IL MOSE SALVERÀ MAI VENEZIA DALLE ACQUE?

il Mose

Il centro di controllo delle maree di Venezia comunica che il mese di novembre 2019 è stato il peggiore degli ultimi secoli. Si ricordano diciotto fenomeni di acqua alta sopra o eguali ai 110 centimetri, l’ultimo era successo nel 2010. Ma quest’anno dodici eventi sono accaduti nel solo mese di novembre. È una frequenza che non si era mai verificata prima.

il mose

Acqua alta a Venezia allaga piazza San Marco e la basilica, novembre 2019

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Acqua alta a Venezia del 16 aprile 1946, 147 centimetri

Nel mese di novembre 2019 ci sono stati otto maree superiori o eguali a 120 centimetri. Sei eventi maggiori o eguali a 130 centimetri.  Entrambi i numeri non erano mai stati raggiunti da quando si controllano le maree. Il livello della marea è stato per circa 50 ore sopra i 110 centimetri.

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Acqua alta a Venezia, novembre 2019

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Acqua alta a Venezia del 12 novembre 1951, più 151 centimetri

Infine, si sono verificati quattro eventi maggiori o uguali a 140 centimetri. Non era mai avvenuto da 150 anni. Inoltre non è mai avvenuta con questa frequenza, con tutti e quattro gli eventi nello stesso mese. Si sono verificati tre eventi maggiori o uguali a 150 centimetri. Non era mai avvenuto negli ultimi 50 anni.

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Piazza San Marco, 4 novembre 1966, 194 centimetri, ad oggi record mai più eguagliato. Lo stesso giorno Firenze fu allagata dall’Arno che, alle tre del mattino, uscì dagli argini.

 

La laguna veneta

Laguna veneta

 

Venezia si trova all’interno della laguna veneta. È una laguna del Mar Adriatico settentrionale. L’8% della laguna di Venezia è occupata da terre emerse, cioè da Venezia e dalle isole minori. L’11% è occupata dall’acqua e da canali dragati.

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Laguna di Venezia, piane di marea

Circa l’80% della laguna è composta da piane di marea o dalle artificiali casse di colmata. Le piane di marea sono terreni che emergono dall’acqua, che poi vengono sommersi dal flusso e riflusso delle acque.

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Le casse di colmata di Venezia

Le casse di colmata sono tre isole artificiali della Laguna di Venezia realizzate con il materiale di scavo proveniente dalla costruzione del canale dei petroli.

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Una nave portacontainer nel canale dei petroli

Il canale dei petroli è stato realizzato per permettere l’entrata nella laguna di Venezia delle grandi navi petroliere. Le navi arrivano fino alle raffinerie del polo petrolchimico di Marghera. Dal 1963 il materiale risultante dallo scavo del canale dei petroli fu utilizzato per realizzare delle isole artificiali. Lo scopo era di realizzare la terza area industriale di Porto Marghera. Tutta l’area periodicamente sommersa dalle acque compresa tra Marghera e Chioggia avrebbe dovuto essere interrata.

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Venezia, acqua alta 4 novembre 1966

Le casse di colmata furono indicate come una delle cause dell’alluvione del 1966. Le acque delle maree non trovavano più sfogo sulla terraferma perché era occupata dai fanghi degli scavi. Nel 1969 i lavori vennero sospesi e definitivamente bloccati con la “Legge speciale per Venezia” del 1973. A quel punto erano già stati sversati circa venti milioni di metri cubi di materiale.

Venezia, Bocca di Lido

Grandi navi da crociera nel bacino di San Marco

Due isole sottilissime e lunghe dividono la laguna di Venezia dal mare Adriatico. Il collegamento avviene con tre bocche di porto: Lido, Malamocco e Chioggia. Attraverso le bocche di porto passano le navi dirette ai porti veneziani che si trovano nella laguna. Passa anche l’acqua delle maree.

 

Che cos’è la marea

Acqua alta a Venezia toccati 187 centimetri, 12 novembre 2019

La marea è l’innalzamento o l’abbassamento delle acque provocato dall’attrazione del sole e della luna. I cicli durano dodici ore: per sei ore la marea cresce (in dialetto veneziano sevénte). Dopo il culmine, cala (in dialetto veneziano dozana).

La bassa pressione fa salire l’acqua più del previsto. L’alta pressione la fa scendere più del dovuto. Il vento da nord spinge l’acqua lontano da Venezia. Quello da sud, al contrario, spinge l’acqua contro Venezia.

 

Che cosa è accaduto a Venezia il 12 novembre 2019

Acqua alta a Venezia toccati 187 centimetri, 12 novembre 2019

Il 12 novembre 2019 l’acqua alta ha toccato 187 centimetri in Piazza San Marco. L’eccezionale fenomeno è dovuto all’effetto combinato di più fattori:
 novembre è il mese di acqua alta
 la luna piena, cioè una marea astronomica importante
 una bassa pressione su Venezia e l’alta pressione nell’Adriatico centrale
● i venti di bora che hanno spinto l’acqua contro Chioggia. Poi sono cambiati velocemente in venti di scirocco di 25 metri al secondo, che hanno sospinto l’acqua contro Venezia.

L’acqua alta ha allagato zone di Venezia che quella del 1966 non aveva toccato.
Lo sprofondamento di Venezia e l’aumento del livello medio del mare Adriatico sono altre cause importanti.

 

Il mare Adriatico cresce da 129 anni

Grafico innalzamento mare Adriatico a Venezia e a Trieste

Il grafico rappresenta con una linea rossa il livello del mare a Venezia. La linea verde rappresenta il livello del mare a Trieste.  L’innalzamento non è costante e continuo ma è soggetto a molte oscillazioni. In generale però il mare si innalza molto di più a Venezia che a Trieste. Secondo gli esperti, l’innalzamento dell’Adriatico è dovuto al cambiamento climatico e allo scioglimento dei ghiacciai.

 

Venezia sprofonda

Grandi navi nella laguna di Venezia

La differenza di innalzamento del mare Adriatico fra Trieste e Venezia è dovuto allo sprofondamento della laguna veneta. Trieste è posata su una  roccia calcarea rigida, mentre Venezia su terreni molli e cedevoli. I terreni molli e cedevoli con il tempo si ricompattano e sprofondano. La linea inferiore nera del grafico più sopra mostra lo sprofondamento di Venezia.

Impianto petrolchimico di Porto Marghera

L’abbassamento del terreno su cui poggia Venezia è stato di una quindicina di centimetri dal 1890. La gran parte è avvenuto fra gli anni trenta e gli anni settanta. L’industria di Marghera estraeva acqua dalle falde sotterranee superficiali e accelerava il rassodarsi del terreno. Oggi lo sprofondamento del terreno a causa dell’uomo è fermo.

 

Gli olandesi, maestri contro inondazioni e maree

Di fronte alle maree catastrofiche di novembre 2019, a Venezia tutti invocano gli olandesi. Gli olandesi sono maestri nella gestione delle acque. Il 20% del territorio olandese si trova sotto il livello del mare. Gli olandesi hanno fatto un lucroso business delle loro straordinarie capacità: vengono chiamati in tutto il mondo a gestire inondazioni e maree.

 

Olanda: la tempesta del 1953

Inondazione causata dal Mare del Nord nel 1953

L’ultima tragica catastrofe è quella che colpì le coste sud-occidentali dei Paesi Bassi nel 1953. La provincia olandese della Zelanda risultò essere la più colpita. Tra la notte del 31 gennaio e il 1° febbraio un mix di alta marea e vento forte da Nord-Ovest causò una tempesta. Si abbatté sulle coste olandesi portando alla rottura di ben 89 dighe. Morirono 1836 persone e oltre 200mila capi di bestiame (ovini, suini, cavalli e polli).

 

Piano Delta

Diga di sbarramento della Schelda orientale Oosterscheldekering. Fa parte del piano Delta.

A causa della catastrofica inondazione, i Paesi Bassi adottarono dei sistemi di protezione delle coste migliori. L’Olanda si servì del cosiddetto piano Delta, attuato nella zona del delta dei fiumi Reno, Mosa e Schelda. Si rafforzarono le difese esistenti. Si costruì un esteso sistema di dighe e paratoie mobili a protezione delle aree più basse.

Oosterscheldekering, diga della Schelda orientale

Non si ricorse esclusivamente a dighe chiuse. Non si voleva far sparire le specie marine e l’ecosistema della zona. Pertanto venne progettata la Oosterscheldekering, una diga lunga circa 9 chilometri che sarebbe stata chiusa solo in caso di necessità. La parte chiudibile è lunga circa tre chilometri e dispone di tre chiuse. La diga può essere aperta e chiusa grazie a enormi piloni e paratoie che si spostano verso l’alto e verso il basso. Quando si chiudono impediscono alla marea di entrare.

La diga che protegge Rotterdam. Maeslantkering

La diga che protegge Rotterdam. Maeslantkering

La barriera della Meslant (Maeslantkering) protegge dalle inondazioni costiere Rotterdam e il suo grande porto. Si trova nella provincia dello Zuid-Holland, all’imboccatura del Nieuwe Waterweg, nel Mare del Nord. Realizzata tra il 1991 e il 1997, è l’opera conclusiva del Piano Delta.

 

Il Mose e come funziona

Come funziona il Mose

Nel 2003 per difendere Venezia dall’acqua alta si è iniziata la costruzione del Mose, Modulo Sperimentale Elettromeccanico. È costituito da 3 dighe a scomparsa che si trovano alle tre bocche di porto. Sono realizzate con paratoie cave incernierate sul fondale, che si possono alzare e abbassare tramite l’immissione di acqua o di aria. Doveva entrare in funzione nel 2011, invece adesso si parla del 2022. Doveva costare 1,6 miliardi di euro, ne è già costato 5.5.

 

La soluzione olandese per la città di Venezia

Fernando De Simone, rappresentante in Italia della società Eko-Norconsult-tec, un gruppo misto norvegese-olandese

Molti si chiedono perché non siano stati ingaggiati gli olandesi per risolvere il problema dell’acqua alta a Venezia. Gli olandesi si sono sempre interessati a Venezia e hanno presentato progetti dettagliati. Il 6 settembre 2005 l’architetto Fernando De Simone presentò in consiglio comunale a Venezia il progetto del gruppo norvegese olandese Eko-Norconsult-tec. Il gruppo è molto attivo nel mondo per la costruzione di dighe e la regolazione delle acque. Gli olandesi non hanno mai usato un sistema come il Mose perché ha una manutenzione costosissima e quindi difficilmente sostenibile. Tutti i meccanismi sono sott’acqua e quindi soggetti a erosione e a essere intaccati dalla ruggine. I cassoni si riempiono di sabbia e devono essere ripuliti e svuotati. Sono incernierati su del calcestruzzo che si è dimostrato soggetto allo sprofondamento. Se i cassoni non mantengono la loro posizione potrebbero urtarsi nella fase di sollevamento o di abbassamento con conseguenze disastrose.

Chiusura della difesa olandese contro le inondazioni di Maeslant

Il motivo fondamentale per cui era stata respinto il progetto norvegese-olandese fu che le paratoie avrebbero deturpato Venezia. L’architetto De Simone aveva assicurato che si sarebbe potuto rendere la barriera poco visibile. Secondo il gruppo norvegese-olandese i meccanismi che avrebbero fatto alzare le paratoie si dovevano tenere all’asciutto. Magari alloggiali in un tunnel per evitare la ruggine e la costosissima manutenzione.

 

Il Mose non ha salvato Venezia nel novembre 2019

Mose, pulizia

Il 12 novembre 2019 l’acqua alta a Venezia era prevista. Si sperava che il Mose fosse pronto. Ci si augurava che, per scongiurare i danni che la marea avrebbe inflitto alla città, i cassoni sarebbero stati alzati. Ma questo non è successo. I responsabili del Mose non hanno dato il permesso.

il Mose

Visto quello che è successo molti temono che il Mose sia un’altra di quelle opere faraoniche, costosissime, che non arrivano mai alla fine.

 

(La professoressa Elda Ravetta ha suggerito l’argomento e ha raccolto il materiale.)

 

 

 

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