I POLITICI E IL FUMETTO – LA POSTA

I POLITICI E IL FUMETTO – LA POSTA

Quando sarò ministro

Caro Direttore,
credo che i politici dovrebbero fare qualcosa di concreto per combattere la grave crisi dei fumetti, ma purtroppo non li leggono…
Laura 2002

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Gentile Laura,
mi pare che alcuni li leggano, invece.
In passato il leader sindacale e poi politico Sergio Cofferati parlava spesso della sua divorante passione per Tex, e leggeva anche Lanciostory. Massimo D’Alema ha persino diretto un settimanale, La Città Futura, che presentava molti fumetti (per esempio, Sam Pezzo di Vittorio Giardino) e ancora adesso cita vignettisti satirici come Altan.
Al giorno d’oggi Enrico Letta, capo del Partito Democratico, ama farsi fotografare davanti alla sua collezione di Topolino. Mentre l’opposizione è guidata da Giorgia Meloni, dei Fratelli d’Italia, che dicono abbia un passato di nerd sui social.
Comunque, in effetti, sarebbe meglio che nominassero me come ministro del Fumetto. Conosco meglio la materia.

 

Manga per i più grandi

Caro direttore,
secondo lei perché i manga rivolti a un pubblico adulto per moltissimo tempo non furono pubblicati quasi da nessuno in Italia?
Risulta che negli anni settanta e ottanta li pubblicasse solo Eureka (per esempio Black Jack di Tezuka e Golgo 13 di Saito). Per il resto c’erano solo manga per bambini o ragazzini, come Goldrake e Candy Candy.
Solo dagli anni novanta sempre più editori italiani, a partire da Granata Press e Star Comics, hanno pubblicato manga complessi. Perché questo ritardo?
Michele

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Gentile Michele,
dei manga non importava niente a nessuno tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta. L’editore Andrea Corno mi disse che pubblicarono solo per caso quei pochi su Eureka (vedi il mio articolo).
Quello che interessava agli altri editori era solo sfruttare il successo travolgente dei cartoni animati giapponesi, soprattutto pubblicando fumetti apocrifi realizzati qui in Italia.
Ricordo che alla fine degli anni ottanta proposi all’editore della Play Press di pubblicare Ken il guerriero. Fu preceduto da Luigi Bernardi, che lavorava per lui, ma si mise in proprio fondando la Granata Press.
Ken uscì poco dopo Akira, presentato alla fine degli anni ottanta dalla Glenat nell’incongruo formato a colori realizzato dalla Marvel. Quindi possiamo dire che, in realtà, in Italia i manga autentici furono quasi da subito rivolti a un pubblico maturo.

 

Le critiche alla Panini

Caro Direttore,
non crede che le critiche alla Panini per essersi fagocitata anche i supereroi della Dc Comics siano ingenerose? Cioè, non è meglio per il pubblico un grande editore invece di tanti piccoli editori?
Ludovica

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Gentile Ludovica,
io preferirei che nello stesso settore ci siano almeno due grandi editori, perché la concorrenza contribuisce a migliorare il rapporto qualità-prezzo. Senza concorrenti un editore può aumentare i prezzi a piacimento e diminuire la qualità a discrezione.
Panini a parte, che in fondo è un editore “piccolo” perché investe poco o niente in nuovi fumetti limitandosi a pubblicare quelli stranieri, quanto sarebbe stata importante una Bonelli Bis?

 

Stan Lee e il conflitto di interessi

Perchè Stan Lee pagava meno di quanto meritassero i disegnatori al suo servizio?
Gabriele Ventura

Stan Lee negli anni cinquanta, con la moglie Joan Clayton e la figlia Joan Celia

 

Gentile Gabriele,
Stan Lee viveva un conflitto di interessi, dato che era allo stesso tempo direttore della Marvel e sceneggiatore della stessa.
Quindi, oltre a prendere lo stipendio mensile come direttore, si faceva pagare per intero sceneggiature che, in realtà, scriveva per metà. Dato che i disegnatori, soprattutto Jack Kirby e Steve Ditko, sfornavano idee in continuazione e sceneggiavano le storie attraverso i disegni prima che Stan Lee inserisse i dialoghi. D’accordo, spesso dava anche qualche vaga traccia, magari per telefono.

Tre “soggetti” in una sola pagina di Stan Lee per Jack Kirby: quello dei Fantastici Quattro è addirittura risolto in tre righe. Mentre il soggetto di Thor è po’ più lungo perché, facendo parte di una storia a puntate, Lee ha potuto sviluppare personaggi e situazioni già pensati e impostati da Kirby nell’episodio precedente

 

Lee avrebbe dovuto dividere i soldi che prendeva come sceneggiatore (non quelli guadagnati come direttore) con i co-autori. Invece non glieli dava perché preferiva tenerseli lui.
Inoltre, avrebbe dovuto riconoscere pubblicamente il loro merito creativo, invece di trattare con benevolo paternalismo gli artisti e spacciarsi per il creatore unico (lui, che prima e dopo gli anni sessanta, non ha mai ideato niente di interessante).
Insomma, Stan Lee era simpatico, ma faceva fin troppo i propri interessi.

 

Sauro Pennacchioli

 

 

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6 commenti

  1. Veramente, Black Jack era pubblicato su una rivista a fumetti per ragazzi, equiparabile a Shonen Jump che pubblica Naruto o Ken il Guerriero ( anche’ esso per giovani ragazzi/bambini).
    In Italia si ha questo concetto di fumetto per bambini , pensando a cose come Topolino, che per i nipponici sono rivolti ai bimbi dei primissimi anni delle elementari.
    Va detto che sulle riviste nipponiche per bambini , i manga non si fanno problemi ( o non si facevano, perché il politicamente corretto ha fatto danni pure da loro) a mostrare nudità e violenza, cosa per noi inammissibile .
    Ancora oggi , i cosiddetti fan dei manga e anime italiani, credono che un Dragon Ball e Sailor Moon siano prodotti per adulti , mentre non sanno di leggere manga considerati in Patria una lettura frivola per bambini e gente poco acculturata ( come appunto accade da noi con Topolino ).

    • In realtà tutto il fumetto come medium è sempre stato inteso come prodotto diretto a bambini e ragazzi (ed effettivamente è anche giusto così, visto che i principali clienti sono bambini e ragazzi e gli adulti che leggono fumetti al 99% hanno iniziato da bambini appunto), e questa cosa è più o meno valida in tutte le parti del mondo. Per quanto riguarda la storia dei manga per bambini, adulti, ragazzi… In Giappone esistono riviste che fanno riferimento alle varie età e ai vari tipi di lettori, ma in realtà il tutto risulta talmente indicativo da risultare praticamente senza senso e senza nesso logico, e della cosa ne sono perfettamente a conoscenza pure i giapponesi, visto che se ti informi nei posti giusti, la cosa viene detta chiaramente (e si parla anche di manga shonen per ragazze, giusto per sottolineare che la cosa ha dei toni puramente indicativi). L’esempio che mi piace sempre fare comunque è quello di Gen di Hiroshima. La cosa ha senso anche secondo un mero ragionamento logico, visto che queste riviste, in cui la serie che sopravvive viene decisa dal pubblico, non nascondono chi sono i loro lettori, che per quanto riguarda shonen jump, per esempio, risultano essere per la maggior parte ultra ventenni. Tutta sta storia dei manga per bambini in buona sostanza nasce su internet, senza nessuna vera fonte effettiva o cose simili, ma alimentata da voci che si ripetono tra loro. E di tutto questo movimento sei caduto vittima anche tu, visto che “mentre non sanno di leggere manga considerati in Patria una lettura frivola per bambini e gente poco acculturata” quando in realtà in Giappone politici o ministri (di recente ricordo quello della difesa) hanno dichiarato di essere fan, o di leggere manga shonen tutt’ora in corso. D’altronde, tutta la faccenda dei fumetti per adulti è anch’essa senza fondamento, visto che per quello che so io, nessun fumetto italiano (per esempio) è mai stato dichiarato qualcosa di diverso di “una lettura frivola per bambini e gente poco acculturata” come di (anzi, mi pare che chi legge fumetti venga da sempre definito un disagiato. Anzi, a dire il vero, non ricordo chi di preciso (forse se ne è parlato proprio qui, comunque) una volta qualche gruppo di “intellettuali” (o qualcosa del genere) disse che il fumetto francese poteva essere considerato anche per adulti, perché legato ad un autore che pubblicava la sua storia a fumetti, a differenza dei fumetti italiani, che sottostanno unicamente ad una casa editrice che li gestisce secondo dei metodi e dei ritmi piuttosto industriali (con sceneggiatori, disegnatori, copertinisti) per fare uscire una storia completa con frequenza regolare, finche le vendite non faranno si che smetta di essere economicamente conveniente.

      Comunque tutta sta storia non è per dire qualcosa del tipo i manga sono meglio, o cose del genere, ma solo per dire che i fumetti da sempre e in tutto il mondo vengono considerati per bambini e ragazzi, con praticamente zero eccezioni (o quasi) in cui è stato esplicitato diversamente.

  2. A Lenin: non so, Black Jack di Tezuka era pubblicato in Italia su Eureka nel 1983, come mostra Sauro qui: https://www.giornalepop.it/alfredo-castelli-dirige-eureka/

    Non penso però che il pubblico di Eureka fosse soprattutto di “bambini e ragazzini” (cioè dai 14 anni in giù), magari li leggevano vari adolescenti e dunque lettori tra i 14 e i 18 anni ma penso che il pubblico complessivo avesse un’età media molto più alta.

    Poi penso che in Italia ancora negli anni ’90 non c’era, almeno nell’ambiente TV, l’idea che un cartone animato potesse essere più indicato per gli adolescenti che per i bambini e che dunque poteva contenere scene di nudo e di eccessiva violenza, vedi le censure su Sailor Moon e simili. A quel tempo esistevano già i “bollini” (programmi da vedere per bambini accompagnati dai genitori, programmi vietati ai minori di 14 anni) ma forse i cartoni erano considerati tutti indistintamente “roba da bambini”…

    Ciao.

  3. Il target dei manga e degli anime in Giappone è spesso diverso da quello che viene indicato ufficialmente.
    Si dice, per esempio, che cartoni animati violenti come Ken il guerriero andassero in onda alla sera per il pubblico non infantile. In realtà, indipendentemente dall’ora di trasmissione, anche in Giappone a vedere Ken c’erano soprattutto bambini.

  4. @Black
    Il manga in Giappone , più che lettura per bambini, è considerata lettura “usa e getta” per un pubblico poco acculturato .
    Addirittura , un tempo gli editori non si curavano di raccogliere le storie stampate su rivista in volume , perché considerati dalle vendite ininfluenti .
    Fu la AKita Shoten, l’editore di Black Jack , che nel 1966 , ebbe l’idea di ristampare in volume le serie di successo, arricchendosi fino a diventare una delle case editrici di fumetti più popolari .
    AL contrario di quanto tu creda , I giapponesi tengono molto alla differenziazione di target ed età, e questo è stato uno dei loro punti di forza.
    In Italia e non solo invece, si sono spacciati più volte manga per ragazzi come per adulti ( alcuni manga erotici della Play Press come My My My , ad esempio ).
    I lettori tipo di Jump sono i ragazzi delle medie, ma poi nei fatti viene letto anche da gente tra i 30-50 anni che hanno cominciato a leggerli da bambini ( tra cui i politici di oggi che ne parlano bene ) : a questo si aggiunge che anche da loro sono sempre meno i ragazzi attirati dalla carta stampata , un fenomeno che stà rosicchiando il mercato dalla fine degli anni 90.
    @Michele

    Come ho già detto l’ Occidente ha una visione diversa rispetto a quello che il Giappone considera per bambini : Kenshiro è considerato per bambini , così come Arale, che pur vfeniva pubblicato sula stessa rivista .
    Per noi Occidentali, entrambi sono inadatti ai bambini, e infatti , in Occidente, i loro relativi manga e anime sono stati censurati o mai trasmessi ( fa notevole eccezione l’ Italia).
    Black Jack è per ragazzi , ma in Occidente viene percepito come per adulti .
    @
    Sauro
    Non ho idea in quale orario venisse trasmesso Ken in Patria, ma probabilmente era la fascia delle 19:30, in cui venivano mandati in onda i cartoni più popolari .
    Questo perché si trattava dell’ ora in cui la maggior parte dei ragazzi giapponesi fosse a casa dopo aver frequentato i club del doposcuola .

  5. Gentile direttore
    1) Mi piacerebbe sapere come interpreta il testo della canzone lsiten up degli oasis.
    Testo di Listen Up
    Ascolta
    Cosa ha detto il tempo oggi
    Farò parlare la mia mente
    Portami
    Sulla vetta del mondo
    Voglio vedere il mio crimine

    Giorno dopo giorno
    C’è un uomo in abito
    Che ti farà pagare
    Per i pensieri
    Che pensi e per le parole
    Che non ti faranno dire

    Un bel giorno
    Vi lascerò tutti quanti indietro
    Non sarebbe così male
    Se avessi più tempo

    Salpando su un fiume da solo
    Proverò a trovare
    La mia via di casa
    Però io non credo nella magia
    La vita è automatica, ma non mi importa starmene per conto mio
    No, non mi importa starmene per conto mio

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