisioni normative possano avvenire rapidamente e che consentano ai produttori di produrre dosi a basso costo su vasta scala in modo semplice. Per gli antivirali, abbiamo bisogno di un sistema organizzato per lo screening dei trattamenti esistenti e delle molecole candidate in modo rapido e standardizzato. Oltre a queste soluzioni tecniche, avremo bisogno di sforzi diplomatici per promuovere la collaborazione internazionale e la condivisione dei dati.

Y

 

Lo sviluppo di antivirali e vaccini implica massicci studi clinici e accordi di licenza che necessitano di attraversare i confini nazionali. Dovremmo sfruttare al massimo i forum globali che possono aiutare a raggiungere il consenso sulle priorità di ricerca e sui protocolli di prova in modo che i promettenti vaccini e i candidati antivirali possano muoversi rapidamente attraverso questo processo. Già esistono piattaforme di questo tipo come il progetto di ricerca e sviluppo dell’Organizzazione mondiale della sanità, la rete internazionale di sperimentazione sul Consorzio per infezioni respiratorie acute gravi ed emergenti e la Collaborazione di ricerca globale per la preparazione alle malattie infettive.

Cv

 

L’obiettivo di questi progetti dovrebbe essere quello di ottenere risultati conclusivi dalla sperimentazione clinica all’approvazione normativa entro tre mesi o meno, senza compromettere la sicurezza dei pazienti. Poi c’è la questione del finanziamento. I budget per questi sforzi devono essere ampliati di molto. Miliardi di euro in più sono necessari per completare gli studi e garantire l’approvazione normativa per i vaccini contro il coronavirus, e saranno necessari ulteriori finanziamenti per migliorare la sorveglianza e la risposta alle malattie. I finanziamenti pubblici ridurranno al minimo il rischio per le aziende farmaceutiche.

Y

 

I governi e altri donatori dovranno finanziare strutture di produzione in grado di generare una fornitura di vaccini per il coronavirus nel giro di poche settimane. Queste strutture potrebbero produrre vaccini per i programmi di immunizzazione in tempi normali e rapidamente riconvertite per la produzione necessaria a una pandemia. Inoltre, i governi dovranno finanziare l’approvvigionamento e la distribuzione di vaccini alle popolazioni che ne hanno bisogno. Miliardi di euro per gli sforzi antipandemici sono molti soldi. Ma questa è la scala di investimento richiesta per risolvere il problema. E data la grande sofferenza economica che un’epidemia può imporre, alla fine sarà comunque un buon affare. Infine, i governi e l’industria dovranno raggiungere un accordo: durante una pandemia, i vaccini e gli antivirali non possono semplicemente essere venduti al miglior offerente. Dovranno essere disponibili e convenienti per le persone che ne hanno bisogno. Queste sono le azioni che i governi sono tenuti a intraprendere subito.

 

 

6 commenti

  1. va anche detto che in Italia ci sono 3,2 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti, contro gli 8,4 della Germania e della Federazione Russa, e i più di 13 del Giappone; le postazioni di terapia intensiva seguono percentuali analoghe; in italia nel 1980 erano disponibili 600.000 posti letto e erano attive strutture come il pneumologico Forlanini di Milano, specializzato come dice il nome in malattie respiratorie, chiuso eprché costava troppo (non si capisce “troppo” rispetto a che cosa); in compenso grazie alla diffusa corruzione, gli ospedali del sud non sono mai stati completati, e altre strutture locali piuttosto buone sono state “accorpate” ad altre nei capoluoghi per risparmiare lasciando alla deriva intere zone per esempio prealpine;
    niente togliendo alla pericolosità del virus in questione, si comincia tuttavia a comprendere come mai l’Italia sia la più angosciata di fronte all’epidemia – secondo le tabelle ufficiali persino il Gabun dispone di una struttura ospedaliere migliore, fermo restando che i medici italiani sono – come peraltro i dentisti – i migliori del mondo;

    • Non sono un esperto, ma mi pare che negli ultimi anni la bombola dell’ossigeno venga portata a casa.

      • per la tenda a ossigeno forse sì, per i malati cronici, ma non penso che ti intubino a casa, che è l’unica cosa che ti salva in caso di crisi polmonare; ho commentato che nel 1980 i posti letto erano 600.000 dimenticando di specificare che oggi sono 150.000 o 180.000 contando le strutture private, che però di media non sono attrezzate quanto quelle pubbliche;
        l’interessante tabella relativa al rapporto posti letto / popolazione si può trovare qui: https://www.indexmundi.com/g/r.aspx?v=2227&l=de
        i dati sulla eliminazione dei posti letto sono reperibili sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

        • Probabilmente c’è una diversa distribuzione delle attrezzature, altrimenti il problema sarebbe sorto da tempo.

  2. La cosa più assurda è che negli ultimi 16 anni c’è stata una crescita media della spesa per la sanità pubblica superiore all’1%, anzi, in media è stata del 7,4% tra il 2001 e il 2005; del 3,1% tra il 2006 e il 2010 mentre tra il 2011 e il 2016 il tasso di variazione medio è stato del -0,1%. Nel 2014, 2015 e 2016 la spesa sanitaria è aumentata mentre considerando gli anni 2001-2016, cioè 15 anni, la spesa è diminuita soltanto in tre anni, 2011, 2012 e 2013, anche per effetto di controlli maggiori che il governo Monti decise di introdurre sugli esami clinici, per poi riprendere ad aumentare.

  3. Come dice qui (https://www.nytimes.com/interactive/2020/03/07/upshot/how-deadly-is-coronavirus-what-we-know.html) è difficile capire il tasso di mortalità. E’ difficile valutare sia il numeratore che il denominatore. Sia i morti, sia gli infetti. Si puo fare in un certo qual modo solo a posteriori. Per fare programmi e sistemi come quelli auspicati in questo articolo servirebbero governi onesti e capaci. Oltre ai soldi.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*