I KILLER DI GERANI PORTATI DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO

I KILLER DI GERANI PORTATI DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Vasi fittamente fioriti di gerani per tutta l’estate non se ne vedono più se non in montagna. Come mai? Cerchiamo di scoprirne il motivo.


Il singolo geranio non è una pianta di eccezionale bellezza, ma produce una massa di fiori che si rinnova continuamente creando un effetto estetico notevole anche per i colori vivaci.

Inoltre sono facili da coltivare e sopportano condizioni di esposizione al sole e al vento piuttosto impegnative.

Vivono in piccole cassette poste nelle fioriere. Hanno bisogno di essere innaffiati spesso con una quantità di acqua non eccessiva, perché temono il ristagno alle radici. Richiedono di essere concimati a scadenza fissa.  Un tempo le piante madri si trovavano in Sardegna e nelle nostre regioni costiere, ma anche nell’entroterra perché i gerani, in origine provenienti dal Sud Africa e dal Tibet, si sono acclimatati molto bene in Italia.

Riproduzione per talea

La riproduzione dei gerani avviene preferibilmente per talea in inverno, nelle zone calde come la Sicilia, e in primavera nelle altre. Il geranio si può anche riprodurre per seme.

Non sopporta le temperature sotto zero e, nei paesi freddi, deve essere portato in serra fredda durante l’inverno. La sua coltivazione, e conseguente commercializzazione, avviene nella zona del Trentino Alto Adige, tradizionalmente adibita allo svezzamento in serra delle talee già radicate, provenienti dalla Sardegna o preparate in loco dai vivaisti.

La prima nazione del mondo occidentale per la commercializzazione florovivaistica delle piante e dei fiori recisi è l’Olanda, seguita dal Belgio e da Israele. L’Italia dà una grande quantità di prodotto che l’Olanda commercializza in tutto il mondo. Inoltre, alcune regioni italiane come la Liguria, la Toscana e la Puglia commercializzano in proprio.

Cacyreus marshalli – Lycaenidae

Il killer dei gerani è il Cacyreus marshalli, leggiadra farfallina originaria dell’Africa meridionale e appartenente alla famiglia dei Lycaenidae, lepidotteri di piccole e medie dimensioni con alucce chiare o variegate. Questa farfalla è stata accidentalmente introdotta in Europa attraverso gli scambi commerciali dei gerani.

La prima segnalazione dell’insetto risale al 1978, quando in Inghilterra è stato tempestivamente riconosciuto sui fiori importati. Lo stock è stato immediatamente distrutto.

Nel 1989 la pericolosa farfallina è stata nuovamente introdotta in Europa, attraverso gli scambi commerciali, nell’isola di Maiorca. Tra il 1991 e il 2000 si è poi diffusa in gran parte dell’Europa occidentale favorita, oltre che dalla caratteristica di riprodursi velocemente, anche dall’assenza di nemici naturali. In Italia la prima segnalazione si è avuta nel 1996, quando ne è stata riscontrata ampia presenza nei dintorni di Roma: allo stato attuale si può ritenere diffusa in quasi tutto il territorio italiano. L’Organizzazione Europea per la Protezione delle Piante (Eppo) l’ha inserita nella lista degli organismi per cui si raccomanda la quarantena delle piante in entrata che potrebbero essere contaminate, considerati i seri danni che arreca alle colture ornamentali dei gerani.

Fioritura in montagna

Se attualmente solo in montagna si possono vedere ancora delle balconate come queste, è forse perché l’insetto, a causa del freddo notturno, non riesce a completare efficacemente il suo ciclo vitale e riproduttivo.

La farfallina depone le uova sui gerani. La larva scava un foro nel bocciolo, sulle foglie e nei fusticini, e poi entra all’interno dei tessuti cibandosene.

Fusticino di geranio mangiato dall’interno dalla larva di licenide

Infine, la larva sfarfalla completando il ciclo che dura 60 giorni a 20° di temperatura e 30 giorni a 30° di temperatura. In una sola stagione il Cacyreus marshalli può completare sei cicli.

I gerani infestati ingialliscono e necrotizzano fino alla morte. Per risolvere il problema si puntava sull’Axoris, un insetticida specifico prodotto dalla Compo ma, alla fine, la battaglia è stata persa.

Uno dei fattori che ha favorito la diffusione della farfalla è stato l’aumento della temperatura, con conseguente “tropicalizzazione” delle zone europee temperate.

Nel meridione d’Italia è stata osservata nel 2006 una mosca, la Aplomya confinis, che parassita i bruchi delle larve delle farfalle come il Cacyreus. Nel video sopra possiamo vedere come la mosca depone un uovo sopra un bruco. Dopo un giorno, la larva di mosca è penetrata nel bruco danneggiandolo. Si spera molto da questa lotta biologica contro le farfalle killer dei gerani.

La Aplomya confinis, mosca parassita delle farfalle

 

Dipladenia

Nel frattempo, coloro che desiderano avere un balcone fiorito si sono rivolti ad altre varietà, tra cui la dipladenia, un rampicante tropicale che si è acclimatato anch’esso per il cambio di condizioni climatiche.

Scarabeo killer: popilla japonica

In pericolo non sono solo i fiori. L’entomologo Mario Colombo, dell’Università di Milano, segnala l’arrivo dal Giappone di uno scarabeo killer: la Popilia japonica. Le larve di questo insetto mangiano le radici delle piante di pomodori e del mais. La Popilia japonica, pur essendo presente in Italia da parecchio tempo, ora riesce a sopravvivere agli inverni sempre più miti. Il proliferare di questo scarabeo potrebbe avere conseguenze devastanti per la nostra agricoltura.

2 commenti

  1. Visto che vengono dall’ Africa del sud, cosa e’ successo in Sud Africa, paese di origine delcgeranio?

    • Lì la farfalla killer è vittima di predatori naturali che non vivono in Europa.

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