I GOONIES IERI E OGGI (PER NON PARLARE DELLA PIOVRA TAGLIATA)

I Goonies

I Goonies, mi rendo conto con il proverbiale senno di poi, è la tipica espressione di un’opera il cui insieme supera la somma delle sue parti. Chiaro comunque che oggi gran parte del discorso sia, come dire… puro Gestalt: cioè, molto del fascino de I Goonies nasce dalla percezione di un’esperienza passata, anziché essere frutto di veri e propri meriti.

Nel 1985 il film ebbe un certo successo, ma la critica non è stata unanime: c’era chi lo esaltava e chi, invece, considerava I Goonies un semplice collage di slogan stranamente memorabili (“Ma allora sei cretino, se Dio ce lo faceva così ci pisciavamo tutti quanti in faccia!”, “Bisogna sempre separare le droghe!”) senza alcun significato che andasse al di là del momento.

 

The Goonies never say die

Questo per dire che, sì, I Goonies è un film piuttosto sciocco. Essenzialmente una storia moralistica, se vogliamo metterla in questo modo, piena di difetti anche abbastanza evidenti. A guardarlo oggi per la prima volta, la probabilità di sbattersene una beata mazza di niente è pericolosamente alta.

Al contrario, per tutti quelli che hanno visto il film da ragazzini, I Goonies è qualcosa che va oltre. La summa maxima di un periodo, concentrato di amicizia e avventura, trofeo splendente da primo posto al campionato sweet memories.

Ma ok, I Goonies di qua, I Goonies di là… ciò nondimeno cosa sono I Goonies, o meglio, cosa vuol dire Goonies? Come viene più volte detto all’inizio, i ragazzi abitano tutti a Goon Docks, una periferia (immaginaria) di Astoria, dove è stato girato il film. A sua volta, Astoria è una città reale della contea di Clatsop, nello stato dell’Oregon.

La parola “Goon” in slang significa “sempliciotto”, “sciocco”. “Babbeo”, insomma. Ecco, “Goonies” non è altro che un gioco di parole basato sul nome dell’umile e modesto quartiere in cui vivono i personaggi e la loro condizione di sfigatelli di periferia. Sono soltanto dei “Poveri Goonies”, come Mickey, con quel tono da pecora lagnosa, ci tiene a ricordare ogni 2, 8 secondi durante il film.

Apro e chiudo una parentesi: Astoria oggi è una località piuttosto famosa, soprattutto grazie ai Goonies. Tanto che dal 2010, il sette di giugno, giorno in cui il film uscì al cinema nel 1985, si festeggia il Goonies Day. Astoria è conosciuta anche perché sempre lì hanno girato Corto Circuito, Un Poliziotto alle Elementari e Free Willy. Mica fischi.

La casa di Stephanie in “Corto Circuito”

La casa di Joyce in “Un poliziotto alle elementari”

 

Non tradirò mai i miei amici di Goon Docks

Ci sarebbe anche da considerare quanto i tempi siano inevitabilmente cambiati. Certo, nulla resta congelato come il pesce nel banco frigo del supermercato, tuttavia cambiamento non significa necessariamente miglioramento. A buttare un occhio sul passato ti rendi immediatamente conto di quanti film per famiglie ci siano stati negli ultimi… uhm… facciamo vent’anni o giù di lì.

In una scena tagliata, quando i ragazzi si trovano sotto al pozzo dei desideri, hanno la possibilità di salvarsi. Di chiuderla lì, con quella storia di essere inseguiti da una banda di criminali attraverso gallerie piene di marchingegni mortali. Andy (Kerri Green) è la prima a voler saltare sul secchio della salvezza, dicendo di non essere una Goonie. E qui viene recitato il giuramento dei Goonies: “I will never betray my goon dock friends / We will stick together until the whole world ends / Through heaven and hell, and nuclear war / Good pals like us, will stick like tar / In the city, or the country, or the forest, or the boonies / I am proudly declared a fellow Goony”.

Questa parte con la canzoncina così anni ottanta nei toni (vedi la strofa sulla guerra nucleare, per esempio) è stata, appunto, tagliata. Resta comunque il monologo di Mickey (“Ma qua sotto è il nostro momento. È il nostro momento qua sotto. E finirà tutto nell’istante in cui salteremo dentro questo secchio”) che convince gli altri a restare uniti e andare avanti. In nome della salvezza di Goon Docks, dell’avventura e, soprattutto, dell’amicizia che li lega.

Perché non fanno più film come questo? Che fine hanno fatto I Goonies? Che fine hanno fatto gli Explorers? Dove sono i Navigator, la Piramide di paura, la Monster Squad e i Giochi Stellari? Sia chiaro, adoro Shrek, Madagascar (specialmente i pinguini), Gli Incredibili e compagnia cantante. Ma dove sono andati a finire tutti i film per ragazzi con i ragazzi? Da quando, esattamente, i film per ragazzi hanno smesso di parlare di ragazzi?

Tre cose a proposito del pozzo dei desideri, delle scene tagliate e del personaggio di Andy. In origine, la parte di Andy era praticamente andata a Heather Langenkamp, cioè la Nancy Thompson di Nightmare. Il suo provino fu una bomba, con Donner e Spielberg che festeggiavano con cappellini e fischioni. Eppure, alla fine dovettero silurarla in favore di Kerri Green.

Era una questione di esigenze visive: Andy avrebbe dovuto avere al massimo sedici-diciassette anni. Anche se “Nancy” era brava e in linea con il personaggio, era già sui ventidue. Perciò, anche se a quanto pare Spielberg fu quello che rimase peggio per ‘sta cosa, alla fine la Langenkamp venne scartata.

A Heather Langenkamp, qualche anno dopo, Spielberg offrì il ruolo della dottoressa Ellie Sattler in Jurassic Park. Ma lei forse stava ancora a rosica’ per la storia de I Goonies e rifiutò la parte, dicendo di avere preso già impegni per girare Nightmare – Nuovo incubo. Uscito comunque l’anno dopo Jurassic Park. Brava Heather, hai proprio il fiuto per gli affari.

Per quel che riguarda il pozzo non puoi andare a scavarlo e non accorgerti di quello che hai proprio in bocca. Chiunque abbia scavato quel pozzo, avrebbe dovuto sapere della rete di gallerie sotterranee, palesemente artificiali. Non solo: mettici pure la rete idraulica, in cui i ragazzi si imbattono poco dopo essere scesi nelle gallerie, che dal faro, da dove sono entrati, si estende sotto tutta la città.

Infatti, battendo sui tubi nel tentativo di farsi sentire, distruggono le tubature della scuola e del Country Club. Vai a fare una rete idrica nel sottosuolo, e non ti accorgi, o quantomeno non vai a esplorare, una serie di gallerie chiaramente non naturali? Questo è probabilmente il più grosso errore del film.

Mettere pezze, nel disperato tentativo di dare una spiegazione logica a certe scivolate, è una cosa che non si dovrebbe fare mai. Tuttavia è interessante notare la creatività di certe “soluzioni”, la più interessante probabilmente è quella in cui si ipotizza che la ricca élite della città fosse a conoscenza del tesoro.

Quando trovano la mappa su in soffitta, Mickey spiega agli altri la leggenda del favoloso tesoro del pirata Willy l’Orbo, che suo padre, il curatore del museo locale, gli aveva raccontato. Alla fine Brand, suo fratello, lo interrompe dicendo che tutti conoscevano la leggenda di Willy. Pure i loro genitori, i loro nonni e praticamente tutti, ai loro tempi, erano andati a cercare il tesoro di Willy senza che nessuno avesse mai trovato ‘na ceppa.

Il fatto che fosse tutta una bella favoletta viene sottolineato sempre da Brand, che, appunto, fa notare che se la storia fosse vera la mappa che hanno in mano dovrebbe stare in una cassetta di sicurezza da qualche parte, anziché buttata nella loro soffitta. Su questa base, la teoria sarebbe che i pirati riusciti a fuggire da Willy con la mappa abbiano poi fondato la città.

La facoltosa élite di Astoria, quindi il Signor Perkins, suo figlio Troy e compagnia bella, sarebbero i loro discendenti e perciò erano a conoscenza del tesoro. Questo spiegherebbe perché Perkins, l’uomo più ricco della città, voleva radere al suolo Goon Docks per farne un campo da golf. Un modo per impedire a chiunque di svelare il mistero dopo che, cinquant’anni prima, l’esploratore e cercatore di tesori Chester Copperpot era andato tremendamente vicino, scomparendo poi nel nulla.

 

Tutta una questione di “tracobetti”

Tutto molto bello, sicuramente. Peccato che nella sceneggiatura originale de I Goonies era presente tutta una parte d’approfondimento, poi eliminata forse per creare un certo alone di mistero. Effettivamente, a parte poche cose menzionate ogni tanto qua e là, di Willy l’Orbo non sappiamo praticamente niente.

Nella parte eliminata a un certo punto Francis Fratelli, prendendo il doblone a Chunk, dimostra di conoscere bene la storia di One-Eyed Willie, nome originale del pirata nel film, da noi tradotto come “Orbo”.

Il vero nome di Willy l’Orbo era William B. Pordobel. Prima di diventare un pirata era stato una specie di buffone di corte. Si diede al crimine quando alcuni giudici spagnoli, vista la sua propensione a fare “scherzi” tanto ingegnosi quanto di cattivissimo gusto, lo esiliarono. Così Willy, furbo e intelligente, si diede alla pirateria e in poco tempo aveva già assaltato un centinaio di navi e messo da parte un tesoro enorme.

Diventato una grave minaccia, il re di Spagna mobilitò la flotta per far fuori il pirata. Dopo una battaglia piuttosto difficile, messo alle strette Willy riuscì a ripiegare in una caverna, la cui entrata franò sotto il fuoco dei cannoni delle navi nemiche. Rimasto bloccato, i pirati trascorsero un paio di anni nel tentativo di trovare un’uscita. Mentre, pian piano, Willy scivolava nella pazzia. Perciò ordinò ai suoi uomini di costruire tutte quelle gallerie sotterranee, con trappole e strani congegni per proteggere il tesoro. Alla fine, solo uno dei suoi uomini riuscì, non si sa come, a scappare e a raccontare poi la storia di Willy.

Questo dimostra che tutti siamo umani: un errore è, e rimane, un semplice errore. Impelagarsi a trovare spiegazioni, nel tentativo di far combaciare le cose a tutti i costi, non porta mai da nessuna parte.

Per quel che riguarda le scene tagliate, la più celebre è quella del piovrone gigante. Per anni mi sono chiesto, quando alla fine i Goonies riabbracciano i loro genitori, che cacchio fosse quella storia de “la piovra veramente spaventosa” che Data racconta ai giornalisti. Boh! Pensavo a un’iperbole, una balla per enfatizzare l’avventura o una cosa simile. E invece…


Invece nella parte in cui i Goonies raggiungono finalmente la nave di Willy l’Orbo, una piovra gigante spuntava dall’acqua afferrando Stef e Mouth. A salvare gli amici era proprio Data, che schiaffava in bocca alla bestia un walkman-radiolina con la musica a palla che manda in pappa il polipone. Scusa, Data. Per anni t’ho dato del pallonaro, quando invece eri un piccolo grande eroe.

Ah, sub-trivia: la canzone in sottofondo che fa sbroccare la piovra è 8 Arms To Hold You dei The Goon Squad. Inutile dire che il singolo, stampato come se non ci fosse un domani, tagliata la scena non se lo inc… non  vendette nulla.

Mi sono sempre chiesto cosa sia in grado di rendere un film memorabile. Quel quid che ti spinge a guardarlo e riguardarlo. Sono dell’idea che un film sia tanto memorabile quanto la sua capacità d’impressionare, di colpire l’immaginazione dello spettatore. In questo senso, non è difficile capire perché I Goonies sia qualcosa di così… così epico.

È una storia d’avventura nuda e semplice. Proprio come dovrebbe essere: una forma d’intrattenimento leggero. Divertente da guardare e soddisfacente da seguire. Con dei ragazzini che giganteggiano nel ruolo incontrastato di eroi, sorta di piccoli Indiana Jones in miniatura. Ma non è solo questo.

Leggerezza e semplicità non sono, e non dovrebbero mai essere intesi come sinonimi di stupidità e infantilismo. Il problema di molti film attuali viene dal fatto che è come se si vergognassero di essere semplice intrattenimento senza pretese. Come se la voglia di raccontare una storia con il solo scopo di emozionare lo spettatore sia qualcosa da cui prendere le distanze.

Per questo la serie di John Wick sta avendo tanto successo: non prova a nascondersi dietro a un dito. Non prende una storia riassumibile su un post-it in due righe, rendendola inutilmente pomposa e ridondante. Infarcendola di scialbe velleità autoriali senza capo né coda.

Guardando chi c’è dietro a I Goonies, diventa immediatamente chiaro che questo film non è una botta di culo. In primis, parliamo di Steven Spielberg, uno che ancora oggi, a settanta e passa anni, è troppo giovane pure per se stesso. El Señor Spielbergo qui si è occupato della produzione e di scrivere la storia. Storia sviluppata poi da Chris Columbus, altro tizio che con i suoi film gli anni ottanta li ha tenuti per le palle manco John Connor con Skynet.

Alla regia, poi, hanno schiaffato Richard Donner. Che te lo dico a fare: The Omen, Superman, Giocattolo a ore, Ladyhawke, Arma letale… Insomma, dall’horror al fantasy, dalla commedia all’azione, un tizio in grado di fare praticamente qualunque cosa.

Già che ci siamo, mettiamoci pure Frank Marshall e sua moglie, Kathleen Kennedy. I tizi che insieme a Spielberg hanno fondato la Amblin Entertainment. Oltre a I Goonies, negli anni hanno prodotto e supervisionato cose tipo Gremlins, Indiana Jones, Ritorno al futuro… giusto robetta da poco, insomma.


Con nomi del genere alle spalle è chiaro che I Goonies difficilmente avrebbe fallito come prodotto. Tuttavia, non è solo una questione di saperci fare. Di “mestieranti” bravi che si mettono assieme e ti fanno il bel pacchettino regalo ad hoc.

Oggi si cerca disperatamente di ricreare il fascino di quelle opere che consideriamo “caratteristiche”. Ma caratteristiche lo sono diventate col tempo. I Goonies, come i Ghostbusters, Breakfast Club, La donna esplosiva e compagnia cantante, erano semplice intrattenimento di massa, regolato dalle convenzioni del giorno.

Per dire, il tema principale de I Goonies era Goonies R Good Enough di Cyndi Lauper. Per il video del singolo venne realizzato un vero e proprio cortometraggio di tredici minuti circa, diviso successivamente in due parti. Oltre a riprendere la storia del film, il video aveva delle piccole quanto suggestive differenze.


In Goonies R Good Enough i ricchi imprenditori che volevano radere al suolo Goon Docks per farne un campo da golf, erano “Rowdy” Roddy Piper, Iron Sheik, Nikolai Volkoff e Freddie Blassie. Nel ruolo di Sloth c’era André The Giant e, come se non bastasse, ci ficcarono pure Captain Lou Albano, nei panni del padre di Cyndi Lauper.

Parliamo di Cyndi Lauper, che nel 1985 era all’apogeo della sua carriera, e dei nomi di punta dell’epoca d’oro del wrestling della Wwf. Se questo non è stare sul pezzo, non so che diavolo possa esserlo. Il contesto: questo è il punto. Un contesto che con il passare del tempo, diventa manifesto caratteristico.

Alla fine della fiera, oggi ci ritroviamo con una valanga di film dalla forte attrattiva nostalgica. Tuttavia, a ributtarci un occhio prendendo le dovute distanze, ti accorgi che sono cose più fragili di un castello di carte sulla sabbia. Al contrario, è stato abbastanza sorprendente ributtare un occhio a I Goonies armato del senno di poi da vecchio incarognito e accorgersi che, nonostante tutto, funziona sempre.

 

Che fine hanno fatto I Goonies?

Un fatto curioso è che nel film i nomi dei personaggi vengono menzionati molto raramente. Se non mai, addirittura. Nondimeno hanno nome, cognome e pure soprannome, e sono: Michael “Mickey” Walsh (Sean Astin) e suo fratello Brandon “Brand” Walsh (Josh Brolin). Poi abbiamo Clark “Mouth” Devereaux (Corey Feldman), Richard “Data” Wang (Jonathan Ke Quan) e Lawrence “Chunk” Cohen (Jeff Cohen). A chiudere il gruppo, Andrea Theresa “Andy” Carmichael (Kerri Green), Stephanie “Stef” Steinbrenner (Martha Plimpton) e dulcis in fundo, Lotney “Sloth” Fratelli (John Matuszak).

Con tutti ‘sti personaggi non è difficile per lo spettatore riconoscere o identificarsi con almeno uno dei Goonies. Perché non erano dei personaggi bizzarramente alieni e sopra le righe, come… che so, Fred Savage ne Il piccolo grande mago dei videogames. No, erano come te. Parlavano come te. Come te sognavano qualcosa di più grande. Sognavano l’avventura. E poi tutti nella vita abbiamo avuto l’amico sportivo come Brand. O come il goffo e imbranato Chunk, oppure ancora lo splendido come Mouth.

Alla fine di Stand by me, Gordie Lachance ormai adulto scriveva: “Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?”. Ebbene, I Goonies sono proprio questo: amicizia, avventura, videogame, corse in bici, gioventù, fumetti, scoperta, eccitazione, pericolo. Tutti “vecchi amici” che, in un modo o nell’altro, crescendo perdi irrimediabilmente di vista.

In fondo, chi più chi meno, siamo tutti un po’ Goonies. Per questo è così bello rivedere il film. Perché è come rivedere un vecchio amico dopo tanti anni e scoprire che è rimasto esattamente come lo ricordavi.

Ebbene, detto questo credo che sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

 

I Goonies

 

I Goonies

Titolo originale:
The Goonies
Regia:
Richard Donner
Produzione:
Richard Donner, Harvey Bernhard
Sceneggiatura:
Chris Columbus
Soggetto:
Steven Spielberg
Starring:
Sean Astin, Josh Brolin, Jeff Cohen, Corey FeldmanKerri Green, Martha Plimpton, Ke Huy Quan
Casa di produzione:
Amblin Entertainment
Distribuzione:
Warner Bros.
Data di uscita:
7 giugno 1985

1 commento

  1. è un post molto riuscito, secondo me hai colto nel segno

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