L’INVASIONE DEI LIMONI STRANIERI

L’INVASIONE DEI LIMONI STRANIERI

Sui banchi dei supermercati sono comparsi i limoni argentini. La zona di Tucuman, nel nord dell’Argentina, è il comprensorio che produce la maggior quantità al mondo di limoni. La maggior parte viene esportata.
Altri grandi produttori ed esportatori di limoni sono il Sudafrica, la Spagna, il Messico, Israele e l’Australia.
L’Italia era una grande esportatrice di limoni, ma negli ultimi quindici anni la produzione si è dimezzata. In Italia i limoni argentini e quelli sudafricani vengono venduti intorno ai tre euro, mentre quelli italiani costano di più già sul campo.

L’Italia è stata il produttore leader dall’Ottocento. Attualmente subisce la concorrenza dei grandi produttori stranieri che stanno conquistando il mercato.
I produttori italiani, soprattutto quelli siciliani, stanno dismettendo i terreni tradizionalmente riservati alla coltivazione dei limoni. Molte aziende agricole hanno chiuso per mancanza di giovani leve a causa dell’invecchiamento della popolazione. Inoltre, costa troppo caro raccogliere i frutti perché le nostre retribuzioni della manodopera sono più alte di quelle riconosciute negli altri paesi produttori.
I limoni vengono lasciati marcire per terra sotto agli alberi.

Raccolta dei limoni a Sorrento alcuni anni fa, in un giardino a pagliarelle

Il  limone è un ibrido fra il pomelo e il cedro diffuso in Cina, in India e in Birmania duemila anni prima di Cristo. Fu portato in Europa attraverso la Sicilia degli arabi intorno all’anno mille, anche se era già conosciuto dai romani (che però lo utilizzarono poco). Fu possibile coltivarlo in seguito a imponenti lavori di canalizzazione delle acque.

La sua coltura si diffuse in meridione, sulle coste liguri, nella zona del lago di Garda e anche in regioni più fredde, dove però le piante venivano ricoverate in inverno nelle limonaie: i coltivatori hanno sviluppato tecniche di coltivazione per evitare che le piante gelino e muoiano. Nella foto sopra vediamo un tipico giardino di limoni della penisola sorrentina, dove le piante sono protette dal gelo dalle “pagliarelle” che sono delle stuoie intrecciate.

Sorbetto al limone

Il limone è un frutto importante per la nostra dieta e la nostra cucina. I suoi derivati sono usati nell’industria e in profumeria. Sono anche usati come farmaci per le proprietà disinfettanti e astringenti.

Limone di Siracusa Igp

Negli anni venti del Novecento, la Sicilia produceva cinque milioni di quintali di limoni producendo un reddito undici volte quello garantito dalla vigna. Intorno al 1930 era il primo prodotto siciliano destinato all’esportazione. La maggior parte della produzione era destinata agli Stati Uniti. Tuttavia la concorrenza della Florida, uno stato americano convertitosi alla coltivazione degli agrumi, mise ben presto fine alle esportazioni verso il Nord America.
Attualmente la metà di tutta la produzione italiana di limoni viene dalla Sicilia, soprattutto dalla zona di Siracusa. Nel 2011 ha ottenuto dalla comunità europea il marchio Igp cioè di indicazione geografica protetta.

Limone femminiello

Nell’ottocento tutta l’economia della penisola sorrentina ruotava intorno ai limoni, che venivano esportati dapprima con i velieri e poi con i piroscafi a motore verso gli Stati Uniti. Ogni limone era incartato in un pezzo quadrato di carta velina, detto scacchetto, e le casse erano ornate da festoni colorati chiamati frinze.

Il limone sorrentino è il femminiello, detto anche ovale di Sorrento. Ha dimensioni medio grosse. Viene coltivato nei paesi della penisola sorrentina e anche in Sicilia. Ha una polpa giallo paglierino, con un succo altamente acido ricco di vitamina C. La buccia è di medio spessore, di colore giallo. Quando non ha subito nessun trattamento con fitofarmaci può essere usato per fare i dolci e il limoncello, un liquore che si ricava dalla buccia del limone.

Sfusato amalfitano

Lo sfusato amalfitano è un tipo di limone coltivato su terrazzamenti scavati sulla costiera in modo da godere del sole e da essere protetto dal freddo, con coperture appoggiate sopra pali di castagno alti quasi due metri. Per produrre questo limone, molto apprezzato a suo tempo negli Stati Uniti, è stato modificato il profilo della costa.

Limoni argentini confezionati da Battaglio a Rivalta in provincia di Torino

Il limone fiorisce due volte: una in primavera e l’altra in autunno. La produzione estiva-autunnale è più scarsa di quella primaverile. Per questo motivo i paesi dell’emisfero australe si sono dedicati alla coltura del limoni, compresa l’Australia. Questo ha consentito loro di avere un abbondante raccolto quando la produzione dei paesi mediterranei è scarsa. I produttori dell’altro emisfero hanno spuntato prezzi più rimunerativi di quelli che ottengono nel loro paese. La varietà Eureka, una di quelle prodotte in Argentina e in Sud Africa, è talmente fiorente da produrre limoni tutto l’anno. La buccia del frutto è molto sottile. La forma è ellittica con buon contenuto di succo ad alta acidità. Osserviamo la scritta sulla confezione: i limoni sono stati trattati e la buccia non può essere mangiata.

Dagli anni ottanta dell’Ottocento l’Argentina fu meta di un grande flusso migratorio proveniente dall’Europa, in particolare dall’Italia. Inizialmente i migranti erano tecnici altamente qualificati che speravano di far fortuna nel paese dall’altra parte del mondo. Emigravano via mare partendo da Napoli e da Genova.

Argentina, Buenos Aires, 1900 circa. Carretti che trasportano gli emigranti sulla terraferma.

In seguito, il fenomeno migratorio interessò anche contadini e operai. Il governo argentino favorì in tutti i modi l’immigrazione perché il Paese era quasi del tutto spopolato, aveva bisogno di contadini che fossero capaci di lavorare la terra. Accolse quindi con grande favore gli italiani, gli spagnoli e i tedeschi che intendevano diventare argentini.
Gli italiani erano i più numerosi, molti erano siciliani. Introdussero nella zona di Tucuman la coltura dei limoni nella quale erano maestri.
I discendenti degli emigranti italiani sono orgogliosi che i loro limoni siano venduti in tutti i supermercati del mondo.
I limoni vengono raccolti da manodopera bianca. Forse sarebbe il caso di imitarli visto che noi abbiamo ancora a disposizione il patrimonio umano di questi vecchi contadini che sarebbero in grado di qualificare i giovani con il patrimonio del loro sapere antico. Potrebbe essere un incentivo per tornare a raccogliere i limoni.

Confezionamento dei limoni nello stabilimento argentino della multinazionale San Miguel.

Alcune multinazionali possiedono limoneti in diverse parti del mondo. Vengono coltivati e lavorati industrialmente sotto la direzione e il controllo di appositi gruppi di ricerca, che si preoccupano di scegliere le varietà più redditizie, di sorvegliare le colture e di decidere i trattamenti. Una di queste è la San Miguel, la quale ha sedi per la produzione e la commercializzazione in Argentina, Uruguay, Sudafrica e Perù.

Limoni sudafricani prodotti e confezionati da neri

Anche il Sudafrica, soprattutto la zona di Eastern Cape, è un grande produttore di limoni. Esistono delle strutture associative per favorire lo sviluppo dell’agricoltura dei neri. La Citrus Growers Association con la Grower Development Company guidano il settore. L’attività è volta a  sostenere lo sviluppo degli attuali 118 produttori neri di agrumi. Lo scopo è di portarli come numero e come volume di produzione a livello dei produttori bianchi, sempre del Sudafrica, per una maggiore equità.

Gli importatori di limoni

L’Europa, la Russia, Dubai e gli Stati Uniti (per il mercato del limone biologico) sono grandi importatori. Alcuni paesi hanno tentano di bloccare il prodotto in entrata per difendere i loro produttori. Fra questi gli Stati Uniti. Nel 2001, a seguito della crisi argentina, era stata bloccata l’importazione di prodotto fresco. Un accordo siglato fra Obama e il presidente argentino lasciava sperare i produttori che il mercato si sarebbe riaperto a breve.

Il presidente argentino Maurizio Macrì e il presidente Usa Donald Trump

Il presidente Trump aveva comunicato di voler attuare una politica protezionistica anche nei confronti dell’Argentina. In seguito c’è stata un’apertura e pare che gli Usa siano disposti ad autorizzare l’importazione di limoni freschi.
Gli argentini hanno dichiarato che i loro maggiori proventi derivano dal succo di limone venduto alla Coca Cola per realizzare la bevanda.

L’Unione europea ha siglato un accordo con il Marocco per permettere al paese africano di esportare i suoi limoni a prezzi favorevoli. Lo scopo è di favorire lo sviluppo del Paese e la sua evoluzione democratica.

Limoni “La costiera” della costiera amalfitana

Tuttavia le varietà Igp dei limoni italiani non temono confronti. Sono belli, sani, profumati, non trattati con sostanze chimiche pericolose. Sono una vera eccellenza. Esiste un tipo di consumatore che è disposto a pagare la qualità. La comunità europea si è impegnata a difendere le Igp.

Forse questa è l’unica strada percorribile per i produttori italiani: qualificare i giovani, produrre limoni di qualità superiore, farli conoscere ai consumatori e raggiungere i clienti in tutto il mondo.

(Lorraine Lorena ha contribuito alla raccolta delle immagini)

 

6 commenti

  1. Ottimo articolo!

    • Molte grazie

  2. Bell’articolo, Angela. Brava!
    Sensibilizzare all’acquisto della qualità, sfavorendo importazioni spesso molto discutibili.

    Si compra un limone in meno, dov’è il problema? ma si compra buono.

  3. Grazie Tea. Il tuo apprezzamento è molto importante per me. Sono vecchia ma per questo lavoro sono una novellina.

  4. l’articolo porta l’attenzione su un punto che io ritengo fondamentale,cioè che l’unica possibilità è puntare sulla qualità e posizionarci sull’alto di gamma,processo indispensabile in tutti i settori,il problema è comunicare al consumatore la qualità del prodotto e costruire la filiera commerciale per distribuirlo

  5. Forse non sarà così ma io ho l’impressioni che alcune nazioni fra le quali sicuramente la Cina stanno portando avanti la conquista dei mercati. Il singolo produttore da solo è destinato a una fine ingloriosa.

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