IL RESTYLING DI MARTIN MYSTÈRE – LA POSTA

IL RESTYLING DI MARTIN MYSTÈRE – LA POSTA

Gli ultimi misteri di Martin Mystère

Caro Direttore,
la pensa come Marcello Toninelli riguardo al restyling di Martin Mystère? Mi piacerebbe avere la sua opinione in proposito, dato che in passato ha scritto alcune storie di questo personaggio.
Rossana

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Gentile Rossana,
prima di tutto vorrei chiarire un paio di cose.
1) Giornale POP non ha una linea editoriale, se non quella di presentare cose interessanti. Questo significa che ogni autore la pensa come vuole. Io qualche volta la penso come Marcello Toninelli, altre volte no. Nello specifico non ricordo neppure cosa avesse scritto su Martin Mystère.
2) Il fatto che io in passato scrivessi fumetti non ha alcuna importanza: esprimo le mie opinioni come lettore.
Venendo al punto, ho letto gli ultimi due numeri di Martin Mystère.
Il numero 376, “Come ai vecchi tempi”, non sono riuscito a finirlo perché il Martin Mystère di Carlo Recagno non è quello che piace a me. Io vedo Martin come Jeff Hawke nelle storie non ambientate nello spazio scritte da William Patterson, dove, per esempio, viene rinvenuta una macchina per scrivere in una tomba di Uruk di cinquemila anni fa e la storia prosegue per spiegare il mistero.
Recagno, invece, parte dal contrario, mostrandoci esseri fantastici in azione come supereroi Marvel, togliendo così tutta l’atmosfera misteriosa.
Il numero 377, “Il vampiro di Vienna”, è invece la prima parte di un episodio decisamente più alla Alfredo Castelli. Il fatto che non compaia il deus ex machina di Altrove, o come si chiama, mi pare già una cosa buona. Per il resto si tratta di una storia verbosa dove l’azione è messa lì solo perché ci deve essere.
Non è tanto male, ma mi sembra che abbia un ritmo pesante in linea con gli ultimi anni del personaggio.
In conclusione, in queste due storie molto diverse tra loro non vedo niente di nuovo. La prima è supereroica come piace a Recagno, la seconda è pesante come piace a Castelli: forse è pure stata realizzata prima del presunto restyling.

Come da tradizione del Corriere dei Ragazzi, in questa “nuova versione” c’è un tripudio di redazionali che negli albi a fumetti ben pochi leggono, o almeno io non ho mai letto.
Purtroppo la possibilità di vedere Alfredo Castelli, uno dei più grandi sceneggiatori italiani, al lavoro su una nuova serie priva di fardelli è ormai un sogno irrealizzabile, dato che, venda o non venda, da tempo ha deciso di legarsi mani e piedi al destino di Martin Mystère.

 

Cosa fa Claudio Castellini?

Gentile Direttore,
ha notizie di Claudio Castellini, il più buscemiano dei disegnatori nostrani?
Fabio

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Gentile Fabio,
circa un anno fa Claudio Castellini è intervenuto nel nostro gruppo di facebook Fumettoso infastidito da alcuni commenti che gli contestavano il disegno poco accademico.
Sono intervenuto pure io per dire che queste critiche non hanno senso, come non lo avrebbero se rivolte a Jack Kirby: i veri artisti hanno uno stile proprio che non necessariamente segue le regole del disegno.
Questa è l’ultima volta che l’ho sentito.

La mia impressione è che Castellini sia interessato a trattare i personaggi dei fumetti più nelle illustrazioni che nei fumetti veri e propri. Un peccato, comunque, che non escano sue nuove storie.

 

Edicola o libreria?

Gentile direttore,
secondo lei il successo dei volumi da libreria che escono una o due volte l’anno come Zerocalcare, Sio e i vari graphic novel sarà sempre più grande in futuro? Allora che fine farà il fumetto seriale da edicola?
Michele

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Gentile Michele,
credo che autori come Zerocalcare siano seguiti da lettori non necessariamente di fumetti e, diversamente da Marcello Toninelli (tanto per confermare quanto dicevo sopra riguardo al fatto che gli autori di Giornale POP hanno vedute diverse), non credo che il futuro dei fumetti in Italia sia in libreria.
Nelle librerie vendono molto i fumetti che seguono le mode politiche o sociali, ma questo vale solo per una manciata di autori. Il grosso dei fumetti venduti in libreria credo siano i manga, presenti massicciamente.
Gli altri libri a fumetti vendono poco ciascuno, ma tutti insieme raggiungono comunque una quota non insignificante.

In ogni caso, malgrado l’aumento dei fumetti venduti in questo canale, pure le librerie sono in crisi come le edicole, e inoltre sono in minor numero.

 

I disegnatori pigri

Perché i disegnatori non seguono quasi mai le indicazioni degli sceneggiatori?
Heiko

Gentile Heiko,
molti disegnatori realistici usano le fotografie, quindi cercano di adattare la sceneggiatura anche alle foto poco riuscite che hanno scattato ai loro amici in posa.
Altri, soprattutto nel comico, cercano vignette da ricopiare, che spesso non coincidono con quello che dovrebbero disegnare.
Più spesso i disegnatori leggono i dialoghi, ma non la descrizione delle scene.
Come ho già ricordato una volta, un responsabile di Topolino mi disse: “Tizio mi aveva telefonato dopo aver disegnato la ventesima pagina di una storia lamentandosi del fatto che Pippo non avesse ancora detto una parola. Pippo non c’era in quella storia, ma lui l’aveva disegnato sempre accanto a Topolino come d’abitudine”.
Per evitare questi problemi occorrono editor attenti e severi.

 

La sinistra a destra e la destra a sinistra

Caro Direttore,
qual è la più grande novità della politica negli ultimi anni?
Piperita

Gentile Piperita,
il cambio di obiettivi della sinistra e della destra.
Prima la sinistra parlava ai poveri, ora ai ricchi: alle ultime elezioni politiche praticamente la sinistra ha vinto solo ai Parioli di Roma e a San Babila di Milano, cioè nei quartieri più agiati. Per non ammetterlo, ora si dice che “le classi più istruite votano a sinistra” (che è come dire le più ricche).
Un tempo la destra era per l’ordine e invocava leggi sempre più severe, mentre oggi invoca leggi sempre più permissive. Prima la sinistra e poi la destra hanno reso le leggi così morbide che se uno per puro piacere spacca una gamba a un tizio che non è donna, non è gay e non è immigrato (magari è solo vecchio e povero) manco va in prigione.
Pure nell’economia il rovesciamento è completo. All’inizio degli anni ottanta la premier inglese Margaret Thatcher e il presidente americano Ronald Reagan liberarono l’economia da tutti i vincoli che aveva messo la sinistra, permettendo al mondo di uscire dalla crisi in cui versava.
La sinistra aderì tacitamente a questa politica di destra e tutti i suoi leader la estesero: dall’americano Bill Clinton al tedesco Gerhard Schröder, fino all’inglese Tony Blair e ancora all’americano Barack Obama.

C’è voluto un presidente americano di destra, Donald Trump, per porre un freno al commercio globale senza regole che danneggia i lavoratori dei paesi occidentali.
Il successo di Trump ha messo talmente a disagio la sinistra che i
no global sono spariti dalla circolazione, o meglio, ora usano nomi meno imbarazzanti. E il presidente americano attuale, Joe Biden, continua la politica trumpiana che in campagna elettorale aveva condannato.
Come dicevo all’inizio, questa confusione tra sinistra e destra sta portando a grandi cambiamenti nell’elettorato: se i quartieri “bene” oggi sostengono le istanze sempre più modaiole ed elitarie della sinistra estrema, di riflesso quelli periferici pencolano sempre di più verso l’estrema destra.
Non vedo un futuro roseo.

 

Sauro Pennacchioli

 

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Contatto E-mail: info@giornale.pop

3 commenti

  1. La risposta finale è da incorniciare. Vorrei solo aggiungere che sia la destra che la sinistra hanno riempito di odio il proprio elettorato che prima o poi si arriverà alle mani.

  2. Condivido perfettamente la tua lettura “politica” (La sinistra a destra e la destra a sinistra), Sauro!

  3. Mi chiedo se ha ancora senso una divisione tra destra e sinistra. La rincorsa al consenso ha portato a una populismo liquido, senza ideali e senza coerenza. I leader attuali sono in grado di sostenere qualunque posizione e dopo tre mesi di sostenere “convintamente” la posizione opposta.
    P.S. il fatto che un avverbio orribile dal punto di vista linguistico come convintamente, messo in bocca a un personaggio orribile dal punto di vista etico come Cetto La Qualunque, sia entrato nel linguaggio politico quotidiano, è un chiaro segno dello degrado della politica italiana attuale.

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