I MONDI DI KOW YOKOYAMA TRA MANGA E MODELLISMO

I MONDI DI KOW YOKOYAMA TRA MANGA E MODELLISMO

Matita pressoché sconosciuta in Italia, Kow Yokoyama fa parte di quell’ampia schiera di autori che, nel ricco e articolato panorama nipponico, riesce a mettere la propria fantasia, il proprio estro artistico, al servizio di più mondi.

 

Fumettista, designer, illustratore, modellista, Yokoyama è un costruttore di mondi fantastici, professione che pratica con ottimi risultati. Tra i suoi sporadici manga figura la serie Alice in Cyberland, serializzata sul magazine autoriale Lemni 3003. Basta gettare una breve occhiata alle sue tavole per rendersi conto che Yokoyama nulla ha a che fare con i manga tradizionali. Niente retini, nessuna linea cinetica, persino mancanza di gabbia nella tavola. Invece uso del colore, tratteggio ricco e suggestivo, e una forte componente onirica. La sua Alice si muove nello spazio, dove esplora mondi meravigliosi popolati da conigli e altre fantastiche creature, ma con indosso avveniristiche tute e magari dotate di corpi meccanici. Storie affidate più alle immagini che alle parole, sorta di flussi di emozioni e meraviglie veicolate attraverso un disegno affascinante, antico e moderno al medesimo tempo.

I MONDI DI KOW YOKOYAMA TRA MANGA E MODELLISMO

 

Un approccio grafico che si ritrova anche nelle illustrazioni di Kow Yokoyama, a corredo di romanzi e modellini, ove il soggetto futuristico, dai robot a temibili alieni in tuta da combattimento, fa il paio con un tratteggio fitto e apparentemente disordinato che si posa sulle figure come fosse una polvera accumulatasi nel corso dei secoli. Non è esente da influenze Yokoyama, a volte i suoi abiti, i suoi mezzi, ricordano l’eleganza di Moebius o l’organicità di Giger, ma la sua matita trasfigura, modella, muta, rendendo il tutto personale. Dopotutto, per costruire mondi serve molta creta, anche quella altrui, basta poi saperla modellare, o rimodellare.

 

IL MONDO DEGLI SFD3

A proposito di modellare, Kow Yokoyama è noto soprattutto per i suoi modellini. Tutto comincia nel 1982, quando disegna alcuni strani mezzi a metà tra la fantascienza e il retrò, la Seconda guerra mondiale e il futuro. Intorno a questi mecha indicati come SFD3, Yokoyama, con l’aiuto di Hiroshi Ishimura (redattore della rivista Hobby Japan), costruisce tutto un mondo.
I due si immaginano che la terra del futuro, più precisamente del 2807, venga sconvolta dalla Quarta guerra mondiale. L’80% della popolazione rimane uccisa nell’immane conflitto. Il rimanente 20% lascia tanta devastazione per emigrare nello spazio, formando una Federazione Galattica. Solo quarantotto anni dopo gli ex-terrestri, che ormai vivono in colonie spaziali, tornano a occuparsi del vecchio pianeta azzurro. Una spedizione scopre che è nuovamente abitabile: comincia quindi una colonizzazione. Gli insediamenti crescono a vista d’occhio, ma nelle città, prive di un vero e proprio governo centrale, dilaga la criminalità. Per contrastarla nel 2877 si forma la Strahl Democratic Republic (SDR), sotto il controllo della Federazione, che tramite l’utilizzo delle forze di polizia riporta l’ordine, ma riduce al lumicino le libertà dei coloni. Questi ultimi, che ormai si sentono oppressi da una dittatura, organizzano azioni di rivolta. Fino a quando, nel 2882, formano un governo terrestre che si dichiara indipendente, dando il via a una guerra utilizzando i mecha immaginati da Yokoyama.

 

Nella mente di Yokoyama, che dipinge con passione tutti i mezzi che la sua fantasia gli suggerisce, le SFD3 nascono già come model kit, modellini da montare. Per questo quando nel 1984 la Nitto, una compagnia specializzata in modellismo, gli propone di commercializzare scatole di montaggio con i suoi mecha in scala 1:20, accetta entusiasta. In scatole dal packaging moderno ed essenziale trovano posto le sprue di una gran varietà di mezzi. Da caccia e sottomarini avveniristici fino a strani robot bipedi. Soprattutto avveniristici mobile suit, tute da combattimento dall’aspetto antropomorfo e talvolta anche ragnesco. I nomi richiamano i mezzi della Seconda guerra mondiale, soprattutto tedeschi: Gustav, Krachenvogel, Oskar, Snake Eye eccetera. Anche i colori sembrano provenire dagli anni quaranta, con verdi mimetici e grigi sporchi. Sono gli stessi Yokoyama e Ishimura ad ammettere di essersi ispirati ai film di guerra. L’iniziativa ha un discreto successo e le SFD3 si guadagnano fan sia in Giappone sia all’estero.

 

LE MASCHINEN KRIEGER

Nel 1986 un dissidio tra la rivista Hobby Japan, su cui sono stati ospitati articoli e illustrazioni sugli SFD3, e gli autori, porta a una rottura tra le parti. Pare, infatti, che Hobby Japan non abbia mai approvato le idee portate avanti dal suo redattore Ichimura. Quest’ultimo viene licenziato e passa alla concorrente Model Graphix. È proprio lì che, all’inizio degli anni novanta, i mezzi di Yokoyama sono destinati a risorgere. Il nome SFD3 appartiene a Hobby Japan, quindi si opta per il nuovo Maschinen Krieger ZVB 3000, spesso abbreviato in Maschinen Krieger o in Ma.K. I model kit aumentano e, grazie al fondamentale aiuto di internet, si diffondono tra i modellisti di mezzo mondo. Nuove aziende affiancano la Nitto nella produzione di modelli e subentrano interessanti variazioni sul tema, come le due serie della Medicom di Ma.K. Kubricks (i Kubricks sono una sorta di Playmobil nipponico per collezionisti).

I MONDI DI KOW YOKOYAMA TRA MANGA E MODELLISMO

Sempre ispirata alle idee di Yokoyama, c’è la serie Working! Safs! della Pooyan Toys. Si tratta di una sorta di “pupazzini” di plastica già montati e dipinti in scala 1/35, ultima evoluzione delle originali Maschinen Krieger. Alti circa sei centimetri e ben dettagliati, trasportano le originali mobile suit nel mondo del lavoro, proponendone inizialmente cinque modelli (Rescue-1, Fire Fighting-2, Construction-3, Police-4, Rangers-5) in dotazione a diversi lavoratori e tutori dell’ordine. In seguito arrivano altri modelli, tra cui il Medical, il Delivey, il Minecleaner e via di seguito.

 

ILLUSTRATION BOOK

Il lavoro grafico di preparazione dei modelli è impressionante e, nel corso degli anni, è stato raccolto in alcuni lussuosi illustration book. Sfogliando le pagine dei volumi si ha un’idea della mole di schizzi necessaria per arrivare a configurare il modello definitivo, lo studio non solo di quest’ultimo ma anche dell’ambiente in cui si muove. Kow Yokoyama parte da disegni molto semplici, quasi scarabocchi, che via via perfeziona aggiungendo tratti su tratti. I volumi evidenziano anche la passione dell’autore per gli aeroplani della Seconda guerra mondiale, disegnati da diverse angolazioni, la cui conoscenza gli risulta utile anche per la creazione di avveniristici caccia. Il fantastico si mescola così con la realtà, entrambi affrontati con la medesima cura. Del resto, disegnare la tecnologia, reale o fasulla che sia, richiede l’estro di un mangaka e la precisione di un ingegnere meccanico.

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