IL NUOVO MISTER NO È SBAGLIATO

Mister No

Ci tenevo alla ripartenza di Mister No perché, diversamente dalle tante serie lugubri sfornate dalla Bonelli negli ultimi anni (l’ultima è Odessa), questo era un personaggio di genere brillante.

Zagor, creato nel 1961 sostanzialmente da Gallieno Ferri come spiego qui, permise per la prima volta a Sergio Bonelli di tirare fuori questa verve brillante
Poi Sergio dovette occuparsi sempre più di Tex, che il padre Gian Luigi Bonelli prima o poi avrebbe dovuto abbandonare per motivi anagrafici, riuscendo, tra l’altro, in uno dei migliori restyling della storia del fumetto, dato che ha migliorato il personaggio senza snaturarlo.

 

 

Per Tex, Sergio Bonelli lascia Zagor, ma nel 1975 decide comunque di fare uscire un personaggio tutto suo. Il quale riprende, in maniera diversa, lo spirito di Zagor.
Ecco quindi Mister No, con il primo numero disegnato dal solito Gallieno Ferri (che per un po’ ne sarà anche il copertinista).

Primo numero che non mi piacque molto quando uscì perché il personaggio mi sembrava ancora sperimentale, come se Bonelli non sapesse ancora bene dove andare a parare. Appariva addirittura ambientato nell’epoca attuale, come se gli anni cinquanta fossero stati appiccicati nel testo solo a opera già disegnata.

Nei numeri successivi perdurava questa sostanziale indecisione dell’autore, in un’alternanza di storie fantastiche quasi infantili con altre realistiche. Finché, a un certo punto, si raggiunse miracolosamente un equilibrio che trasformò la serie in qualcosa di mai visto prima nel panorama dei seriosi pistoleri tipici della Bonelli.

In realtà la chiave del successo era già evidente nel primo numero, nella personalità del personaggio.
Mister No era un eroe per sbaglio, uno che tendenzialmente si faceva i fatti suoi. Solo il caso, cinico e baro, gli imponeva di fare il bene all’umanità o, per essere più precisi, a chi gli stava vicino. In apparenza era un figlio degli anni settanta, di un’epoca che, sulla scia della contestazione giovanile, rifiutava gli eroi tutti d’un pezzo rappresentati, guarda caso, proprio da Tex Willer (che invece è originato da un’altra epoca storica, quella del vitalismo fascista).

D’altra parte Mister No non recepiva praticamente nulla dalla cultura politica degli anni settanta. Credo perché Sergio Bonelli non fosse ancora di sinistra.
Io Bonelli di persona l’ho conosciuto pochissimo, ma dalla lettura delle sue storie mi sono fatto qualche vaga idea. Negli anni cinquanta doveva essere di destra come la maggior parte dei giovani dell’epoca, nei settanta politicamente non schierato e dagli ottanta di sinistra, influenzato dai nuovi collaboratori che aveva attorno (anche il suo vecchio amico e vice Decio Canzio era un comunista ortodosso, come ripeteva spesso).

Che Bonelli non fosse di sinistra negli anni settanta è dimostrabile anche dal ruolo delle prostitute, una cartina di tornasole teorizzata nel mio articoletto su Corto Maltese che ho fatto girare solo tra pochi intimi per non essere legnato sulla pubblica piazza.
Nelle storie di sinistra le puttane sono degli esseri segnati dal destino che ricordano perennemente la violenza e la sopraffazione subite sin da piccole, e che non hanno alcuna via per “redimersi” se non suicidandosi (nessuna donna che è stata così profondamente vittima vorrebbe continuare a vivere, secondo questa concezione idealistica).

Ken Parker, uscito più o meno negli stessi anni di Mister No, era manifestamente di sinistra, e lo si vedeva da tutto, compreso il martirio delle prostitute.
Per Corto Maltese, invece, essendo Hugo Pratt completamente permeato dalla cultura vitalista dell’estrema destra (come Silvano Zingoni ha spiegato su Giornale POP), le prostitute sono dei personaggi brillanti e simpatici che si godono la vita. Sarebbero tra le poche donne davvero libere in un mondo che le voleva ancora ai fornelli: chiaramente pure questa è una visione idealizzata, sia pure di segno opposto.
Anche in Mister No le puttane, pur appartenendo a un ceto molto più basso (come del resto l’eroe bonelliano nei confronti del sofisticato Corto), sono personaggi esuberanti che non mancano mai di fargli le feste quando lo incontrano.

Quindi Mister No, in fin dei conti, era un personaggio culturalmente più vicino a Tex che a Ken Parker, solo che il suo vitalismo non era quello istituzionalizzato del fascismo, ma quello anarcoide e antistituzionale che lo ha preceduto nei primi anni del Novecento (lo stesso vale per Corto Maltese). Ma non è che tutti i giovani negli anni settanta fossero di sinistra, e Mister No, malgrado avesse come occasionale socio addirittura un biondino soprannominato Esse Esse, ebbe un ottimo successo vendendo, se non sbaglio, 150mila copie.

Mister No era un personaggio brillante che viveva avventure avvincenti anche grazie alla conoscenza diretta di Sergio Bonelli dell’Amazzonia, e questo fatto, tra le tante situazioni convenzionali che si ripetono stancamente nei fumetti, era un ulteriore elemento originale che faceva la differenza.

 

 

Il disegnatore Roberto Diso, diventato ben presto titolare della serie, era perfetto per conferire il tono apparentemente scanzonato alle vicende. Sapeva dare le espressioni giuste, muovere i personaggi e creare ambientazioni credibili: cosa si poteva volere di più? Ah sì, il tratto: piacevolissimo.
Aggiungiamo che non era per nulla fotografico come molti disegnatori di oggi, e quindi pienamente fumettistico. Uno stile insieme essenziale e preciso che ricordava i numerosi tascabili erotici dell’epoca, i veri “comic book” italiani.

 

 

Quando avviene un’alternanza di sceneggiatori le storie di una serie tendono spesso a decadere, ma Mister No faceva clamorosamente eccezione. Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi scrivevano storie ben centrate e appassionanti come quelle di Sergio Bonelli, anche se solo il primo dei due riusciva a rimanere del tutto fedele allo spirito originario del personaggio.

Di quegli anni, tra i settanta e gli ottanta, i critici ricordano spesso le eccezionali storie di Ken Parker, ma mentre questo personaggio rappresentava un unicum che non poteva essere replicato, Mister No aveva elementi che avrebbero potuto benissimo far scaturire un numero interminabile di personaggi, anche se, nei fatti, ne fece nascere solo due: Martin Mystère e Dylan Dog.

Alfredo Castelli, a un certo punto, iniziò a scrivere storie mysteriose di Mister No forse già pensando di proporre a Sergio Bonelli una nuova serie. Queste storie, che avrebbero potuto benissimo essere interpretate dal futuro Martin, introducevano anche i terribili “spiegoni” che Castelli ha via via ampliato nel corso degli anni. Comunque, quando nasce nel 1982, Martin Mystère è un personaggio ancora alla Mister No, soprattutto per come vengono impostate le sue avventure (alcune delle quali ho scritto io, vedi qui).

Anche Tiziano Sclavi a un certo punto inizia a utilizzare Mister No per definire le caratteristiche del suo futuro personaggio. E questo è un male perché, sia pure presentando sempre avventure godibilissime, Mister No cominciava così ad andare in vacca, diventando un personaggio banalmente “buono”.
Per esempio, abbiamo Mister No quasi in lacrime che chiede scusa a un cosmonauta sovietico perché non conosce il russo, mentre gli americani sono talmente arroganti da voler imporre l’inglese a tutto il mondo!
Sclavi scrive anche un’avventura onirica con un improbabile clone di Ronald Reagan prefigurando lo stile allucinato di Dylan Dog, del tutto fuori luogo nella costruzione tradizionale delle storie di Mister No.

Il Mister No ormai completamente buono di Sclavi ottiene pure lui una serie nel 1986, rinominato Dylan Dog. Che Dylan Dog sia il personaggio centrale delle sue storie è un abbaglio, quella che era tremendamente avvincente nei primi numeri era “solo” la dimensione allucinata nella quale si muoveva, trattata in maniera inaspettatamente brillante (come ho spiegato qui).

Quando Tiziano Sclavi ha iniziato a pensare che, invece, il successo fosse dovuto a quel pretino unidimensionale di Dylan Dog, mettendolo al centro delle storie e non più nel ruolo di psicopompo (di traghettatore del lettore dal mondo reale a quello degli incubi), è iniziato l’inesorabile declino.
Fine del brillante delirio collettivo, inizio della cupa serietà narcisistica del bello e maledetto “che tutti noi vorremmo essere”.

Ma i problemi, prima ancora, Sclavi li aveva creati a Mister No come editor, trasformandolo in Mister Boh.
Caso significativo il suo divieto di far apparire le puttane che facevano la festa a Mister No, assolutamente vomitevoli dal punto di vista ideologico “di sinistra”. Ricordo che glielo dissi: “Mister No deve continuare a trombare le puttane”. Niente da fare.
Poi non so se è rimasto lui a capo dell’albo, probabilmente no dato che nel frattempo Dylan Dog aveva spiccato il volo, comunque lasciai perdere Mister No e mai più lo lessi. Quindi del Mister No successivo non so una mazza.

Veniamo infine alla nuova serie di Mister No, con il primo numero scritto da Michele Masiero e disegnato da Massimo Cipriani.
Diversamente da tutti i lettori che si sono espressi nel web, sono rimasto deluso. Essenzialmente perché lo stile della prima storia, malgrado qualche tentativo, non è affatto brillante. E un Mister No non brillante non serve a niente. Non serve a rimuovere quell’aria di sfiga che imperversa da anni nelle pubblicazioni Bonelli.

Nel primo albo di questa nuova serie di Mister No le frettolose situazioni avventurose non rimangono impresse, si rimane invece sommersi da un fiume di parole privo della brillantezza dei dialoghi di Bonelli, Castelli o Sclavi. Sembra di leggere Tex, piuttosto.
Per rilanciare Mister No ci sarebbero voluti sceneggiatori brillanti come Tito Faraci, Giuseppe De Nardo, Stefano Vietti o Moreno Burattini.

Peccato per questa occasione mancata.

 

Mister No

 

Contatto E-mail: info@giornale.pop

19 commenti

  1. Caro Pensaurus, qui in via Buonarroti ti pensiamo sempre, sebbene non ti sia permesso avvicinarti oltre quel bar dall’altra parte della strada dove le brioches ricordano la Luisona del bar di Stefano Benni ed il BVZA giura che era in vetrina il giorno che è stato pubblicato il primo Mister No. Io ero contrario alla ordinanza del tribunale, ma devi capire che l’editore deve tutelarsi da chi sostiene che Odessa è la rielaborazione di un vecchio concept di Gallieno ” Fergal ” Ferri nomato Distributore Odesso che raccontava di un nesso dimensionale in una giungla/palude oscura. Ci spiace non ti sia piaciuto il nostro nuovo vecchio Jerry Drake. Speriamo ti piaccia il prossimo Iron Gal , cioè la storia di un altroquando dove Maggie Tatcher è una super-eroina che combatte per i diritti delle casalinghe. Alan Moore con ironia. Testi brillanti di Sio disegni graffiati e nervosi di Rossano Piccioni. B/n. Tascabile spillato. 48 pagine. Con affetto. Fai il bravo e prima o poi ti permetteremo di tornare in famiglia. Ciao ciao

    • Cioè, uno parla di plagio e il tribunale ordina di stare alla larga dalla casa editrice? Ha minacciato di farla salare in aria?

      • Gentile signor Rizzo, vorrei rassicurarla: 1) il signor Pensaurus è il benvenuto in via Buonarroti 2) il signor Crepascolo non lavora per la SBE e non ci lavorerà mai perché anni fa ammorbò la redazione con i suoi soggetti deliranti su mutanti con l’aspetto di sauri – T-Rex per l’esattezza nella variante pennuta che gli studiosi hanno ipotizzato e che non vedremo mai in Jurassic Park – in una setta di scrittori che si strappano vicendevolmente le penne dal lato B per scrivere storie come quelle di Zona X se fossero idee di Hunter Thompson sotto acido.

        Immagino che il nostro anfitrione nel suo home – praticamente la batcaverna come la potrebbe desiderare Gabe D’Annunzio – abbia letto che il suo commento e si sia sganasciato come un cavallo perché è persona assolutamente lontana da qualsiasi idea di violenza ed è stato allontanato da Zagor quando ha proposto una storia in cui Zagor sposa Cica, la sorella gemella di Cico , ci litiga in modalità ingmarbergmaniana e la coppia finisce da Molti Occhi o da altro sciamano pseudo junghiano che propone i due compongano i loro dissidi percuotendosi con innocui puff di peluche. Oggi una storia così sarebbe una hit di Oblomov o Coconino o Feltrinelli comics. In quei gg in cui il pubblico non digeriva Bella e Bronco era davvero un azzardo. Peccato.

  2. A me il mister no di Nolitta piaceva tantissimo , tanto da ritenerlo con Zagor, il mio più amato personaggio e fumetto. Castelli prima di tutti , e poi Ongaro e Scalvi hanno fatto ottimi lavori. Castelli addirittura ha dimostrato come si può scrivere un personaggio di un altro autore restando fedele alle sue origini di chi lo ha ideato . Sui disegnatori , sono d’accordo su Diso , ma è con Bignotti che il personaggio a mio avviso ha avuto la piu bella storia grafica, e avrei dato a egli l incarico di assumere il disegnatore grafico principe. Infine sul nuovo corso , almeno facendo seguito alla prima storia , questo nuovo Mister No, non mi convince e posso dire che non si pone assolutamente da paragonare a quel tipo di personaggio e storie che ci ha dato Nolitta in primis e gli altri citati.

  3. Una curiosità verso il futuro output Bonelli: la nemesi di Iron gal sarà Iron Maiden ?…

    • Ci avevamo pensato, gentile signor Riggs, ma esistono i copyright ed i trademark. Lei ricorderà che il signor Ambrosini ha dovuto chiamare il suo critico d’arte Jan Dix perché Pollock non era cognome che si potesse usare impunemente e nel corso della miniserie appaiono pittori il cui nome è diverso da quello con cui hanno attraversato la nostra fettina dei multiverso proprio per la stessa ragione. Le posso dire che la nemesi di Iron Gal ha il nome di lavorazione provvisorio – ma lei ricorderà che Dylan Dog era provvisorio – Abe Laird, ovvero un latifondista tansgender clone della Strega Bacheca che guida una setta di amazzoni guerriere. Temiamo naturalmente i fans della signora Carlomagno e di Nonna Abelarda, ma la vita senza uno zinzino di rischio sarebbe un ettaro di pagine di Nolitta e Diso con Mister No che al porto beve birra calda in attesa di un cliente che non arriva mai…

  4. Sauro secondo te da che numero inizia il declino di Dylan Dog? All’inizio mena e spara(uccide anche delle donne)è ironico, sarcastico e indaga, poi in effetti diventa sempre più un pretone

    • Dall’ultimo Tiziano Sclavi, che pure ha scritto alcune delle storie più belle di Mister No. E belle è dire poco.

  5. Ma se Hugo Pratt era di estrema destra, come fa ad essere contemporaneamente massone? E com’è possibile che Comix Archive odii Hugo Pratt in quanto massone, se è contemporaneamente di estrema destra come Comix Archive? Qualcuno ha una risposta?

    • Sono numerosissime le personalità di estrema destra iscritte alla massoneria (per esempio, Licio Gelli). Riguardo alla tua infatuazione per Comix Archive non ho nulla da dire.

    • E poi Hugo Pratt era stato di destra da giovane, non nella maturità.

  6. Ignorantone quale sono trovo questo articolo più che condivisibile in ogni parola. Banalmente direi che il politically correct ha dapprima graffiato e poi infettato, incancrenito e infine zombificato il fumetto (e non solo) d’avventura.

  7. Questa mania di etichettare le persone!! Pratt era seguace del fascio quandi tutti i ragazzi lo erano per forza. inquadrati come tanti birilli.
    Ugo, ancora senza H, ad Adisa Abeba nel 1937 a dieci anni faceva parte della “Gioventù littorio, poi tre o quattro anni dopo lo vedo fotografato assieme al padre nel battaglione delle “camicie nere”: pagina 39 di “Il desiderio di essere inutile”. Tutto qui, ritornato in Italia con parte della famiglia all’nizio del 1943 o forse nel Dicembre 1942.
    COmunque nel 1943 andò in un collegio militare…. e chi più ne conosce più si metta a postare nel regno di Sauronte Bifronte, già sovrano di Arcadia!!

  8. Comunque Mercurio Loi non era lugubre. Tranne un paio di albi, era brillantissimo. Anche Dragonero, per quanto drammatico, ha momenti comici in cui la firma di Luca Enoch è chiarissima.

    • Vero, Mercurio Loi era un’ottima serie ironica (anche se inadatta per il grande pubblico). Dragonero e Zagor sono sicuramente brillanti.

  9. Qualche idea per SBE che so segue questo blog nel caso Pensaurus decida di tornare a scrivere comics per loro. Tutti titoli di lavorazione provvisorio – come era Dylan Dog – con due parole di sintesi del concept:
    1) Dragovero : Veronica Loi è una rifugiata sociale che vive solo in rete e non esce dalla sua stanza e sogna storie che sembrano Zona X sotto acido in cui è un sauro fantasy in un medioevo prossimo venturo alla Brendon
    2) Zigo- Zagor : sciamano blu in una valle blandamente Avatar oriented , forse un ciarlatano, ago della bilancia nei conflitti locali
    3) Rio Loi : immancabile western in SBE colla vita di una piccola comunità laziale in un nesso dimensionale da cui arrivano pirati ed indiani in modalità peterpanica
    4) Nica & Ron: Nica è una brillante head hunter e Ron si è sostituito ad un visionario stile Steve Jobs, ma è un ciarlatano in fuga da un nesso dimensionale inseguito da pirati blu. Uno zinzino Remington Steele / Mai dire Sì che a sua volta prendeva da Intrigo Internazionale, ma le note sono sette.

  10. Beh semplicwmente la penso in modo opposto, ben per me.

  11. Solo commenti favorevoli???

  12. A mio giudizio l ‘esplosione del personaggio- dopo l’inizio un po’ titubante , sono stati i disegni di Diso ( non me ne voglia l’inventore grafico brignotti, pace all’anima sua).

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