E SE PENSATE CHE IL MUSEO DELLE MUTANDE SIA STRANO…

E SE PENSATE CHE IL MUSEO DELLE MUTANDE SIA STRANO…

Ci sono decine di strani musei a Bruxelles, tra cui un museo dedicato alle mutande, uno alle gabbie degli uccelli e un altro alla ferramenta.

E SE PENSATE CHE IL MUSEO DELLE MUTANDE SIA STRANO...

Jan Bucquoy

 

Il Museo delle mutande, in Rue Haute 123, si deve all’artista surrealista belga Jan Bucquoy, autore diventato famoso per La vita sessuale di Tintin, una parodia erotica del famoso personaggio di Hergé. L’artista ha creato una vera e propria galleria d’arte dedicata alla biancheria intima. I pezzi più prestigiosi apparterrebbero a personaggi come la nostra Valeria Marini e Lady Diana, e a politici come l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, ma con i surrealisti non si può mai esser certi.

E SE PENSATE CHE IL MUSEO DELLE MUTANDE SIA STRANO...

 

L’idea di questo museo risale alla fine degli anni ottanta, quando Bucquoy decise di iniziare la collezione di mutande. “L’ispirazione mi è venuta”, spiega l’artista belga, “pensando che quando si ha soggezione di qualcuno occorre immaginare quella persona con addosso solo la biancheria intima. Sotto le mutande siamo tutti uguali”.

“È un po’ sconcertante”, dice un visitatore del museo. “Un po’ strano collezionare le mutande di un presidente o di una persona famosa. Però è anche divertente, farà parlare”. Dopo aver ottenuto chissà come le mutande della Lady di ferro, ossia la premier inglese degli anni ottanta Margaret Thatcher, e quelle dell’icona del pop Michael Jackson, ora Bucquoy, per dare un tono ancora più glamour al museo, vorrebbe comprare gli slip della ex premiere dame Carla Bruni.

E SE PENSATE CHE IL MUSEO DELLE MUTANDE SIA STRANO...

 

Pensavo non potesse esserci nulla di più assurdo in tema di  musei, fino a quando non mi sono imbattuto nel Petit Musée de la droguerie, il Piccolo Museo della Ferramenta (da non confondere con la Grande Drogheria poetica).

Prima che diventasse un museo, questo era un negozio in cui era possibile trovare il rimedio giusto per ogni tipo di incidente domestico. Per esempio, potevi esserti versato del vino rosso sul tuo costoso abito Ermenegildo Zegna: niente panico. La mattina dopo facevi un salto nel piccolo negozio dietro al municipio e Madame ti avrebbe fornito il prodotto giusto, probabilmente una combinazione di pillole lassative tedesche e alghe raccolte sul litorale della Bretagna in una calda serata di settembre.

Una visita in questo negozio insegnava molto sulla vita privata dei belgi. I clienti chiedevano consigli su come eliminare le macchie di maionese che si erano procurati mangiando patatine per strada. Altri erano turbati dagli ostinati scarafaggi belgi. Ebbene, nulla era impossibile per la proprietaria, la quale sosteneva di disporre di cento diversi rimedi.

Il Museo della Ferramenta ha 100 rimedi

 

Ma la signora è andata in pensione e chissà come faremo adesso quando, accidentalmente, avremo lasciato cadere un lampone sul nostro nuovo Hugo Boss. Non c’è nessun altro posto in città per questo tipo di servizio personalizzato. Potresti provare in una grande catena come Brico, suppongo, ma avrebbero il prodotto giusto per della gomma da masticare saldamente fusa con del pregiato cashmere? Temo di no.

E quindi dobbiamo dire, con grande rammarico, che un’altra istituzione di Bruxelles ha cessato di esistere. Quello che troviamo adesso è una vetrina sulla Rue du Viaduc, piena di scatole polverose che portano nomi come “Fly-Tox” e “Presto”.

Beviamoci sopra, ma responsabilmente, perché non ci libereremo mai della macchia di beaujolais sulla camicia.

 

3 commenti

  1. Beh quando non hai storia, qualcosa ce lo dovrai pure mettere nel mueso. O vai a prendere (in modi anche non leciti) reperti storici provenienti da paesi lontani. O ti crei un mueso dal nulla. In America lo fanno dappeertutto (https://mashable.com/2014/05/20/26-weird-museums-to-visit-for-the-ultimate-american-road-trip/?europe=true). Dovrebbero chiamarli in altro modo, non musei. Diceva un architetto, c’è piu storia in un quartiere di Roma che in tutto il Belgio.

    • quanto al non avere storia mi permetto di dissentire; forse lei non è mai stato ad Anversa, o a Gent; il Belgio ha condiviso – nel bene e nel male, da protagonista o talora controvoglia come tuttora mostra l’acredine tra francofoni e fiamminghi – la grande storia dei Paesi nordeuropei;
      naturalmente lei sa che Rubens era di Anversa, e van Eyck di Bruges – citta d’acqua di incredibile bellezza e conservata come una cristallo prezioso, a differenza di Venezia, spremuta come un limone e lasciata andare a remengo;
      per tornare a Anversa, lì può visitare il piccolo ma straordinario museo degli strumenti musicali, con pezzi rarissimi di Ruckers;
      per restare nell’ambito preferito da questo sito, a Bruxelles può visitare il bel museo dedicato al fumetto, certo con particolare attenzione rivolta al Peyo dei Puffi, ma estremamente interessante e con ben altri fondi rispetto al pur bel museo del fumetto di Milano;
      ometto l’elenco delle pinacoteche (quasi) alla pari della Gemäldegalerie berlinese o del British Museum e mi fermo qui; questo patriottismo d’occasione – modello inno nazionale alle finestre mentre la gente crepa negli ospedali – non mi sembra utile; la storia di un quartiere di Roma non è merito dei romani e degli italiani attuali – che al massimo distruggono la bellezza o ne fanno grandi speculazioni – , ma della tanto odiata Chiesa e in precedenza dei “romani”;

  2. Non c’entra niente con quello che ho detto. Ho citato un architetto. Se a lei non piace la verità, pazienza. Non mi deve insegnare niente. E buon viaggio nel museo delle mutande.

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