PILOTA DI DRONI, PROFESSIONE DEL FUTURO

PILOTA DI DRONI, PROFESSIONE DEL FUTURO

Marc Guillot-Debord ha fatto parlare di sé sul quotidiano francese Le Monde per la sua professione, una di quelle che vanno ad aggiungersi alle più tradizionali sulla spinta delle nuove tecnologie: pilota di droni. “Pilota, operatore, telepilota… sul nome ci si muove ancora a tentoni” scrive Catherine Rollot, “ma la sua funzione è chiara: fare volare delle aeronavi telecomandate e svolgere dei lavori aerei”. Pollici che si muovono con destrezza sul joystick, Marc è tutto concentrato sui movimenti del suo “coso volante” che, sorvolando la pista dello stadio Charléty di Parigi, segue una corsa amatoriale di vecchie glorie della corsa e giovani studenti.
Trentanovenne, Guillot-Debord è un dipendente della Drones-Center, una impresa che si occupa di ispezioni, cartografia, riprese per conto di clienti che spaziano dall’agricoltura all’audiovisivo. Drones-Center ha anche un proprio corso di formazione di telepilotaggio. Perché pilotare quei “cosi che svolazzano” non è proprio un gioco da ragazzi.

Un drone pesa tra i 2 e i 9 chili, ci informa la giornalista, ed è dunque potenzialmente pericoloso in caso di caduta o errore di pilotaggio. “Guidare questi apparecchi necessita di una grande padronanza”, conferma Marc. “Il fatto che siano telecomandati e pieni zeppi di sensori ed elettronica dà l’illusione che chiunque possa pilotarli”. Ma non è così.

Fino a qualche anno fa il settore, in Italia, era completamente privo di regole. Da maggio del 2014 è stato però varato un regolamento che disciplina l’uso dei robot volanti, messo a punto dall’Enac, Ente Nazionale dell’Aviazione Civile. Da quel momento usare droni per riprendere matrimoni o fare un videoclip di una band musicale non sarà una cosa fuori dalla legalità, dato che prima ricadeva sotto le regole del Codice della Navigazione secondo il quale poteva svolgere lavoro aereo solo chi era in possesso di una licenza di tipo aeronautico. Ci si muoveva dunque in quella “zona grigia che sfociava nell’illegalità”, come l’ha definita l’ingegner Carmine Cifaldi in un articolo di Federico Petroni per Wired.
Oggi le cose sono più chiare. Come afferma nello stesso servizio il presidente dell’associazione di categoria dei droni (Assorpas) Paolo Marras: si sbaglia chi pensa che “ieri tutto fosse concesso e oggi tutto è negato. Al contrario, ieri tutto era negato e oggi tutto è concesso, a patto di dimostrare di possedere alcuni requisiti”.

Quali sono questi requisiti? Innanzitutto occorre una certificazione. Chi impiega un aerobot deve dimostrare di esserne in grado. Lo spartiacque è stato stabilito a 25 chili: al di sopra di questa soglia i droni sono considerati prodotti industriali, al di sotto si può trattare anche di un mezzo assemblato dallo stesso utilizzatore. Sopra i 25 chili serve una certificazione della stessa Enac, per avviare la produzione industriale. Per poter operare, il mezzo deve essere stato sperimentato e fornito di manuale di volo. Sotto quella soglia, l’utilizzatore si può autocertificare, attestando di essere in possesso dei requisiti richiesti.
Il regolamento distingue però tra “operazioni critiche” e “non critiche”. Queste ultime riguardano voli in aree disabitate o su campi agricoli dove non c’è rischio per cose o persone, operando comunque entro 200 metri di raggio e a non più di 70 metri di altezza. Per le prime, invece, il raggio d’azione può arrivare a 500 metri e l’altezza a 150, e serve un’autorizzazione dell’Enac. I voli notturni sono proibiti.

Sul mercato esistono già droni, o multirotori che dir si voglia, d’ogni genere: tricotteri, quadricotteri, esacotteri e ottocotteri, già pronti o da assemblare. Anche per quello che riguarda l’elettronica di controllo si va dalle semplici schede per il solo volo manuale a quelle più evolute, con funzioni automatiche per il controllo dell’altezza o l’uso del Gps per la navigazione automatica che consente al multirotore di muoversi da solo.

Guidare un drone è come guidare un’auto: servono 18 anni e una “patente” che può consistere in un attestato di volo civile o sportivo, o di un equivalente rilasciato da apposite scuole specializzate nel pilotaggio di droni. Si richiede anche una certificazione specifica del drone che si utilizza, e un certificato medico di tipo aeronautico. Una lieve disabilità è sufficiente per essere “bocciati”.

Quello delle scuole di guida per droni sembra essere un settore destinato a conoscere una certa fortuna, se persino il dileggiato Cepu ha aperto una sua “Accademia del Volo”. “Diventa un pilota professionista!”, invita la pagina online dell’azienda. E aggiunge: “Quello dei droni è un settore in forte espansione che permette di lavorare sia in proprio, sia in aziende che richiedono professionisti abilitati all’impiego di tale tecnologia oppure in centri di addestramento come istruttori ed esaminatori”, elencando poi tutti i settori nei quali possono essere utilizzati gli aerobot: “Sorveglianza del territorio – rilevamento delle condizioni ambientali – trasmissione dati – riprese aeree – agricoltura di precisione – compiti di ordine pubblico – edilizia – rilevazioni archeologiche – fotografia – cinema – monitoraggio di incendi – ispezioni di infrastrutture e impianti – sorveglianza del traffico stradale – ricerca – salvataggio”. L’Accademia offre corsi per conseguire “l’attestato di pilota APR sia per operazioni critiche che non critiche, sia per aeromodelli dai 300 gr ai 4 kg e dai 4 kg ai 25 kg”.

Il passaggio dalla didattica alla pratica può presentare incognite, a cominciare dal fatto che l’attuale normativa presenta diversi buchi che possono complicare la vita a chi vuol fare del pilotaggio di droni la sua professione, o a chi vuol mettersi nel ramo della costruzione di multirotori: c’è poca chiarezza su come debba essere il manuale di volo, sul manuale delle operazioni e su quali siano gli obblighi di sicurezza del drone. Per non parlare del fatto che, al momento, tutto il peso delle incombenze burocratiche grava sulla sede dell’Enac di via Castro Pretorio a Roma. L’ente non ha grandi dimensioni e ha recentemente ridimensionato il personale. Se l’utilizzo dei droni dovesse prendere piede come si immagina, l’Enac riuscirà a far fronte alla valanga di richieste di autorizzazione e quant’altro?

In ogni caso, se siete alla ricerca di un lavoro, forse può valere la pena di prendere la patente di guida di droni, prima che il settore si saturi.

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