I PRECURSORI DELLE COMMEDIE SEXY

I PRECURSORI DELLE COMMEDIE SEXY

Nella seconda metà degli anni cinquanta e per tutti gli anni sessanta, con le farse e i film comici il cinema italiano comincia a raccontare commedie a base di corna, incontri clandestini e belle ragazze un po’ svestite. Sono queste pellicole i precursori della commedia sexy: anno dopo anno si scopriva un centimetro in più del corpo femminile.

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“Europa di notte”, 1959

La cultura voyeuristica era presente in gran parte del cinema comico italiano. Si pensi alla presenza, in molti film popolari degli anni cinquanta e sessanta, di scene ambientate in teatrini e night-club, con spogliarelli e numeri musicali audaci, e alle pellicole più o meno documentaristiche esplose negli anni sessanta girate nei locali notturni di mezzo mondo: “Europa di notte” del 1959, di Alessandro Blasetti e “Totò sexy” del 1963, di Mario Amendola. La volontà produttiva di mostrare nudità femminili all’interno di vicende che mitigassero un po’ l’aspetto “scandaloso” fece sì che si scegliesse un contesto brillante, tipico del nostro cinema di successo.

Un precursore è senza dubbio l’episodio intitolato “Mara” del film “Ieri, oggi, domani”, diretto nel 1963 da Vittorio De Sica. Sempre di De Sica ricordiamo l’episodio “La riffa” del film “Boccaccio ’70” (1962), in cui la protagonista mette se stessa come premio di una lotteria.

“Mara” racconta la vicenda di un uomo che vorrebbe avere un rapporto con una prostituta. Arde dal desiderio, ma per una serie di intoppi non riesce a concludere. Come si vede siamo in presenza di un archetipo, presente in quasi ogni storia della commedia sexy. In particolare, il celebre spogliarello della donna anticipa molte scene che vedranno protagoniste Edwige Fenech e Gloria Guida. Non dimentichiamo poi la presenza del giovane seminarista, commistione tra sacro e profano, che sarà spesso utilizzato dai registi del cinema scollacciato, e che la ragione finale per cui l’uomo non può dare libero sfogo a tutto il proprio ardore è un fioretto, come accadrà a Olimpio in quello che può essere considerato il film apripista della commedia scollacciata, il boccaccesco “Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda”.

Il film di De Sica non è l’unico dei cosiddetti “classici” del decennio a presentare scene dal contenuto erotico, sia pur tratteggiate in maniera leggera e brillante. “Divorzio all’italiana”, “Sedotta e abbandonata” e “Signore & signori”, tutti di Pietro Germi, sono incentrati su vicende che verranno ampiamente riprese dalla commedia sexy, a partire dalle ambientazioni siciliana (i primi due) e veneta (il terzo).

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“La matriarca”, “Dove vai tutta nuda?” e soprattutto “Il merlo maschio”, diretti da Pasquale Festa Campanile, sono altri titoli particolarmente significativi. Lo stesso regista, con “Jus primae noctis” (1972), si inserisce nel genere boccaccesco che rappresenta l’anticamera della commedia sexy.

Tra gli altri maestri italiani che hanno anticipato il cinema sexy-brillante ricordiamo Alberto Lattuada, con il fondamentale episodio “Gli italiani si voltano” (contenuto nel film “Amore in città” del 1953), e con “La mandragola” (memorabile la sequenza in cui un gruppo di uomini fa a gara per spiare le donne che fanno il bagno), di cui nel suo libro “I film di Alberto Lattuada” (Gremese Editore, 1985) Calisto Cosulich scrive: “La nota privilegiata è l’occhio desiderante del regista che si fissa sul risveglio dell’eros in Lucrezia”. E con “Don Giovanni” in Sicilia (1966), in cui dà a Lando Buzzanca il primo ruolo da protagonista e da “maschio latino”, che poi segnerà l’intera carriera dell’attore siciliano.

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Nel film di Luciano Salce, “La voglia matta” (1962), in cui Ugo Tognazzi s’invaghisce di una giovanissima e sensuale Catherine Spaak, si cominciano a utilizzare le ragazzine in maniera maliziosa, proseguendo un sottogenere iniziato con “Le diciottenni” di Mattoli, che porterà poi alle liceali e alle studentesse degli anni settanta. Del 1963 è “Le ore dell’amore”, nel quale il protagonista e un passante si voltano a guardare una bella ragazza che attraversa la strada. Nel 1965, Salce dirige l’episodio del film “Oggi, domani, dopodomani”, intitolato “La moglie bionda”, in cui il protagonista cerca di vendere la moglie a uno sceicco, ma alla fine è la moglie a vendere lui. Storia riproposta con molte variazioni da Sergio Martino in uno degli episodi di “Ricchi ricchissimi praticamente in mutande”. Del 1969 è “Prof. Dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue”, seguito del film di Luigi Zampa “Il medico della mutua” (1968), in cui troviamo una delle prime figure di infermiera sexy della storia del cinema italiano. Sempre Salce apre gli anni settanta con “Basta guardarla”, che già nel titolo riassume un po’ quello che sarà il tema principale della commedia sexy.

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Altri titoli precursori sono “Il magnifico cornuto” (1964, Antonio Pietrangeli), in cui c’ è uno spogliarello di Claudia Cardinale circondata da vari uomini, che è una scena imprescindibile per chi vuole studiare la commedia erotica italiana. “La bambolona”, che può essere considerato un altro esempio del sottogenere delle ragazzine. E naturalmente il già citato “Europa di notte” (1959), con cui Alessandro Blasetti inaugura un nuovo genere, il sexy-reportage, che stimolando il voyeurismo degli spettatori contribuirà allo sviluppo del cinema comico-scollacciato. Così come le farse (molte a episodi) girate a ripetizione nei primi anni sessanta, spesso ambientate sulle spiagge e in località turistiche.

Sui titoli di testa di “Veneri al sole” (1965), per esempio, c’è una parata di ragazze in costume da bagno inquadrate in maniera piuttosto audace. In “Queste pazze, pazze donne” almeno un episodio è assolutamente da segnalare: “Pochi ma buoni”, in cui un onorevole moralista in seguito a un incidente finisce in una casa abitata da una signora sola e dalle sue quattro figlie. Siccome le ragazze sono state cresciute con una certa libertà, il regista di entrambi i film, Marino Girolami, ci dà dentro con abiti succinti e situazioni piccanti.

71w7uunptkl-_sl1024_Tra i film di Steno degli anni cinquanta e sessanta vanno citati “Susanna tutta panna” (1958), interpretato dalla procace Marisa Allasio (che si spoglia nei titoli di testa e nella scena sul taxi”, “Femmine tre volte” e “Totò, Eva e il pennello proibito” (1959). Tutti allusivi sin dal titolo. Poi “Letto a tre piazze” (1960), “Copacabana Palace” (1962), “Letti sbagliati” e “Amore all’italiana” (1965), “Il trapianto” (1970), “Il vichingo venuto dal Sud, l’uccello migratore” (1972).

Nell’episodio di “Letti sbagliati” intitolato “Quel porco di Maurizio”, troviamo un avvocato alle prese con un’ingenua e provocante ragazza, mentre in “La seconda moglie”, vediamo Franco Franchi che spia dal buco della serratura una giovane donna che si spoglia, una delle prime scene di questo tipo.

Nel 1957, il film di Mastrocinque “Totò, Vittorio e la dottoressa” propone la prima figura di dottoressa sexy del cinema italiano e l’ambientazione iniziale ricorda addirittura quella di “La dottoressa ci sta con il colonnello”. L’equivoco per cui le zie del protagonista scambiano la dottoressa per una squillo anticipa quello di “L’insegnante viene a casa”. Inoltre contiene una delle prime scene in cui degli uomini spiano attraverso la finestra aperta una donna che si spoglia.

Volendo ricostruire cronologicamente le scene di voyeurismo della storia del cinema non andrebbero dimenticate: in “È l’amor che mi rovina” (1951, sceneggiato anche da Steno) di Mario Soldati, la scena in cui un uomo “immagina” attraverso la porta del bagno aperta una donna che si spoglia e la vede poi in déshabillé; e in “Femmine tre volte” quella in cui l’allenatore spia attraverso il buco della serratura le ragazze della squadra russa di pallacanestro che fanno la doccia. Buco della serratura usato alla stessa maniera in “Mariti in pericolo” (1960) di Mauro Morassi.

Ricordiamo poi “Uomini e nobiluomini”, diretto nel 1954 da Giorgio Bianchi (anche qui troviamo Elke Sommer spiata dal buco della serratura), e dello stesso regista “Assicurasi vergine” (1967), ambientato in Sicilia e interpretato da una giovanissima Romina Power, Vittorio Caprioli e Daniela Rocca. Certo il film di Bianchi è un precursore più per il tema e l’ambientazione che non per la presenza di situazioni comico-licenziose, in realtà alquanto limitate.

Poi ci sono “Amore facile” (1964) e “Io uccido, tu uccidi” (1965), entrambi a episodi. In Amore facile, Franco Franchi usa un periscopio da lui costruito per spiare la moglie di Ciccio Ingrassia che si spoglia. Stesso procedimento che useranno Alvaro Vitali e Marco Gelardini per spiare Lilli Carati in “La professoressa di scienze naturali”. Sempre in “Amore facile”, nel primo episodio (“Una domenica d’agosto”) Gianni Puccini inquadra in due occasioni il fondoschiena di due donne che camminano per strada, mentre nel secondo (“Il vedovo bianco”) un uomo si piega a terra per sbirciare le gambe accavallate di una giovane bionda. “Io uccido, tu uccidi” contiene un episodio che è un autentico precursore della commedia sexy. In esso un marchese indebitato vuole accelerare la dipartita dello zio per poter ereditare, e gli procura così una prostituta facendola passare per una infermiera. Il vecchio zio però non solo si ristabilisce, ma sposa la ragazza (come ne “L’infermiera” di Nello Rossati). Citiamo anche il musical-balneare “Stasera mi butto” (1967, Ettore M. Fizzarrotti), nel quale due bagnini affittano i buchi delle cabine dove si spogliano le ragazze.

Al di là dei titoli puramente comici o farseschi, è importante sottolineare come alcuni film tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta abbiano dato un impulso evidente a quella che poi sarà la commedia sexy. Sempre più o meno brillanti, ma almeno in parte staccati da una struttura a sketch tipica dell’avanspettacolo. Alcuni li abbiamo già citati, da “Il vichingo venuto dal Sud” e “Il trapianto” ad “Assicurasi vergine” e “Il merlo maschio”.

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Aggiungiamo una serie di film, tutti interpretati da Lando Buzzanca. “Puro siccome un angelo papà mi fece monaco… di Monza” (1969, Gianni Grimaldi), in cui un giovane viene mandato in convento dal padre e poi murato vivo dai frati per aver commesso atti impuri con una novizia. “La prima notte del dottor Danieli, industriale col complesso del… giocattolo” (1971, sempre Grimaldi), che narra la vicenda di un industriale novello sposo impossibilitato ad adempiere ai propri doveri coniugali con la giovane e illibata sposina. Il film gioca sullo stereotipo del siciliano ardente, creando gustosi personaggi. “Il prete sposato” e “Homo eroticus” (diretti tra il 1970 e il 1971 da Marco Vicario), quest’ultimo in particolare vero precursore del genere. “All’onorevole piacciono le donne” (intitolato anche “Nonostante le apparenze e purché la nazione non lo sappia … all’onorevole piacciono le donne”), diretto da Lucio Fulci sempre nel 1971. Un film molto particolare, come tutti quelli di Fulci, visionario e grottesco, e che ebbe grossi problemi con la censura per le allusioni politiche. Senza Buzzanca è invece il notevole “Non commettere atti impuri” (1971, Giulio Petroni), spigliato nel mischiare situazioni brillanti a spunti sociali ed esistenziali, e decisamente ardito in alcuni momenti: la storia di un ragazzo di famiglia libertina che s’innamora di una ragazza figlia di una madre bigotta.

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