IL MIO NOME È OMEGA

IL MIO NOME È OMEGA

“Omega the Unknown”, l’uomo che cadde sulla Terra, nasce nel 1976 dalla penna di Steve Gerber e Mary Skrenes. La serie, pubblicata dalla Marvel Comics, dura solo dieci numeri. In Italia, viene inserita nella collana “Gli Eterni” dell’Editoriale Corno, nel 1978. Questo racconto è un omaggio in chiave rivisitata.

Il mio nome è Omega.
Più precisamente Omega lo Sconosciuto perché vengo da un pianeta sconosciuto, con un nome sconosciuto, che sta in una zona sconosciuta dell’universo.
Sono scappato sulla Terra negli anni Settanta, a bordo di un’astronave.
Il mio pianeta era un macello: c’era una guerra brutta, ma brutta brutta fra umani e robot invasori e prepotenti. Una roba catastrofica, alla Terminator per capirci.
Così, sono finito a New York, nell’America di Gerald Ford. Sono andato a vivere nel retro di un banco pegni dell’East Village, gestito da un certo nonno Sam, e mi sono ritrovato collegato mentalmente a James Michael Starling, un nerd dodicenne di Hell’s Kitchen che dopo la morte dei genitori è stato adottato da un’infermiera e una fotoreporter, due fighe da paura.
Però mica l’ho mai capito perché mi ci sono ritrovato collegato.
Fatto sta, sulla Terra sono diventato una star.
Lottavo contro le forze del male.
Quando m’incazzavo, mi usciva il segno Ω sul palmo delle mani e sparavo certi raggi d’energia ai supercriminali che levati.
Non parlavo mai, tanto anche se parlavo mi veniva fuori una roba tipo KLATUU BARADA NIKTO in mongolo.
I terrestri quando mi vedevano gridavano: «Eccolo! Il superalieno muto!», e indicavano e fischiavano e applaudivano mentre volavo nel mio costume rossoblu fra i grattacieli, verso lo skyline. Nelle orecchie, il walkman con la mia playlist preferita: “Starman” di David Bowie; “Galactica” dei Rockets; “Meteor Man” di Dee D. Jackson.
Stampa e tv mi adoravano. Sono stato cinque volte al Tonight Show di Johnny Carson, otto da David Letterman e non so quante da Oprah.
Il TIME mi ha messo fra le 100 persone più importanti del 1980. PEOPLE fra gli uomini più sexy del 1985. LIFE mi ha dedicato un’edizione speciale, l’anno dopo.
Starbucks ha dato il mio nome a un cappuccino. La Pepsi mi ha voluto per uno spot.
La Marvel ha pure fatto due serie a fumetti su di me: una, nel settantasei, che è durata solo dieci numeri perché troppo strana; l’altra, trent’anni dopo, scritta da uno famoso, Jonathan Lethem, quello che ha scritto “La fortezza della solitudine” ma non ha mai pagato i diritti a Superman, che a Clark Kent ancora gli girano le palle.

Sono stati tempi grandiosi. Ero un dio in terra.
Gli anni sfrecciavano come radiazioni gamma nella Zona Negativa.
Ora, invece, eccomi qui: un vecchio dimenticato, con un principio di Alzheimer, che campa di pensione sociale in una merdosa casa di riposo per supereroi, nel Queens.
Io che ho conosciuto i Difensori. Io che ho affrontato gente come Hulk, Electro, il Demolitore e quella stronza mutaforma di Ruby Thursday. Io che ho sconfitto Nitro l’atomica umana, quello che ha accoppato Capitan Marvel. Io che ho fatto il culo a strisce alla setta di El Gato, una specie di Testimoni di Geova ma più cacacazzi. Io che ho tenuto in mano il Cubo Cosmico: ridotto a mangiare quadrucci in brodo, pisciare dentro una sacchetta di silicone e guardare repliche di “Ralph Supermaxieroe” con Shang-Chi maestro del Kung Fu e Aquarian il supereroe santone, aspettando tisana e mele cotte prima della nanna.
Sera dopo sera, giorno dopo giorno, mese dopo mese, fino a che morirò e mi farò sparare dentro il Sole in una bara di carbonadio, come si fa sul mio pianeta quando uno muore.
«Goodbye stranger, it’s been nice», per dirla alla Supertramp.
Perché, alla fine, non importa se sei terrestre o alieno, eroe e criminale, se puoi volare o sparare raggi: ci sarà sempre una cosa là fuori più forte di me, di voi, più forte pure di Thanos o di Galactus.
E questo è tutto.
omega-2
Omega (C) Marvel

2 commenti

  1. Molto efficace l’identificazione, si legge d’un fiato e genera entusiasmo. Originale, stile personalissimo che esprime carattere, passione, conoscenza e fa tuffare di testa nel fumetto. Mi è piaciuto moltissimo.

  2. Ho amato molto quel personaggio, era proprio l’America scombinata di Gerald Ford e dei suoi capitomboli. Grazie per questo articolo appassionato e coinvolgente. Assai pertinenti le citazioni musicali.

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